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Banche

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Nonostante la condanna del prestito a interesse e dell'Usura di Aristotele e del diritto canonico, esistevano uomini d'affari e banchieri nell'Antichità (il padre dell'imperatore Vespasiano esercitava queste funzioni presso gli Elvezi) e nel ME, che praticavano il cambio e il prestito su pegno o a interesse. Dal XII sec. uomini d'affari it. cominciarono a mettere a disposizione dei mercanti grosse somme di denaro per la durata delle fiere. Alla fine del ME questi prestatori itineranti si installarono come banchieri. Utilizzando nuove tecniche commerciali (lettera di cambio, contabilità doppia) furono attivi nel grande commercio, nel cambio e nella finanza, vale a dire nel prestito ai sovrani.

1 - La crescita della banca pubblica (XV secolo)

In Svizzera, le origini della banca coincidono con la rinascita tardomedievale delle città e con la presenza di ebrei e di Lombardi, dei cui servizi, tuttavia, le repubbliche urbane fecero a meno dalla fine del XIV sec. (Economia monetaria). Alcune città come Lucerna (1383) e Zurigo (1419) crearono cambi pubblici, attivi in genere durante periodi limitati, altre si accontentarono di un servizio amministrativo affiliato alla tesoreria centrale. I cambiavalute (orefici, maestri monetieri) erano designati dal Consiglio. Il cambio pubblico controllava la moneta in circolazione, cambiava le valute e accordava Crediti; gli utili venivano ripartiti tra cambiavalute e città.

Nel corso del XV sec., in Svizzera come in Europa, si manifestò una tendenza generale alla municipalizzazione della banca. La crescente solidarietà tra città sviz. e centri esteri vicini favorì la reciproca concessione di prestiti, con un conseguente aumento dell'offerta generale di capitali, determinato anche dall'arricchimento degli ab. delle città (Mercato dei capitali). Nello stesso periodo si registrò un cambiamento importante nelle strutture del credito ipotecario. La rendita garantita da un bene immobile (Diritto di pegno immobiliare), che fino ad allora era perpetua, divenne riscattabile e dunque assimilabile a un'obbligazione; ciò fu all'origine della progressiva eliminazione della frontiera tra credito lombardo o ebraico a corto o medio termine e ad elevato tasso di Interesse (dal 33% al 43%), e prestito ipotecario a lungo termine e a tasso ridotto (già nel 1380 pari in genere all'8%). Il piccolo prestito concesso su pegno non risultò più attrattivo per i banchieri; la sua necessità sociale ed economica lo rese tuttavia uno dei settori di attività dei tesori e dei cambi pubblici che operavano a livello locale e regionale.

I pagamenti intern. (ad esempio per le Camere apostoliche di Roma e di Avignone) restarono in Svizzera una prerogativa dei banchieri it., spec. fiorentini e lucchesi; nel corso del XIV sec. essi inserirono nella loro rete europea anche Ginevra e le sue fiere, che tra il 1420 e il 1464 raggiunsero il loro massimo sviluppo (Transazioni finanziarie). Alcuni di loro, in particolare i Medici, aprirono succursali anche a Basilea durante il Concilio (1431-38); la fine del Concilio e il crescente prestigio delle fiere di Lione li indussero tuttavia ad abbandonare questa città, e poco dopo anche Ginevra. Ciò non compromise lo sviluppo della banca pubblica locale o regionale nelle numerose città sviz., e nemmeno le relazioni intern. dei mercanti sangallesi e basilesi, che disponevano di una propria rete di lettere di cambio.

Autrice/Autore: Martin Körner / gbe

2 - Il cambio pubblico di Basilea (XVI secolo)

Menz. in documenti del XV sec., il cambio pubblico di Basilea (Basler Stadtwechsel) venne riorganizzato come banca pubblica dello Stato di Basilea nel 1504; nel XVI e XVII sec. fu la banca pubblica più importante della Svizzera. La sua forma giur., ispirata a quella del cambio pubblico di Strasburgo, corrispondeva a quella di una soc. in accomandita semplice, con partecipazione al capitale da parte del o dei cambiavalute (i primi furono Andreas Bischoff e Heinrich David) e delle autorità, e con ripartizione paritaria annua degli utili. I cambiavalute, che facevano parte della corporazione dell'Orso, furono spesso anche maestri monetieri nei primi decenni del XVI sec. L'ordinamento fu modificato a più riprese, spec. quando vennero ampliate le competenze che la banca decise di assumersi, venendo a poco a poco a configurarsi quale banca universale. La sua funzione principale era il cambio di valute, ma in virtù del monopolio che deteneva sull'emissione di monete correnti nuove, operava come una banca centrale, con l'autorizzazione esclusiva a ritirare dalla circolazione le Monete di cattiva qualità destinate a nuove coniazioni e ad acquistare e vendere lingotti d'oro e d'argento. A queste attività di base si aggiungeva tutto il ventaglio di servizi che una banca moderna era allora in grado di offrire. Come banca di deposito essa godeva della garanzia dello Stato. Accordava prestiti ai mercanti, alle imprese di trasporto, agli artigiani, alla nobiltà, alle chiese e ai conventi, a città sviz. e ted. I prestiti, che in un primo tempo venivano accordati su pegno, dal 1533 furono concessi su cauzione, obbligazione, ipoteca e lettera di cambio, con scadenze fissate singolarmente. Era anche una banca in cui effettuare trasferimenti di titoli di credito, a cui facevano capo amministrazioni pubbliche, mercanti e artigiani, e serviva da luogo di pagamento delle fatture. Dal 1574 operò anche nel campo della gestione patrimoniale e nel 1608 assunse l'amministrazione delle masse fallimentari di Basilea.

Nel settore dell'emissione di prestiti pubblici, l'attività dell'ist. basilese oltrepassava ampiamente l'ambito regionale. Fin dai primi anni e fino agli inizi del XVII sec. concesse prestiti a numerose città, alla piccola nobiltà del Paese, ai margravi del Baden, ai duchi di Savoia, del Württemberg e d'Orléans-Longueville, nonché ai re di Francia, da Francesco I a Enrico IV, e, attraverso la reggenza di Ensisheim (Alsazia), all'imperatore. Unica banca che emetteva prestiti in Svizzera, attirava i capitali dei privati e dei conventi alla ricerca di un investimento in un raggio di almeno 150 km, realizzando i prestiti tramite sottoscrizione di titoli di obbligazione già predisposti in forma standard e sui quali il banchiere doveva aggiungere unicamente il nome del sottoscrittore, la somma, il tasso di interesse e la sua scadenza. Quando l'ammontare del prestito era stato raggiunto, la sottoscrizione veniva chiusa. I clienti ottenevano dalla banca il versamento degli interessi annuali e il rimborso dei prestiti giunti a scadenza. Simili innovazioni, entrate in vigore dall'inizio del XVI sec., dunque molto prima del "grand parti" di Lione (1555), permisero alla banca pubblica basilese di superare una complicata tecnica di emissione adottata nel XV sec. dagli Italiani. Per il trasferimento di capitali l'ist. utilizzava la lettera di cambio o la cedola obbligazionaria, in associazione con la rete intern. dei mercanti e banchieri privati di Basilea, San Gallo e Ginevra. La banca pubblica basilese era un ist. moderno, che scontava o onorava le lettere di cambio al di fuori delle fiere; molto fiorente, forniva al tesoro pubblico utili che coprivano fino al 12% del bilancio ordinario dello Stato. Nel 1567 essa servì da modello per la creazione a Ginevra di una banca pubblica, che non ebbe tuttavia successo e fu liquidata nel 1581.

Autrice/Autore: Martin Körner / gbe

3 - Lo sviluppo della banca privata (XVII-XVIII secolo)

A partire dal XVI, e più ancora nel XVII e XVIII sec., la storia bancaria sviz. seguì un'evoluzione diversa da quella che caratterizzò gli altri Paesi europei. Il mercato dei capitali non funzionava come quello dei grandi regni, dove l'indebitamento perenne dello Stato aveva favorito l'introduzione e lo sviluppo della banca. Le repubbliche urbane sviz. (la prima, Lucerna, dagli inizi del XVI sec.) e i loro alleati non conobbero più un indebitamento cronico. Ginevra godette di una condizione analoga soltanto a partire dalla seconda metà del XVII sec., dopo aver risanato le sue finanze grazie alla Camera dei grani, sorta di ist. finanziario e di credito semipubblico.

D'altro canto il servizio mercenario, la protoindustria e il commercio avevano prodotto un'enorme accumulazione di capitale privato e pubblico, che il mercato interno non poteva assorbire; ciò determinò l'esportazione di capitali. Gli investimenti all'estero, che durante la guerra dei Trent'anni avevano subito un rallentamento, ripresero in misura importante dopo il 1648. In questo settore si affermò, soprattutto a partire dal XVIII sec., la figura del mercante-banchiere: i d'Aubert, Boissier, Fatio, Lullin, Mallet, Rigot, Rilliet, De la Rue, Sellon e Thellusson a Ginevra; gli Högger, Schlumpf, Zili e Zollikofer a San Gallo; i Meyer, Escher, Muralt e Orelli a Zurigo; i Malacrida, Marcuard, Müller, Hunziker e Gruner a Berna; i Battier, Burckhardt, Heusler, Leissler, Merian, Mitz, Ochs e Sarasin a Basilea; i Pury, Rougemont, Perregaux e Cartier a Neuchâtel; i Grand, Silvestre, Panchaud e Delessert a Losanna. Già verso il 1700 parecchi di loro esercitavano esclusivamente l'attività bancaria, da soli o con uno o due soci; essi disponevano di una rete di pagamenti intern., potevano contare su relazioni fam., di amicizia e di affari in ogni città europea di una certa importanza, e avevano canali d'accesso privilegiati presso i vari governi. Grazie a queste relazioni i capitali provenienti dai tesori pubblici sviz. furono investiti prevalentemente in obbligazioni di Stato in Austria, Germania, Savoia, Francia, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Inghilterra e Stati Uniti. I banchieri offrivano alla loro clientela privata un'ampia scelta di investimenti (prestiti rimborsati sotto forma di rendita o prestiti in imprese semipubbliche dell'industria, del commercio, dell'armamento marittimo e della banca). Verso la fine del XVIII sec. in Francia operavano quasi una quarantina di banchieri sviz. Alcuni di questi, come il vodese Isaac Panchaud, che era stato l'artefice della sua creazione, furono amministratori della Cassa di sconto (1776-93), altri, come Benjamin Delessert e Jean-Frédéric Perregaux, che ne era stato il primo pres., a partire dal 1800 furono governatori della Banca di Francia. Altri ancora fecero carriere analoghe a Vienna, come i fratelli Ochs, banchieri alla corte d'Austria, e a Londra, dove Pierre-Isaac Thellusson divenne direttore della Banca d'Inghilterra.

In Svizzera la banca pubblica, sull'esempio di quella di Basilea, liquidata tra il 1744 e il 1746, perse quasi tutto il terreno guadagnato in precedenza. I banchieri privati lasciarono agli ist. pubblici soltanto il piccolo credito locale, in particolare quello su pegno. Tale bisogno, che risultava scarsamente coperto, portò alla creazione di nuove banche pubbliche. A San Gallo, per salvare gli industriali della tela colpiti fin dal 1700 da una crisi strutturale, venne creata (1752) la Obrigkeitliche Leinwatcassa, che accordava crediti a corto e a medio termine contro il deposito della teleria invenduta. Nel 1788 venne aperta la Mousseline- und Baumwolltuchcassa, un ist. analogo per il settore del cotone, e nel 1800 venne realizzata la fusione tra le due casse. A Zurigo un'iniziativa lanciata da banchieri privati condusse nel 1755 alla creazione di una banca pubblica, la Banca Leu, che doveva assorbire un potere d'acquisto considerato troppo importante e dagli effetti troppo inflazionistici per l'economia del Paese. Attraverso l'emissione da parte della Banca Leu di buoni cassa il cui capitale sarebbe stato collocato all'estero, si sperava di bloccare il calo dei tassi d'interesse e l'aumento dei prezzi dei prodotti di largo consumo.

Autrice/Autore: Martin Körner / gbe

4 - Casse di risparmio e prime banche cantonali (XIX secolo)

A Lucerna la prima banca privata fu fondata nel 1798 (Falcini Jünger & Cie), mentre a Berna l'era delle Casse di risparmio era già stata inaugurata nel 1787 con la creazione della Dienstenzinscassa in Bern. Questo esempio fu poi seguito da Ginevra (1789), Basilea (1792) e Zurigo (1805). Fino al 1840 furono create 132 casse di risparmio, dapprima nei centri urbani, poi, dal 1815, anche nelle zone rurali; 106 di esse erano situate nelle regioni industrializzate dei cant. di Argovia, Berna, Zurigo, Appenzello Esterno e Vaud. La depressione degli anni successivi al 1840 frenò momentaneamente questo sviluppo.

La trasformazione del commercio interno ed esterno di alcuni cant., avvenuta durante la Rigenerazione, aveva d'altro canto alimentato la domanda di mezzi di pagamento e di credito commerciale, che vennero dunque a mancare. Gli industriali e i commercianti liberali e radicali proposero nei loro cant. la creazione di banche centrali di sconto; nacquero così la Banca cant. di Berna (1834), la Bank in Zürich e la Bank in St. Gallen (1837), la Bank in Basel (1844/45) e la Banca cant. vodese (1845). Fino all'unificazione economica del Paese, realizzata dopo il 1848, queste Banche cantonali ebbero tuttavia poco successo. Alla fine del 1850, oltre alle numerose banche private, che in prevalenza erano ist. di non recente fondazione, erano attive in Svizzera la Banca Leu, cinque banche cant., tre banche ipotecarie, 12 banche locali e 150 casse di risparmio.

Autrice/Autore: Martin Körner / gbe

5 - Il sistema bancario dopo il 1850

Il moderno sistema bancario sviz. si organizzò nella seconda metà del XIX sec. grazie alla fondazione delle grandi banche. L'esempio del Credito mobiliare franc. stimolò la creazione di banche commerciali che cercavano di mobilitare i depositi del Paese per finanziare la costruzione delle linee ferroviarie e la nascente grande industria (Società di finanziamento). La prima fu la Banca generale Svizzera, fondata a Ginevra nel 1853 e liquidata nel 1869. Seguirono nel 1856 il Credito svizzero (CS); nel 1862 la Bank in Winterthur, dalla cui fusione con la Banca del Toggenburgo nacque nel 1912 l'Unione di banche svizzere (UBS); sempre nel 1862 la Banca commerciale di Basilea; nel 1863 la Banca federale; nel 1869 la Banca popolare svizzera (BPS), a Berna; infine, nel 1872, il Basler Bankverein che, dopo diverse fusioni, nel 1898 prese il nome di Società di banca svizzera (SBS).

Anche una seconda ondata di fondazioni di banche cant. caratterizzò gli anni posteriori al 1860. Ne incoraggiò la formazione, alla fine del decennio 1860-70, il "movimento democratico", con lo scopo di liberare il mercato finanziario dalla tutela del grande capitale. Il risultato più importante di questa campagna fu la fondazione, nel 1870, della Banca cant. di Zurigo, che divenne rapidamente una delle più grandi banche della Svizzera. Tra il 1860 e il 1880 furono create anche numerose banche locali di credito; destinate agli artigiani e alla classe media, avevano adottato lo slogan Volksbank gegen Herrenbank (una banca per il popolo, non per i signori).

L'ultima componente importante del sistema bancario sviz. è rappresentata dalla banca centrale, istituita nel 1905 e divenuta realtà nel 1907 con l'apertura della Banca nazionale svizzera (BNS). Nel corso del XX sec. il sistema bancario vide l'inserimento di due nuovi tipi di banca: le soc. finanziarie e le banche straniere. Le prime nacquero nel decennio 1890-1900, e furono fondate dalle grandi banche nella maggior parte dei casi con l'intento di finanziare l'industria elettrica in Svizzera o all'estero. Le banche straniere fecero una timida comparsa in Svizzera nella seconda metà del XIX sec.: la Banca di Parigi e dei Paesi Bassi aprì un'agenzia nel 1872, seguita nel 1876 dal Credito lionese; nel decennio 1920-30 furono imitate dalla Banca Lloyds, dalla Banca Barclays e dalla Banca American Express. Tuttavia questo settore si sviluppò in modo significativo soltanto dopo il 1945.

Le statistiche ufficiali distinguono differenti tipi di ist., dalle grandi banche alle casse Raiffeisen. Questa suddivisione non corrisponde però a una specializzazione funzionale, poiché il settore bancario sviz. si caratterizza per la grande flessibilità dei singoli ist. e per la loro tendenza verso la banca universale. Tutte le banche concedono, ad esempio, prestiti ipotecari, ma lo fanno in proporzioni diverse: nel 1950 i prestiti ipotecari rappresentavano soltanto il 6% dell'attivo delle grandi banche, ma il 70% di quello delle casse di risparmio e il 59% di quello delle banche cant.; nel 1995 costituivano rispettivamente il 24, il 71 e il 60%. Quanto alle quote del mercato ipotecario, con il 39% le grandi banche hanno attualmente superato sia le banche cant. (36%) sia le casse di risparmio (20%). Dagli inizi del XX sec. a oggi le due principali categorie di ist. sono le grandi banche e le banche cant.: mentre nel 1880 gli altri ist. totalizzavano il 60% del bilancio dell'insieme delle banche, già nel 1913 la loro quota era scesa al 35%; nel 1990 essa rappresentava il 32%.

Autrice/Autore: Youssef Cassis / gbe

6 - Le concentrazioni del XX secolo

Una prima serie di concentrazioni si produsse in seguito alla fondazione della BNS: detenendo il monopolio dell'emissione di banconote, rendeva superflue le funzioni di numerose banche regionali di emissione (Banche di emissione). Tra il 1908 e il 1920 il numero complessivo degli ist. scese da 458 a 371. La crisi degli anni '30 segnò invece una battuta d'arresto nella crescita delle grandi banche, particolarmente colpite a causa dell'importanza che le transazioni con l'estero avevano nell'insieme delle loro attività. Tra il 1930 e il 1935 il totale del loro bilancio si dimezzò; uno di questi ist., la Banca di sconto sviz. di Ginevra, fallì nel 1934. Ad eccezione delle due più grandi banche, la SBS e il CS, tutti gli altri ist. dovettero essere riorganizzati e consentire a riduzioni di capitale. La BPS, che negli anni '20 si era sviluppata troppo rapidamente, fu salvata dal governo fed. Le banche cant. subirono minori contraccolpi, anche perché godevano della garanzia dello Stato, e tornarono ad essere la categoria di banca più importante del Paese: tra il 1929 e il 1935 la loro quota del bilancio risalì dal 36% al 40%, mentre quella delle grandi banche scese dal 41% al 21%. Come nella maggioranza dei Paesi europei, la crisi bancaria indusse i poteri pubblici ad aumentare gli interventi normativi in questo settore. La legge del 1934 rappresentò tuttavia soltanto una moderata ingerenza della Conf. Essa si limitò infatti a stabilire alcune regole generali riguardanti l'autorizzazione a esercitare, l'organizzazione e la gestione delle banche (in particolare con le sue disposizioni sulle liquidità e il rapporto tra fondi propri e fondi stranieri), la revisione dei conti (che dovette essere affidata a soc. fiduciarie indipendenti); introdusse inoltre il segreto bancario, destinato ad assicurare la protezione della personalità dei clienti. La supervisione del sistema bancario venne demandata a una commissione di controllo, la commissione fed. delle banche, composta da sette-nove esperti nominati dal Consiglio fed.

Il grado di concentrazione del sistema bancario sviz., rimasto relativamente stabile tra la fine del XIX sec. e gli anni '60, è cresciuto durante l'ultimo terzo del XX sec. Le grandi banche hanno esteso in particolare la loro rete di agenzie e succursali attraverso il Paese: il loro numero è passato da 184 nel 1946 a 688 nel 1975, mentre il numero delle agenzie e succursali delle banche cant. è passato da 1031 a 1252. Nello stesso periodo è aumentato anche il numero totale di banche: da 319 nel 1960, è salito a 584 nel 1970 e a 625 nel 1990; questa crescita si spiega soprattutto con la presenza di ist. specializzati (operazioni di borsa, transazioni su titoli, gestione patrimoniale, leasing) e di banche straniere (88 nel 1970, 120 nel 1985, 155 nel 1995). Le grandi banche e le banche straniere hanno ulteriormente rafforzato la loro posizione, in particolare nelle operazioni fuori bilancio (traffico dei pagamenti, commercio delle divise e dei metalli preziosi, emissioni, gestione di portafoglio, consulenze alle imprese e soprattutto operazioni fiduciarie), cioè in quelle attività che dagli anni '70 hanno conosciuto l'espansione maggiore. Dopo l'ecatombe che negli anni '90 ha colpito gli ist. locali e regionali e le casse di risparmio (204 banche regionali nel 1990, 95 nel 1997, fondazione di una holding nel 1994), le grandi banche sono diventate le banche ipotecarie e le casse di risparmio più potenti del Paese, con ripercussioni sul piano sociale. Confrontate con la globalizzazione dell'economia, le grandi banche sviz. hanno applicato nel 1997 diverse strategie: il Credit Suisse Group ha formato con la Winterthur Assicurazioni un gruppo attivo sia in campo bancario sia in campo assicurativo, mentre l'UBS e la SBS hanno realizzato un'unione che ha reso il nuovo ist. risultato dalla fusione, l'UBS, il secondo ist. al mondo per importanza di questo genere, che concentra la sua attività spec. sugli affari specificamente bancari.

Autrice/Autore: Youssef Cassis / gbe

7 - La Svizzera, piazza finanziaria

La crescita del settore bancario nel XX sec. è dovuta in buona parte alle attività finanziarie intern. delle banche elvetiche e al ruolo assunto dalla Svizzera come Piazza finanziaria intern. Questo ruolo, rimasto assai modesto fino al 1914 benché la Svizzera esportasse molti capitali, assunse maggiore importanza durante il primo conflitto mondiale. Paese neutrale, la Svizzera fu allora sollecitata da tutti i belligeranti e il franco sviz. divenne in misura sempre più crescente una moneta rifugio.

Sui capitali stranieri depositati in Svizzera sono disponibili soltanto dati frammentari. Nel 1929 la BNS li stimava pari a 1-1,3 miliardi di frs., una somma che avrebbe rappresentato tra il 5 e il 7% del totale dei depositi del Paese, ma tra il 13 e il 17% dei depositi delle grandi banche, dove in prevalenza erano collocati. Una stima precisa per il periodo della seconda Guerra mondiale rimane tuttora impossibile. Quale unico, o quasi, mercato libero dell'oro, la Svizzera ebbe allora un ruolo chiave nelle relazioni finanziarie intern. e tornò particolarmente utile alla Germania, a cui acquistò oro, proveniente in prevalenza dai saccheggi nelle banche centrali dei Paesi vinti, per un valore stimato intorno a un miliardo e mezzo di frs.; in seguito la Svizzera convertì questo oro in frs., che la Germania impiegò nell'acquisto di materiale strategico presso i Paesi neutrali. Negli anni '60 la Svizzera divenne una delle piazze finanziarie più importanti del mondo. Prima della recente ascesa di Tokyo, era generalmente considerata la terza piazza finanziaria, dopo Londra e New York (Borse). Tra il 1947 e il 1971 il totale del bilancio in frs. correnti delle banche sviz. è stato moltiplicato per sei, quello delle grandi banche per otto; alla base di questo formidabile sviluppo vi è la quota costituita dalle transazioni con l'estero. Nel 1962 i crediti esteri delle banche sviz. ammontavano a 9,4 miliardi di frs., una somma che rappresentava il 15,8% del loro attivo (29,1% per le sole grandi banche); nel 1972 salirono a 86,5 miliardi, ovvero il 38,6% del loro attivo (41,3% per le sole grandi banche). Nel 1962 gli impegni esteri delle banche sviz. ammontavano a 10,8 miliardi di frs., corrispondenti al 17,2% del loro passivo (24,9% per le sole grandi banche); nel 1972 raggiungevano i 71,7 miliardi, ossia il 32% del totale del loro passivo (59,4% per le sole grandi banche).

Nonostante gli impegni finanziari intern., fino agli anni '60 le banche sviz. disponevano di una debole rete di agenzie all'estero. Nel 1914 queste erano soltanto tre o quattro, tra cui l'agenzia di Londra della SBS e le due filiali del CS in Argentina, mentre nel mondo le banche britanniche ne avevano ca. 1300 e quelle franc. e ted. ca. 500. In seguito al massiccio sviluppo delle relazioni finanziarie tra la Svizzera e gli Stati Uniti, nel 1939 sia il CS sia la SBS aprirono un'agenzia a New York; ciò malgrado nel 1943 le agenzie all'estero erano ancora solamente sei. La presenza sviz. poteva essere assicurata anche attraverso semplici rappresentanti o l'acquisizione di partecipazioni in banche straniere. Negli anni '60 la situazione iniziò a cambiare; da allora infatti la Svizzera ha partecipato pienamente alla mondializzazione delle attività finanziarie: da 11 agenzie estere di banche sviz. nel 1965, si è passati a 41 nel 1975, a 81 nel 1985, a 93 nel 1992 e a 105 nel 1995.

Autrice/Autore: Youssef Cassis / gbe

8 - Le banche e l'economia

Oltre al loro ruolo di datori di lavoro (9320 impiegati nel 1880, 23'510 nel 1910, 45'140 nel 1930, 66'480 nel 1960, 109'205 nel 1995), il contributo delle banche allo sviluppo economico e più in generale le relazioni tra banche e industria in Svizzera rimangono poco indagati. Si considera in genere che il credito in conto corrente sia ben adeguato ai bisogni del commercio e dell'industria. Rimane tuttavia difficile stabilire in quale misura gli industriali abbiano utilizzato simili conti per finanziare i loro investimenti. Lo stesso discorso vale anche per i prestiti a breve termine, che spesso prendono la forma di scoperti. Lo sconto di effetti di commercio, che attorno al 1850 aveva costituito un mezzo di pagamento essenziale, dopo il 1918 perse buona parte del suo significato. Sembra in ogni caso che l'autofinanziamento, in Svizzera come altrove, abbia rappresentato un fattore decisivo nel finanziamento industriale. Le banche commerciali si incaricano di emettere titoli per conto di soc. industriali; queste operazioni includono la trasformazione di ditte private in soc. per azioni, gli aumenti di capitale o anche il risanamento di imprese in difficoltà. I legami tra banche e soc. industriali trovano riscontro anche nella composizione dei consigli di amministrazione: nel periodo tra le due guerre ⅓ degli amministratori del CS e della SBS era composto da rappresentanti di grandi imprese; negli anni '60 la loro proporzione era salita a ⅔. Benché le agevolazioni di finanziamento offerte dalle banche alle piccole e medie imprese rimangano poco conosciute, si può supporre che la diversificazione del sistema bancario sviz., la sua specializzazione per regioni e tipo di clientela, più che per funzione, abbia avuto in questo campo degli effetti positivi: mentre le grandi banche trattano soprattutto con i grandi gruppi industriali, le banche cant., quelle locali e le casse di risparmio operano prevalentemente al servizio delle piccole e medie imprese.

Autrice/Autore: Youssef Cassis / gbe

Riferimenti bibliografici

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