Basilea, Concilio di

Il Concilio di B. (1431-49) segnò la conclusione del periodo scismatico (Concili, Grande scisma d'Occidente ); fu il diciassettesimo e il più lungo dei Concili ecumenici. Convocato in base al decreto Frequens del Concilio di Costanza (1417), venne aperto il 23.7.1431 a B., città imperiale situata al centro dell'Europa; i suoi scopi programmatici erano di porre fine alle eresie (Ussiti), assicurare la pace all'interno della cristianità e riformare la Chiesa.

1 - Avvenimenti, organizzazione, importanza ecclesiastica e culturale

Il tentativo di scioglimento messo in atto dal papa Eugenio IV (18.12.1431) rafforzò la volontà di autoaffermazione dei partecipanti al Concilio, convenuti da tutta Europa; il 18.12.1433 il pontefice, sottoposto a pressioni, fu costretto a riconoscere nuovamente il sinodo. Il Concilio si dedicò alla riforma ecclesiastica e sviluppò una intensa attività diplomatica, spec. nell'ambito di missioni di pace. Le dispute con gli Ussiti, condotte in un clima di tolleranza, si conclusero positivamente con le compactata di Iglau (5.7.1436).

La scelta del luogo in cui discutere della riunificazione con la Chiesa d'Oriente provocò la spaccatura definitiva dell'assemblea: mentre la maggioranza dei partecipanti insisteva su B. o su Avignone, la minoranza seguì Eugenio IV, che il 7.9.1437 aveva ordinato di spostare la sede conciliare a Ferrara. La scissione si compì tra il 24.6.1439, quando il Concilio di B. depose Eugenio IV, e il 5.11.1439, quando venne eletto al suo posto il duca Amedeo VIII di Savoia, che prese il nome di Felice V. I principi elettori ted. si pronunciarono per la neutralità dell'Impero, ma poi, sull'esempio franc., accolsero i decreti di riforma di B. (cosiddetto Istrumento d'accettazione di Magonza, 26.3.1439); la lotta sull'obbedienza passò dall'ambito conciliare alle corti dei principi e alle diete imperiali. Nel 1443 il Concilio perse rapidamente consensi, riducendosi a un sinodo sabaudo-ted. di portata ridotta; quando anche l'imperatore Federico III venne a patti con Roma (concordato di Vienna, 1448), il Concilio si trasferì a Losanna, dove decise di sciogliersi (5.5.1449).

Tutti gli ecclesiastici che parteciparono ai lavori del Concilio, dal cardinale al semplice prete, vennero considerati come padri conciliari con diritto di voto. Invece di organizzarsi per nazioni, il Concilio istituì quattro deputazioni specifiche (fidei, pacis, pro reformatorio, pro communibus); l'assemblea plenaria si riuniva in congregazione generale ogni settimana e in sessioni solenni (45 a B. e cinque a Losanna). Data la grande richiesta, ben presto il Concilio si dotò di propri organi sul modello della curia romana (cancelleria, rota ecc.), divenendo di fatto un'istituzione permanente. Su un totale di ca. 3500 incorporati, al massimo 500 erano presenti contemporaneamente a B.; la maggior parte di essi era costituita da esponenti del medio clero, provenienti soprattutto da capitoli e univ. Presenziarono ai lavori pure i rappresentanti di 11 ordini, nove atenei, dieci re e 18 duchi; sul piano numerico e politico ebbero un ruolo dominante i partecipanti provenienti da Francia, Germania meridionale e Savoia.

Rispondendo ad aspirazioni riformatrici diffuse, il Concilio emise decreti di riforma su numerosi argomenti, quali le modalità delle nomine e dell'assegnazione di cariche, i sinodi provinciali, la questione del concubinaggio, gli ebrei, il culto, l'abuso di punizioni ecclesiastiche, l'elezione papale, le riforme degli ordini. L'abolizione completa delle annate papali (cioè le tasse riscosse dal papa sui benefici ecclesiastici) non riuscì ad imporsi, ma alcuni decreti conciliari trovarono applicazione fino al XVI sec. Il 17.9.1439 il Concilio proclamò per la prima volta il dogma dell'Immacolata Concezione.

I concetti ecclesiologici di rappresentanza, consenso e infallibilità conciliare furono al centro del cosiddetto "conciliarismo di B.", termine nato nell'ambito del Concilio e che ne definisce lo spirito. Il nodo attorno al quale si confrontò l'assemblea era il dibattito sulla superiorità del Concilio o del papa. La controversia fra teoria monarchica e teoria corporativa fu il maggiore confronto dottrinale prima della Riforma, che fece del Concilio un "vertice drammatico del dibattito statutario europeo" (Erich Meuthen) durante il quale vennero prefigurate concezioni costituzionaliste laiche proprie dell'età moderna. Sul piano politico, tuttavia, l'autoidentificazione con la Chiesa universale portò il Concilio a una perdita di realismo politico. Nicola Cusano (fino al 1437), Giovanni da Ragusa, Nicolò de' Tudeschi e Giovanni da Segovia furono i teorici di maggior spicco presenti al Concilio. Vero e proprio centro di comunicazione e mercato di libri e di opere d'arte, il Concilio ebbe importanza notevolissima anche per la diffusione dell'Umanesimo it. lungo tutto il XV sec.

Autrice/Autore: Johannes Helmrath / vfe

2 - Concilio, città di Basilea e Confederazione

Con la scelta di B. come sede conciliare, nel 1424 cominciarono anche i preparativi della città: tra gli altri lavori, vennero migliorate le vie di comunicazione, costruito il ponte di Birsfelden (1425), selciate le strade; furono inoltre potenziate le fortificazioni, venne creata una zecca (1429) e acquistate due case presso lo Spalentor per isolarvi le prostitute. Il Consiglio e la cittadinanza basilesi, i cui destini e interessi coincisero sempre più con quelli del Concilio, ebbero il compito difficile ma redditizio di difendere i partecipanti all'assemblea e di fornire loro vitto e alloggio; in particolare si trattava di tutelare i padri conciliari da aggressioni, furti e rapine ma anche da restrizioni della libertà di azione e di parola. Nonostante le continue proteste contro i prezzi irragionevoli delle pigioni e dei prodotti alimentari, dal 1433 al 1437 l'economia cittadina conobbe uno sviluppo stupefacente, che riguardò spec. l'industria della Carta, ma anche ad esempio le banche, l'artigianato edile, il commercio tessile, le piccole rivendite, le concerie e le vetrerie. Su richiesta di Giuliano Cesarini, pres. del Concilio, la banca medicea aprì nel 1433-44 una propria agenzia a B. Con una delibera del giugno 1433, il Concilio aprì ai suoi membri lo Studium generale, importante predecessore dell'Università di Basilea; alcuni docenti e studenti di diritto provenivano da o risiedevano a B. (per esempio Peter Zum Luft, Peter Textoris, Arnold von Rotberg, Heinrich von Beinheim e Peter von Andlau). Il Concilio richiamò inoltre a B. alcuni fra i migliori artisti dell'epoca: a beneficiare del loro apporto furono soprattutto la certosa e la chiesa di S. Leonardo (altare di Konrad Witz con scene dello Speculum humanae salvationis), ma anche la casa dell'ordine teutonico e i domenicani. La carestia e la peste del biennio 1438-39 posero tuttavia bruscamente termine a questa eccezionale fioritura artistica.

Ca. 80 padri conciliari provenivano dal territorio dell'attuale Svizzera: si trattava di vescovi, abati, canonici, membri di ordini mendicanti. Non incorporato era invece il basilese Henman Offenburg, diplomatico fra i più eminenti del Concilio. In conformità all'obiettivo principale del Concilio, lo stesso Cesarini diede inizio alle visite pastorali al clero basilese e alla riforma di conventi (frati scalzi) e capitoli (canonici agostiniani di S. Leonardo); ancora nel 1447 ebbe luogo la riforma delle clarisse di Gnadental. Visitatori conciliari intervennero, fra l'altro, anche a San Gallo.

L'imperatore Sigismondo, protettore del Concilio, si attendeva dai cant. conf. (così come da Friburgo e Soletta) una loro azione in senso filoconciliare, ma anche che essi, nell'estate 1433, dissuadessero i padri conciliari dal mettere sotto processo papa Eugenio IV. Dopo l'elezione dell'antipapa Felice V, i Conf. seguirono una politica prudente; soltanto Berna, alleata dei Savoia, e Soletta si schierarono chiaramente a favore dell'antipapa e del Concilio. I padri conciliari si occuparono anche di questioni interne alla Conf.: nel 1432 essi esaminarono la base giur. del pellegrinaggio di Einsiedeln e stabilirono che la cosiddetta bolla della benedizione dell'angelo, cioè la bolla che confermava l'apparizione di S. Michele, fosse un falso; essi non ebbero tuttavia i mezzi per imporre la soppressione del pellegrinaggio. Il Concilio e Felice V intervennero più volte come mediatori nella lite sull'eredità del Toggenburgo (Vecchia guerra di Zurigo): nel 1443, dopo la conquista di Grüningen e ai congressi di Rheinfelden e B. fra Berna, B., Soletta e l'Austria; nel 1444 ai negoziati di Baden tra i Conf., Zurigo e l'Austria dopo la sconfitta delle truppe conf. a S. Giacomo sulla Birsa, nonché, nell'ottobre dello stesso anno, ai negoziati di Zofingen tra Conf. e Francesi e, nel marzo 1445, a quelli di Rheinfelden tra Conf. e Austria.

Autrice/Autore: Michael Lauener / vfe

Riferimenti bibliografici

Fonti
– H.-J. Gilomen (a cura di), Die Rotamanualien des Basler Konzils, 1998
Bibliografia
– J. Helmrath, Das Basler Konzil, 1987 (con bibl.)
– J. Helmrath, «Kommunikation auf den spätmittelalterlichen Konzilien», in Die Bedeutung der Kommunikation in Mittelalter und früher Neuzeit, a cura di H. Pohl, 1989, 116-172
– G. Alberigo (a cura di), Storia dei Concili Ecumenici, 1990, 222-281
– H. Müller, Die Franzosen, Frankreich und das Basler Konzil (1431-1449), 2 voll., 1990
– B. Widmer, «Geleitbriefe und ihre Anwendung in Basel zur Zeit des hier tagenden Generalkonzils von 1431-1449», in BZGA, 92, 1992, 9-99
LThK, 2, 1994, 53-57 (con bibl.)
– J. Helmrath, H. Müller (a cura di), Studien zum 15. Jahrhundert, 1, 1994, 77-290
– K. Weissen, «Die Bank von Cosimo und Lorenzo de' Medici am Basler Konzil (1433-1444)», in VSWG, 82, 1995, 350-386
– H. Müller, «Konzil und Frieden», in Träger und Instrumentarien des Friedens in hohem und späten Mittelalter, a cura di J. Fried, 1996, 333-390
– H. J. Sieben, Vom Apostelkonzil zum Ersten Vatikanum, 1996, 97-257
– H. Müller, «Etre conciliateur à l'époque conciliaire. Les Anjou et la cour royale face au concile de Bâle», in Saint-Denis et la Royauté, a cura di F. Austrand, 1999, 757-770
– T. Prügl, «"Antiquis iuribus et dictis sanctorum conformare". Zur antikonziliarischen Interpretation von "Haec Sancta" auf dem Basler Konzil», in Annuarium Historiae Conciliorum, 31, 1999, 72-144
– J. Helmrath, «Rangstreite auf Generalkonzilien des 15. Jahrhunderts als Verfahren», in Zeitschrift für historische Forschung, suppl. 25, 2001, 139-173