• <b>Fluitazione</b><br>Boscaioli nella valle di Turtmann. Fotografia di  Pierre Odier,  1910 (Médiathèque Valais, Martigny). In alcune vallate alpine, come in questo caso in Vallese, la fluitazione venne praticata ancora nel XX secolo.

Fluitazione

Dal ME alla seconda metà del XIX sec. la fluitazione fu il sistema di trasporto più importante ed economico per tondame e tronchi squadrati. Città e villaggi dell'Altopiano si rifornivano del proprio legname da costruzione (spec. di abete rosso e bianco) e da ardere nei boschi di conifere delle regioni di collina e di montagna. Dai boschi delle Alpi, delle Prealpi, del Giura e della zona del Napf i tronchi raggiungevano il fondovalle grazie a speciali scivoli (risine), oppure alle piene naturali dei torrenti o a inondazioni artificiali provocate dall'apertura di apposite chiuse. Poi, legati insieme in modo da formare delle zattere, quando l'acqua era alta (dalla primavera all'autunno) i tronchi venivano pilotati lungo il fiume. Sui laghi le zattere erano spostate da remi: attrezzi tipici dello zatteriere erano la fune, l'accetta e il raffio.

Nell'odierno territorio sviz. l'unica testimonianza di fluitazione risalente all'antichità è un altare al dio Silvano, eretto a Ginevra per la prosperità degli "zatterieri delle terre alte". Il privilegio dell'890, che consentiva all'abbazia di San Gallo il trasporto di legname sul lago di Costanza, non distingueva ancora la fluitazione dalla deriva naturale dei tronchi. La prima si diffuse in tutti i fiumi in seguito allo sviluppo delle attività minerarie e dell'urbanizzazione (Idrovie); principali "vie delle zattere" erano l'Aar, il Reno, il Ticino, il Rodano, l'Inn e tra i molti affluenti l'Emme, seguita dalla Reuss e dalla Limmat. La fluitazione serviva soprattutto all'approvvigionamento delle città, che necessitavano di un afflusso costante e massiccio di legname da ardere e da costruzione. Pertanto non si tardò a emanare divieti di esportazione al fine di garantirsi le quantità necessarie: cominciò Zurigo dopo il 1250, seguirono Lucerna nel 1305, Basilea nel 1357. Inoltre le città regolamentarono il mercato del legname con ordinanze tariffarie (per esempio Basilea, dal 1442). Spec. Zurigo e Berna si distinsero per una politica dei consumi ostile alle esportazioni.

Commercio ed esportazione di legname sono però attestati in tempi successivi (Industria del legno); i traffici si concentravano nelle città legate al Reno (Bregenz, Costanza, Sciaffusa, Basilea), al Rodano (Ginevra) e al Ticino (Bellinzona, Locarno). A partire dal XIII sec. i tronchi erano affidati alla corrente dei fiumi verso le regioni renane povere di legname, la valle del Rodano e la pianura padana; sull'Inn raggiungevano Innsbruck (salina di Hall), il Danubio e quindi Vienna. Dal XVI sec. vari impianti minerari e industriali - saline nel Vaud, ferriere o vetrerie nell'Oberland bernese, nel Giura e nell'Entlebuch - consumarono enormi quantità di tronchi fluitati. Dalla fine del XVI sec. la crescente richiesta di legname costrinse soprattutto Zurigo e Berna a proteggere i Boschi con estese Leggi forestali, che in qualche caso prevedevano rigidi divieti della fluitazione o l'obbligo di una patente (a Berna nel 1641, 1725 e 1747). Dato che però il fenomeno non era controllabile in modo continuo, il successo di quei provvedimenti rimase limitato.

Sui fiumi il trasporto delle merci avveniva di solito per mezzo di zattere: i carichi consistevano in legna da ardere e legname almeno parzialmente lavorato (tavoloni, assi, travi, scandole ecc.). A seconda delle regioni si trasportavano anche legno pregiato, laterizi, ardesia, pietra ollare, prodotti indigeni (formaggio, burro, bestiame minuto) o importati (riso) e perfino persone. Presso molti ponti e punti di sbarco, sia la zattera sia il carico erano sottoposti a dazio (Dogane).

Mentre in Stati ted. come il Baden-Württemberg costituiva un monopolio della signoria territoriale, in Svizzera la fluitazione era libera. Gli zatterieri, trasportatori indipendenti, talvolta viaggiavano su incarico dei commercianti di legname, altre volte invece per conto proprio, senza una destinazione precisa, vendendo il carico e la zattera lungo il tragitto. Nelle città del Reno e del basso Aar si riunivano in corporazioni con altre categorie professionali, controllando di fatto (o grazie a speciali privilegi) certi tratti di fiume: nel XVIII sec. "l'area di dominio" degli zatterieri di Stilli era fra Brugg e Stilli, nel XIX sec. fra Brugg e Laufenburg. Di fronte a ostacoli per la fluitazione, si formarono org. di trasporto monopolistiche: presso Laufenburg, ad esempio, battellieri e zatterieri, riuniti nella corporazione dei Lauffenknechte, provvidero a tutti i trasporti attraverso le rapide fino al 1868/70; le zattere potevano passare, intere o tronco per tronco, mentre il carico proseguiva sulla terraferma per mezzo di carri (ordinanze di trasbordo, 1401-1837). Presso il ponte di Olten era obbligatorio far pilotare le zattere da specialisti, appartenenti alla locale corporazione dei barcaioli, pescatori e zatterieri. Spesso la fluitazione era affidata a fam. del luogo, per esempio ai Meier di Olten dal 1560 al 1856.

Lungo i fiumi, i mercati del legname coincidevano con i luoghi obbligatori di attracco e di deposito (come il Marzili di Berna), mentre sui laghi si trovavano a monte delle città (a Zurigo presso la Holzschanz), dove talvolta sorgevano anche segherie. Per evitare danneggiamenti a rive e ponti, le singole zattere o il convoglio che formavano (serie di zattere legate l'una all'altra) dovevano rispettare determinate misure, stabilite in base alla larghezza del fiume e alla conformazione del suo alveo (nel 1495 per le zattere sul Reno erano previsti 12 m di lunghezza e 2,4 m di larghezza). Nel XIX sec. furono aumentate le dimensioni previste: le zattere dell'Aar, ad esempio, passarono dai 15x4,5 m del 1837 ai 21x7,5 m del 1867, mentre la lunghezza massima consentita per i convogli salì da 30 a 42 m.

<b>Fluitazione</b><br>Boscaioli nella valle di Turtmann. Fotografia di  Pierre Odier,  1910 (Médiathèque Valais, Martigny).<BR/>In alcune vallate alpine, come in questo caso in Vallese, la fluitazione venne praticata ancora nel XX secolo.<BR/>
Boscaioli nella valle di Turtmann. Fotografia di Pierre Odier, 1910 (Médiathèque Valais, Martigny).
(...)

Dopo la liberalizzazione del mercato del legname (negli anni 1830-40), in tutti i cant. la fluitazione ebbe uno sviluppo inatteso, provocato sia dalla crescita della domanda interna (per esempio le ferriere di Gerlafingen, Choindez o Emmenbrücke) sia da quella estera (cantieri navali nei Paesi vicini); il materiale fluitato comprendeva perfino alberi da nave, diretti verso i porti sul mare. Al culmine degli anni 1850-60 seguì, nel decennio successivo, il progressivo declino della fluitazione (zattere a Basilea per semestre: 2552 dal 1855 al 1861, 600-800 dal 1882 al 1885; 82 nel 1895). La causa principale del regresso furono le massicce importazioni di carbon fossile rese possibili dalle nuove linee ferroviarie.


Bibliografia
– F. Häusler, Das Emmental im Staate Bern bis 1798, 1, 1958, 235-246
HRG, 1, 1139-1141
– H. Grossmann, Flösserei und Holzhandel aus den Schweizer Bergen bis zum Ende des 19. Jahrhunderts, 1972
– P. Walliser, «Die Flösserei im Kanton Solothurn», in Rivista forestale svizzera, 147, 1996, 887-909
– A. a Marca, Acque che portarono, 2001

Autrice/Autore: Anne-Marie Dubler / vfe