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Abitazione

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L'abitazione, intesa come la più piccola unità di Insediamento umano e come la più limitata porzione di ambiente circoscritta da un tetto e da pareti, soddisfa i bisogni fondamentali dell'uomo. Adempie funzioni di protezione, separazione, mediazione e offre le infrastrutture indispensabili (calore, acqua, luce) al soddisfacimento delle esigenze funzionali e sociali, private e pubbliche (cucinare, mangiare, dormire, lavorare, cura del corpo, vita di società, sfera privata, tempo libero, consumo). Le tipologie storiche dell'abitazione sono documentate nei vari musei sviz. ad essa dedicati, in particolare nel Museo sviz. all'aperto di Ballenberg. Nell'ottica qui adottata, che considera prevalentemente aspetti sociali e storico-culturali, l'attenzione è rivolta soprattutto ai modelli di abitazione, alla distinzione spaziale delle funzioni abitative e alla cultura materiale inerente all'abitare sviluppata dai diversi gruppi sociali. Gli aspetti architettonici, politici, giur. ed economici sono trattati più approfonditamente in altre voci ( Locazione, Case d'abitazione, Costruzione di alloggi).

1 - Dalla Preistoria all'epoca romana

La protezione di persone e cose dalle intemperie per mezzo di frangivento, capanne o tende risale a tempi molto remoti. In Svizzera le prime abitazioni documentate risalgono al Paleolitico; se le grotte erano preferite per il loro microclima un po' più mite, i cacciatori si accampavano anche sotto ripari rupestri (rocce aggettanti, nicchie) e in zone a margine di laghi o corsi d'acqua (Wildkirchli, Cotencher, Kesslerloch, Moosseedorf, Hauterive-Champréveyres). La tipologia delle zone d'insediamento non mutò nel Mesolitico. Poiché il nomadismo legato alla caccia e alla raccolta costringeva ad "arredare" gli alloggi temporanei con oggetti di facile trasporto quali velli ovini, borse, sacchetti e cesti di materiale deperibile, gli unici resti conservati di entrambi i periodi sono tutt'al più i focolari. La ripartizione dei reperti (attrezzi in selce, in osso e in corno) consente di individuare più zone d'attività nell'ambito di uno stesso sito (Mollendruz-Abri Freymond); luogo preferito di soggiorno e di lavoro era la zona del focolare.

Con il Neolitico l'uomo divenne stanziale: agli alloggi temporanei si sostituirono solide costruzioni abitative. Le fasce preferite per l'insediamento erano quelle rivierasche (Villaggi lacustri); altrove gli abitati risultano più rari. Le case - a pianta rettangolare, a pali e con pareti a graticcio coperte di argilla - avevano superfici ridotte (ca. 20-70 m2) e pavimenti in genere rialzati, rivestiti d'argilla; una particolarità del Ticino erano le costruzioni a pianta circolare (Bellinzona). Centro della casa era il focolare. Poiché probabilmente non vi erano finestre, di giorno la luce penetrava dalla piccola porta di accesso e da aperture di colmo; di notte le tenebre erano rischiarate, oltre che dal fuoco, da piccole lampade in argilla o in corno. Sappiamo che lo scarso arredamento comprendeva un telaio, recipienti per provviste e cesti, ma forse anche cassoni in legno.

Nell'età del Bronzo si viveva, oltre che negli stessi luoghi abitati nel Neolitico, in insediamenti d'altura fortificati (Wittnauer Horn). Nelle Alpi i commerci sui valichi e la presenza di materie prime si riflettono in siti importanti (Savognin, Montlingerberg). Le case - a pali (Pfostenbau), a ritti e panconi (Ständerbau) oppure a castello (Blockbau) - misuravano perlopiù ca. 4 x 6 m di superficie, ma alcune erano anche più piccole (2 x 2 m) o molto più grandi (5 x 20 m); l'angustia dello spazio disponibile era attenuata con l'inserimento di soppalchi. La parte esterna delle case serviva da ulteriore luogo di deposito e lavoro (Ürschhausen, com. Hüttwilen); spazio abitativo e officina si trovavano sotto lo stesso tetto. Attrezzi speciali attestano una lavorazione artigianale del legno di tipo evoluto; anche se gli oggetti prodotti si sono conservati solo di rado, è lecito supporre che l'arredamento comprendesse cassoni e manufatti analoghi. I vari livelli sociali individuabili nelle tombe non trovano riscontro nell'edilizia abitativa; fino ad oggi in territorio sviz. non sono venuti alla luce mobili particolari indicativi dello status superiore di un'élite ristretta, come sedie pieghevoli o letti. Le rare chiavi a gancio in bronzo rinvenute venivano usate per chiudere non tanto case comuni quanto strutture particolari come templi e locali per provviste.

Con il passaggio all'età del Ferro, i vecchi siti abitativi vennero abbandonati. In questo periodo sono attestate costruzioni a pali, ma anche a ritti e panconi, e a castello (25-100 m2) su terreni asciutti, nell'area alpina spesso con fondamenta in sasso (Briga). Singole case a fossa fungevano da edifici utilitari. Le provviste erano conservate in fosse e in magazzini rialzati dal suolo. Nel tardo La Tène la vita economica, politica e religiosa si concentrava negli Oppida, centri fortificati in cui è attestata la separazione spaziale fra officine specializzate e case d'abitazione.

Con l'annessione della Svizzera allo Stato romano si affermò un vistoso cambiamento delle forme abitative, cominciato però già nel tardo La Tène: a insediamenti piuttosto semplici, come il vicus di Vitudurum (Winterthur), si affiancarono centri urbani con infrastrutture ed edifici pubblici quali fori, templi, terme, teatri ecc. (Augusta Raurica). Qui le costruzioni, in legno o in sasso, erano a due piani: al piano inferiore vi erano un'officina, un magazzino o una bottega, a quello superiore semplici locali abitativi. L'élite indigena si ispirava allo sfarzoso stile di vita della nobiltà romana, con elegante dimora in città e tenute agricole in campagna (come le Villae romane di Orbe e Dietikon). La casa signorile in pietra, a più piani, aveva un tetto in laterizi, uno o più portici, finestre in vetro e grate in ferro battuto; per la prima volta i singoli locali erano adibiti a usi speciali (sala da pranzo, camera da letto, cucina). L'abitazione di prestigio comprendeva sia un bagno riscaldato sia ambienti di rappresentanza con mosaici, pitture murali e mobili decorati.

La continuità dei siti abitativi dalla tarda antichità all'alto ME ha trovato ripetute conferme (Lausen, Schleitheim ecc.). I coloni germ. abitavano in fattorie composte da un corpo principale più grande costruito a graticcio (50-200 m2, talvolta con suddivisioni interne) e da edifici annessi più piccoli, fra cui costruzioni a fossa utilizzate come locali di tessitura. Sono attestati anche edifici in sasso; nell'area alpina si sfruttavano come pareti i massi adatti. In Germania sono state rinvenute tombe con mobili artistici (letti, poggiapiedi, sgabelli, sedie, cassoni, candelabri); arredi simili sono ipotizzabili per l'élite anche in Svizzera.

Autrice/Autore: Gisela Nagy-Braun / vfe

2 - Medioevo e prima età moderna

L'abitazione di questo periodo è per tradizione oggetto di studio della storia dell'arte, disciplina interessata alla cultura materiale (mobili, stufe, utensili, decoro), in particolare a quella dei gruppi sociali abbienti (nobiltà, clero, ceto alto urbano). Più recentemente, grazie al perfezionamento e all'interdisciplinarità dei metodi di ricerca (fra cui la dendrocronologia), anche l'archeologia medievale, che si avvale dei risultati degli scavi e delle fonti storiche d'archivio, ha potuto ampliare considerevolmente le conoscenze sulle abitazioni cittadine e sui castelli; tali metodi hanno inoltre consentito di migliorare le conoscenze anche delle abitazioni rurali.

Per molti versi, l'evoluzione dell'abitazione è stata caratterizzata dall'adozione di modelli e forme distintivi dei ceti alti da parte degli strati sociali inferiori (un fenomeno che trova riscontro nel concetto di patrimonio culturale in via di estinzione e di sopravvento della cultura elitaria su quella popolare): la Casa borghese cittadina si ispira a Castelli e fortezze o alla dimora cittadina stabile dei nobili, la Casa rurale del contadino benestante alla tenuta patrizia. Verso la fine del XVIII sec. i membri dei patriziati cittadini sviz. fecero proprie, a distanza di pochi anni, le novità di Parigi, mentre i ricchi contadini vivevano in soggiorni barocchi. Nell'area alpina (ad esempio nell'ambito dell'economia pastorizia) perdurarono invece forme arcaiche di abitazione.

2.1 - Fine dell'alto e basso Medioevo

La casa d'abitazione occupava un ruolo di primaria importanza sia nella vita pubblica e privata, sia nel quadro del diritto (Diritto del padre di famiglia, Marchi domestici). Recava, tra l'altro, il cognome di coloro che la abitavano (castelli, denominazioni sotto forma di "Ca'" seguite dal cognome nelle regioni di lingua it. e rom.). Fulcro della pace domestica era il focolare, la cui estinzione significava la distruzione simbolica della casa. Esso equivaleva al Nucleo familiare e il suo proprietario al capofam., che nella maggior parte dei casi godeva a pieno titolo del diritto di cittadinanza o era membro della comunità di villaggio. Censimenti e tassazioni venivano effettuati dalle autorità in base ai fuochi (focolari) e non alle Famiglie. Quale signora del focolare, la donna occupava una posizione centrale in seno alla vita domestica (Lavori domestici). La casa veniva inaugurata con il banchetto della cosiddetta Husräuchi: il fumo segnalava all'esterno che la casa era abitata.

Nell'alto ME, le abitazioni rurali erano probabilmente costruzioni di legno a pali costituite da locali praticamente indivisi, situati a livello del suolo. Alle varie funzioni della vita rurale erano adibiti edifici di tipo diverso, tra cui le case infossate. L'evoluzione dell'abitazione medievale e dell'articolazione spaziale fu determinata anzitutto dalla necessità di riscaldare e di cucinare. Mentre nell'alto ME prevaleva il vano unico aperto fino al tetto con il focolare in posizione centrale, verso il XII-XIII sec. si affermò la tipologia della casa a tre locali (cucina, soggiorno e una o più camere), ben documentata in particolare nel cant. Svitto e rimasta pressoché invariata nelle case rurali fino al XIX-XX sec. Nelle regioni alpine, soprattutto negli insediamenti temporanei, restarono invece in uso le case a un vano unico, condiviso con il bestiame. Nelle zone centroalpine e sudalpine la divisione spaziale si articolò prevalentemente in senso verticale: sopra la cantina si trovava la cucina (abitabile), sormontata dalle camere, cui spesso si poteva accedere solo da scale esterne.

La disposizione verticale dei locali fu determinata, tra l'altro, dalle limitate superfici edificabili delle città medievali. Nel basso ME la maggior parte degli edifici in legno fu sostituita con manufatti in pietra, a cominciare dai nuclei di primaria importanza quali chiese, mercati e teste di ponti o, a Zurigo, dalle casetorri delle famiglie nobili (Rindermarkt/Neumarkt), fino ai quartieri borghesi (commercianti, artigiani). Le porte d'ingresso, configurate in forma di portali ad arco, davano accesso alla "cantina", il locale rurale situato al pianterreno o seminterrato; le scale esterne nel cortile, più tardi sostituite da corpi scala interni, conducevano ai piani superiori. Il primo piano (Stube, salone, piano nobile) era dotato, secondo il grado sociale e l'agiatezza, di pavimenti, pareti, soffitti, porte e finestre particolarmente fastosi. Nel XIII-XIV sec. i fronti delle case furono uniti a formare cortine stradali chiuse. Nello stesso periodo entrarono in uso i gabinetti esterni con scarico in una stretta fogna, allestiti in sporti orientati sul cortile (Servizi igienici), che soppiantarono la fossa. I tetti di scandole vennero sostituiti da coperture con tegole di argilla, che garantivano una migliore protezione dal fuoco.

La trasformazione più radicale dell'abitazione medievale derivò dall'introduzione della Stufa. La separazione del focolare (cucina, pasti quotidiani) dalla Stube (soggiorno, pranzi festivi) comportò la doppia utilizzazione della stufa per cucinare e per riscaldare. L'impiego della medesima canna fumaria indusse a integrare la stufa nella parete divisoria che separava la cucina, sede del focolare, dal soggiorno riscaldato. La nozione di Stube (ted.) o stüva (rom.) trova un significativo riscontro nel corrispettivo termine franc. poêle, che indica sia la stufa sia il locale da essa riscaldato. In it., per contro, il termine "stufa" definisce soltanto l'apparecchio usato per riscaldare e cucinare; il concetto dell'annessa stanza di soggiorno è presente nella sua forma dialettale (stüa), utilizzata spec. nelle valli superiori del Ticino. La Stube, o soggiorno, era il luogo della convivialità e di rappresentanza, dove ci si tratteneva soprattutto nel tempo libero, in occasione di conviti festivi e di pranzi fam. oppure per svolgere occupazioni poco impegnative (veglie). In corrispondenza al suo grado di importanza, la Stube era orientata a sud o verso la strada. Era dotata di un pavimento ricoperto di malta, rivestito di legno o piastrellato, di un soffitto e di serramenti in legno. Le finestre potevano essere chiuse con vari tipi di imposte, e la luce era filtrata da un panno intriso di olio (Flamen) o da una pergamena, collocati in telai mobili. Le finestre con vetri a noduli o a rombi furono introdotte nel XIII sec., ma si imposero soltanto verso la fine del ME. Inizialmente, soltanto il ceto alto nobile poteva permettersi una Stube privata, riccamente arredata; fu forse anche per questo motivo che gruppi di cittadini allestirono sale di ritrovo di uso comune: le cosiddette Stuben delle corporazioni e delle ass., che in alcuni casi divennero i primi nuclei dell'emancipazione corporativa e cittadina. Attive in ambiti diversi rispetto a quelli degli uomini, le donne non furono partecipi di questa evoluzione. Al di fuori del nucleo fam. esse si incontravano soprattutto presso i forni e le lavanderie com. Nella Svizzera franc. il poêle communal precedette il Palazzo comunale. Poiché nella Svizzera it. la vita pubblica si svolgeva invece prevalentemente all'aperto o sotto i portici, non vi furono sviluppi in questo senso.

In generale, nella vita domestica rurale e artigianale-commerciale del ME - di regola organizzata in un'azienda fam. costituita dal nucleo fam., dalla servitù e dai garzoni - produzione e consumo, abitazione e lavoro formavano un'unità (Comunità domestica). La compresenza di varie persone sotto un unico tetto fu di stimolo alla separazione delle funzioni e degli spazi abitativi (cucina-soggiorno, vita intima, lavoro). Nell'ambito della differenziazione dello spazio domestico, la Stube riscaldata, che in origine veniva utilizzata anche come camera comune e talvolta conteneva il letto dei padroni di casa, venne suddivisa dando origine alla camera da letto padronale separata e più intima. Nei gruppi sociali benestanti fu introdotta inoltre la camera delle signore, anch'essa riscaldata (in ted. Kemenate, da Kamin = camino). I restanti membri della comunità domestica dormivano in stanze situate a un piano superiore, nel migliore dei casi riscaldate in maniera indiretta. I giacigli erano costituiti da intelaiature molleggiate con verghe o cinghie, collocate su sacconi ripieni di foglie, paglia o lana; oltre alle lenzuola erano in uso pellicce o coperte. I letti erano spesso occupati da più persone contemporaneamente, e per un ospite era un particolare onore poter condividere il letto con il padrone di casa. Già in epoca gotica i letti dei ceti superiori furono corredati di un baldacchino, atto a proteggere i dormienti dagli insetti. Per cucinare venivano utilizzate delle pignatte di ceramica o bronzo che, disposte su un treppiede, erano collocate direttamente sul fuoco oppure appese all'apposito gancio del camino o a un dispositivo a forma di forca. L'accensione del fuoco per mezzo di scintille ottenute con la pietra focaia e l'acciarino, estremamente lunga e difficoltosa, induceva a tenerlo vivo il più a lungo possibile. Spesso il fumo e il calore secco del fuoco venivano sfruttati per l'affumicatura a scopo di conservazione e per l'essiccazione degli alimenti; queste tecniche si sono conservate fino in epoca moderna spec. nell'Altopiano centrale.

Le infrastrutture dell'abitazione medievale erano consone all'alto grado di mobilità della società dell'epoca. Nelle regioni rurali le costruzioni in legno adibite all'abitazione e all'attività lavorativa erano parte integrante dei beni mobili dei contadini. Quando si procedeva al trasferimento di domicilio esse venivano smontate, trasportate nel nuovo luogo di residenza e ricomposte. Poiché l'esercizio della signoria richiedeva frequenti spostamenti, che implicavano il trasporto della maggior parte delle suppellettili domestiche, anche il mobilio dei nobili faceva parte dell'arredo mobile (tavoli e sedie pieghevoli, cassoni). Dopo il consumo dei pasti la tavola veniva letteralmente smontata e portata via. I cassoni, utilizzati per il trasporto di indumenti e di beni preziosi, erano protetti da una o più serrature dotate di bandelle di ferro. Non trasportabili erano invece le panche innestate alla parete, le cassapanche e le intelaiature dei letti.

I mobili, le stufe, il vasellame, gli utensili così come le pareti, le porte e le finestre delle sale di rappresentanza erano intesi come segni distintivi del grado sociale e dell'agiatezza degli ab. Nel tardo ME molti membri del ceto alto fecero intagliare il loro mobilio, con particolare attenzione alle parti strutturali nella Svizzera orientale e alle parti di riempimento nella Svizzera occidentale. Chi poteva permetterselo, ornava le pareti con pelli e arazzi o le faceva decorare con affreschi o pitture parietali illusionistiche rappresentanti finte murature, come attestano gli esempi conservati nella casa Schönes Haus di Basilea (ultimo terzo del XIII sec.) o nelle dimore zurighesi Zum Langen Keller (1300 ca.), Zum Loch (1306) e Zum Kleinen Regenbogen (1330 ca.). I più antichi rivestimenti in tavole di legno risalgono al tardo ME. Portali e finestre erano incorniciati da ornamenti plastici. Nel tardo ME il vasellame e gli utensili domestici, tra cui bicchieri, ciotole e calici di varia foggia decorati a smalto e lavorati a sbalzo, accanto a bottiglie di vetro, in origine beni di lusso degli ambienti legati alle corti, trovarono larga diffusione anche presso i ceti borghesi-artigiani. Gli strumenti e il vasellame di legno (abete rosso, acero, faggio, tasso, ciliegio), torniti, dogati e intagliati, presentano invece una considerevole coerenza formale e pochi caratteri vincolati a una particolare epoca, a una regione o a un determinato ceto. A partire dal XIII sec. spec. nei recipienti di ceramica eseguiti al tornio è ravvisabile una varietà formale sempre maggiore. Trovarono inoltre ampia diffusione le stoviglie, spesso invetriate su uno o entrambi i lati, e le lampade a forma di ciotola in ceramica. Presso il ceto alto entrarono progressivamente in uso le brocche zoomorfe per lavarsi le mani: le cosiddette acquamanili, corredate da un apposito bacile di raccolta.

Autrice/Autore: Peter F. Kopp, Alfred Zangger / mdi

2.2 - Prima età moderna

Nella prima età moderna la differenziazione degli spazi domestici si sviluppò ulteriormente, spec. nelle dimore del ceto alto, grazie all'introduzione di nuovi locali, tra cui l'anticamera, lo studio, la biblioteca, la stanza da bagno e lo spogliatoio, le camere degli ospiti, e soprattutto i Salotti, che nel XVIII sec. divennero centro della vita sociale colta. La tendenza alla divisione spaziale si impose anche nelle dimore borghesi e nelle case d'abitazione dei contadini abbienti (corredate ad esempio di camere per la servitù). Le case degli strati contadini più bassi, per contro, restarono perlopiù improntate alla semplice tipologia primaria del basso ME. Nelle regioni rurali protoindustriali le case assunsero una forma edilizia peculiare che riuniva in un complesso unitario abitazione e spazi adibiti al Lavoro a domicilio: nell'Oberland zurighese si imposero le case a schiera costituite dall'aggregazione di varie parti destinate all'abitazione, all'attività lavorativa e al ricovero del bestiame minuto (Flarz), nel Giura la casa-atelier e nelle Prealpi della Svizzera orientale la casa con uno scantinato per il telaio.

Le esigenze di arredo del ceto alto aumentarono progressivamente. L'armadio a muro, ispirato a quello da sacrestia, divenne il nuovo mobile di custodia. Il letto a baldacchino fu sostituito dall'alcova, chiusa in parte o completamente; il materasso di crini divenne l'imbottitura preferita. Nelle aree residenziali rurali la carenza di spazio portò all'introduzione dell'armadio-letto, attestato a partire dal XVIII sec. I mobili si fecero più massicci, più sontuosi e sempre più numerosi. Il ceto borghese adottò le poltrone, i sedili a braccioli e i divani imbottiti; i tavoli e gli armadi furono spesso decorati con intarsi. Persino i pavimenti vennero valorizzati da parquet con intarsi in legni pregiati. Per servire e conservare le stoviglie entrò in uso la credenza, spesso munita di un supporto per la brocca e incassata nel rivestimento in legno della sala. Le pareti furono rivestite con tappezzerie di cuoio, più tardi di stoffa o carta oppure affrescate con soggetti paesaggistici. Molto diffusi erano inoltre i tappeti e gli arazzi, le tovaglie di lino, le federe e i copriletto ricamati, spesso realizzati con grande maestria dalle donne nubili della fam. Nel XVI e XVII sec. si affermarono i soffitti in legno ornati con decorazioni in grisaille tra le travi. I rivestimenti lignei delle pareti, strutturati da motivi architettonici, trovavano corrispondenza nei soffitti a cassettoni. Nel XVIII sec. entrarono in voga i soffitti di gesso decorati a stucchi. Le pareti bianche e le tinte chiare godettero, in generale, di larga diffusione; il gusto dell'epoca, influenzato dal modello franc., prediligeva i mobili leggeri ed eleganti. Le finestre furono dotate di vetri e incorniciate da tende, drappeggi e lambrecchini corredati di cordoni e nappe. Le pareti non erano ornate soltanto con quadri, ma anche con specchi. A partire dal XVI sec. le piastrelle di rivestimento delle stufe furono spesso dipinte. Winterthur e Steckborn, tra i principali centri di fabbricazione di fastose stufe di maiolica, rifornivano tutta la Svizzera ted. e i Paesi limitrofi. Alla stufa principale ne era sovente collegata un'altra, la cosiddetta (Holzspar-)Kunst, dotata di una panca riscaldata, che consentiva dunque di risparmiare legna. Nella Svizzera occidentale venivano fabbricate anche stufe in mattonelle di arenaria e nelle regioni alpine di pietra ollare. In cucina, l'unica innovazione sostanziale della prima età moderna fu l'introduzione della cucina economica, derivata dal rivestimento totale del focolare, che consentì l'uso di pentolame più leggero. L'arredamento della cucina riprese, in forma più semplice, i mobili della Stube: seggiole e sgabelli, tavolo e credenza. Nella casa signorile la servitù mangiava in cucina. L'acqua per gli usi domestici doveva essere attinta all'aperto.

Una delle più antiche case d'abitazione in legno conosciute, la Bethlehem Haus di Svitto, il cui nucleo risale al 1287, documenta in maniera esemplare le accresciute esigenze abitative del ceto alto e la diffusione di certi usi, inizialmente propri della classe agiata, nel ceto medio e infine basso. In origine, la cucina priva di camino, situata nella parte posteriore della casa, era aperta fino al tetto. Dalla cucina si accedeva al soggiorno, orientato sulla strada, e mediante una rudimentale doppia scala alle camere collocate al piano superiore. Nel 1544 il pianterreno fu sottomurato mediante un tavolato e rialzato per ottenere nello scantinato una sala adibita alle feste; anche la stanza di rappresentanza (Stube) fu corredata di un arredamento adeguato. Nel 1609 Ital von Reding, nato nella casa nel 1573, costruì nel medesimo sito la sontuosa casa Ital Reding, simile a un castello. Nel XVIII sec. furono incorporati nella casa vecchia due appartamenti, in affitto a una pigione sempre più modesta fino alla destinazione museale decretata alla fine degli anni '80.

Autrice/Autore: Peter F. Kopp, Alfred Zangger / mdi

3 - XIX e XX secolo

3.1 - Offerta e domanda

Nel corso del XIX e del XX sec. la crescita demografica, le migrazioni e l'urbanizzazione crearono nuovi presupposti per lo sviluppo dell'abitazione. Intorno al 1800 soltanto il 3,8% della pop. sviz. risiedeva in com. con più di 5000 ab.; nel 1990 la percentuale è salita al 59%. L'Urbanizzazione della Svizzera, un Paese fino ad allora prevalentemente rurale, avvenne secondo le oscillazioni della congiuntura, in modo particolarmente rapido nei decenni successivi al 1860, al 1890 e al 1950. La crescita delle città fu determinata in massima parte dalle immigrazioni.

La più alta richiesta di nuovi alloggi si manifestò nelle città e negli agglomerati industriali in espansione. Nel 1830 prese avvio la produzione in forma di prefabbricati di appartamenti e case d'affitto per un mercato anonimo, favorita da un lato dalla liberalizzazione del diritto fondiario e delle attività lucrative indipendenti, dall'altro dalla domanda di alloggi legata alla crescita urbana. Nel XIX sec. i principali propugnatori dell'edilizia abitativa furono i costruttori edili di piccole industrie. Dal 1870 ca. si imposero soc. immobiliari e imprese di costruzioni finanziariamente solide e in parte attive a livello intern. (quartiere di Gundeldingen, Basilea, 1872; quartiere di Kirchenfeld, Berna, 1883), che operavano su grande scala rendendo accessibili e lottizzando i terreni fabbricabili e costruendo su di essi. Simili operazioni furono peraltro denunciate dall'opinione pubblica, che già verso la fine del sec. ne condannò gli intenti speculativi. Nel XX sec. gli investitori istituzionali e l'edilizia di utilità pubblica conseguirono maggior peso rispetto agli investitori privati. Un redditizio mercato ipotecario finalizzato al finanziamento dell'edilizia abitativa si formò solo verso la fine del XIX sec.

Nella seconda metà del XIX sec., nelle maggiori città la netta delimitazione e separazione dei quartieri in base alle differenze sociali comportò una riorganizzazione della Morfologia sociale. I ceti alti cercarono ambienti tranquilli e protetti nei quartieri suburbani edificati a ville. Gli immigrati provenienti dalla campagna, sempre più numerosi, si insediarono nelle vecchie case del nucleo cittadino, che vennero suddivise, dotate di piani sopraelevati e affittate fino all'ultimo locale. Gli strati sociali inferiori, vincolati ad alloggi situati in posizione centrale, si videro costretti a prendere in affitto appartamenti male illuminati e insufficientemente aerati a pigioni eccessive che, calcolate al metro cubo, superavano gli affitti degli ampi appartamenti "privilegiati", obbligandoli ad accogliere subaffittuari e locatari di un posto letto (Pensionanti). Fuori dai centri storici, nelle periferie in espansione e negli agglomerati industrializzati delle campagne, le condizioni abitative non erano molto migliori. Tra gli stabili rurali adibiti a nuova destinazione sorsero case d'affitto e modeste pensioni senza acqua corrente né fognature, densamente occupate da una pop. particolarmente esposta al tifo e al colera.

Fin dal 1860, spec. però dopo il 1900, simili condizioni diedero adito a pubbliche rimostranze. L'entità della miseria fu resa manifesta, tra l'altro, dalla clamorosa indagine sulla situazione abitativa condotta nel 1899 a Basilea da Karl Bücher e comprovata da analoghe disamine svolte a partire dal 1890 a Losanna, Berna, Zurigo e Lucerna. La politica dell'alloggio, intesa quale critica al mercato immobiliare e come pratica educatrice in materia di condizioni abitative, divenne una tematica di rilievo promossa e dibattuta dalle cerchie filantropiche, dai politici di orientamento sociale, dalle associazioni di Inquilini e Federazioni dei proprietari di immobili create intorno al 1890. L'appello alle autorità pubbliche si unì alla speranza di vedere i "casermoni" soppiantati dall'idealizzata casa unifam.

Il mercato immobiliare fu soggetto a forti oscillazioni: nel 1874-76, all'apogeo di una fase di alta congiuntura, le città di Zurigo e Berna lamentarono numerose fam. senzatetto che cercavano rifugio in fienili, stalle, solai e sotto i ponti. La successiva recessione causò un'eccedenza dell'offerta e un crollo nella costruzione di nuovi alloggi. Simili sbalzi si verificarono anche nel XX sec.: durante gli anni 1917-23 e 1942-48 le difficoltà dovute all'economia di guerra provocarono un'estrema carenza di alloggi e un elevato numero di senzatetto. Tra il 1942 e il 1992 l'offerta non superò mai la domanda e non si creò una riserva di alloggi sfitti, volta a regolare il mercato. Il 1.6.2000 la percentuale di appartamenti sfitti in tutta la Svizzera era dell'1,49%. Nel 1972 il Consiglio fed. emanò un decreto con prescrizioni contro gli abusi in materia di locazione, volto a proteggere i locatari, integrato nel Codice delle obbligazioni nel 1990.

Autrice/Autore: Daniel Kurz

3.2 - Principi informatori

All'inizio del XIX sec. la società borghese sviluppò alcuni principi informatori decisivi per la successiva evoluzione dell'abitazione. In questo senso svolse un ruolo determinante il concetto di Sfera privata, fondato su principi di libertà e proprietà di stampo liberale. Ad esso era strettamente connesso il nascente dualismo tra il mondo legato all'attività lucrativa dell'uomo, dominato da conflitti e competitività, e l'ambiente protetto della fam., caratterizzato da una connotazione femminile e idealmente riservato all'armonia e all'ozio. La separazione del luogo di lavoro dall'abitazione si impose sempre più radicalmente. Nelle periferie urbane la produzione casalinga (orto, allevamento di bestiame minuto e di pollame, costituzione di scorte) subì una netta regressione. L'accentuazione della sfera privata borghese rafforzò l'idea di abitazione come unità architettonica autonoma e portò alla progressiva esclusione dei garzoni, del personale di servizio e dei subaffittuari dalla tavola dei padroni di casa, quindi dall'ambiente domestico fam. La Stube, un tempo multifunzionale, diventò salotto o soggiorno con funzione di rappresentanza e luogo riservato all'ozio. L'abitazione diventò un ambito personale, contrapposto per definizione all'attività lavorativa. Pertanto, il lavoro domestico perse la sua valenza di fattore economico.

La filosofia borghese dell'abitazione trovò un'espressione funzionale nel mobilio in stile Biedermeier, che comprendeva un canone completo di arredamento. I simboli peculiari del nuovo concetto di agiatezza erano i sedili imbottiti e il divano - al posto delle panche in legno -, le tende davanti alle finestre e sempre più spesso i quadri (litografie) alle pareti. Fino alla fine del XIX sec. il possesso di tali oggetti d'arredo segnò una chiara linea di demarcazione tra il ceto medio e la classe operaia. A partire dalla fine del XIX sec. le esigenze di rappresentanza indussero gli impiegati e i funzionari con ambizioni sociali a destinare all'affitto e all'abitazione una percentuale del reddito maggiore rispetto agli altri gruppi sociali. Dopo il 1870, l'imitazione dell'abitazione borghese da parte del ceto medio spinse l'alta borghesia a sviluppare un tipo di arredamento formalmente sovraccarico: i soggiorni oscurati delle dimore signorili furono riempiti con poltrone, drappeggi, ninnoli e stampe d'arte a mo' di trofei di una vita colta e cosmopolita. Dopo la svolta del sec. tale propensione venne contestata dal movimento per la vita sana, che sottolineò la necessità di luce e aria da un lato, di sobrietà e riduzione formale dall'altro. Lo Schweizerischer Werkbund/L'Oeuvre, dal canto suo, propugnò una nuova estetica conforme alla produzione industriale di massa e improntata a forme semplici e chiare. Intorno al 1930, sotto l'influenza del Bauhaus, questa nuova tendenza si impose come nuovo gusto delle élite.

Fin dopo la prima guerra mondiale una delle tipiche esigenze di rappresentanza del ceto medio fu la presenza di una donna di servizio. La sempre maggiore difficoltà di reperimento di personale volonteroso e a basso costo - la cosiddetta carenza di domestici - suscitò lagnanze da parte privata, sollecitò l'intervento pubblico e favorì, in misura minore, un miglioramento delle condizioni di lavoro (le pensioni per le donne di servizio e gli uffici com. di collocamento vennero introdotti prima del 1900, i contratti normali di lavoro nel 1920). Soltanto dopo il secondo conflitto mondiale allo status symbol della domestica si sostituirono i moderni Elettrodomestici.

Autrice/Autore: Daniel Kurz

3.3 - Igiene e impianti tecnici

La seconda metà del XIX sec. fu segnata dalla paura delle epidemie (colera, tifo) che sporadicamente colpivano le città. La nuova scienza dell'Igiene determinò la fobia dei cattivi odori, della polvere, dei germi dannosi e avviò una campagna secolare contro la sporcizia casalinga. L'Approvvigionamento idrico e la canalizzazione (Acque di scarico) migliorarono a partire dal 1860 le condizioni sanitarie delle città. L'introduzione di water inodori consentì di trasferire i gabinetti esterni, situati nei cortili o nei ballatoi, all'interno delle case (scale) e più tardi negli appartamenti. Le stanze da bagno, per contro, rimasero un lusso esclusivo fino al 1900 ca. ed entrarono nell'uso comune soltanto dopo il 1920, al pari del Riscaldamento centralizzato e degli apparecchi ad acqua calda.

La Cucina, fino allora sede principale dell'attività domestica, venne in parte esautorata delle proprie funzioni: con il sorgere dell'industria alimentare perse la sua importanza di luogo di produzione casalinga. Dal 1870 ca. l'illuminazione a gas e la disponibilità di acqua corrente facilitarono il lavoro domestico; la cucina a gas, introdotta fra il 1880 e il 1914 in sostituzione del focolare a legna, accelerò e rese più efficiente la cottura dei cibi. L'abolizione del focolare, tuttavia, privò la cucina della tradizionale prerogativa di ambiente caldo e fulcro della vita domestica. Nella pianta dei nuovi appartamenti essa venne relegata in uno spazio sempre più marginale, di regola esposto a nord.

Il nuovo standard dell'abitazione borghese rimase precluso alla maggior parte della pop. Nelle regioni tradizionalmente dominate dal lavoro a domicilio (Giura, Svizzera orientale), che coinvolgeva l'intera fam. nell'attività lucrativa svolta in casa, l'ambiente domestico restò caratterizzato per buona parte del XX sec. dai tavoli da lavoro, dai telai e dalle macchine da cucire. Nelle regioni rurali l'influenza moderna rimase limitata a lungo all'adozione del divano, inteso quale status symbol; le innovazioni tecniche quali l'acqua corrente, il gas e l'elettrificazione giunsero con alcuni decenni di ritardo.

Autrice/Autore: Daniel Kurz

3.4 - Sviluppi del dopoguerra

Dopo la seconda guerra mondiale i principi informatori della Pianificazione del territorio e l'accresciuta mobilità portarono a una maggiore divisione funzionale del territorio. I piani regolatori, imperniati sulla creazione di quartieri esclusivamente residenziali, isolarono l'azione dei fattori inquinanti delle industrie, ma comportarono un aumento dell'inquinamento ambientale causato dal traffico stradale e impoverirono le zone attorno ai centri abitati. Dal 1970 le grandi edificazioni residenziali con grattacieli diventarono oggetto di aspre critiche. Dal 1980, per contro, l'incremento della motorizzazione ha portato all'urbanizzazione delle periferie pregiudicando il paesaggio di quasi tutte le regioni del Paese con insediamenti disordinati e funzionalmente squilibrati (Agglomerato urbano). Tra il 1980 e il 1990 il numero delle case unifam. è aumentato del 35%. Nelle regioni rurali il progressivo aumento della distanza tra l'abitazione, il posto di lavoro, la zona commerciale e le infrastrutture sociali ha reso inevitabile l'impiego dell'automobile.

A partire dal 1960 le aspettative nei confronti dello spazio domestico hanno risentito delle mutate condizioni di vita: la composizione dei nuclei fam. si è fatta più variata e la classica fam. autosufficiente è divenuta più rara. Nel 1960 la città di Zurigo ha registrato il 19% di alloggi occupati da persone sole, nel 1990 il 50,3%; a livello sviz. il tradizionale nucleo fam. "normale" risultava chiaramente minoritario (31,2%). Nell'ambito dei nuovi insediamenti abitativi, le conseguenze della tendenza all'individualizzazione (solitudine, anonimato) hanno indotto allo sviluppo di forme abitative comunitarie e di possibilità di incontro.

Parallelamente alla riduzione dei nuclei fam. è aumentata l'ampiezza degli appartamenti: la percentuale di alloggi che misuravano oltre 120 m2 era del 17,8% fra quelli costruiti prima del 1980, del 32,7% fra quelli edificati tra il 1981 e il 1990. In corrispondenza a tale incremento, è aumentata anche la superficie abitabile per persona: nel 1990 era di 39 m2, superando del 14% la media dell'Europa occidentale. Occorre peraltro tenere conto delle differenze sociali: nella città di Zurigo le cifre oscillavano tra un minimo di 29,2 m2 (Saatlen, quartiere operaio) e un massimo di 55,8 m2 (Fluntern, quartiere edificato a ville), con un valore medio di 37,2 m2. La superficie abitabile è inoltre strettamente vincolata al ciclo di vita: le persone anziane e le coppie senza figli dispongono di uno spazio abitabile nettamente superiore alla media.

Anche l'arredamento ha subito varie trasformazioni. Il "corredo" che un tempo doveva servire ad almeno una generazione è stato sostituito da un arredo che viene rinnovato di frequente, secondo il mutamento dei bisogni e delle mode. Il "salotto buono" si è trasformato in soggiorno: al nucleo costituito da una lampada, da un tavolo e da alcune sedie è subentrato il televisore, divenuto elemento determinante della sala e della comunicazione. Sempre più disinvolta è inoltre l'utilizzazione dello spazio esterno (balcone, giardino, spazio per grigliate) come ambiente domestico supplementare.

Autrice/Autore: Daniel Kurz / mdi

Riferimenti bibliografici

Archivi
– BHM
– MNS
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