• <b>Ospedale</b><br>Il collegio dei medici si riunisce per una dissezione; frontespizio del <I>Vademecum anatomicum sive clavis medicinae</I> di  Johannes von Muralt   pubblicato a Zurigo nel 1677 (Zentralbibliothek Zürich). L'immagine riunisce idealmente i diversi reparti di un ospedale: la stanza con i letti dei malati lungo i lati, il giardino con le erbe medicinali sullo sfondo e, in primo piano, il tavolo di dissezione utilizzato per i corsi di anatomia destinati ai cerusici, introdotti a Zurigo nel 1686 da Johannes von Muralt. In alto due putti reggono la pelle della moglie di un girovago morta nel 1676, scorticata a scopo di studio da von Muralt. Le spoglie della donna furono poi depositate nel gabinetto di belle arti della Wasserkirche a Zurigo.
  • <b>Ospedale</b><br>L'Inselspital di Berna, ricostruito fuori dalle mura cittadine dal 1881 al 1884; litografia di  Karl Lips (Burgerbibliothek Bern). L'Inselspital trae il suo nome dal convento delle domenicane di San Michele all'Isola, dove, dopo la Riforma, fu trasferito l'ospedale fondato da Anna Seiler nel 1354. La vendita degli edifici alla Confederazione nel 1880 per l'ampliamento di Palazzo federale permise di trasferire l'ospedale sul sedime attuale e di adeguare le infrastrutture agli standard sanitari più moderni. Lo stabile con l'impianto di riscaldamento centrale, dotato di macchine a vapore, è attorniato da 13 padiglioni immersi nel verde. Il paesaggio idealizzato vuole esprimere la vicinanza alla natura della nuova struttura.

Ospedale

Nel ME e nell'epoca moderna gli ospedali erano istituzioni in cui venivano ospitati e curati bisognosi di ogni sorta. In un primo tempo vennero gestiti da istituzioni ecclesiastiche, più tardi sempre più spesso da autorità com. Nel quadro della differenziazione funzionale degli Istituti sociali nel XIX sec., l'ospedale divenne un'istituzione specializzata nella cura e nel trattamento dei malati. Analogamente alla Sanità, anche il settore ospedaliero conobbe nel XX sec. una marcata professionalizzazione.

1 - Medioevo

Istituzione caritativa diffusa nell'Impero bizantino dal IV sec., l'ospedale è attestato anche nel mondo occidentale già nell'alto ME quale luogo di accoglienza per le persone che non potevano provvedere ai propri bisogni. Gli ospedali fornivano vitto, alloggio e cure a poveri, anziani, senza tetto, orfani, storpi, mendicanti, pellegrini, donne gravide in procinto di partorire e malati indigenti. Il soggiorno in ospedale era temporaneo e a breve termine; solo dal tardo ME gli ospedali assunsero anche la funzione di Ospizio per gli anziani (Previdenza per la vecchiaia), in particolare nei principali centri urbani, in cui quasi solo i cittadini erano ammessi quali ospiti e prebendari. Accanto a questi ist. generici (detti "ospedali dei poveri e dei pellegrini") dal basso ME furono aperte anche strutture specializzate: i Lazzaretti, molto diffusi nell'Europa centrale, e gli ist. per le vittime dell'ergotismo (intossicazione da segale cornuta), meno numerosi e gestiti dagli Antoniani di Vienne. Nel tardo ME furono fondati anche ospedali per gli appestati (Peste) e per i sifilitici (Sifilide). Solo questi ist. specializzati sono paragonabili, per la loro funzione terapeutica, al moderno ospedale.

Autrice/Autore: Elsanne Gilomen-Schenkel / cmu

1.1 - Espansione geografica degli ospedali nel corso del Medioevo

Nell'odierno territorio sviz. le abbazie di San Gallo (VIII sec.) e Saint-Maurice (X sec.) e le città vescovili di Coira (VIII sec.), Losanna (IX sec.) e Sion (XII sec.) accoglievano gli ospedali più antichi. Altri dieci ist., tra cui i primi gestiti dagli ordini ospedalieri, sono attestati prima del 1200: gli ospedali di Bourg-Saint-Pierre, Roche e Vevey, legati all'ospizio del Gran San Bernardo come l'antico ospedale di Losanna, quelli della commenda di Müchenbuchsee (appartenente ai Gerosolimitani), di Sciaffusa (amministrato dall'abbazia di Allerheiligen), di Casaccia e Orbe (iniziative com.) e i lebbrosari di Rheinfelden e Bad Ragaz. Dal XIII sec. alla Riforma furono aperti altri 224 ist., di cui 97 lebbrosari. L'incremento di questi ultimi nel tardo ME fu marcato, tanto che dal 1400 furono istituiti più lebbrosari che ospedali generici.

Secondo la storiografia generale sugli ospedali, a metà del XIII sec. le città disponevano sia di un ospedale generico sia di un lebbrosario. Per la Svizzera ciò valeva solo per i centri più grandi, fondati prima del 1200 (Basilea, Berna, Coira, Friburgo, Ginevra, Losanna, Lucerna, Neuchâtel, San Gallo, Sciaffusa, Sion, Soletta, Zurigo). La metà delle città più piccole e di fondazione più recente dell'Altopiano possedeva per contro una sola struttura (ospedale generico o lebbrosario), documentata soltanto verso la fine del ME. Questi centri non si differenziavano quindi dalle 44 località di campagna finora recensite, nei cui dintorni sono pure attestati ospedali o lazzaretti. Nei borghi ticinesi di Bellinzona, Locarno e Lugano non esistevano lebbrosari, solo ospedali.

Colpisce il fatto che nell'odierno territorio sviz. le strutture ospedaliere non furono fondate solo nelle città. Sin dagli inizi ne sorsero anche in campagna: cinque casi sui 15 attestati prima del 1200 (gli altri dieci furono istituiti risp. in tre città diocesane, in tre centri urbani con importanti abbazie e in quattro città più modeste), 17 nel XIII sec. (a fronte di 60 nuovi ospedali menz. in aree urbane) e 11 nel XIV sec., di cui otto lebbrosari (su 40) e tre ospedali generici (su 47).

Fondazioni di ospedali dal XIII secolo fino alla Riforma
 Ospedali genericiLazzarettiAltri istituti specializzatiTotale
1200-13005125177
1300-14004740087
Dal 1400 alla Riforma2632260
Totale124973224

Autorità ecclesiastiche responsabili di ospedali prima del 1400
Vescovi3Antoniani di Vienne1
Capitoli cattedrali4Canonici del Sacro Sepolcro di Gerusalemme1
Capitoli collegiali1Ospedalieri di S. Spirito2
Benedettini2Gerosolimitani12
Cluniacensi1Ordine teutonico2
Agostiniani3Ordine di S. Lazzaro1
Canonici del Gran San Bernardo10Umiliati (in Ticino)3
Premostratensi2  

Fonti:HS IV/4, 290-303 e volumi di Helvetia Sacra dedicati ai diversi ordini

Autrice/Autore: Elsanne Gilomen-Schenkel / cmu

1.2 - Autorità istituzionali responsabili

Se fino al 1300 gli ist. ospedalieri erano comunemente sottoposti alle autorità ecclesiastiche (conventi, ordini cavallereschi e ospedalieri, alto clero secolare), in seguito lo furono solo raramente: per gli ospedali generici si passò da 29 casi su 51 fondazioni nel XIII sec. a sette su 47 nel XIV. Questa evoluzione rispecchiava le misure di riforma del settore ospedaliero ecclesiastico, introdotte da papa Clemente V durante il Concilio di Vienne del 1311-12 (decretale Quia contigit). Per evitare che i loro fondi venissero utilizzati per scopi non caritativi, gli ospedali non potevano più essere concessi quali benefici e la loro gestione doveva essere affidata alle autorità com. Anche nell'odierno territorio sviz. iniziò quindi la municipalizzazione degli ospedali. La riforma del Concilio di Vienne rispondeva alla volontà in materia di politica ecclesiastica delle autorità laiche, che intendevano sottoporre al proprio controllo gli ospedali situati sui loro territori. Ebbero particolare successo in questo intento le città di Berna e Friburgo, fondate dai von Zähringen. A Berna, quando la commenda dell'ordine teutonico rafforzò la sua influenza sull'ospedale cosiddetto "basso" (alla Nydegg), fondato nel 1307 dal patriziato cittadino, lo scoltetto e il Consiglio non tardarono a trasferire l'ist. sull'altra riva dell'Aar davanti alla porta inferiore della città, quindi in un'altra parrocchia e un'altra diocesi. Anche l'ospedale cittadino di Friburgo, fondato dal patriziato cittadino nel 1248 presso la chiesa di Nostra Signora, fu immediatamente sottoposto al Piccolo Consiglio della città, che nominava l'intendente dell'ospedale, il rettore e il resto del personale. Contrariamente a quanto accadeva di regola, era l'ospedale che assicurava il mantenimento della chiesa e degli ecclesiastici, essendo la chiesa incorporata nell'ospedale e non il contrario.

Nelle città che facevano capo a un signore ecclesiastico o in quelle in cui si trovavano importanti e antichi conventi o capitoli, a cui erano sottoposti le parrocchie e i diritti ecclesiastici cittadini (Basilea, Coira, Ginevra, Losanna, Neuchâtel, San Gallo, Sciaffusa, Sion, Soletta e Zurigo), il processo di municipalizzazione degli ospedali non fu così marcato e nacquero diverse forme miste di amministrazione ospedaliera. A Zurigo la gestione patrimoniale fu affidata precocemente al Consiglio, che nominava l'intendente, mentre la direzione spirituale dell'ospedale, integrato nella parrocchia del Grossmünster, rimase di competenza di quest'ultimo che designava il cappellano e definiva i suoi compiti. Anche a Soletta il capitolo di S. Orso riuscì a conservare analoghi diritti.

Pure nelle città vescovili di Basilea, Coira, Ginevra, Losanna e Sion gli ospedali furono sottoposti nel XV sec. a un processo di riforma e di municipalizzazione a cui parteciparono i governi cittadini. In generale fino al XIII sec. gli ospedali furono prevalentemente istituzioni religiose. Dal XIV sec. fu avviata la loro municipalizzazione, ma fino alla Riforma prevalsero forme miste (gestione ecclesiastica e com.); nella maggior parte dei casi l'amministrazione finanziaria sottostava al controllo delle autorità cittadine, mentre la chiesa e l'assistenza spirituale degli ospiti della struttura erano sottoposte alle autorità religiose. Il personale degli ospedali era composto in parte da domestici laici, in parte da confraternite religiose o semi-religiose.

Autrice/Autore: Elsanne Gilomen-Schenkel / cmu

2 - Dalla Riforma al XVIII secolo

Nell'ancien régime gli ospedali furono oggetto di due grandi riforme, che ne fecero elementi centrali del potere del patriziato cittadino. Il primo di questi processi - la municipalizzazione, iniziata nel XIV sec., e la centralizzazione degli stabilimenti ospedalieri - si intensificò nel XVI sec. sotto l'influsso delle nuove élite laiche e urbane. Nelle regioni rif. la conversione al protestantesimo determinò una nuova organizzazione dell'Assistenza pubblica, che fino al tardo ME era stata prerogativa della Chiesa o di comunità ecclesiastiche. Diverse corporazioni borghesi si impadronirono del settore ospedaliero, raggruppando in alcuni casi diversi ospedali sotto un'unica autorità (fra l'altro a Winterthur nel 1523, a Losanna nel 1528, nel caso dell'Inselspital a Berna nel 1531, a Zurigo nel 1531, a Ginevra nel 1535, a Neuchâtel nel 1539). Inoltre gli ospedali borghesi beneficiarono ampiamente della secolarizzazione dei beni ecclesiastici. Questo fenomeno non fu limitato alle regioni rif.; anche in quelle catt. (Vallese, Ticino) le città e le piccole cittadine rafforzarono il loro controllo sugli ospedali assumendone l'amministrazione.

Durante l'ancien régime l'amministrazione degli ospedali era compito delle élite cittadine. La carica di amministratore, divenuta una tappa importante del cursus honorum degli esponenti del patriziato cittadino, era interessante soprattutto dal profilo finanziario. Gli ospedali erano istituzioni estremamente ricche, che possedevano numerosi capitali e vaste proprietà terriere, provenienti dai beni degli ospedali medievali acquisiti dai com. e, nei territori rif., dalla secolarizzazione dei beni ecclesiastici. Nel XVII e XVIII sec. questo patrimonio crebbe grazie a legati di borghesi facoltosi o donazioni delle autorità. Le entrate di queste istituzioni vennero utilizzate per il funzionamento dell'ospedale e per determinate prestazioni fornite nell'interesse della città (fra cui medico dei poveri, caccia ai mendicanti, levatrice). L'amministrazione di questo patrimonio e il controllo della concessione dei crediti (fondiari) correlati favorirono inoltre i rapporti tra i ceti dirigenti urbani e la loro clientela nel retroterra. Grazie all'influsso determinante sulla politica demografica e assistenziale, l'ospedale svolgeva anche una funzione sociale. Divenne il principale luogo di azione caritativa e repressiva delle autorità com. Questi due aspetti della politica ospedaliera - economico e sociale - consentirono alle autorità di esercitare un controllo sulla pop.

<b>Ospedale</b><br>Il collegio dei medici si riunisce per una dissezione; frontespizio del <I>Vademecum anatomicum sive clavis medicinae</I> di  Johannes von Muralt   pubblicato a Zurigo nel 1677 (Zentralbibliothek Zürich).<BR/>L'immagine riunisce idealmente i diversi reparti di un ospedale: la stanza con i letti dei malati lungo i lati, il giardino con le erbe medicinali sullo sfondo e, in primo piano, il tavolo di dissezione utilizzato per i corsi di anatomia destinati ai cerusici, introdotti a Zurigo nel 1686 da Johannes von Muralt. In alto due putti reggono la pelle della moglie di un girovago morta nel 1676, scorticata a scopo di studio da von Muralt. Le spoglie della donna furono poi depositate nel gabinetto di belle arti della Wasserkirche a Zurigo.<BR/>
Il collegio dei medici si riunisce per una dissezione; frontespizio del Vademecum anatomicum sive clavis medicinae di Johannes von Muralt pubblicato a Zurigo nel 1677 (Zentralbibliothek Zürich).
(...)

Gli ospedali accoglievano una grande varietà di ospiti, fra cui anziani (Vecchiaia), Orfani, madri nubili, malati e alienati (Malattie mentali). Essi erano anche luoghi in cui venivano rinchiusi mendicanti, piccoli delinquenti, alcolisti e altri emarginati che disturbavano l'ordine pubblico (Marginalità sociale). Nello svolgimento delle sue funzioni caritative l'ospedale mantenne un atteggiamento aperto verso la società. L'assistenza a domicilio, come pure la sistemazione di orfani e persone anziane nelle fam. continuavano però ad avere un ruolo importante.

Il secondo processo di riforma ospedaliera, che concerneva aspetti architettonici e organizzativi, ebbe luogo nel XVIII sec. Si osserva infatti la costruzione di numerosi nuovi ospedali o la ristrutturazione di vecchi stabilimenti, ad esempio ad Avenches (1701), Berna (Inselspital, 1724; "ospedale grande", 1742), Vevey (1738), Brugg (1750), Svitto (1752), Nyon (1761), Porrentruy (1765), Losanna (1771), Neuchâtel (1782), Aarau (1787), Soletta (1788), Winterthur (1789) e La Neuveville (1792). Concepiti come edifici di pubblica funzione, dovevano caratterizzare lo spazio urbano ed esprimere concretamente il potere del patriziato cittadino. In questi nuovi edifici si nota una dissociazione funzionale dello spazio ospedaliero secondo il principio della separazione dei sessi e dei malati dagli anziani. Talvolta questi interventi architettonici erano accompagnati da una riorganizzazione interna, in particolare nelle regioni catt., dove comparvero le Congregazioni di religiose ospedaliere, come a Porrentruy (1765), Sion (1773), Friburgo (1781) e Soletta (1788). Alcuni medici, tra cui Auguste Tissot a Losanna, rivendicarono una riorganizzazione degli ospedali e una maggiore attenzione per i malati. Nel XIX sec. gli ospedali divennero vere e proprie istituzioni di cura.

Autrice/Autore: Pierre Yves Donzé / cmu

3 - XIX e XX secolo

All'inizio del XIX sec. il settore ospedaliero era ancora di competenza dei com., ma suscitava in misura crescente l'attenzione dei cant. A causa del federalismo i nuovi ospedali non venivano fondati seguendo un piano nazionale, ma piuttosto sulla base di bisogni regionali contingenti. Sforzi in direzione di un coordinamento a livello sviz. del settore ospedaliero sono stati compiuti solo in tempi molto recenti nell'ambito della costosa medicina di punta.

3.1 - Mutamento di funzione e medicina ospedaliera

Attorno al 1800 l'ospedale era, nella sua polivalenza, una delle istituzioni principali dell'assistenza pubblica. I cambiamenti sociali dell'inizio del XIX sec. portarono a una rapida crescita dei ceti urbani più poveri. A fronte delle precarie condizioni nell'ambito degli alloggi e in mancanza di soluzioni alternative, le autorità preposte all'assistenza pubblica riservarono sempre più spesso gli ospedali ai malati, trasferendo i precedenti pensionanti (anziani, bisognosi, andicappati psichici e fisici) in istituzioni specializzate.

Grazie alle osservazioni al capezzale dei pazienti e all'anatomia patologica, i Medici riuscirono a comprendere l'evoluzione delle Malattie, definite secondo una serie di sintomi. Dopo il 1850 i pazienti venivano ammessi negli ospedali secondo criteri medici. Dalla metà del XIX sec. la chirurgia conobbe i progressi più marcati. I disinfettanti, l'asepsi e l'anestesia resero possibili interventi sempre più complessi. Grazie alle nuove scoperte scientifiche, la Medicina ospedaliera conseguì negli ultimi decenni del XIX sec. successi terapeutici inattesi. Furono scoperti gli agenti patogeni delle malattie infettive e i malati vennero ricoverati in appositi reparti. La misurazione della temperatura corporea, le radiografie e le analisi di laboratorio migliorarono la diagnostica. La sperimentazione controllata di medicamenti innovativi (Farmacia) era possibile solo negli ospedali. Accanto ai farmaci chimici venivano impiegati anche la fisioterapia, i massaggi e la ginnastica correttiva. La medicina conobbe un processo di specializzazione, determinando la richiesta di personale formato e cure infermieristiche differenziate. L'igienizzazione (Igiene), la medicalizzazione e la tecnicizzazione trasformarono l'ospedale nel XX sec. in un centro sanitario per tutte le fasce della pop.

Autrice/Autore: Ingrid Müller-Landgraf / cmu

3.2 - Finanziamento degli ospedali

Gli antichi ospedali erano spesso fondazioni dotate di proprietà terriere e redditi sotto forma di censi e in natura, cui si aggiungevano contributi provenienti dall'assistenza pubblica e offerte di privati. Al momento della separazione dei beni tra Stato e com. durante l'Elvetica, i valori patrimoniali degli ospedali passarono ai com., mentre i cant. si assunsero i costi per i residenti indigenti che godevano del diritto di cittadinanza cant. La cura ospedaliera per i poveri era gratuita. Con l'avanzare dell'industrializzazione impiegati e datori di lavoro furono esortati a pagare contributi alle Casse malati (nel 1865 in Svizzera ne esistevano poco meno di 500), che stipulavano contratti con gli ospedali. Una delle conseguenze dei progressi della medicina fu l'aumento, fra le persone ricoverate, dei pazienti solvibili. I costi di pensione, fissati dall'amministrazione, dipendevano dalla situazione patrimoniale, salariale e fam. dei pazienti. Accanto agli ospedali pubblici furono create istituzioni private, a fini di lucro, per la cura di pazienti facoltosi.

Nel 1875 la Conf. obbligò i cant. ad assumersi i costi di pensione anche per i pazienti indigenti sprovvisti del diritto di cittadinanza cant. Nel XX sec. le prestazioni nel settore ospedaliero erano ripartite tra cant., casse malati e pazienti. Per fare fronte all'accresciuto bisogno di letti ospedalieri, vennero realizzate nuove costruzioni o ampliate strutture esistenti. La medicina di punta, altamente tecnologica, la gestione aziendale operata secondo gli standard più moderni e il grande fabbisogno di personale fecero lievitare i costi ospedalieri. Quando il periodo di alta congiuntura si interruppe (1973), fu necessario adottare misure di risparmio quali la riduzione dei posti letto e la chiusura di alcuni ist. Per garantire l'assistenza di base alla pop. e coordinare il settore ospedaliero a livello nazionale, nella legge sull'assicurazione malattia del 1994 (art. 39) la Conf. chiese ai cant. di stilare degli elenchi di ospedali autorizzati a esercitare nell'ambito dell'assicurazione obbligatoria (la cosiddetta pianificazione ospedaliera). Ne conseguì una riduzione del numero dei letti (del 10% ca. fra il 1998 e il 2007) e l'unificazione o la chiusura di ospedali (da 399 strutture nel 1998 si passò a 321 nel 2007). Attraverso lo scorporo degli ospedali pubblici dall'amministrazione e la trasformazione in ist. di diritto pubblico o soc. per azioni più o meno autonome, alcuni cant. speravano di sollecitare lo spirito imprenditoriale dei propri ospedali e di ridurne i costi di gestione.

Autrice/Autore: Ingrid Müller-Landgraf / cmu

3.3 - Il ruolo degli ospedali nella sanità

Per migliorare le cure, dal 1830 ca. furono realizzati, in quasi tutti i cant., ospedali di campagna. Alcuni com. condividevano dei locali per le urgenze, dotati di letti per i malati non trasportabili. Lo Stato rilevò una parte di queste strutture, convertendole in ospedali distr. e circondariali. Prima del 1870 ne esistevano ca. 60; sull'onda del nascente benessere economico iniziò una fase di fondazione e costruzione di nuove strutture ospedaliere, che durò fino al 1930 e a cui parteciparono anche parrocchie, ass. e privati. In quel periodo il numero di ospedali generici aumentò fino a oltre 190. La fitta rete di ospedali attrezzati secondo i requisiti della medicina moderna, spesso situati in piccole località, garantiva il trattamento non ambulatoriale delle malattie acute e croniche. I casi più complessi erano trasferiti negli ospedali regionali. Attorno al 1900 quasi tutti i cant. disponevano di un ospedale cant., che si trovava solitamente nella capitale. Nelle città univ. gli ospedali furono dotati di cliniche, laboratori e ist. destinati alle attività di insegnamento e di ricerca. Nel XX sec. l'ospedale cant. si trasformò in un centro dotato delle apparecchiature più costose per la presa a carico specialistica della pop.

Autrice/Autore: Ingrid Müller-Landgraf / cmu

3.4 - Edifici ospedalieri

Il crescente bisogno di cure extradomiciliari fra il 1800 e il 1860 rese necessarie numerose ristrutturazioni e nuove costruzioni nell'ambito ospedaliero. L'architettura degli ospedali fu influenzata dai progressi della medicina e della tecnologia sanitaria. I nuovi edifici a due o a tre piani erano arredati in maniera funzionale, con stanze luminose e ben areate. Al piano terreno era sistemata l'amministrazione, ai piani superiori si trovavano i reparti, maschili e femminili, di medicina interna e chirurgia. Il principale ospedale costruito in Svizzera nel XIX sec. fu quello cant. di Zurigo, aperto nel 1842 (oggi ospedale univ.). Il blocco centrale era affiancato da ali laterali, in cui si trovavano, lungo ampi corridoi, le camere dei malati, alternate a locali di servizio per il personale ospedaliero, garantendo così una sorveglianza costante. I servizi igienici dotati di sciacquone erano accessibili dai corridoi. La struttura veniva riscaldata con un impianto centrale ad acqua calda. Verso la metà del XIX sec. sorsero numerosi ist. distinti, realizzati con fondi pubblici o privati, per i malati mentali (Psichiatria) e per i pazienti di oftalmologia, ortopedia, pediatria, ginecologia e ostetricia. La riservazione di ampi spazi destinati alle sale operatorie e agli impianti di disinfezione fu una conseguenza dello sviluppo della chirurgia negli anni 1870-80. Nell'ultimo terzo del XIX sec. si impose il sistema dei padiglioni, come ad esempio nel nuovo Inselspital di Berna (1884). In uno spazio verde erano raggruppati diversi edifici indipendenti con differenti funzioni (cliniche, casa di isolamento, edifici amministrativi e di servizio). Nella realizzazione di Sanatori si prediligeva un tipo di ospedale a terrazzi, adatto alla cura dei malati tubercolotici con terapie basate sull'esposizione all'aria e alla luce. Per rispondere alle crescenti necessità diagnostiche e terapeutiche con apparecchiature complesse, dopo il 1930 si adottò un tipo di costruzione in blocchi da sei a otto piani: percorsi brevi e verticali sostituivano, grazie ad ascensori, quelli orizzontali, più lunghi. Nell'ospedale cittadino di Basilea, completato nel 1945, furono accostate strutture verticali e orizzontali, con terrazzi sul tetto. Dalla metà del XX sec. la nascita delle nuove discipline mediche specialistiche, il crescente bisogno di letti per i malati acuti, di locali diagnostici e terapeutici, la centralizzazione e l'automatizzazione promossero la realizzazione di grandi centri ospedalieri con palazzine per i letti.

<b>Ospedale</b><br>L'Inselspital di Berna, ricostruito fuori dalle mura cittadine dal 1881 al 1884; litografia di  Karl Lips (Burgerbibliothek Bern).<BR/>L'Inselspital trae il suo nome dal convento delle domenicane di San Michele all'Isola, dove, dopo la Riforma, fu trasferito l'ospedale fondato da Anna Seiler nel 1354. La vendita degli edifici alla Confederazione nel 1880 per l'ampliamento di Palazzo federale permise di trasferire l'ospedale sul sedime attuale e di adeguare le infrastrutture agli standard sanitari più moderni. Lo stabile con l'impianto di riscaldamento centrale, dotato di macchine a vapore, è attorniato da 13 padiglioni immersi nel verde. Il paesaggio idealizzato vuole esprimere la vicinanza alla natura della nuova struttura.<BR/>
L'Inselspital di Berna, ricostruito fuori dalle mura cittadine dal 1881 al 1884; litografia di Karl Lips (Burgerbibliothek Bern).
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Autrice/Autore: Ingrid Müller-Landgraf / cmu

3.5 - L'Associazione svizzera degli stabilimenti ospedalieri (VESKA)

Nel 1930 gli ospedali sviz. si organizzarono nell'Ass. sviz. degli stabilimenti ospedalieri (nota con l'acronimo ted. VESKA) allo scopo di perseguire obiettivi comuni sul piano economico, giur. e medico e promuovere la collaborazione. L'ass. comprende gli ospedali pubblici e privati, cliniche e ist. di cura. Fra i suoi compiti figurano la presa di posizione su consultazioni fed., le trattative con org. professionali, fornitori ospedalieri e assicurazioni, la compilazione di statistiche e le relazioni pubbliche. Dal 1996 l'ass. è denominata "H + Gli ospedali sviz.".

Autrice/Autore: Ingrid Müller-Landgraf / cmu

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– J. F. Schmid, Das Schweizerische Gesundheitswesen im Jahre 1888, 1891
– A. Wild, Veranstaltungen und Vereine für soziale Fürsorge in der Schweiz, 1910
Denkschrift über Vorarbeiten, Gründung und Organisation [des] VESKA, 1931
Öffentliche Krankenanstalten der Schweiz 1930/1931, 1933
– P. Gygi, H. Henny, Das schweizerische Gesundheitswesen, 1976, (19772)
– A. H. Murken, «Grundzüge des deutschen Krankenhauswesens von 1780 bis 1930 unter Berücksichtigung von Schweizer Vorbildern», in Gesnerus, 39, 1982, 7-45
– C. Hermann, Städtische Spitalbauten in der Schweiz, 1648-1798, 1986
– J. Schurtenberger, KSK/CCMS: 100 Jahre Konkordat der schweizerischen Krankenkassen, 1991
Lugano e il suo ospedale, cat. mostra Lugano, 1995
HS, IV/4, 19-34, 289-303
– E. Gilomen-Schenkel, «Mittelalterliche Spitäler und Leprosorien im Gebiet der Schweiz», in Stadt- und Landmauern, 3, 1999, 117-124
– R. Huber (a cura di), Il Locarnese e il suo ospedale, 2000
– M. Louis-Courvoisier, Soigner et consoler: la vie quotidienne dans un hôpital à la fin de l'Ancien Régime (Genève 1750-1820), 2000
– P.-Y. Donzé, Bâtir, gérer, soigner: histoire des établissements hospitaliers de Suisse romande, 2003
– AA. VV., Les hôpitaux vaudois au Moyen Âge, 2005
– P.-Y. Donzé, L'ombre de César: les chirurgiens et la construction du système hospitalier vaudois (1840-1960), 2007