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Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS)

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Settore principale delle Assicurazioni sociali sviz., dal 1948 l'AVS versa Rendite alle persone d'ambo i sessi che hanno raggiunto un limite d'età fissato dalla legge e ai superstiti (vedove o orfani). Considerata a lungo la più importante conquista politica del dopoguerra, al punto da divenire una delle componenti dell'identità sviz., per decenni l'AVS è rimasta un'istituzione indiscussa; le critiche rivolte ai principi su cui si basa hanno avuto una certa eco solo di recente.

Dati indicativi sull'AVS 1948-2005
AnnoAaBCDEFGH
19484,0   402 108 247 45665 100 100
1950  2 162 306 467    98 102
1954    60      
1955  2 572 480 470  106 117
1957    75   63  
1960  2 732 682 386  112 150
1961    90      
1964  125   62  
1965  3 059 813 243  132 219
1967  138      
19695,2 200  881    
1970  3 157 - 434  156 319
1971  220      
19737,8 400      
19758,4 5003 124 923 -169  226 549
1977  525      
1980  5503 2541 000 170  254 642
1985  6903 4881 061 282  313 805
1990  8003 7731 1342 027  3541 030
1995  9703 8031  222     9  4141 190
2001 1 030   63  
2005     64  

a A: Aliquota contributiva in favore dei salariati, in percentuale al reddito (tutte le modifiche); B: Aliquote mensili della rendita semplice e completa di vecchiaia in frs. Inizialmente l'importo massimo delle rendite poteva corrispondere a più del triplo del minimo stabilito, dal 1969 al doppio (fino al 1977 tutte le modifiche, poi indicizzazione); C: Contribuenti AVS in migliaia; D: Pensionati AVS in migliaia (nel 1970 nessuna rilevazione); E: Saldo di conto dell'AVS in milioni di frs.; F: Età di pensionamento delle donne (per gli uomini: sempre 65); G: Indice nazionale dei prezzi al consumo; H: Indice AVS dei salari.

Fonti:Zahlenspiegel der sozialen Sicherheit der Schweiz

1 - Sviluppi preliminari

Con la diffusione del lavoro salariato, la crescente mobilità della manodopera e l'aumento della speranza di vita (Vecchiaia), le tradizionali forme di Previdenza per la vecchiaia, sempre meno adeguate alla nuova situazione sociale, persero importanza, mentre l'Assistenza pubblica si vide costretta ad assumersi oneri sempre maggiori. Nell'ultimo quarto del XIX sec., quando le opinioni sul modo di concepire e fronteggiare la Povertà cominciarono a diversificarsi, vennero formulati i primi progetti per rimediare alla diffuse condizioni di indigenza degli anziani. Il dibattito che in Germania precedette il varo di un'assicurazione di diritto pubblico contro l'invalidità e la vecchiaia (1889) ebbe notevole influsso anche sul nostro Paese; in Svizzera, questa idea venne riproposta tra l'altro al Congresso operaio del 1883 e dalla Soc. del Grütli nel 1886. Nel marzo del 1890, la commissione parlamentare incaricata di elaborare l'art. 34bis della Costituzione fed. propose in un primo tempo di fissare una competenza fed. non solo per l'Assicurazione malattia e per l'Assicurazione contro gli infortuni, ma anche per altre assicurazioni sociali, quali ad esempio l'assicurazione contro la vecchiaia; il suggerimento venne tuttavia lasciato cadere in seguito alle pressioni del Consiglio fed.

Le difficoltà incontrate dalla legge sull'assicurazione contro la malattia e gli infortuni (LAMI) scoraggiarono per oltre due decenni tutti i progetti per la creazione dell'AVS. L'idea fu ripresa nel 1912 grazie a una mozione del Consigliere nazionale Otto Weber. In seguito alle agitazioni sociali del 1918 la richiesta riemerse sia nel programma dei Giovani liberali sia nelle rivendicazioni promosse dal comitato di Olten nel corso dello sciopero generale. All'inizio del 1919 il Consiglio fed. istituì una commissione di esperti e nel giugno licenziò un messaggio; il radicale basilese Christian Rothenberger, Consigliere nazionale che nel novembre del 1918 aveva proposto, senza successo, di creare un fondo per le assicurazioni sociali finanziato dal ricavato delle imposte sui profitti di guerra, lanciò un'iniziativa analoga, che il 24.5.1925 raccolse oltre il 40% dei voti. Il 6.12.1925 il popolo sviz. accettò a larga maggioranza l'art. 34quater della Costituzione fed., che obbligava la Conf. a creare un'assicurazione vecchiaia, autorizzandola inoltre a istituire un'Assicurazione contro l'invalidità (AI). La legge corrispondente, che prevedeva fra l'altro un sistema di quote impositive, la creazione di casse pubbliche, l'obbligo assicurativo, premi unitari e rendite unitarie, peraltro molto modeste, a partire dal compimento dei 66 anni d'età, fu nettamente respinta nella votazione popolare del 6.12.1931. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, gran parte degli Stati industrializzati dell'Europa disponeva già di assicurazioni contro l'invalidità e la vecchiaia; assicurazioni obbligatorie erano state introdotte in Svizzera solo nei cant. di Glarona (1916), Appenzello Esterno (1925) e Basilea Città (1932), facoltative nei cant. Neuchâtel (1898) e Vaud (1907). Durante il regime dei pieni poteri, il 20.12.1939 il Consiglio fed. decise di istituire un'assicurazione per la perdita di guadagno per chi prestava servizio militare (Indennità per perdita di guadagno), il cui finanziamento avveniva tramite una quota pari al 4% del salario (a carico per metà del lavoratore e per metà del datore di lavoro) e un contributo fed.

Nel 1940 l'Unione sindacale sviz. (USS) chiese che lo stesso sistema fosse adottato per la futura AVS. Nel 1942 un'iniziativa in tal senso fu deposta da un comitato fondato dalle ass. dei lavoratori e dal partito socialista sviz., che si avvaleva anche del sostegno del partito radicale democratico; le ass. artigiane e contadine e le org. catt. e padronali non aderirono invece all'iniziativa. La commissione di esperti nominata nel 1944 presentò già nel marzo del 1945 il suo rapporto, che prevedeva il pensionamento a 65 anni, rendite graduate, la creazione di casse di compensazione e un finanziamento garantito in massima parte dalla procedura impositiva e tramite quote salariali; era pure previsto l'obbligo assicurativo per tutte le persone fisiche domiciliate in Svizzera e per i cittadini sviz. all'estero assunti da aziende con sede in Svizzera. Poiché con la smobilitazione erano pure venute a cadere le norme riguardanti la compensazione per la perdita di salario per i militari in servizio, durante gli anni 1946-47 fu necessario adottare un regime di transizione. Il Consiglio fed. e il parlamento si attennero ampiamente al progetto di legge sull'AVS elaborato dagli esperti; il 20.12.1946 entrambe le Camere approvarono la legge con pochi voti contrari. Il referendum lanciato dalla destra liberale ottenne il sostegno di parte delle org. padronali e catt. conservatrici, ma non quello delle forze cristiano-sociali; fu respinto il 6.7.1947 con una proporzione di quattro a uno. La legge sull'AVS poté quindi entrare in vigore il 1.1.1948.

Autrice/Autore: Bernard Degen / vfe

2 - Sviluppi dell'AVS dal 1948

Fin dalla sua introduzione l'AVS è stata più volte al centro del dibattito politico. Oltre a lievi modifiche, la legge ha subito ben dieci revisioni; quelle del 1950, 1953, 1955, 1956 provvidero soprattutto ad accrescere leggermente le rendite insufficienti (seconda e quarta revisione), a migliorare la situazione della generazione nata prima del 1883 (prima, seconda e terza revisione), ad abrogare l'obbligo contributivo dopo i 65 anni di età (seconda revisione), ad aumentare il reddito determinante (quarta revisione) e ad abbassare il pensionamento femminile a 63 anni (quarta revisione). In seguito le pressioni degli ambienti extraparlamentari si fecero più insistenti e dal 1958 al 1970 vennero inoltrate otto iniziative, che diedero luogo a quattro ulteriori revisioni della legge (1961, 1963, 1968, 1972). Le rendite, calcolate in base al numero degli anni contributivi e al livello del reddito salariale assicurato, potevano raggiungere un importo massimo corrispondente al triplo del minimo stabilito; a partire dal 1969 l'importo fu limitato al doppio del minimo stabilito. Tuttavia, pur subendo vari incrementi talvolta massicci, dal 1954 al 1972 le rendite aumentarono in misura molto inferiore rispetto ai redditi lucrativi (indice salariale AVS).

Con la settima e l'ottava revisione vennero aumentate per la prima volta le quote contributive. Poiché in molti casi l'AVS non garantiva un minimo vitale, nel 1965 a questa assicurazione si affiancarono varie prestazioni integrative. Alla fine degli anni '60 la richiesta di una pensione popolare, rivendicata tra l'altro dalle iniziative presentate dal partito del lavoro e dal partito socialista, raccolse ampi consensi; in risposta a queste rivendicazioni il parlamento varò nel 1972 l'ottava revisione e nel 1975 le rendite furono più che raddoppiate. Nel 1972 venne pure sottoposto a revisione l'art. 34quater della Costituzione fed.: in base al principio dei "tre pilastri" l'AVS doveva compensare adeguatamente il fabbisogno vitale; accanto all'assicurazione fed. veniva inoltre postulata l'istituzione della previdenza professionale (Casse pensioni) e della previdenza individuale.

Con la nona revisione, nel 1977 il Consiglio fed. rinunciò per la prima volta ad ampliare le prestazioni per procedere a un consolidamento delle stesse; l'innovazione più importante fu l'indicizzazione delle rendite. Questa revisione fu anche la prima contro la quale venne indetto un referendum, peraltro fallito. Nel 1994, infine, la decima revisione ha migliorato la posizione delle donne grazie all'introduzione dello splitting (diritto alla rendita indipendente dallo stato civile) e con accrediti per compiti educativi o assistenziali, ma nello stesso tempo ha elevato l'età del pensionamento femminile a 64 anni (misura che entrerà in vigore dal 2005). Data la diversa età di pensionamento e la loro maggiore speranza di vita, le donne, che in origine costituivano oltre la metà dei titolari di rendite AVS, sono oggi oltre i ⅔ (rendite coniugali e completive escluse).

Il finanziamento dell'AVS è assicurato principalmente dai contributi prelevati sul salario dei lavoratori dipendenti e dalle percentuali sul reddito del lavoro indipendente, nonché dai premi versati dalle persone senza attività lucrativa (studenti, prepensionati e, dall'entrata in vigore della decima revisione, anche vedove e mogli di uomini senza attività lucrativa). A ciò si aggiungono le sovvenzioni fed. (alimentate in primo luogo dalle tasse sul tabacco e sulle bevande distillate), cant. (che nel 1950 erano ancora pari al 25% ca., nel 1990 al 18% degli introiti) e infine gli interessi percepiti dalle casse di compensazione. Eccedenze e disavanzi (1975-79, 1996-99) hanno prodotto un conto capitali che nel 1999 era di 21'650 milioni di frs., montante che corrisponde grosso modo all'equivalente delle uscite di un anno; la quota del capitale di copertura ha perso sempre più importanza rispetto al capitale prodotto dalle quote versate dagli assicurati. Ancora oggi l'AVS è amministrata in comune da casse di compensazione fed., cant., com. e professionali; queste ultime sono ca. 90. Negli anni '90 il dibattito politico è stato incentrato soprattutto sul problema dell'aumento del numero dei pensionati per rapporto al resto della pop. e sulle possibilità di sopperire sul piano finanziario a questo squilibrio attraverso la crescita economica.

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– S. Müller, Entstehung und Entwicklung der AHV von 1945 bis 1978, 1978
– J. Sommer, Das Ringen um soziale Sicherheit in der Schweiz, 1978
– A. Berenstein, L'assurance-vieillesse suisse, 1986
– P. Binswanger, Geschichte der AHV, 1986
– C. Luchsinger, Solidarität, Selbständigkeit, Bedürftigkeit, 1995

Autrice/Autore: Bernard Degen / vfe