• <b>Mendicità</b><br>Il sovrintendente alla mendicità (<I>Bettelvogt</I>) della città di Berna; illustrazione tratta dal <I>Livre des Chefs d'Œuvre de la Maistrise des Tailleurs de Berne, 1730</I> di  Salomon Erb (Bernisches Historisches Museum) © Foto Stefan Rebsamen. Dal XVI secolo fino alla fine dell'<I>ancien régime</I> le città designarono un responsabile incaricato di reprimere l'accattonaggio.

Mendicità

Fino alla fine del XIX sec. la mendicità fu un fenomeno sociale ampiamente diffuso, combattuto nel corso dei sec. attraverso diversi provvedimenti. Nel ME la mendicità aveva ancora una valenza positiva, legata alla dottrina della carità: attraverso l'elargizione di elemosine, il cristiano benestante sperava di comprarsi la salvezza dell'anima. Con le epidemie di peste del XIV e XV sec. e le ripercussioni socioeconomiche che ne derivarono (Crisi del tardo Medioevo), l'atteggiamento mutò e all'amore disinteressato verso il prossimo si sostituì una differenziazione in indigenti onesti, lavoratori, malati o invalidi, e quindi degni della carità, e in mendicanti imbroglioni, sani e pigri, e perciò indegni di ricevere un sostegno (Povertà). Questa opposizione emerge tra l'altro dalla corrispondenza ufficiale (ad esempio in una lettera del 1410 delle autorità di Basilea a quelle di Berna); la mendicità veniva accostata alla sfera della Criminalità. A questa visione riduttiva contribuì anche il nuovo valore attribuito al Lavoro nel dibattito teol. del XIII-XV sec. sull'ideale di povertà e sulle pratiche svolte dagli Ordini mendicanti e da Beghine e begardi (in particolare da Johannes Mulberg a Basilea e Felix Hemmerli a Zurigo). I poveri, spinti alla mobilità dalla crisi economica, suscitavano sentimenti di paura e rifiuto nella pop. residente. Nei cant. sviz. le ordinanze giur. contro la mendicità furono introdotte già nel XIV sec. e si moltiplicarono in quello successivo. I provvedimenti, inseriti in un processo di Disciplinamento sociale di lungo periodo, in un primo tempo furono indirizzati soprattutto contro le persone nullafacenti sane e abili al lavoro e contro gli stranieri (per esempio a Zurigo nel 1343; a Berna nel 1408 e a Basilea nel 1429). Nel 1474 la Dieta fed. promulgò il primo decreto di espulsione dei mendicanti stranieri dai territori della Conf., cui seguirono dopo breve tempo numerose altre deliberazioni.

Solo all'epoca della Riforma, nel quadro della municipalizzazione e burocratizzazione dell'assistenza ai poveri (Assistenza pubblica), furono emanati i primi divieti generalizzati di accattonaggio. Alla discriminazione sociale sovente faceva riscontro un'emarginazione geografica. Il sobborgo Kratz a Zurigo e il Kohlenberg a Basilea erano noti come quartieri di mendicanti. Quest'ultimo in particolare esercitava una forte attrattiva su questuanti provenienti da tutta la Conf. e dai Paesi vicini, e disponeva addirittura di una propria giurisdizione, il cosiddetto tribunale dei mendicanti. La sua abrogazione da parte delle autorità basilesi nel 1527 si inscrive nel contesto di un generale irrigidimento delle norme relative alla mendicità, che prese avvio nella Conf. all'inizio del XVI sec. Venne quindi emanata tutta una serie di ordinanze cant. volte a riformare l'assistenza pubblica e a espellere i mendicanti stranieri: un decreto della Dieta fed. del 1551 subordinò l'assistenza pubblica al principio del luogo di origine. Entrata in vigore nel 1571, questa disposizione fu adottata dai singoli cant. nelle loro legislazioni (ad esempio da Berna nel 1571, da Soletta nel 1573 e da Zurigo nel 1579). L'esecuzione doveva essere garantita da organi di polizia appositamente creati e da misure coordinate a livello intercant.: nelle città i cosiddetti sovrintendenti alla mendicità (Bettelvögte) erano incaricati di far rispettare i divieti di accattonaggio, mentre nelle campagne il fenomeno veniva combattuto con cacce ai mendicanti. Le persone catturate venivano ricondotte con appositi trasporti nei com. di origine o in ist. centralizzati di Lavori forzati, gli stranieri venivano bollati a fuoco ed espulsi dal Paese. I recidivi erano passibili di dure condanne corporali o della deportazione su galere spagnole e franc. La lotta alla mendicità fondata sul principio del luogo di origine fallì a causa dell'elevato numero di mendicanti Senza patria e della precaria situazione economica di numerosi com.

<b>Mendicità</b><br>Il sovrintendente alla mendicità (<I>Bettelvogt</I>) della città di Berna; illustrazione tratta dal <I>Livre des Chefs d'Œuvre de la Maistrise des Tailleurs de Berne, 1730</I> di  Salomon Erb (Bernisches Historisches Museum) © Foto Stefan Rebsamen.<BR/>Dal XVI secolo fino alla fine dell'<I>ancien régime</I> le città designarono un responsabile incaricato di reprimere l'accattonaggio.<BR/>
Il sovrintendente alla mendicità (Bettelvogt) della città di Berna; illustrazione tratta dal Livre des Chefs d'Œuvre de la Maistrise des Tailleurs de Berne, 1730 di Salomon Erb (Bernisches Historisches Museum) © Foto Stefan Rebsamen.
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Non è possibile definire la portata del fenomeno con cifre attendibili. Aumenti del numero di mendicanti si riscontrano in particolare durante gli anni di guerra e di crisi alimentare (Crisi demografiche). Nel XVIII sec. l'affermarsi della concenzione del lavoro come dovere portò a considerare il problema dei mendicanti in chiave pedagogica. La pigrizia di cui erano tacciati era considerata una forma di disobbedienza verso Dio e le autorità. Solo dalla metà del XIX sec. le cause della povertà furono individuate nei salari insufficienti e nella disoccupazione strutturale (Pauperismo). Fino a quel momento le persone costrette a elemosinare per sopravvivere erano state sottoposte a misure repressive estremamente severe. Con il consolidamento del moderno Stato sociale, la mendicità scomparve dalla vita pubblica. Soltanto negli anni 1990-2000 le situazioni di degrado e miseria provocate dall'uso di stupefacenti e l'aumento dei senzatetto in alcune città sviz. hanno suscitato richieste isolate in favore del ripristino del divieto di accattonaggio.


Bibliografia
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– A.-L. Head, B. Schnegg (a cura di), Armut in der Schweiz (17.-20. Jahrhundert), 1989
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– M. Dubini, «Povertà e assistenza», in Storia della Svizzera italiana dal Cinquecento al Settecento, a cura di R. Ceschi, 2000, 429-444
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– A. Schnyder, «Landstreicherinnen und Landstreicher, Bettlerinnen und Bettler im alten Basel», in Recht und Unrecht im Kanton Basel- Landschaft, 2005, 57-68

Autrice/Autore: Erika Flückiger / cmu