• <b>Scioperi</b><br>Fonti: E. Gruner (a cura di),  <I>Arbeiterschaft und Wirtschaft in der Schweiz 1880-1914</I> , 3 volumi, 1987-1988; Ufficio federale dell'industria, delle arti e mestieri e del lavoro; H. Ritzmann-Blickenstorfer (a cura di),  <I>Historische Statistik der Schweiz</I> , 1996, 1007-1009; Unione sindacale svizzera; <I>Die Volkswirtschaft</I>, 11, 2004, 49  © 2013 DSS e Marc Siegenthaler, Berna. Nel 1915 e nel 1930 cambiarono i metodi di rilevamento.
  • <b>Scioperi</b><br>Gli scioperanti di fronte alle forze dell'ordine nell'ottobre del 1902 sul ponte della Coulouvrenière a Ginevra; fotografia anonima (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann). Lo sciopero fu provocato alla fine di agosto del 1902 dai dipendenti della Compagnia ginevrina delle tramvie elettriche per protestare contro licenziamenti. Il Consiglio di Stato fece appello alle truppe per reprimere gli scioperanti, altri sindacati si mobilitarono e diedero inizio al primo sciopero generale locale della Svizzera, che durò dal 9 all'11.10.1902. Nel canton Ginevra vi aderirono oltre 15'000 lavoratori. Le Camere federali autorizzarono l'arruolamento di 2000 soldati; vennero arrestate 250 persone e pronunciate 110 espulsioni.

Scioperi

Per sciopero si intende qui l'astensione collettiva dal Lavoro da parte di lavoratori dipendenti sotto contratto al fine di ottenere determinate condizioni di impiego; la sospensione delle proprie attività da parte di lavoratori indipendenti, studenti e singoli individui non vengono invece considerati tali. I Conflitti di lavoro che possono sfociare in scioperi riguardano i Salari, il Tempo di lavoro, i Contratti collettivi di lavoro, i diritti sindacali e altri aspetti dei rapporti di impiego. Se il datore di lavoro, per imporre le proprie condizioni, sospende non un singolo lavoratore, ma un gruppo, si parla di serrata. Poiché i suoi effetti pratici non si differenziano molto dallo sciopero, i due concetti sono oggetto di frequenti controversie tra le parti e vengono spesso considerati sinonimi nelle statistiche.

1 - Aspetti generali

In Svizzera, come nella maggior parte dei Paesi, si ricorre raramente allo sciopero. Generalmente i movimenti di rivendicazione salariale - ossia le azioni collettive per il miglioramento o la difesa dei salari o di altre condizioni di impiego - portano a trattative, arbitrati o al cedimento di una delle parti. Benché l'astensione dal lavoro possa talvolta essere spontanea, uno sciopero implica di regola una certa organizzazione o per lo meno un'intesa sulla tattica e gli scopi. Dalla seconda metà del XIX sec. questo compito fu assunto sempre più spesso dai Sindacati, che potevano valutare meglio le condizioni di lavoro e le possibilità di successo e formulare rivendicazioni più chiare. In caso di sciopero, i sindacati offrivano appoggio agli scioperanti tramite indennità giornaliere attinte da una cassa di sciopero, informavano l'opinione pubblica sulla loro visione del conflitto, organizzavano azioni di sostegno morale (quali manifestazioni di solidarietà) e materiale (collette) e tenevano lontani dall'azienda i possibili crumiri (misure di blocco, picchetti di sciopero). Disponevano inoltre di esperienza nelle trattative, si proponevano come partner contrattuali e tentavano di impedire l'insorgere di conflitti personali tra padroni e scioperanti.

I datori di lavoro sperano in primo luogo che lo sciopero finisca per mancanza di mezzi. In seguito possono tentare di continuare l'attività con i quadri, i capisquadra, gli apprendisti e i lavoratori non organizzati. Negli ultimi decenni del XIX sec. e nei primi del XX avevano inoltre la possibilità di assumere crumiri, anche se con esiti spesso incerti. Verso la fine della prima guerra mondiale guardie civiche o gruppi "tecnici" di emergenza appositamente costituiti si sostituirono agli scioperanti nello svolgimento di determinate mansioni (ad esempio a Basilea per la pulizia delle strade o la raccolta dell'immondizia durante lo sciopero generale del 1919). Con la serrata i datori di lavoro cercavano di prosciugare le casse di sciopero sindacali. Le liste nere ad uso interno o esterno (come quelle pubblicate sulla Schweizerische Schreinerzeitung) costituivano un ulteriore mezzo di pressione. Già prima del 1914 le Organizzazioni padronali si dotarono di proprie casse di sciopero; nel 1923 gli industriali dei settori meccanico e metallurgico fondarono una cooperativa di assicurazione contro gli scioperi (Streikversicherungs-Genossenschaft schweizerischer Maschinen- und Metallindustrieller).

Il diritto di sciopero fu esplicitamente riconosciuto solo con la Costituzione fed. del 1999 (art. 28). In precedenza quest'ultimo derivava, secondo la giurisprudenza in materia di diritto del lavoro, da altre disposizioni, in particolare dalla libertà di associazione garantita dall'art. 56 della Costituzione fed. del 1874. Dato che il diritto ordinario non offriva alcun appiglio per adire alle vie legali contro scioperi politici, i processi contro i capi dello Sciopero generale del 1918 furono affidati alla giustizia militare. Per prevenire simili conflitti, i partiti borghesi imposero, nella legge sui funzionari del 1927, il divieto di sciopero per il personale della Conf., che fu abrogato solo con la legge sul personale fed. del 2000. Più che il principio stesso del diritto di sciopero, risultarono molto controversi alcuni dei suoi aspetti secondari, in particolare la possibilità di allestire picchetti di sciopero.

Esistono numerose forme di sciopero. Nel più frequente dei casi, gli scioperanti non si presentano al lavoro. Generalmente sono impegnati in diverse attività sindacali, quali la registrazione quotidiana per l'ottenimento delle indennità di sciopero e la partecipazione ad assemblee, manifestazioni, picchetti o momenti di aggregazione per tenere alto il morale. Gli scioperi bianchi, che consistono nel lavorare lentamente o applicando alla lettera tutte le prescrizioni di lavoro, permettono di aggirare il divieto di sciopero fissato per legge o per contratto, ma sono spesso difficili da individuare, soprattutto se non vengono resi noti all'opinione pubblica. Gli scioperi di avvertimento, che durano solo alcune ore, mostrano la disponibilità dei lavoratori a battersi. Con lo sciopero di solidarietà gli scioperanti sostengono dipendenti di altre aziende, come avvenne dopo la seconda guerra mondiale con il movimento in favore dei contratti collettivi di lavoro nell'industria tessile. Gli scioperi selvaggi, azioni spontanee dei lavoratori, si distinguono infine da quelli guidati dai sindacati.

Accanto agli scioperi economici esistono quelli politici. In Svizzera rientrano in questa categoria lo sciopero generale del 1918 e in parte gli scioperi generali a livello locale di Ginevra (1902 e 1907), Neuchâtel (1906), Vevey (1907), Losanna (1907), Montreux (1907), Hochdorf (1907), Arosa (1910), Zurigo (1912 e 1919) e Basilea (1919) e lo sciopero sovraregionale di avvertimento del 30.8.1917, durato mezza giornata. La distinzione tra questi due tipi di sciopero non è sempre evidente; è legata principalmente agli obiettivi, ma in tutti i casi menz. anche ragioni di carattere economico ebbero un ruolo importante.

Di norma le possibilità di successo delle rivendicazioni salariali crescono nei periodi di alta congiuntura (sciopero "offensivo" o rivendicativo). Dalla fine del XIX sec. questa correlazione è spesso sottolineata nelle pubblicazioni sindacali. Da ciò non risulta però necessariamente un maggiore ricorso allo sciopero, poiché in tali condizioni il padronato è più disposto a fare concessioni e vi sono quindi margini più ampi per soluzioni concordate. Al contrario, gli scioperi possono moltiplicarsi in periodi di crisi, quando i salariati si difendono da un peggioramento delle condizioni di lavoro (sciopero "difensivo" o di protesta). Non vi è tuttavia una relazione diretta tra minore propensione allo sciopero e crescita economica. Dalla metà del decennio 1960-70, nel periodo d'oro della pace del lavoro, l'economia sviz. fu tra le meno dinamiche. I raffronti intern. mostrano che nell'ultimo terzo del XX sec. Paesi molto più inclini allo sciopero conobbero tassi di crescita decisamente più elevati.

<b>Scioperi</b><br>Fonti: E. Gruner (a cura di),  <I>Arbeiterschaft und Wirtschaft in der Schweiz 1880-1914</I> , 3 volumi, 1987-1988; Ufficio federale dell'industria, delle arti e mestieri e del lavoro; H. Ritzmann-Blickenstorfer (a cura di),  <I>Historische Statistik der Schweiz</I> , 1996, 1007-1009; Unione sindacale svizzera; <I>Die Volkswirtschaft</I>, 11, 2004, 49  © 2013 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.<BR/>Nel 1915 e nel 1930 cambiarono i metodi di rilevamento.<BR/>
Scioperi in Svizzera dal 1880 al 2010

Autrice/Autore: Bernard Degen / frm

2 - Evoluzione storica

2.1 - Tardo Medioevo ed epoca moderna

Il rifiuto dei contadini di prestare corvée, verificatosi regolarmente in occasione di conflitti tra autorità e sudditi, non rientra ancora probabilmente nella definizione di sciopero cit. all'inizio. Veri e propri scioperi sono attestati nel tardo ME nei centri minerari del Sacro Romano Impero. Nelle città conf. si ebbero conflitti sociali nel settore artigianale, in cui si ricorse talvolta allo sciopero come strumento di lotta. I primi conflitti di questo genere si produssero in seno alle corporazioni di tessitori e mugnai delle città del Reno superiore (Basilea, Strasburgo, Friburgo in Brisgovia). Seguirono rivolte dei garzoni fabbri, che si erano uniti in un sodalizio (Royaumes) che si estendeva da Basilea a Rottweil passando per Aarau, Zurigo e Sciaffusa. I Garzoni, le cui ass. disponevano di sistemi di comunicazione e di meccanismi di sanzione efficaci, dal tardo ME divennero una forza politica. Con azioni quali il discredito dei datori di lavoro, il boicottaggio, l'abbandono in massa di una città e persino lo sciopero (ad esempio quello dei garzoni fabbri di Zurigo nel 1412), i garzoni lottarono per ottenere salari migliori, il diritto al lunedì di festa o altre rivendicazioni riguardanti la sfera lavorativa. Le misure difensive adottate dal XV sec. dalle corporazioni e poi anche dalle città e lo scioglimento di singoli Royaumes decretato dalle città della Svizzera e della Germania meridionale non ebbero grandi conseguenze. I garzoni tipografi si dimostrarono particolarmente combattivi sulle questioni salariali (sciopero del 1471 a Basilea). Si contarono numerose astensioni dal lavoro di artigiani e/o garzoni anche nel corso dei 17 Conflitti sociali attestati a Ginevra tra il 1533 e il 1794 (Rivolte cittadine).

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2.2 - Dal 1800 al 1880

Nella prima metà del XIX sec. sono noti solo pochi scioperi, tra cui quelli della filatura Hünerwadel a Niederlenz nel cant. Argovia (1813), della stamperia di indiane Trümpy a Glarona (1837) o quelli avvenuti nel settore della tessitura di nastri di seta a Basilea (1833 e 1848). Si tratta però solo di una piccola parte delle agitazioni effettivamente avvenute, poiché simili conflitti lasciavano testimonianze solo in caso di incidenti. Per molto tempo gli scioperi riguardarono quasi esclusivamente gli artigiani, i cui movimenti di rivendicazione salariale erano però generalmente circoscritti; per questa ragione e anche per il fatto che si trattava spesso di lavoratori migranti, queste azioni sono poco conosciute. I primi scioperi furono perlopiù spontanei e si conclusero spesso con l'esaurimento delle risorse degli scioperanti.

Negli anni 1850-60 gli scioperi divennero molto più frequenti. Alla fine del decennio successivo la situazione mutò profondamente in seguito all'adesione sempre più numerosa degli scioperanti ai sindacati, che erano in grado di offrire sostegno materiale e morale, e in alcuni casi anche di organizzare collette intern. La prima grande ondata (ca. 100 scioperi noti, 1868-76) con epicentro a Ginevra toccò soprattutto l'edilizia, ma anche le arti grafiche, la sartoria, i calzolai e il settore orologiero. Nel 1870, all'apice di questo movimento, si contarono ca. 3300-5300 scioperanti e oltre 120'000 giornate di lavoro perdute. Poiché non furono conclusi contratti duraturi, le conquiste ottenute si rivelarono spesso effimere.

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2.3 - Dal 1880 al 1914

Gli scioperi avvenuti tra il 1880 e il 1914 sono i meglio studiati. Al contrario di quanto si potrebbe credere, il tasso di sciopero (numero di scioperanti sul totale della pop.) fu più elevato nei distr. rurali e nelle piccole città (Leventina, Riviera, Soletta, Lebern, Vevey, Arbon) che nei grandi centri urbani di Basilea e Zurigo. Tra il 1899 e il 1913 in Svizzera tale tasso fu più alto che in Germania, ma più basso che in Francia. I muratori scioperavano molto più delle altre categorie professionali, seguiti da scalpellini e falegnami. Anche i settori tessile, metallurgico, meccanico e orologiero furono già molto toccati dal fenomeno, contrariamente ai servizi, con l'eccezione di ferrovieri e tranvieri. Le rivendicazioni erano spesso molteplici: riguardavano i salari (nei tre quarti dei casi), il tempo di lavoro (un terzo) e i diritti sindacali (un terzo). Gli scioperi, soprattutto nel settore artigianale, furono accompagnati da gravi tensioni, a cui le autorità reagirono impiegando la polizia e, in 38 casi, l'esercito.

<b>Scioperi</b><br>Gli scioperanti di fronte alle forze dell'ordine nell'ottobre del 1902 sul ponte della Coulouvrenière a Ginevra; fotografia anonima (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann).<BR/>Lo sciopero fu provocato alla fine di agosto del 1902 dai dipendenti della Compagnia ginevrina delle tramvie elettriche per protestare contro licenziamenti. Il Consiglio di Stato fece appello alle truppe per reprimere gli scioperanti, altri sindacati si mobilitarono e diedero inizio al primo sciopero generale locale della Svizzera, che durò dal 9 all'11.10.1902. Nel canton Ginevra vi aderirono oltre 15'000 lavoratori. Le Camere federali autorizzarono l'arruolamento di 2000 soldati; vennero arrestate 250 persone e pronunciate 110 espulsioni.<BR/>
Gli scioperanti di fronte alle forze dell'ordine nell'ottobre del 1902 sul ponte della Coulouvrenière a Ginevra; fotografia anonima (Bibliothèque de Genève, Archives A. & G. Zimmermann).
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2.4 - Il periodo tra le due guerre mondiali

Verso la fine della prima guerra mondiale la frequenza degli scioperi conobbe un nuovo apice, poiché gli scioperi generali sovraregionali del 1917, 1918 e 1919, menz. in precedenza, si affiancarono alle agitazioni economiche. Anche nei servizi (ferrovieri, personale com. e cant., impiegati di banca zurighesi) si ricorse maggiormente a questo strumento di lotta. Fino al 1920 furono rivendicati in primo luogo una drastica riduzione del tempo di lavoro (sciopero dei lavoratori del legno del 1919, serrata dell'edilizia del 1920) e aumenti salariali. Nel breve periodo di forte depressione che seguì, i lavoratori si concentrarono sulla difesa dei salari (serrata nell'industria del legno del 1922) e durante la successiva ripresa si opposero ai tentativi di allungare nuovamente l'orario di lavoro (sciopero degli operai metallurgici del 1924). Dato che la maggior parte delle agitazioni avveniva sotto il controllo dei sindacati, le misure repressive dello Stato persero importanza dopo gli scioperi generali del 1918 e 1919; esponenti delle autorità, tra cui il Consigliere fed. Edmund Schulthess, svolsero non di rado il ruolo di mediatori.

Dopo il declino della fine degli anni 1920-30, all'inizio del decennio successivo gli scioperi acquisirono nuovamente importanza, non tanto dal profilo quantitativo, quanto per la loro durata e partecipazione. Durante la crisi economica mondiale padroni e dipendenti delle arti e mestieri si schierarono su posizioni più vicine, non da ultimo per il comune intento di creare posti di lavoro. Nel 1937, con il miglioramento della congiuntura e delle prospettive economiche, parti importanti del settore artigianale e l'industria metallurgica si impegnarono contrattualmente a rispettare la Pace del lavoro. Durante il secondo conflitto mondiale si prestò maggiore attenzione al problema della ridistribuzione delle risorse rispetto alla Grande guerra, ciò che attenuò le tensioni sociali. Dopo la fine della guerra si ebbe però una nuova ondata di scioperi, che nel 1946 raggiunse un tasso di partecipazione che non si registrava dal 1920. Fu rivendicata tra l'altro l'estensione generalizzata dei contratti collettivi di lavoro (scioperi dei lavoratori dell'industria tessile del 1946).

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2.5 - Dal secondo dopoguerra all'inizio del XXI secolo

Dagli anni 1950-60 gli scioperi divennero rari; non se ne registrò alcuno nel 1961, 1973, 1987 e 1993. La maggior parte dei salariati sottostava a un contratto collettivo di lavoro, che imponeva l'assoluta pace del lavoro. Anche nella fase di rinnovo dei contratti le parti rinunciarono a misure di lotta. Una piccola ondata di scioperi si verificò durante la crisi economica della metà del decennio 1970-80. Nel 1963 furono perdute il maggior numero di giornate lavorative, in particolare a causa dello sciopero dei gessatori di Zurigo, durato 15 settimane. Dalla metà degli anni 1990-2000 gli scioperi sono divenuti più numerosi e soprattutto più seguiti. I principali scioperi di questa nuova ondata furono quello della filanda di Kollbrunn (com. Zell ZH, 1994; il più lungo del periodo), gli scioperi nazionali degli stampatori (1994) e degli addetti dell'edilizia (2002), lo sciopero della Swissmetal di Reconvilier (2006) e quello delle officine delle FFS di Bellinzona (2008).

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Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– H. Greulich, Lohnbewegungen und Streiks in der Schweiz seit dem Jahre 1860, 1895
– A. Lasserre, La classe ouvrière dans la société vaudoise, 1973, 301-384
Lotte operaie in Svizzera, 1945-1973, 1975 (ted. 1974)
– R. Gallati, Der Arbeitsfriede in der Schweiz, 1976
– J. Wandeler, Die KPS und die Wirtschaftskämpfe 1930-1933, 1979
– W. Reininghaus, Die Entstehung der Gesellengilden im Spätmittelalter, 1981, 174-188
– Gruner, Arbeiter
– Gruner, Arbeiterschaft, 2
– B. Degen, Abschied vom Klassenkampf, 1991
– T. Gerlach, Ideologie und Organisation, 1995
– L. Mottu-Weber, «"Tumultes", "complots" et "monopoles"», in Des archives à la mémoire, a cura di B. Roth-Lochner et al., 1995, 235-256
– M. Rehbinder, Schweizerisches Arbeitsrecht, 200215
– S. Kuster Zürcher, Streik und Aussperrung - vom Verbot zum Recht, 2004
– AA. VV., Giù le mani dalle officine, 2008
– C. Koller, Streikkultur, 2009

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