• <b>Indiane</b><br>La manifattura di indiane di Jean-Jacques Deluze a Le Bied, tra Colombier e Areuse, sulle rive del lago di Neuchâtel; particolare di un olio su tela realizzato nel 1743 (Collezione privata) © Fotografia Bibliothèque publique et universitaire de Neuchâtel.

Indiane

La colorazione delle tele di Cotone, tradizionale in India, venne introdotta nell'Europa occidentale nella seconda metà del XVII sec., modificando la tecnica di produzione. Le tele non vennero infatti più dipinte a mano, ma furono stampate con blocchi di legno incisi che, demoltiplicando la produttività del lavoro, diminuirono il costo del prodotto e lo resero un oggetto di largo consumo.

Lo sviluppo dell'industria di indiane in Svizzera fu conseguenza della proibizione in Francia (1686) del consumo e della fabbricazione delle tele dipinte, che aprì un vasto e assai lucrativo mercato di contrabbando, e della revoca dell'editto di Nantes (1685), che fu all'origine dell'arrivo di mercanti, tecnici e capitali. Nel 1710 a Ginevra vi erano quattro manifatture, tra cui quella di Antoine Fazy, il primo di una lunga serie di produttori di indiane (dal decennio 1720-30 si contarono sette produttori). Tra il 1720 e il 1760 la produzione di indiane si diffuse lungo le frontiere franc. e ted. a Neuchâtel, Bienne, Basilea, Argovia, Zurigo, Turgovia e a Glarona. Nel 1759 la riapertura dei mercati franc. diede nuovo slancio al settore, che in Svizzera raggiunse il suo massimo sviluppo nel corso dei tre decenni successivi. Ginevra e Neuchâtel ospitarono ciascuna una decina di fabbriche, che davano lavoro ad almeno 2500 operai.

Nel 1790 cominciò il declino della produzione sviz. di indiane, soprattutto rispetto ai suoi concorrenti stranieri. Le guerre, il Blocco continentale e ancor più il protezionismo europeo limitarono in modo drastico i suoi sbocchi. L'attività crollò a Ginevra dalla fine degli anni 1780-90 e stagnò fino agli anni 1820-30; a Neuchâtel declinò invece sotto l'Impero e diminuì gradualmente fino agli anni 1850-60; in questo periodo a Zurigo rimasero solo due fabbriche di una certa importanza. Persino l'adozione da parte delle fabbriche di macchine da stampa a rullo, inventate alla fine del XVIII sec., fu frenata dalla carenza di sbocchi. In questo contesto, l'evoluzione dell'industria glaronese fu atipica. Specializzandosi nella fabbricazione di fazzoletti da collo (molto in voga nel XIX sec.), ancora manuale e ad alto valore aggiunto, essa conobbe una rinascita dagli anni 1820-30; a metà del XIX sec. Glarona produceva, in una ventina di fabbriche (6250 operai nel 1864), i quattro quinti delle tele dipinte in Svizzera; in generale, tuttavia, questa attività divenne sempre più secondaria e continuò a diminuire. Nel 1840 la Svizzera contribuiva solo nella misura del 4% alla produzione europea di indiane.

Il periodo migliore della produzione di tele dipinte sviz. si situa dunque a metà del XVIII sec. Il ruolo che ebbe allora questa industria non è da sottovalutare. I capitali industriali e commerciali investiti, inizialmente ridotti, finirono per raggiungere, negli anni 1780-90, diversi milioni di lire per le fabbriche più grandi, come quella di Jean-Louis Fazy a Ginevra o quella di Claude-Abram DuPasquier a Cortaillod (Fabrique-Neuve de Cortaillod). Elevati furono pure i profitti ottenuti, che consentirono alla produzione e al commercio di tele dipinte di generare un accumulo formidabile di capitali che poterono essere successivamente reinvestiti in altri rami dell'economia nazionale. Sul piano sociale, in un'economia che dipendeva ancora dall'agricoltura, dall'artigianato e dall'industria a domicilio, gli operai impiegati nella produzione di indiane (dagli 8000 ai 10'000 tra uomini, donne e bambini verso la fine del sec.) costituirono il primo esempio di una manodopera concentrata nelle fabbriche: nelle più grandi vi lavoravano dai 600 agli 800 operai. Questa manodopera, piuttosto mobile, contribuì a un doppio mescolamento della pop., dalla Svizzera ted. alla Svizzera franc., e dalla Svizzera verso l'estero; è stato infatti possibile individuare un migliaio di Svizzeri nell'industria di indiane franc., in alcuni casi nei posti di direzione o tra i quadri.

<b>Indiane</b><br>La manifattura di indiane di Jean-Jacques Deluze a Le Bied, tra Colombier e Areuse, sulle rive del lago di Neuchâtel; particolare di un olio su tela realizzato nel 1743 (Collezione privata) © Fotografia Bibliothèque publique et universitaire de Neuchâtel.<BR/>
La manifattura di indiane di Jean-Jacques Deluze a Le Bied, tra Colombier e Areuse, sulle rive del lago di Neuchâtel; particolare di un olio su tela realizzato nel 1743 (Collezione privata) © Fotografia Bibliothèque publique et universitaire de Neuchâtel.
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L'industria di indiane collocò infine la Svizzera al centro di un'attività di scambi di ampiezza fino ad allora sconosciuta. Ogni anno la Svizzera acquistava cotonato bianco e prodotti di tintura per un valore di milioni di lire in Europa, Africa, America, e Asia, dove poi esportava fino al 95% delle tele stampate. In una fase decisiva della rivoluzione industriale, la produzione di indiane contribuì così all'inserimento dell'economia sviz., in modo duraturo, nell'economia europea e mondiale.


Bibliografia
– B. Veyrassat, Négociants et fabricants dans l'industrie cotonnière suisse 1760-1840, 1982 (con bibl.)
– P. Caspard, «Les pinceleuses d'Estavayer», in RSS, 36, 1986, 121-156
L'esprit de l'Inde dans les collections des Musées d'art et d'histoire, cat. mostra Ginevra, 1997, 23-28
– I. Ehrensperger «François Verdan und die Indienne-Manufakturen von Greng und Biel im 18. und frühen 19. Jahrhundert», in FGB, 78, 2001, 125-140
– M. Evard, Périple au pays des indiennes, 2002

Autrice/Autore: Pierre Caspard / czu