18/04/2012 | segnalazione | PDF | stampare | 

Heimatschutz

Coniato nel decennio 1880-90 dal musicista ted. Ernst Rudorff (1840-1916), il termine "Heimatschutz" - letteralmente "protezione della patria" - indica la volontà di salvaguardare il paesaggio e i differenti abitati, i costumi e le tradizioni locali. Nato in reazione all'Industrializzazione e all'Urbanizzazione accelerata della seconda metà del XIX sec., l'Heimatschutz deplorava le deturpazioni dell'ambiente urbano e rurale, la perdita dei valori tradizionali e il conseguente crescente senso di sradicamento della pop. (movimento per una Vita sana).

In Svizzera, uno dei bersagli prediletti delle critiche divenne il Turismo, il cui fiorente sviluppo comportava la costruzione di nuovi alberghi e impianti di risalita. Nei giornali di fine sec., inoltre, personalità del mondo letterario e artistico sensibili a queste problematiche pubblicarono articoli contro gli eccessi pubblicitari, la demolizione di edifici storici e l'ammodernamento dei vecchi nuclei urbani. Sulla base di queste prime critiche prese forma il fondamento ideologico del movimento dell'Heimatschutz: si biasimavano l'utilitarismo dominante e la "banalizzazione" del paesaggio, mentre si idealizzavano l'agricoltura e la vita rurale tradizionale, associate a valori quali la semplicità, la purezza e l'autenticità. Il concetto di Heimatschutz avrebbe poi valicato l'ambito della protezione dei monumenti storici per estendersi a gran parte delle manifestazioni della cultura popolare, fra cui l'artigianato, l'abbigliamento, l'architettura locale, il Canto popolare e i Dialetti. In Svizzera, molto più che all'estero, sul piano ideale avrebbero assunto importanza la protezione della Natura e in particolare le Alpi, elemento cardine dell'identità nazionale.

Nel marzo del 1905 la pittrice e poetessa Marguerite Burnat-Provins suggerì la creazione di una Lega per la bellezza. Nello stesso anno l'infruttuoso tentativo di evitare l'abbattimento di una parte delle antiche mura di cinta di Soletta (Turnschanze) diede lo spunto per fondare a Berna, il primo luglio, la Schweizerische Vereinigung für Heimatschutz (in franc. Ligue pour la conservation de la Suisse pittoresque, più tardi in it. Lega sviz. per la salvaguardia del patrimonio nazionale). Sotto la guida di Albert Burckhardt, membro del governo basilese, la Lega raggiunse in breve tempo un'ampia diffusione: dopo cinque anni contava già 7000 affiliati, appartenenti in prevalenza alle cerchie artistiche, politiche o intellettuali. Nell'org. si formarono gruppi specializzati in singole tematiche (bellezze naturali, manifesti pubblicitari, protezione dei monumenti, usanze tradizionali ecc.). Dal 1906 venne pubblicato il mensile Heimatschutz (1983-88 Salvaguardia), che oltre a diffondere informazioni e a fare opera di propaganda intendeva definire delle norme estetiche, ad esempio contrapponendo attraverso serie di immagini didattiche modelli architettonici "buoni" ad altri "cattivi". Gli attivisti del movimento, pur provenendo dalla fascia sociale piuttosto esigua della borghesia colta di orientamento umanistico, in casi concreti di conflitto si rivolsero spesso all'insieme della pop., per esempio lanciando petizioni su scala nazionale. Suscitarono scalpore, tra l'altro, le lotte contro il progetto di una ferrovia del Cervino e diversi impianti idroelettrici o in difesa della cascata del Reno e del lago di Sils oppure, più tardi, contro le autostrade pianificate nel Simmental e in Vallese o la piazza d'armi prevista a Rothenthurm. In campo architettonico l'Heimatschutz non si limitò alla conservazione ma cercò, bandendo diversi concorsi (come quello del 1908 per case di abitazione semplici), anche nuove proposte formali che tenessero conto sia dei fattori estetici sia degli aspetti utilitari.

La crescita economica accelerata del secondo dopoguerra pose il movimento a confronto con nuove sfide. Dal 1946 la vendita dei "talleri di cioccolato", iniziativa annuale concordata con la Lega sviz. per la protezione della natura, consentì di salvare molti monumenti artistici e naturali. Sul piano legislativo, dopo anni di sforzi, nel 1962 fu inserito per la prima volta nel testo costituzionale un richiamo alla protezione della natura e del paesaggio (art. 78 della nuova Costituzione fed.). Analoghi obiettivi di tutela del patrimonio nazionale sono perseguiti dai tre Inventari: Inventario degli insediamenti sviz. da proteggere (ISOS, dal 1973), Inventario fed. dei paesaggi, siti e monumenti naturali d'importanza nazionale (IFP, dal 1977), Inventario delle vie di comunicazione storiche della Svizzera (IVS, 1984-2003). Dal 1972 l'Heimatschutz assegna annualmente il premio Wakker a un com. sviz. che si è distinto in modo particolare nel campo della conservazione.


Bibliografia
– F. Walter, Les Suisses et l'environnement, 1990
– D. Le Dinh, Le Heimatschutz, une ligue pour la beauté, 1992
– C. Schläppi, «Anwalt des Lautlos-Selbstverständlichen», in Der kleine Bund, 28.6.1997
– R. de Miller, «Quelle histoire pleine de vitalité!», in Heimatschutz, 1998, n. 1, 12-18
– M. Bundi (a cura di), Erhalten und Gestalten: 100 Jahre Schweizer Heimatschutz, 2005
40 Wakkerpreise, 1972-2011, 2011
– S. Bundi Graubünden und der Heimatschutz, 2012

Autrice/Autore: Stefan Bachmann / vfe