23/07/2015 | segnalazione | PDF | stampare | 

Imprese

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da immagini. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

Le imprese sono entità economico-giur. durevoli, che aspirano a realizzare profitti tramite la produzione di merci o la fornitura di servizi. Mentre nel linguaggio corrente non vi è una distinzione netta tra i termini "impresa" e "azienda", le statistiche sviz. considerano aziende i luoghi dove vengono prodotti, riparati o distribuiti beni tramite l'impiego di mezzi di produzione (materie prime e ausiliarie, manodopera) o forniti servizi, e le imprese come entità giur. composte da una o più aziende (o anche da nessuna, come nel caso delle holding), che possono appartenere anche a settori economici differenti. Negli anni 1970-80 nella nomenclatura statistica il termine "azienda" è stato sostituito da quelli di "stabilimento" o "unità locale", più precisi. Di regola essi indicano un edificio, un terreno o un altro ambito spaziale delimitato.

L'impresa è strettamente legata alla figura dell'imprenditore, che ne è il pianificatore, il fondatore e il gestore. Tra i suoi compiti figurano l'invenzione, il miglioramento, la fabbricazione e la distribuzione di prodotti, l'introduzione e il perfezionamento di nuove tecnologie e forme di organizzazione interna nonché il reclutamento e la gestione della manodopera.

Mentre fino al XIX sec. la figura del proprietario e quella dell'imprenditore spesso coincidevano, nel XX sec. furono i dirigenti ingaggiati dall'impresa ad assumere in misura sempre maggiore compiti imprenditoriali. Sul piano teorico, acquisisce un'importanza fondamentale la distinzione di Joseph Alois Schumpeter tra imprenditori pionieri, che attraverso l'introduzione di innovazioni alterano l'equilibrio economico, e amministratori conservatori, che tramite la diffusione generalizzata delle innovazioni favoriscono il riequilibrio. A partire dalla crisi economica degli anni 1970-80, l'immagine positiva dell'imprenditore innovativo ha portato a una rivalutazione del termine "impresa", ciò che si riflette anche in una rinnovata autopercezione dei maestri artigiani di un tempo, che ora considerano loro stessi imprenditori e piccole e medie imprese (PMI) le proprie aziende artigianali.

Autrice/Autore: Bernard Degen / vfe

1 - Sviluppo economico

Non è facile distinguere gli imprenditori moderni dai Mercanti, attivi dal ME anche nelle città sviz. Costoro conoscevano bene i mercati e il sistema finanziario, creavano soc., gestivano magazzini e si dedicavano alla compravendita di merci. D'altro canto non avevano esperienza nelle tecniche di produzione e nella conduzione del personale, dato che essi acquistavano i beni dai produttori. Dal tardo XVI sec. soprattutto a Ginevra e Zurigo, e più sporadicamente a Basilea, i mercanti cominciarono a organizzare in proprio la produzione tessile con il sistema della lavorazione a domicilio (Verlagssystem) e a concentrare determinati processi produttivi (ad esempio tintura, torcitura della seta) all'interno di Manifatture. Sul finire del XVII sec. operatori economici delle regioni rurali (commercianti, osti, fornai, tessitori, ecc.) cominciarono ad attribuire lavoro protoindustriale ai loro clienti, non di rado per consentire a questi ultimi di acquistare le loro merci (Protoindustrializzazione). Già prima dell'Industrializzazione si formò così un vasto bagaglio di conoscenze riguardo ai prodotti, i mercati nonché le tecniche e l'organizzazione della produzione. I mercanti-imprenditori non esercitavano però un controllo diretto sulla manodopera impiegata, al contrario dei titolari di manifatture, che già alla fine del XVIII sec. avevano creato aziende di dimensioni ragguardevoli come la Fabrique-Neuve di Cortaillod, una stamperia di indiane che all'epoca occupava oltre 700 operai.

La nascita di filature meccanizzate di cotone (nel 1801 a San Gallo, nel 1802 filatura Hard a Wülflingen) inaugurò una nuova era nella storia delle imprese, in cui la produzione accentrata nella Fabbrica con l'ausilio di macchine specializzate prese il posto della produzione artigianale, per lo più decentrata. Gli imprenditori dovevano sempre più disporre di conoscenze tecniche oltre che commerciali; essi esercitavano ormai anche un controllo diretto sulla manodopera. Per valorizzare i propri Investimenti, i proprietari delle fabbriche furono molto più rigidi dei mercanti-imprenditori, imponendo ordine, puntualità e disciplina attraverso misure draconiane. Per le prime fasi dell'industrializzazione, è ancora possibile distinguere tra imprenditori orientati in senso piuttosto commerciale o tecnico. Mentre i primi privilegiavano la conoscenza dei mercati di approvvigionamento e di vendita e puntavano sul basso costo della manodopera, i secondi si sforzavano invece di ottimizzare i processi produttivi; dagli anni 1860-70 nel settore della filatura del cotone vi fu la compresenza di queste due figure. Il "re delle filande" Heinrich Kunz, il più importante imprenditore sviz. della prima metà del XIX sec., dal 1811 al 1851 creò un impero societario composto da nove stabilimenti produttivi, tutti diretti di persona.

Nella seconda metà del XIX sec. i processi produttivi, in particolare nel campo della meccanica, divennero sempre più complessi, ciò che migliorò le possibilità di carriera delle persone dotate di capacità tecniche e di inventiva. Anche nei settori più innovativi la combinazione tra competenze tecniche e commerciali assunse rapidamente un ruolo crescente; talvolta scienziati o ingegneri fondarono perciò imprese insieme a commercianti, come emerge da denominazioni societarie quali Sandoz (commerciante) & Kern (chimico). Già a metà del XIX sec. il finanziamento e la gestione delle soc. ferroviarie, all'epoca le imprese più grandi e complesse sul piano tecnico-organizzativo, era diventato un compito troppo gravoso per singoli imprenditori o fam. Sul piano giur. le diverse compagnie ferroviarie assunsero quindi la forma di Società per azioni che raccoglievano capitali su scala sovraregionale, e che venivano gestite in base a criteri manageriali da dirigenti appositamente assunti. A cavallo del 1900 questo sistema si diffuse anche nelle grandi imprese di altri settori: per quanto riguarda l'industria chimica basilese, la Ciba si trasformò ad esempio in soc. anonima nel 1884, la Sandoz nel 1895, la Geigy nel 1901 e la Roche nel 1919. Malgrado la nuova forma giur., non poche ditte rimasero comunque di proprietà fam. L'organizzazione interna delle imprese divenne sempre più complessa, dato che alla tradizionale suddivisione tra gli ambiti commerciale e tecnico si affiancarono una maggiore articolazione della scala gerarchica (direttore generale, direttore, vicedirettore, direttore di fabbrica, caporeparto, procuratore) e nuove ripartizioni funzionali (gestione del personale, contabilità, ricerca e sviluppo, marketing ecc.); in generale si registrò una crescita delle attività amministrative. La gestione operativa assicurata dal Management completava la direzione strategica dell'impresa da parte del consiglio di amministrazione.

Queste innovazioni ebbero ripercussioni sul funzionamento delle imprese. Sperimentata già prima della Grande guerra, l'organizzazione scientifica del lavoro proveniente dagli Stati Uniti (Taylorismo) dopo il conflitto assunse una maggiore importanza, anche se più sul piano teorico che pratico: il lavoro a catena, diffuso principalmente nel settore tessile e nell'industria degli apparecchi, rimase tuttavia relativamente raro. Dopo che nell'industria chimica reparti di ricerca e sviluppo autonomi si erano diffusi già dalla fine degli anni 1880-90, nel periodo tra le due guerre mondiali tale tendenza prese piede anche in altri settori, e in particolare in quello meccanico. Essa si generalizzò però solo nella seconda metà del XX sec.

Nei confronti degli operai, le grandi imprese, e segnatamente le industrie esportatrici, mantennero un atteggiamento patriarcale. Riguardo a singole questioni vennero conclusi accordi con i sindacati; l'era dei Contratti collettivi di lavoro iniziò però solo dopo il 1945. Già tra le due guerre mondiali molte imprese cercarono tuttavia tramite una propria politica sociale di integrare le maestranze nella comunità aziendale. Nella seconda metà del XX sec. tentativi di questo genere divennero parte integrante della cultura d'impresa .

Nell'industria - settore per cui le serie statistiche risultano più complete - dal 1929 al 1975 il numero medio di addetti per impresa crebbe da otto a 17; nello stesso intervallo di tempo la quota di manodopera industriale impiegata nelle grandi imprese (500 o più dipendenti) passò dal 22% al 30%. Le ditte del settore terziario contemplate dalle statistiche rimasero invece più piccole (in media da cinque a sette addetti tra il 1929 e il 1975). Soprattutto negli anni 1960-70 e 1970-80 un'ondata di fusioni portò alla nascita di molte conglomerate (come la Oerlikon-Bührle), che però, in mancanza dei vantaggi attesi dalla diversificazione, ebbero vita breve.

Alla grave crisi strutturale degli anni 1970-80 è seguito un periodo di profonde trasformazioni ancora in corso all'inizio del XXI sec. Nell'ultimo quarto del XX sec. il numero delle imprese è aumentato di quasi il 50%, grazie soprattutto alle aziende di minori dimensioni (fino a nove dipendenti); dal 1975 al 1998 il numero medio di addetti per impresa nei settori secondario e terziario è sceso da dieci a nove. Concentrandosi sulle proprie attività principali (core business), cedendo i comparti operanti in altri ambiti ed esternalizzando funzioni (outsourcing) quali il trasporto, lo stoccaggio e l'elaborazione dei dati, molte imprese hanno cercato di rafforzare la propria posizione in determinati segmenti di mercato. Alcune ditte rinomate si sono fuse, dando vita a unità più grandi (la Ciba, la Geigy e la Sandoz sono ad esempio confluite nella Novartis, e la Soc. di banca sviz. e l'Unione di banche sviz. nell'odierna UBS), mentre altre hanno perso importanza, sono state rilevate da soc. estere (Alusuisse) o sono fallite (Swissair). Nel settore terziario si sono tuttavia anche affermati nuovi gruppi di grandi dimensioni (Metro, Adecco). Per lungo tempo, le grandi imprese furono presenti prevalentemente nell'industria: nel 1965 tre quarti, e nel 1975 due terzi di esse appartenevano al settore secondario; negli anni 1980-90 tale quota era però già scesa a due quinti. Mentre nel 1991 si contavano 502 grandi imprese (livello mai raggiunto in precedenza), nel 1998 il loro numero era sceso a 425, di cui 277 attive nel terziario. Nel 2000 la Nestlé e l'Asea Brown Boveri con risp. 218'112 e 151'454 dipendenti (impiegati però soprattutto all'estero) erano di gran lunga i maggiori datori di lavoro; sul piano nazionale erano invece la Migros (55'774) e la Posta (44'950) a contare il maggior numero di occupati.

A partire dagli anni 1820-30 imprese sviz. fondarono filiali all'estero, con cui inizialmente intrattenero rapporti spesso tutt'altro che stretti. Dagli anni 1870-80 il trasferimento della produzione all'estero conobbe una forte accelerazione a causa dei divari salariali e dell'adozione di politiche protezioniste da parte di molti Paesi. Se già prima della Grande Guerra molte industrie chimiche, tessili, meccaniche e alimentari disponevano di filiali all'estero, si dovette però attendere gli anni 1950-60 e 1960-70 per la piena affermazione delle Multinazionali. Verso la fine del XX sec. questo processo - ora comunemente denominato globalizzazione - ha conosciuto una forte accelerazione, come testimoniato dalla crescente incidenza del totale degli investimenti diretti all'estero sul prodotto interno lordo (21% nel 1980, 29% nel 1990, 62% nel 1997).

Per lungo tempo, due aspetti distinsero le imprese sviz. nel panorama intern. Il primo fu la possibilità di emettere azioni nominative vincolate, una pratica introdotta alla fine del XIX sec. e poi estesa in occasione della revisione del Codice delle obbligazioni del 1936, che permetteva di escludere gli investitori indesiderati, soprattutto stranieri, dal controllo delle soc. Abbandonato solo a partire dalla fine degli anni 1980-90 (dapprima dalla Nestlé nel 1988), tale sistema nel decennio successivo è stato rapidamente sostituito dall'azione unica. Il secondo aspetto fu, per quanto riguarda le grandi imprese, la forte concentrazione della proprietà, che attorno al 1990 risultava superiore rispetto alla gran parte degli altri Paesi sviluppati. Soprattutto fam. e singoli individui esercitavano un'influenza superiore alla media, mentre i piccoli azionisti godevano solo di diritti limitati. Anche in questo campo però l'avvento della cosiddetta globalizzazione a partire dagli anni 1990-2000 ha portato a un'inversione di tendenza.

Autrice/Autore: Bernard Degen / vfe

2 - Forme giuridiche

Fino al 1882 non esisteva una normativa unitaria relativa alla forma giur. delle imprese; le disposizioni cant. risultavano carenti o del tutto assenti. La loro registrazione sistematica era prevista solo in pochi cant., ad esempio a Ginevra (dal 1698) e a San Gallo (dal 1712). Dall'entrata in vigore del Codice delle obbligazioni (1883), le ditte vengono iscritte nei registri cant. di commercio (di dominio pubblico) in base a criteri omogenei, sotto la supervisione dell'ufficio fed. del registro di commercio. Questa procedura ha soprattutto lo scopo di stabilire le responsabilità e la rappresentanza all'interno delle soc., mentre non considera la loro situazione economica. Modifiche e ulteriori informazioni rilevanti vengono pubblicate nel Foglio ufficiale sviz. di commercio.

Ditte iscritte al registro di commercio (1883-2010)
 Ditte individualiSocietà in nome collettivoSocietà in accomanditaSocietà anonimeCooperativeSocietà a garanzia limitataAltreTotale
188324 0233 6661 497 2 55431 740
189028 4204 2822 956 3 08238 740
190032 7356 0495 843 3 13047 757
191035 8807 8813 9147 453 5 00160 129
192042 14610 4717 33711 505 6 20977 668
193049 33310 71114 00011 696 6 31892 058
194054 3019 83318 28711 5603834 90499 268
195070 7289 9203 36121 30312 2561 39810 872129 838
196077 03710 0153 73033 88312 9151 64815 856155 084
197084 78811 1003 92765 38313 5082 76724 963206 436
198086 91210 8543 495107 64313 4913 03531 181256 611
1990111 91915 4233 349160 54113 8582 75634 851342 697
2000142 31416 3603 118171 98413 59046 03537 349430 750
2010157 31913 1192 310189 51510 423124 82638 579536 458

Fonti:HistStat; Foglio ufficiale svizzero di commercio

Le ditte individuali, benché soggette solo a certe condizioni all'obbligo di iscrizione al registro di commercio ("chiunque esercita un commercio, un'industria od altra impresa in forma commerciale"), fino agli anni 1970-80 costituirono la categoria più numerosa. Nel loro caso, proprietà e direzione dell'impresa risultano nelle mani della stessa persona, che risponde con il suo intero patrimonio per eventuali debiti, ma a cui vanno anche tutti gli utili. Spesso l'obiettivo delle ditte individuali non era di massimizzare i profitti, ma di guadagnare abbastanza per vivere. Spec. nel XIX sec. questa forma giur. venne adottata non solo da piccole aziende, ma in parte anche da grandi imprese.

Quando non bastano il capitale o le capacità direttive di un singolo individuo, diverse persone possono formare una soc. in nome collettivo, di cui tutte rispondono con il proprio intero patrimonio. Prima dell'industrializzazione, questa forma giur. era diffusa soprattutto nel commercio a distanza, settore nel quale i soci spesso risultavano anche imparentati tra loro. Dal ME fino alla metà del XX sec., le soc. in nome collettivo ebbero un ruolo importante; nel 1905 tre delle dieci maggiori industrie meccaniche adottavano tale forma giur., che ancora all'inizio del XXI sec. caratterizzava alcune importanti imprese (ad esempio banche private, ditte commerciali).

Al ME risale anche la soc. in accomandita. In essa, i soci con responsabilità illimitata (accomandatari) coesistono con gli accomandanti, che rispondono solo con la somma da loro conferita (capitale accomandato) e non partecipano all'amministrazione dell'impresa. Questo tipo di soc. assunse grande importanza verso la fine del XIX sec., raggiungendo poi la sua massima diffusione nel periodo tra le due guerre mondiali; oggi tale forma giur. è adottata da tre quarti dei membri dell'Ass. dei banchieri privati sviz. Tra le soc. in accomandita e le soc. di capitali vere e proprie si situano le soc. in accomandita per azioni - non conteggiate separatamente nelle statistiche - in cui il capitale accomandato è suddiviso in azioni negoziabili. Equiparate per molti aspetti alle soc. anonime, queste soc. sono sempre rimaste relativamente rare (nel 1901 ne vennero censite solo 26).

La soc. anonima (SA), diffusa in Italia (dove è denominata soc. per azioni) dal XV sec., in Svizzera si affermò pienamente solo verso la fine del XIX sec. L'ammontare del capitale, determinato preliminarmente, è suddiviso in parti (azioni), i cui detentori (gli azionisti) non rispondono personalmente per gli eventuali debiti della soc. Nel 1901 ne esistevano 2056: tre di esse risalivano a prima del 1800 (la più vecchia risultava la Soc. delle acque termali di Leukerbad), 27 vennero fondate tra il 1800 e il 1850, 228 tra il 1850 e il 1870, 699 tra il 1871 e il 1890 e 1092 dal 1891 in poi (delle sette soc. restanti si ignora l'anno di fondazione). Il maggiore aumento del numero di soc. anonime si registrò tra gli anni 1960-70 e 1980-90, anche perché l'inflazione rese più facile la raccolta del capitale minimo necessario (50'000 frs).

Fino all'inizio del XX sec., la soc. cooperativa risultò simile alla soc. anonima, per cui nelle statistiche le due forme giur. vengono distinte solo a partire dal 1902. Prescindendo dalle motivazioni di carattere ideale, la soc. cooperativa aveva il vantaggio che il suo capitale non veniva fissato in anticipo e che i soci potevano essere obbligati a prestazioni supplementari come la fornitura o l'acquisto di merci. Il numero delle cooperative crebbe prima della Grande guerra, mentre in seguito tese a ristagnare. Questa forma giur. venne adottata non solo da grandi imprese attive nel commercio al dettaglio (Coop, Migros), ma anche in ambito finanziario (Banca popolare sviz., Rentenanstalt fino al 1997, La Mobiliare).

La soc. a garanzia limitata (Sagl) è contemplata dal Codice delle obbligazioni solo dal 1936; filiali di imprese straniere figurarono però già prima come tali nei registri. Nella Sagl ogni socio partecipa con una quota sociale al capitale sociale; oltre che con la propria quota egli risponde di eventuali debiti fino al totale del capitale sociale. In un primo momento scarsamente diffusa, la Sagl ha cominciato a godere di maggiore popolarità dal 1992, quando il capitale minimo richiesto per la costituzione di una SA è stato elevato a 100'000 frs. (nel caso della Sagl, 20'000 frs.).

Oltre alle imprese private esistono anche quelle pubbliche. Diffuse a tutti i livelli (Conf., cant., com., regioni, com. patriziali), esse si distinguono in imprese aggregate all'amministrazione (per esempio le assicurazioni cant. contro gli incendi), regie fed. (come le ex PTT), soc. anonime a statuto speciale (le FFS dal 1999) o soc. a economia mista. In Svizzera esse furono attive in particolare nella fornitura di gas, elettricità ed acqua, nello smaltimento di rifiuti, nei trasporti, nelle telecomunicazioni, in ambito finanziario (Banca nazionale, banche cant., versamenti postali) e nel campo assicurativo (AVS, AI, INSAI, AD, assicurazioni immobiliari). Dagli anni 1980-90 si è affermata sempre più la tendenza a trasformare le imprese pubbliche in soc. di diritto privato o in soc. a economia mista, o addirittura a privatizzarle.

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
HSVw, 2, 478-484
– H. Siegenthaler, «Zur Geschichte der industriellen Unternehmung der Schweiz», in Die Unternehmung, 32, 1978, 85-100
– F. Höpflinger, Das unheimliche Imperium, 1980
– H. Siegrist, Vom Familienbetrieb zum Managerunternehmen, 1981
– B. Veyrassat, Négociants et fabricants dans l'industrie cotonnière suisse 1760-1840, 1982
– AA. VV., Öffentliche Unternehmungen in der Schweiz, 1985
– R. Jaun, Management und Arbeiterschaft, 1986
– P. Dudzik, Innovation und Investition, 1987
– A. Glatthard, Unternehmenskonzentration in der Schweiz, 1987
– H. G. Schröter, Multinationale Unternehmen aus fünf kleinen Staaten vor 1914, 1993
– U. Pfister, «Entstehung des industriellen Unternehmertums in der Schweiz», in Zeitschrift für Unternehmensgeschichte, 43, 1997, 14-38
– R. Rossfeld, T. Straumann (a cura di) Schweizer Unternehmen im Ersten Weltkrieg, 2007
– AA. VV. «The questioning of selective protectionism in Switzerland», in Pathbreakers: Small European Countries Responding to Globalisation and Deglobalisation, a cura di M. Müller et al., 2008, 449-476

Autrice/Autore: Bernard Degen / vfe