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Partito popolare democratico (PPD)

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Il PPD si iscrive nella storia del cattolicesimo e del Conservatorismo politici. I suoi precursori furono i partiti catt., che si organizzarono nella prima metà del XIX sec., formando un polo contrapposto ai partiti liberali e radicali. Sul piano programmatico i popolari democratici sviz. si situano nel solco dei cristiano-democratici europei. Un riferimento agli ideali cristiani si trova già nei programmi del 1881 e del 1912 (Cattolici conservatori); presto il partito adottò come fondamento la dottrina sociale della Chiesa. Negli anni cambiò più volte denominazione: il nome di partito popolare catt., assunto nel 1894, fu sostituito con quello di partito conservatore nel 1912, di partito conservatore cristiano-sociale nel 1957 e di partito popolare democratico nel 1970, denominazione utilizzata in seguito anche per il periodo precedente al 1970. Dopo il Concilio Vaticano II, nel 1962-65 il PPD promosse una revisione programmatica che fu all'origine delle riforme del 1970-71. In seguito al nuovo corso il partito si collocò al centro dello schieramento politico sviz. Nell'ambito della politica sociale si coalizzò spesso con i socialisti, in materia di politica economica e finanziaria con i radicali, mentre per quanto riguarda la politica culturale ed ecclesiastica difese posizioni cristiano-conservatrici. Malgrado le aperture sul piano ideologico, anche all'inizio del XXI sec. rimase un partito prevalentemente catt. (nel 1972 ca. il 14% degli elettori erano rif.). Nei cant. originariamente rif. il partito non riuscì mai a consolidare le proprie posizioni.

1 - Radicamento sociale ed evoluzione programmatica

Le radici catt. per decenni garantirono una straordinaria stabilità al PPD, dato che ca. la metà dei catt. votavano per il partito; dal 1919 al 1987 sul piano nazionale il consenso elettorale si aggirò costantemente attorno al 21%. Il miglior risultato venne raggiunto nel 1963, con il 23,4% dei voti nelle elezioni del Consiglio nazionale. Le difficoltà riscontrate negli ambienti catt., dovute alla secolarizzazione, alla mobilità sociale e al benessere diffuso, hanno portato dagli anni 1980-90 a un'erosione dei consensi. Con il 19,7% di voti ottenuti nelle elezioni del Consiglio nazionale del 1987 il partito scese per la prima volta sotto la soglia del 20%; nel 1999 ha ottenuto il 15,8% (14,4% nel 2007), scivolando per la prima volta dietro l'UDC.

Nelle sue roccaforti elettorali, gli antichi cant. del Sonderbund (Lucerna, Friburgo, Vallese, Uri, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo, Zugo), anche nel XX sec. il PPD mantenne a lungo una posizione dominante. Nei cant. in passato particolarmente interessati dal Kulturkampf costituì tradizionalmente una forte minoranza (ad esempio a San Gallo, Argovia, Soletta e Ginevra), mentre nei cant. dell'Altopiano originariamente rif. (ad esempio Zurigo, Berna, Vaud) risultò sempre debole. Dopo la fase ascendente dei primi decenni del secondo dopoguerra, che durò ca. fino al 1965, la perdita di voti si manifestò dapprima nei cant. rif. A causa della concorrenza dell'UDC, su posizioni nazional-conservatrici, negli anni 1990-2000 il PPD vide diminuire le proprie quote elettorali anche nei cant. del Kulturkampf e nelle aree di radicamento tradizionale.

Dal XIX sec. il PPD è molto ben rappresentato nel Consiglio degli Stati. Ancora nel 1945 deteneva tutti i 14 mandati degli antichi cant. del Sonderbund. Fino al 1999 in questi cant. dovette cedere cinque seggi al PRD (a Lucerna nel 1955, a Zugo nel 1971, a Friburgo nel 1979, a Svitto nel 1991 e nel semicant. di Obvaldo nel 1999). Nel 2007 il PPD manteneva il doppio mandato solo a Uri e nel Vallese. Nei cant. San Gallo, Argovia, Ticino, Grigioni, Glarona, Soletta, Giura e Turgovia il partito deteneva tradizionalmente uno dei due seggi, anche se in maniera non continuativa. Conquistando un seggio nel cant. Soletta, nel 1987 il PPD ottenne il suo miglior risultato nella seconda metà del XX sec. con 19 deputati. Dopo aver perso la maggioranza relativa nel 1991 (16 seggi contro i 18 dei radicali), nel 2003 e 2007 il partito è tornato a essere la principale forza nella Camera alta (2009: 15 seggi, contro 12 del PRD, nove del PS, sei dell'UDC, due dei Verdi, uno dei Verdi liberali e uno del partito borghese democratico sviz.) in seguito all'arretramento del PRD.

Una caratteristica del PPD nel XX sec. è costituita dalla sua ampia base sociale. Partito popolare interclassista, dall'inizio degli anni 1920-30 fino al 1970 fu organizzato in correnti, che rappresentavano i diversi interessi economico-sociali di contadini, artigiani e lavoratori di cui si cercava di trovare una sintesi. Con la fondazione dell'Unione cristiano-sociale dei lavoratori, il movimento cristiano-sociale di lavoratori e impiegati assunse maggiore importanza all'interno del partito, fino ad allora radicato principalmente negli ambienti contadini e artigiani e nei piccoli centri. Nel 1907 nacque la Federazione svizzera dei sindacati cristiani. Grazie all'afflusso di catt. negli agglomerati urbani dell'Altopiano, il peso dell'ala cristiano-sociale del partito conobbe un costante aumento (Movimento cristiano-sociale). Nel 1955 venne fondato il partito cristiano-sociale, che però rimase un gruppo di pressione interno al PPD; per questo motivo nel 1957 venne assunta la denominazione di partito conservatore cristiano-sociale. Con la riforma del partito del 1970 fu limitato per un certo periodo il peso delle correnti; inoltre venne abbandonato il tradizionale attributo "conservatore", che negli anni 1960-70 aveva assunto un'accezione negativa. Negli anni 1980-90 il partito si spostò verso destra, come testimonia ad esempio la creazione, nel 1982, della Comunità di lavoro economia e società. Di conseguenza nel 1997 alcune frange minoritarie dei cristiano-sociali si sono separate dal PPD, formando un partito cristiano-sociale autonomo. Dopo le elezioni fed. del 2007, il PPD ha formato un gruppo parlamentare con il PPE e i Verdi liberali.

Seggi e voti ottenuti dal PPD alle elezioni federali
AnnoConsiglio degli StatiConsiglio nazionale% di voti
1919174121,0
1922174420,9
1925184220,9
1928184621,4
1931184421,4
1935194220,3
1939184317,0
1943194320,8
1947184421,2
1951184822,5
1955174723,2
1959184723,3
1963184823,4
1967184522,1
1971174420,3
1975174621,1
1979184421,3
1983184220,2
1987194219,6
1991163518,0
1995163416,8
1999153515,9
2003152814,4
2007153114,5

Fonti:UST

Autrice/Autore: Urs Altermatt / mku

2 - Il PPD come partito di governo

Più di radicali e socialisti, il PPD è legato alla concordanza e alla formula magica istituita nel 1959. Quale conseguenza tardiva dell'introduzione della possibilità di referendum, il PPD ottenne il suo primo seggio in Consiglio fed. nel 1891, ancora prima dell'ascesa dei socialisti. Avendo perduto la maggioranza in parlamento dopo le elezioni del Consiglio nazionale del 1919, i radicali concessero un secondo Consigliere fed. al PPD. Gli articoli d'eccezione che discriminavano la Chiesa catt., retaggio del Kulturkampf, continuavano però a figurare nella Costituzione fed., ciò che per il partito, espressione del cattolicesimo politico, rappresentò nei decenni un fattore di mobilitazione. Gli articoli sui gesuiti e sui conventi vennero abrogati solo nel 1973, quello sulle diocesi nel 2001. Lo spettro del fascismo a metà degli anni 1930-40 relegò in secondo piano il conflitto di classe tra borghesia e socialisti e portò a un'intesa tra i partiti borghesi di governo (PRD, PPD, PAB) e il PS. Dopo quasi un sec. di predominio, nel 1943 i radicali persero la maggioranza nel Consiglio fed.; lo stesso anno il PPD, mantenendo i due seggi in governo, poté per la prima volta designare il cancelliere della Conf. Negli anni 1950-60 il partito abbandonò le sue posizioni fortemente antisocialiste, spostò il suo baricentro politico verso sinistra e nel 1959 impose insieme ai socialisti l'introduzione della formula magica per la composizione del Consiglio fed.

In Europa il PPD è il partito cristiano-democratico con la più lunga presenza ininterrotta al governo; dal 1891 suoi esponenti siedono nell'esecutivo fed. e hanno più volte ricoperto la carica di pres. della Conf. Consiglieri fed. del PPD hanno segnato varie epoche dello Stato fed.: Josef Zemp alla fine del XIX sec. promosse la nazionalizzazione delle ferrovie, Giuseppe Motta influenzò in maniera determinante la politica estera dal 1920 al 1940, Kurt Furgler a capo del Dip. di giustizia e di polizia (1972-82) attuò importanti riforme legislative, mentre la nuova Costituzione fed. del 1999 è stata elaborata sotto Arnold Koller. Con Karl Huber il PPD contò tra le sue file un cancelliere della Conf. (1968-81) che per la sua influenza venne definito come "ottavo Consigliere fed.". La perdita di consenso elettorale negli anni 1980-90 ha fatto sì che la doppia presenza in governo garantita dal 1959 fosse messa in discussione dall'UDC, rafforzatasi nel medesimo periodo. Con la mancata rielezione di Ruth Metzler-Arnold, nel 2003 il PPD ha perso un seggio in Consiglio fed. a favore dell'UDC (elezione di Christoph Blocher).

Presidenti del PPD
1912-1917Adalbert Wirz (1848-1925)
1917-1920Eugène Deschenaux (1874-1940)
1920-1928Joseph Räber (1872-1934)
1928-1932Ernest Perrier (1881-1958)
1932-1933Eduard Guntli (1872-1933)
1934-1935Raymond Evéquoz (1863-1945)
1935-1940Emil Nietlispach (1887-1962)
1940-1946Pierre Aeby (1884-1957)
1946-1950Josef Escher (1885-1954)
1950-1955Max Rohr (1890-1980)
1956-1959Jean Bourgknecht (1902-1964)
1960-1968Ettore Tenchio (*1915)
1968-1973Franz Josef Kurmann (1917-1988)
1973-1984Hans Wyer (*1927)
1984-1986Flavio Cotti (*1939)
1987-1992Eva Segmüller (*1932)
1992-1994Carlo Schmid (*1950)
1994-1997Anton Cottier (1943-2006)
1997-2001Adalbert Durrer (1950-2008)
2001-2004Philipp Stähelin (*1944)
2004-2006Doris Leuthard (*1963)
2006-Christophe Darbellay (*1971)

Fonti:Autore; PPD

Autrice/Autore: Urs Altermatt / mku

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– E. Gruner, Die Parteien in der Schweiz, 1969 (19772)
– U. Altermatt, Der Weg der Schweizer Katholiken ins Ghetto, 1972 (19953)
– U. Altermatt, H. P. Fagagnini (a cura di), Die CVP zwischen Programm und Wirklichkeit, 1979
– R. Ruffieux, L. Schatz (a cura di), L'enjeu du centre, 1981
– U. Altermatt, «Die Wirtschaftsflügel in der CVP», in Schweizerisches Jahrbuch für Politische Wissenschaft, 1986, 63-88
– U. Altermatt, «Nivellierte Gesellschaft und konfessionelle Kulturen in der Schweiz», in Schweizerische Zeitschrift für Soziologie, 3, 1991, 529-537
– U. Altermatt (a cura di), Schweizer Katholizismus im Umbruch, 1945-1990, 1993
– L. Rölli-Alkemper, Die Schweizerische Konservative Volkspartei 1935-1943, 1993
– U. Altermatt (a cura di), Schweizer Katholizismus zwischen den Weltkriegen 1920-1940, 1994
– M. Hodel, Die Schweizerische Konservative Volkspartei 1918-1929, 1994
– U. Altermatt, Cattolicesimo e mondo moderno, 1996 (ted. 1989, 19912)
– B. Wigger, Die Schweizerische Konservative Volkspartei 1903-1918, 1997
– U. Altermatt, «Die Christlichdemokratische Volkspartei der Schweiz 1945-1999», in Christlich-demokratische und konservative Parteien in Westeuropa, a cura di H.-J. Veen, 5, 2000, 35-115
– U. Altermatt, «Von der katholischen Milieupartei zu einer bürgerlichen Sammlungspartei», in Politik aus christlicher Verantwortung, a cura di M. Delgado, D. Neuhold, 2008, 39-64

Autrice/Autore: Urs Altermatt / mku