Carnefice

Nel ME e nella prima epoca moderna il carnefice era chiamato anche giustiziere o boia. Mentre fino all'alto ME la pena era eseguita dall'accusatore, dal giudice o dall'Usciere, l'ufficio del carnefice venne regolato a partire dal XIII sec. dal Diritto civico. Con il passare del tempo, l'atto di condanna a morte venne slegato dalla presentazione di un'istanza e dalle disposizioni penali. L'esecuzione, inizialmente considerata come la continuazione di un atto giudiziario, venne così sempre più stigmatizzata, modificando la posizione sociale del carnefice, che nel tardo ME dovette svolgere altri compiti poco piacevoli e considerati tabù, fra cui la Tortura, lo scorticamento (recupero o eliminazione dei cadaveri degli animali), l'accalappiamento dei cani, l'inumazione dei cadaveri in occasioni speciali quali le esecuzioni capitali o i suicidi, la pulizia delle cloache e la vigilanza sui postriboli. Parallelamente il carnefice, la cui attività rientrava nella categoria dei Mestieri vili, acquisì, attraverso la tortura, conoscenze anatomiche e mediche. Nella credenza popolare il carnefice era considerato un esperto di magia, poiché aveva accesso a oggetti, a cui venivano attribuiti poteri difensivi contro le sventure (per esempio la corda del boia o le ossa dei malfattori). Benché godesse di una posizione economica migliore rispetto agli altri membri delle classi inferiori, il carnefice era escluso dalla vita sociale; a lui e ai suoi discendenti era permesso sposarsi solo con donne della loro stessa categoria, il che condusse alla nascita di vere e proprie dinastie di carnefici. Gli artigiani delle corporazioni non potevano bere o avere relazioni sociali con i carnefici, che del resto avevano un rigido codice morale da rispettare. In caso di esecuzioni capitali non riuscite, egli rischiava una pena da parte dell'autorità o, nel peggiore dei casi, veniva linciato direttamente dagli spettatori, come successe a Coira nel 1575. Con l'abolizione della Pena di morte nel corso del XIX e XX sec. sparì la figura del carnefice. Per l'esecuzione della penultima pena di morte civile in Svizzera (1939), si annunciarono volontariamente alle autorità 186 persone, 115 delle quali vennero intervistate dallo psichiatra Boris Pritzker. Dai colloqui, pubblicati nel 1993, emerge fra l'altro la persistenza della mentalità punitiva ereditata dal basso ME e dall'epoca moderna.


Bibliografia
– J. Gernhuber, «Strafvollzug und Unehrlichkeit», in ZRG GA, 74, 1957, 119-177
HRG, 2, 75-77
– AA. VV., «Richstätte und Wasenplatz in Emmenbrücke (16.-19. Jahrhundert)», in Schweizer Beiträge zur Kulturgeschichte und Archäologie des Mittelalters, 18 e 19, 1992 (con bibl.)
– B. Pritzker, Schweizer Scharfrichterkandidaten 1938/1939, a cura di M. Pritzker-Ehrlich, 19992

Autrice/Autore: Martin Illi / ddo