19/05/2015 | segnalazione | PDF | stampare | 

Laterizi

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da immagini. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

L'abbondanza di giacimenti di argilla in Svizzera ha favorito l'industria della terracotta: Ceramica dal Neolitico, fabbricazione di tegole e mattoni dall'epoca romana. Attualmente si sfruttano per lo più giacimenti di argille glaciali (Bardonnex), ma si è estratta anche argilla del Terziario (Allschwil). Nella Svizzera galloromana, fabbriche di tegole private e militari (delle legioni) producevano grandi tegole piane (tegulae), tegole curve semi-circolari (imbrices), canalizzazioni, lastre per ipocausti, spesso muniti di marchi.

Il ME vide il ritorno all'impiego su grande scala del legno. I grandi incendi che colpirono le città spinsero tuttavia queste ultime a imporre delle coperture in tegola. Nel XV sec. il mattone pieno faccia a vista entrò con prepotenza nell'architettura militare e civile, nel Paese di Vaud e a Ginevra: il castello di Vufflens ne è l'esempio più noto. In seguito i mattoni vennero generalmente ricoperti dall'intonaco, contrariamente agli usi dell'Europa settentrionale.

Fino al XIX o addirittura all'inizio del XX sec. le fabbriche di tegole furono molto numerose, come testimoniano i diversi luoghi che ne presero il nome. Nel 1906 se ne contavano ancora 26 nel solo cant. di Vaud. La loro importanza si limitava al contesto locale ed è verosimile che ogni villaggio dell'Altopiano ubicato nei pressi di un giacimento abbia estratto argilla in almeno un momento della sua storia. Talvolta proprietario della fabbrica, il com. la concedeva in locazione a uno specialista. La fabbricazione (estrazione, preparazione, modellatura, essiccamento e cottura) era completamente manuale. L'argilla veniva estratta durante la bella stagione. Plasmata e ripulita dai corpi estranei (sassi, radici), veniva imbevuta d'acqua e depositata al freddo durante l'inverno, ciò che facilitava il disgregamento delle zolle. Nella primavera successiva, veniva di nuovo lavorata, se necessario depurata, e poi modellata in mattoni o tegole. Queste ultime erano quasi tutte piatte, dato che quelle romane (semi-circolari) erano rare in Svizzera. Se nella Svizzera ted. la modellatura veniva praticata "alla ted." e prevedeva la lavorazione di entrambi i lati delle tegole, nel Paese di Vaud e a Ginevra fino al XVI sec. essa avveniva "alla franc.", con la lavorazione di un solo lato. L'asciugatura, che poteva durare fino a tre mesi, avveniva all'aria aperta, in capannoni. Il processo, che si concludeva con la cottura in forno, dove la temperatura poteva raggiungere i 1000oC, durava da una a due settimane. Questo sistema tradizionale venne utilizzato fino al XIX sec. Prodotti dal peso considerevole, le tegole e i mattoni venivano realizzati nelle vicinanze più immediate del luogo di estrazione e venivano venduti anche nei dintorni. Un piccolo museo, aperto in una vecchia fornace di Cham (1860/70-1933), ricorda questo primo tipo di attività.

La seconda metà del XIX sec. segnò una cesura. Una parte della produzione venne meccanizzata negli anni 1870-90. La prima pressa per tegole meccanica della Svizzera fu installata nella fabbrica Passavant-Iselin & Cie ad Allschwil. Il forno circolare inventato dal ted. Friedrich Hoffmann nel 1858 permetteva di economizzare il combustibile (carbone di legna, carbone) e le sue "camere" consentivano di avere prodotti a differenti stadi di cottura e di raffreddamento e di non fermare il forno; installazioni di questo tipo si trovavano dall'inizio degli anni 1870-80 a Heerbrugg e a Bussigny-près-Lausanne. Le fabbriche si insediarono anche nei pressi delle linee ferroviarie.

Nella Svizzera franc., due fam., i Barraud e i Morandi (originari del Malcantone), modernizzarono l'industria della terracotta. I Barraud furono attivi a Bussigny dal 1872, a Eclépens dal 1894 e a Chavornay dal 1904, acquistarono la fabbrica di mattoni di Yverdon nel 1919 e costruirono lo stabilimento di Bardonnex nel 1943. I Morandi rilevarono nel 1889 la fabbrica di tegole di Corcelles-près-Payerne (aperta nel 1864), acquisirono le fabbriche di mattoni di Payerne (1934) e di Peyres-Possens (1944), e ripresero le attività di Bussigny e Bardonnex nel 1953 assieme alla Gétaz Romang Ecoffey SA, in seguito Chavornay et Yvonand. Nel 2010 il gruppo Morandi è stato rilevato dalla Ziegelei Rapperswil Louis Gasser AG. La Svizzera ted. vedeva invece il predominio della fam. Schmidheiny. La loro azienda fu attiva dal 1867, quando Jakob acquistò il castello sangallese di Heerbrugg, al cui fianco sorgeva una fabbrica di tegole presto meccanizzata. Gli Schmidheiny costruirono o acquisirono diverse fabbriche di tegole o mattoni nei cant. San Gallo (Kronbühl nel 1888, Bruggwald nel 1903, Espenmoos nel 1907) e Turgovia (Horn nel 1900). A Zurigo, i due figli di Jakob crearono nel 1905 la fabbrica di tegole Heurieth che, riunita a quella di Albishof (1907) e alla fabbrica meccanica di mattoni di Zurigo (1912), diede origine alle Zürcher Ziegeleien, all'interno delle quali fu attivo il ramo cadetto della fam. Gli Schmidheiny entrarono nel mercato della Svizzera franc. nel 1938 divenendo azionisti di maggioranza della Briqueterie, Tuilerie & Poterie de Renens (BTR), fondata nel 1907. Nel 1953 non riuscirono nella scalata alla fabbrica di Bussigny. Nel 1999 vendettero i propri stabilimenti (sotto la ragione sociale ZZ Wancor AG) al gruppo austro-belga Wienerberger. Nel Ticino, l'argilla veniva lavorata spec. nel Sottoceneri. Ma era soprattutto l'Italia settentrionale ad attirare i fornaciai ticinesi quali lavoratori stagionali. In alcune regioni questa emigrazione, attestata dal XVI sec., acquisiva i tratti di un fenomeno di massa: nel Malcantone ad esempio quasi la totalità degli uomini abbandonava temporaneamente il proprio villaggio per praticare questo mestiere (secondo il registro militare di Aranno, nel 1858 su 81 uomini abili al servizio, ben 64 erano fornaciai). Oltre ai Morandi, tracce di quell'emigrazione sono ad esempio rappresentate dai Bertoli e dai Fonti, che all'inizio del XXI sec. possedevano ancora fabbriche di laterizi in Veneto (a Casale sul Sile risp. a Grignano Polesine). Nel Ticino invece l'unica fabbrica ancora attiva è quella dell'Industria Ticinese Laterizi di Balerna, fondata nel 1921.

Dopo il forno circolare, altre innovazioni tecniche modificarono la produzione. Nel 1933 a Corcelles vennero installati silos di deposito. Il primo forno tunnel d'Europa, ossia del mondo, che prevede lo spostamento direttamente al suo interno dei mattoni e delle tegole, venne inaugurato nel 1958 a Crissier nella nuova fabbrica della BTR. Alla fine del XX sec. l'automazione e l'informatica contribuirono a un'ulteriore trasformazione dei sistemi di fabbricazione. I numeri della produzione conobbero una fortissima crescita: per produrre 80'000 mattoni, la fabbrica di Corcelles impiegava un anno (1864) mentre nel 2000 era sufficiente mezza giornata. Nel 1958 il forno tunnel di Crissier poteva cuocere 60'000 t di mattoni all'anno. A questa evoluzione fece da contraltare la diminuzione degli operai. Se alla fine degli anni 1950-60 a Bardonnex lavoravano più di 300 persone, nel 1995 ne rimaneva una cinquantina. In Svizzera il numero di persone attive nel settore è sceso da 3400 nel 1970 a 750 nel 2000. L'aumento di produttività è considerevole: la produzione di 1 t di mattoni richiedeva 10 ore nel 1958 e 1,2 ore nel 1978. Il progresso tecnico ha portato alla chiusura di numerose aziende, nella Svizzera franc. ad esempio a Eclépens (1954), Bussigny (1970) e Yvonand (1979). A Zurigo la fabbrica di tegole del Tiergarten venne chiusa nel 1974 e sul terreno di 100'000 m², lottizzato, vennero costruiti 541 appartamenti. Nel 1955 l'Ass. sviz. dei fabbricanti di laterizi (oggi Ass. sviz. dell'industria della terracotta) riuniva più di 70 fabbriche; nel 2000 ne rimanevano meno di 15, di grandi dimensioni e moderne (Corcelles, Payerne, Peyres-Possens, Bardonnex della Morandi Frères SA, Düdingen e Crissier del gruppo Tuileries Fribourg & Lausanne SA, stabilimenti del gruppo Wienerberger, e alcune piccole aziende). Nel tentativo di risparmiare energia, obiettivo comune a tutte le fabbriche, si utilizza ad esempio il calore residuale dei forni per le installazioni di essiccamento. Per le lunghe distanze si preferisce il trasporto su ferrovia a quello su strada. Infine, le cave di argilla abbandonate vengono trasformate in zone naturali (stagni).

Molto sensibile alla congiuntura e in particolare alle condizioni dell'edilizia, il settore dei laterizi ha vissuto due periodi d'oro dalla seconda metà del XIX sec. al 1914 e nei 30 anni di prosperità seguiti alla seconda guerra mondiale, mentre ha sofferto duramente negli anni di crisi 1930-40 e 1980-90. Nel 1970 la produzione sviz. ammontava a 1500 migliaia di t di mattoni (Svizzera franc. 210'000) e a 2900 migliaia di m2 di tegole (Svizzera franc. 400) ed erano stati costruiti 63'600 alloggi. Nel 2000 la produzione sviz. era di 800'000 t di mattoni (Svizzera franc. 90'000), quella di tegole di 4000 migliaia di m2 (Svizzera franc. 600) ed erano stati costruiti 34'500 alloggi. Il calo si spiega fra l'altro anche con la concorrenza del mattone di cemento. Nel XX sec. il settore si è dunque confrontato con i fenomeni di modernizzazione e concentrazione.


Bibliografia
Tuileries-briquetteries [sic] Morandi Frères S.A., 1952
Encycl.VD, 8, 148 sg., 151
– L. Keusen, Les Keusen tuiliers depuis 1713, 1986
– R. Fellmann, La Suisse gallo-romaine, 1992, 138-141, 227-229
– K.-H. Ludwig, V. Schmidtchen, Metalle und Macht: 1000 bis 1600, 1992, 461-465
– H. O. Staub, Von Schmidheiny zu Schmidheiny, 1994
Machines et métiers, cat. mostra Losanna, 1994, 46-53
– M. Grote Les tuiles anciennes du Canton de Vaud, 1996
– S. Eberhardt-Meli, Artigiani della terra: i laterizi in Ticino e il lavoro dei fornaciai, 2001

Autrice/Autore: Lucienne Hubler / ddo