23/04/2015 | segnalazione | PDF | stampare

Armi, produzione e commercio di

Nell’edizione a stampa questo articolo è corredato da immagini. È possibile ordinare il DSS presso il nostro editore.

La modestissima domanda e l'assenza di premesse politico-istituzionali per un Armamento pianificato non consentì ai cant. conf. prima e alla Conf. poi (almeno fino al 1860 ca.) di avere una produzione di armi specializzata o addirittura manifatturiera come nel resto d'Europa. Fin dall'epoca delle vittoriose guerre di Borgogna (1474-77) le Armi erano soprattutto importate; in questo ambito, la bilancia commerciale sviz. ha avuto un saldo positivo solo negli anni 1915-18, 1923-59, 1972-77 e 1988. Fin verso la fine del XIX sec. la domanda interna di armi era così debole e discontinua che, prima del 1860, la produzione destinata al mercato interno ebbe carattere sporadico, decentrato e artigianale. In tal senso non influirono molto neppure il Tiro, molto legato alle tradizioni e quindi con ridotte esigenze innovative, e il servizio mercenario; gli imprenditori militari e i mercenari, in effetti, dovendo pagare personalmente l'equipaggiamento - che dalla metà del XVII sec. doveva essere acquistato al di fuori della Conf. tramite il signore che li assoldava - cercavano di risparmiare il più possibile. Dal XV al XIX sec., prima la Dieta e poi il Consiglio fed. sottoposero a severe limitazioni sia il transito, peraltro modesto, sia l'esportazione di armi.

1 - Prima del 1800

La produzione di corazze e armi bianche - comunque mai cospicua - era garantita nei cant. conf. dai fabbri (Artigianato del metallo); importanti concorrenti erano Milano (dal XIV sec.), le città bavaresi di Norimberga, Augusta, Kempten e Passau (dal 1470 al 1600) e Solingen (Renania settentrionale -Vestfalia), che dal XVIII sec. fornì le baionette. Le prime armi da fuoco portatili provenivano spec. da Brescia, punto di riferimento per i cant. catt. e le Tre Leghe fin verso il 1770, quando giunsero da Saint-Etienne i primi schioppi. I cant. rif. acquistarono moschetti e archibugi dapprima per lo più ad Augusta e a Norimberga (dal 1540 al 1590), poi soprattutto a Suhl (Turingia; ma raramente tra il 1630 e il 1770) e in seguito prevalentemente a Liegi (fino al 1870). Fino al 1600 ca. vennero importati archibugi e moschetti finiti, poi solo le canne e gli acciarini, che gli armaioli locali e le officine degli Arsenali provvedevano a montare, munire di calcio e regolare; nel Giura tale lavoro era svolto anche da orologiai, fabbri e orafi, perché in quel territorio nessuna norma corporativa proibiva di svolgere, all'occorrenza, l'occupazione accessoria di armaiolo. Dopo il 1710/20 ci fu un forte calo della domanda; gli arsenali spesso trasformavano semplicemente in schioppi i vecchi moschetti a pietra focaia, e l'arte dell'armaiolo decadde. Berna fu l'unico cant. conf. a tentare invano di produrre e commerciare armi con criteri mercantilistici: la fabbrica di fucili di Emanuel Wurstemberger, aperta nel 1713 a Worblaufen, fu liquidata nel 1721. Nel 1750 ca. Abraham Jaquet, di Vallorbe, era il più importante fornitore di canne da fucile per la città di Berna.

Nel XV sec. le canne di cannone erano soprattutto depredate; a volte, tuttavia, le città conf. le acquistavano in Lombardia e a Norimberga o le commissionavano a fonditori itineranti lombardi e bavaresi e, in seguito, anche a campanari del luogo; la fam. Füssli, che spec. nel XVI e XVII sec. produsse anche cannoni e mortai, fu la sola a svolgere questa professione per lungo tempo. Nel XVIII sec. diversi Conf. divennero celebri a livello europeo quali fonditori di cannoni: i fratelli zurighesi Johann Jakob e Johann Balthasar Keller in Francia, lo sciaffusano Andreas Schalch in Francia e in Inghilterra, cinque generazioni della fam. Maritz di Burgdorf in Francia, nei Paesi Bassi e in Spagna. La loro arte, tuttavia, faticò a sopravvivere in Svizzera; la fonderia Schalch di Sciaffusa, ad esempio, fu costretta a chiudere i battenti nel 1752. Il cant. più attivo, Berna, affidò a Samuel Maritz (dal 1744 attivo a Ginevra) e alla fonderia di campane e cannoni che Friedrich Jakob Bär gestiva ad Aarau il compito di rifondere e riammodernare i vecchi cannoni. Dal 1770 ca. Berna, Zurigo, Friburgo, Sciaffusa e Obvaldo fecero eseguire tali operazioni a Strasburgo; gli altri cant. rinunciarono alle innovazioni.

Autrice/Autore: Peter Hug / vfe

2 - Dopo il 1800

L'Elvetica, le guerre napoleoniche e la cassa di guerra della Conf., istituita nel 1815, non modificarono affatto la scarsissima domanda di armi. Sussidi per acquisti furono concessi dalla Dieta fed. solo nel 1831 (nuove carabine) e nel 1841 (trasformazione di vecchi schioppi in fucili a percussione); i cant. continuarono a coprire il loro esiguo fabbisogno spec. con le importazioni. Armaioli e arsenali montavano canne di fucile e acciarini importati, oppure eseguivano modifiche e riparazioni. Dal 1817 al 1833 la Manufacture d'armes du Pont-d'Able, presso Porrentruy, garantì la produzione completa di fucili destinati a Berna. Nel 1844, su suggerimento del futuro Consigliere fed. Friedrich Frey-Herosé, la Soc. militare fed. respinse la creazione di una fabbrica fed. di armi, cui venne preferito il sistema tradizionale basato sull'importazione, meno costoso; per gli inneschi, però, la Dieta conferì il monopolio fed. a un'azienda creata nel 1842 a Deisswil, presso Stettlen (trasferita nel 1849 a Köniz). L'officina, subordinata al Dip. fed. delle finanze dal 1848, cominciò anche a produrre detonatori (1856), prima di passare alla fabbricazione di bossoli di cartuccia (1867); perse l'autonomia nel 1869. I cannoni erano prodotti saltuariamente da fonderie (anche di campane); particolarmente attiva era la ditta Bär di Aarau che, rilevata da Jakob Rüetschi nel 1824, ne produsse 210 prima del 1845, ma fu poi confrontata con crescenti problemi di qualità. Nel 1867 la Conf. acquistò i cannoni in via provvisoria dalla ditta dei fratelli Sulzer di Winterthur; in seguito si rivolse alla Germania e alla Svezia. In Svizzera la produzione privata di artiglieria cessò, salvo per partite trascurabili ordinate alla Sulzer e alla Von Roll. Negli anni 1848-49 le fabbriche di macchine Escher, Wyss & Cie (a Zurigo) e Rieter (a Töss) tentarono senza successo di avviare la fabbricazione industriale di fucili. Nel 1854 e nel 1856 il Dip. militare fed. e le Camere fed. respinsero di nuovo il progetto di creazione di una fabbrica fed. di armi, preferendo l'importazione di pezzi e il loro montaggio finale, artigianale e decentrato, negli arsenali cant., nell'officina di Jules Manceau a Zofingen e nella ditta von Erlach & Co (più tardi W. von Steiger) a Thun.

Dopo il 1860 il nuovo capo del Dip. militare fed., Jakob Stämpfli, riuscì a imporre una politica di armamento non più imperniata sull'importazione; a beneficiarne fu dapprima la Schweizerische Industrie-Gesellschaft (SIG), fondata a Neuhausen nel 1856, cui venne affidata la produzione del fucile Vetterli (1869-73). Stämpfli e Rudolf Schmidt, controllore fed. delle armi, prescrissero in seguito la produzione statale di fucili e nel 1871 crearono a Berna la fabbrica fed. di armi; Aziende federali d'armamento sorsero anche a Thun, Altdorf (UR) e Wimmis. Fino agli anni '20 queste furono, salvo qualche piccola eccezione, le uniche industrie produttrici attive in Svizzera; l'esportazione di armi era praticamente nulla e solo nella prima guerra mondiale qualche azienda orologiera produsse in via provvisoria componenti di munizioni per le potenze dell'Intesa. In seguito, il divieto di produrre e commerciare armi emanato in Germania e l'attiva politica industriale della Conf. favorirono l'arrivo in Svizzera delle tecnologie produttive ted., che contribuirono allo sviluppo di aziende esportatrici: la Flug- und Fahrzeugwerke Altenrhein (FFA) di Claude Dornier ad Altenrhein (dal 1921), la futura Oerlikon-Bührle (dal 1923), la Patronenfabrik di Solothurn, appartenente alla von Steiger (dal 1929 Waffenfabrik Solothurn, affiliata al gruppo ted. Rheinmetall). Le prime esportazioni di una certa consistenza di armi sviz. provocarono, dopo il 1930, aspri dibattiti politici. Alla fine di un processo caratterizzato dal fallimento della conferenza sul Disarmo e da un'iniziativa popolare che si prefiggeva di statalizzare l'industria militare, la Conf. divenne nel 1938 l'istanza competente per il controllo della produzione privata di armi e l'esportazione di materiale bellico (art. 41 della Costituzione). Durante la seconda guerra mondiale la Svizzera esportò materiale bellico per ca. un miliardo di frs., spec. in Germania; nel 1943 la Conf. costruì un'officina aeronautica a Emmen.

Fra il 1946 e il 1949 fu in vigore il divieto assoluto di esportare armi; con l'inizio della Guerra fredda, le ditte, e soprattutto la Oerlikon-Bührle e la Hispano Suiza, acquistata nel 1972 dalla Bührle (nel settore dei cannoni da contraerea), la MOWAG di Walter Ruf (carri armati granatieri) e la SIG (armi portatili) ripresero le esportazioni di materiale bellico verso i Paesi dell'area occidentale. Il tentativo di sviluppare aerei da combattimento fallì negli anni '50, mentre la produzione statale di carri armati da combattimento cessò negli anni '70. Dopo lo scandalo della Bührle, nel 1972 un'iniziativa finalizzata a vietare l'esportazione di armi mancò di poco il successo (49,7% di voti favorevoli); nello stesso anno una legge sul materiale bellico (totalmente riveduta nel 1996) sostituì il decreto fed. del 1949. Nel 1992 e nel 1997 la Conf. ha regolamentato l'esportazione di beni utilizzabili a fini civili e militari; una nuova iniziativa che voleva imporre il divieto alle esportazioni di materiale bellico è fallita con un chiaro risultato nel 1997 (solo il 22,5% di voti a favore).

Autrice/Autore: Peter Hug / vfe

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– W. L. Bernecker, T. Fischer (a cura di), Unheimliche Geschäfte, 1991
– P. Hug, Zur Geschichte des Kriegsmaterialhandels, 1996
Rüstung und Kriegswirtschaft, 1997
– S. Hauert, Abraham Jaquet (1724-1773), mem. lic. Losanna, 1999
Pubbl. CIE, 11