• <b>Industria tessile</b><br>Fonti: <I>Statistica delle fabbriche</I>; H. Ritzmann-Blickenstorfer (a cura di), <I>Historische Statistik der Schweiz, 1996</I>, 644 sg.  © 2004 DSS e Gerhard Zbinden, Berna. Nel corso degli anni 1960-70 la statistica delle fabbriche conobbe un mutamento radicale; nel 1965 divenne una "statistica dell'industria". Poiché i dati precedenti e successivi al 1965 risultano solo parzialmente confrontabili, vengono raffigurati separatamente.
  • <b>Industria tessile</b><br>Fonte: Censimenti federali delle aziende  © 2004 DSS e Gerhard Zbinden, Berna.

Industria tessile

Espressione generica che riassume l'insieme delle operazioni contemplate nella lavorazione delle materie prime tessili. Queste ultime possono essere locali o importate, naturali o artificiali: lino, canapa (Piante industriali), Lana, Seta, Cotone, iuta, rafia, fibre sintetiche. La produzione si articola in quattro fasi: preparazione delle fibre tessili (lavaggio, pettinatura), filatura, lavorazione dei filati (torcitura, tessitura, maglieria, intrecciatura) e finissaggio, che include tra l'altro il candeggio, la tintura (Tintoria), la stampa di tessuti (Indiane) e il Ricamo.

L'industria tessile si occupa della realizzazione in serie, meccanizzata e manifatturiera, di prodotti tessili e in base alla materia lavorata si suddivide in industria laniera, serica, cotoniera, Industria della paglia, del lino (Tela di lino, Merletteria), dei cappelli e delle fibre chimiche. Alcuni di questi rami fanno anche parte dell'Industria dell'abbigliamento. Occorre distinguere tra l'industria tessile moderna e le tecniche di produzione preindustriali tipiche dell'artiginato tessile.

1 - Dall'artigianato all'industria

Come nel resto dell'Europa, anche in Svizzera l'industrializzazione prese avvio dal settore tessile. In origine i prodotti tessili erano realizzati artigianalmente (Artigianato) e su misura all'interno di botteghe, le cui attività erano regolamentate dalle Corporazioni. Al di fuori dell'ambito artigianale, la filatura e la tessitura, anch'essa in seguito organizzata parzialmente su basi corporative, erano parte integrante dell'economia domestica contadina. Dal XV sec., con l'aumento demografico, tali attività, svolte a domicilio (Lavoro a domicilio) per conto di tessitori sia delle città sia delle campagne, divennero fonte di guadagno accessorio per la pop. rurale indigente. Dalla fine del XVI sec. la crescente domanda di prodotti tessili per il mercato interno e per l'esportazione portò a modificare le tecniche di fabbricazione, votate alla produzione di massa. Le nuove forme produttive (Protoindustrializzazione) così come il sistema del commissionamento (Kaufsystem), la lavorazione a domicilio (Verlagssystem) e la Manifattura si affermarono malgrado l'opposizione delle corporazioni, che ammettevano unicamente il lavoro in bottega. Mentre le manifatture del XVII-XVIII sec. anticiparono l'accentramento dei processi produttivi tipico del sistema di Fabbrica, nell'ambito del Verlagssystem la produzione era decentrata nelle case dei lavoratori a domicilio.

Il sistema protoindustriale si differenziava in maniera sostanziale da quello artigianale, in origine soprattutto urbano, in quanto coinvolgeva anche la pop. rurale; ciò favorì la nascita di vere e proprie Regioni protoindustriali, in cui le economie domestiche urbane e rurali risultavano ugualmente integrate nel processo produttivo. Alla fine del XVIII sec. la protoindustrializzazione del settore tessile sviz. aveva ormai raggiunto uno stadio molto avanzato e riguardava decine di migliaia di imprenditori e lavoratori (uomini, donne e bambini), attivi per il 5% nelle manifatture e per il 95% a domicilio. La maglieria (calze, calzoni) era diffusa da Basilea a Sciaffusa (in una fascia che comprendeva il principato vescovile di Basilea, la regione di Soletta, l'Argovia e la parte settentrionale del cant. Lucerna); la fabbricazione di tele di lino nelle zone elevate dell'Altopiano centrale (Emmental, Alta Argovia, Willisau, Entlebuch); la tessitura di nastri di seta a Basilea; la tessitura di stoffe di seta nel cant. Zurigo; la filatura di cascami di seta nella Svizzera centrale. Opportunità di guadagno erano inoltre rappresentate dalla lavorazione a domicilio della paglia, praticata nel Freiamt, ma soprattutto dalla filatura e dalla tessitura del cotone - diffuse da Ginevra fino al Reno, spec. negli odierni cant. Argovia, Zurigo, Glarona, San Gallo (Toggenburgo), Appenzello Interno ed Esterno - e dalla produzione di indiane (spec. nei cant. Ginevra, Neuchâtel, Berna, Argovia, Zurigo e Glarona). Solo nelle regioni di Zurigo e Argovia nel 1787 si contavano 46'000 filatrici e 8700 lavoratori (uomini e donne) attivi nel campo della tessitura.

Nel XVII sec. la lavorazione del lino costituiva la principale attività protoindustriale. Nel sec. successivo cedette il posto alla produzione di cotone, settore nel quale attorno al 1790 la Conf. risultava seconda in Europa solamente all'Inghilterra, entrata in quel periodo sul mercato continentale con i suoi filati prodotti meccanicamente. La concorrenza britannica accelerò la meccanizzazione del settore tessile sviz., che si affermò nella prima metà del XIX sec. sulle basi della propria forte tradizione protoindustriale. Nel ramo cotoniero, la branca principale del settore tessile sviz., nuovi macchinari vennero impiegati dapprima nella filatura (dal 1801) e in seguito nella tessitura (dagli anni 1840-50). Se all'interno di tale branca la meccanizzazione poté dirsi conclusa entro il 1888, in altri rami l'innovazione tecnologica avanzò solo a rilento: soprattutto nella tessitura di nastri e stoffe di seta, nel ricamo e nella lavorazione della paglia il lavoro a domicilio rimase il sistema produttivo prevalente, grazie ai costi inferiori che ne incrementavano la capacità concorrenziale. La quota di manodopera impiegata nel settore tessile passò dal 25% degli anni attorno al 1850 al 46% del 1880-82 e al 57% del 1901-05. Attorno al 1870 l'industria tessile raggiunse il suo apice con quasi 150'000 occupati, pari al 12% della pop. attiva in Svizzera, concentrati nella Svizzera nordoccidentale (in particolare a Basilea) e orientale (triangolo Zurigo-Glarona-San Gallo, con propaggini in Argovia e Turgovia).

Tra il 1870 e il 1910 il settore tessile entrò in una fase di declino in varie regioni, come l'Argovia, e si sviluppò vertiginosamente soprattutto nella regione di San Gallo (da 2300 a 11'800 occupati), grazie al boom del ricamo. In questo lasso di tempo gli occupati nel settore tessile nella Svizzera orientale (San Gallo, Turgovia, Appenzello Interno ed Esterno) passarono da 46'100 a 87'600, il che corrisponde a una crescita del 90%.

Per mantenersi concorrenziali nei confronti delle industrie tessili europee e nordamericane, le imprese sviz. dovettero modernizzare il parco macchine. Già dopo il 1900 prese avvio la produzione automatizzata: vennero ad esempio introdotte macchine automatiche per il ricamo che garantivano un'alta produttività senza l'ausilio di manodopera. Soprattutto nelle branche principali (cotone, seta, ricamo) si assistette così a un processo di concentrazione che portò a una costante diminuzione del numero di imprese e di occupati (salvo nel periodo immediatamente successivo al 1918). Tale tendenza si rafforzò durante la grande crisi degli anni 1930-40 e non si arrestò nemmeno durante l'effimera ripresa seguita alla seconda guerra mondiale. Dagli anni 1960-70 la delocalizzazione della produzione nei Paesi asiatici e in Europa orientale, dove i costi risultavano inferiori, ha accelerato il ridimensionamento dell'industria tessile sviz.: tra il 1965 e il 2001 il numero degli stabilimenti produttivi è sceso di più della metà, e quello degli occupati dell'80% ca. Sono sopravvissute le imprese innovative, che si sono convertite ad esempio alla produzione di tessili impiegati nei settori automobilistico e aeronautico (rivestimenti di sedili, airbag, cinture di sicurezza, reti di sicurezza e protezione), di tessili per la protezione del corpo (caschi, protezione dal freddo, dal calore, dalle radiazioni e dagli infortuni), di geotessili (ad esempio contro l'erosione), di tessili per usi medici (vene artificiali, valvole cardiache, trapianti) e di tessili impiegati per i trasporti (tra l'altro nastri trasportatori).

<b>Industria tessile</b><br>Fonti: <I>Statistica delle fabbriche</I>; H. Ritzmann-Blickenstorfer (a cura di), <I>Historische Statistik der Schweiz, 1996</I>, 644 sg.  © 2004 DSS e Gerhard Zbinden, Berna.<BR/>Nel corso degli anni 1960-70 la statistica delle fabbriche conobbe un mutamento radicale; nel 1965 divenne una "statistica dell'industria". Poiché i dati precedenti e successivi al 1965 risultano solo parzialmente confrontabili, vengono raffigurati separatamente.<BR/>
Fabbriche tessili dal 1882 al 1965
<b>Industria tessile</b><br>Fonte: Censimenti federali delle aziende  © 2004 DSS e Gerhard Zbinden, Berna.<BR/><BR/>
Industrie tessili dal 1965 al 2001

I cambiamenti strutturali hanno modificato il carattere dell'industria tessile. Il passaggio alle fibre chimiche e alle tecnologie informatiche (CAD, stampa digitale di tessuti) ha rafforzato il peso del capitale a scapito del fattore lavoro, in precedenza preponderante. Soprattutto il ricamo, che ancora nel 1905 impiegava più di 65'000 persone nelle fabbriche e nel lavoro a domicilio, è divenuto all'inizio del XXI sec. un ramo molto specializzato, innovativo e ad alto valore aggiunto, ma che impiega poca manodopera. Dagli anni 1980-90 l'industria tessile sviz. ha abbandonato la produzione di massa a basso costo.

Autrice/Autore: Anne-Marie Dubler / mku

2 - Industria di esportazione per eccellenza

Grazie alla fabbricazione di prodotti tessili (artigianale prima del 1800 e in seguito industriale) la Svizzera è divenuta un Paese europeo noto per la propria Economia d'esportazione. La produzione, destinata inizialmente all'autoconsumo e in seguito al mercato interno, nella maggior parte dei cant. era rivolta a soddisfare la domanda locale; nel caso delle tele di lino di San Gallo e dei panni di lana di Friburgo - realizzati entrambi con materie prime locali - essa trovò però spazio anche nei mercati esteri. In seguito furono le branche che dipendevano dall'importazione delle materie prime (rami della seta, del cotone e della stampa di tessuti) a garantire le maggiori esportazioni prima del 1800 e a smerciare i propri prodotti in tutta Europa. Dopo il 1800 l'industria del cotone, e successivamente le industrie del ricamo, della tessitura di nastri e stoffe di seta e dei cappelli di paglia estesero le proprie vendite anche al resto del mondo.

Per affermarsi sui mercati esteri, l'industria tessile doveva soddisfare due condizioni: un controllo severo e continuo della produzione, al fine di conservare una buona reputazione dei prodotti, e la presenza di un organismo che si occupasse della commercializzazione. Nelle città, rigorosi controlli di qualità da parte dei funzionari cittadini e in seguito anche delle corporazioni (ad esempio sulle tele di lino a San Gallo) costituirono la norma sin dal ME (Mercati). Essi venivano eseguiti anche nelle campagne: nel XVIII sec. funzionari addetti alla misurazione delle tele di lino bernesi erano attivi nelle località di mercato (Langenthal, Langnau, Huttwil, Zofingen, Kölliken). L'andamento delle esportazioni dipendeva anche dalla rete di distribuzione: a Zurigo il ramo cotoniero si sviluppò dall'inizio del XV sec., ma il successo sui mercati esteri arrivò solo 150 anni più tardi, grazie alle capacità professionali dei commercianti locarnesi. Le imprese cotoniere sangallesi e appenzellesi superarono le esportazioni zurighesi poiché poterono beneficiare delle reti europee sorte in precedenza nel commercio delle tele di lino. Alcuni rami erano ampiamente rivolti all'esportazione (95% nella produzione di indiane).

Dopo il 1800 l'industria tessile si diffuse nelle regioni in cui l'artigianato del settore era tradizionalmente forte, sfruttando i preesistenti sistemi di esportazione, e riuscì a conquistare nuovi mercati oltreoceano. Principale industria in Svizzera nel XIX sec., il tessile favorì anche altri settori, quali l'industria delle macchine, che iniziò a esportare macchine e impianti per la trasmissione di energia originariamente prodotti per il mercato interno. Nello stesso periodo si assistette a una specializzazione verso gli articoli di moda, le cui esportazioni in anni favorevoli raggiunsero livelli molto elevati. Attorno al 1910 il ricamo divenne la principale industria esportatrice con una quota del 18% sulle esportazioni totali. Con la dipendenza dalla moda aumentò anche la sensibilità alle variazioni congiunturali: la crisi economica mondiale degli anni 1930-40 toccò infatti in particolare i beni di lusso (orologeria, ricami, prodotti in seta e cappelli di paglia).

Nonostante la parziale compensazione delle perdite dopo il 1945, la progressiva diminuzione dell'importanza relativa dell'industria tessile nel quadro delle esportazioni sviz. non si arrestò. A partire dal 1929 il tessile fu soppiantato dall'industria delle macchine e chimica, come attestato dall'evoluzione delle quote di esportazione per gli anni 1840, 1996 e 2002 riferite ai tessili (72,6%, 2,6%, 1,7%), agli orologi (8,2%, 7,7%, 7,8%), ai prodotti chimici (0,4%, 26,3%, 32,8%) e alle macchine (0,1%, 28,4%, 23,2%).

Autrice/Autore: Anne-Marie Dubler / mku

3 - Le fasi della produzione: filatura, torcitura, tessitura e finissaggio

Artigianale o industriale, la produzione tessile comprende quattro tappe principali: filatura, torcitura, tessitura e finissaggio (tintura, candeggio, stampa di tessuti e soprattutto ricamo). A lungo la filatura - la produzione di filati a partire dalle fibre tessili - fu considerata il procedimento più importante. Fino al 1800 ca. in Svizzera prevalse la filatura a mano, compiuta con l'ausilio di strumenti quali il fuso a mano e l'arcolaio, le cui forme variavano a seconda delle epoche e delle regioni. L'utensile più antico è il fuso, ampiamente diffuso nella Svizzera orientale fino al XVIII sec. inoltrato. Esso era costituito da una stecca di legno di 20-25 cm con un disco all'estremità inferiore che fungeva da volano. Nel caso dell'arcolaio, il fuso posto orizzontalmente veniva mosso manualmente tramite una ruota. In entrambi i sistemi la mano sinistra tirava le fibre trasformandole in filo, che veniva poi avvolto attorno al fuso. L'arcolaio a pedale veniva invece azionato per mezzo di quest'ultimo e di una leva, il che permetteva di avere le mani libere e di filare e avvolgere il filo contemporaneamente. La materia prima era avvolta attorno a un bastone, detto rocca o conocchia, che la filatrice poneva accanto a sé, infilava nella propria cintura o fissava all'arcolaio. L'arcolaio era uno strumento essenziale per ogni economia domestica contadina; poco costoso, costituiva un arnese di lavoro ideale per i poveri. La sua forma variava a seconda delle regioni: la ruota verticale era diffusa nei cant. Lucerna, Berna, Neuchâtel e Vallese, quella orizzontale, più grande, nei cant. Ticino e Grigioni.

Dal 1790 la filatura meccanica inglese, più economica, soffice e regolare, si pose in concorrenza con i filatori. La meccanizzazione del tessile in Svizzera iniziò già nel 1799, quando un'azienda cotoniera di San Gallo rese operativi filatoi intermittenti (mule jenny) in grado anche di cardare, stirare e prefilare il cotone. Nuove filature di cotone meccanizzate sorsero dal 1801 a Zurigo, nella Svizzera orientale e in Argovia; alcune caddero rapidamente in fallimento, mentre altre sopravvissero: le filature Hard a Wülflingen, Näf a Rapperswil (SG), Zellweger a Trogen (fondata nel 1804) ed Escher, Wyss & Cie a Zurigo (creata nel 1805, sopravvissuta grazie alla riconversione della produzione nella costruzione di macchine). Rieter & Cie, che tra il 1817 e il 1826 inaugurò tre filature nei dintorni di San Gallo, Paravicini, attiva dal 1822 a Schwanden (GL), e Bebié, operativa dal 1828 a Turgi, ripresero con successo il modello delle grandi aziende inglesi. L'avvento dei filatoi intermittenti completamente automatici fu all'origine di una forte crescita della filatura del cotone, che vide triplicare il numero dei fusi tra il 1836 e il 1880, a fronte di una diminuzione del 10% del numero delle imprese, divenute più grandi. Un ulteriore salto tecnologico si ebbe attorno al 1880 grazie ai potenti filatoi ad anello. Il crescente protezionismo estero e la forte concorrenza produssero nell'industria tessile sviz. una serie di fusioni.

In altri ambiti, la filatura meccanica si sviluppò più tardi e con molto meno vigore: nel settore serico dal 1824, in quello del lino dal 1839 e in quello della lana d'esportazione, pettinata o non, dal 1866. La filatura della seta, diffusa soprattutto nel Ticino, non riuscì a reggere il confronto con la concorrenza it. - il numero delle imprese scese da 41 nel 1842 a quattro nel 1865 e a due nel 1900 - mentre quella del lino e della lana poterono svilupparsi solo in misura limitata per la mancanza di materia prima in Svizzera e la concorrenza dei filati esteri, meno cari. Nel settore cotoniero, il declino di fronte alla concorrenza asiatica, iniziato negli anni 1970-80, prosegue anche nel XXI sec.: poche sono le aziende ancora in funzione e, dopo la chiusura nel 2004 della Streiff di Aathal (fondata nel 1901, allora una delle 30 fabbriche tessili insediate lungo il corso dell'Aabach), vi è un'unica azienda sviz. attiva nella filatura in fino. Gli edifici e i terreni della filanda di cotone di Windisch, fondata nel 1828 dal "re delle filande" Heinrich Kunz, in disuso dal 1998, sono stati trasformati dal 2010 in un quartiere residenziale.

La torcitura - l'avvolgimento di due o più fili per ottenere filati più resistenti per la cucitura, il ricamo e la tessitura - risulta diffusa dal tardo ME. Praticata essenzialmente nelle città (a differenza della filatura), dal XVI sec. divenne un'attività importante per l'economia di esportazione. A Ginevra, Zurigo e Basilea, tra il XVI e il XVIII sec. vennero prodotti filati di seta ritorti per mezzo di meccanismi azionati dall'uomo o da mulini ad acqua. Nel XIX sec. lo stesso procedimento venne utilizzato spec. per il cotone: l'epoca d'oro della torcitura meccanizzata nelle fabbriche iniziò dopo il 1850, in seguito alla grande domanda di filati per ricamare e cucire da parte dell'industria del ricamo.

Anche la tessitura - la realizzazione di prodotti tessili tramite l'intreccio di una serie di fili posti perpendicolarmente (trama e ordito) - ebbe un ruolo importante già dall'epoca preindustriale. Probabilmente sin dal tardo ME il telaio a pedale prese il posto del più vecchio telaio verticale. I telai a mano erano comuni nelle campagne. Oltre a soddisfare i bisogni personali, le tele prodotte nelle fattorie potevano essere sottoposte a canone (numerose attestazioni fin dal ME). Questo arnese era però più caro dell'arcolaio e quindi meno diffuso al di fuori del contado e dei tessitori. Mentre i tessuti ottenuti da lino di produzione locale erano realizzati ovunque, le stoffe di lana e seta venivano prodotte nelle città. Solo in alcune aree i panni vennero anche esportati. A Friburgo venivano prodotti panni di lana (XV sec.), nella Svizzera orientale tele di lino (XV-XVII sec.) e tessuti di cotone (XVIII-XX sec. inoltrato), a Zurigo stoffe di seta (XVII-XX sec. inoltrato) e di cotone (già dal tardo XVI sec.). Il sistema del lavoro a domicilio si sviluppò dal XVII sec. in diverse regioni, lasciando anche tracce architettoniche visibili ancora oggi (cantine e salotti in passato adibiti alla tessitura).

La tessitura meccanica del cotone si affermò dagli anni 1840-50, parallelamente all'aumento della produttività dei telai a mano, tra l'altro grazie all'utilizzo generalizzato della navetta volante (già diffusa nel XVIII sec.), che sostituì quella azionata manualmente. Quando i tessuti di cotone bianco iniziarono a subire la concorrenza di quelli inglesi, più economici, i tessitori passarono alla produzione di stoffe colorate e più pregiate. La tessitura a mano non fu tuttavia abbandonata, e i telai vennero ulteriormente migliorati, ad esempio tramite la moltiplicazione dei licci e l'aggiunta di casse battenti, lastre a punti piatti e battenti legatori. Nella Svizzera orientale, dapprima fu introdotto il telaio Jacquard per la produzione di tessuti operati (dal 1821) e in seguito si diffuse il telaio inventato da Johann Conrad Altherr a Teufen (AR), che permetteva di tessere e ricamare contemporaneamente (anni 1830-40).

La meccanizzazione della tessitura si sviluppò lentamente, talvolta incontrando l'opposizione dei tessitori (incendio di Uster del 1832). Finì comunque per conquistare quasi tutto il ramo cotoniero tra la fine degli anni 1860-70 e il 1888, sulla scia dello sviluppo della fabbricazione industriale di tessuti di cotone bianchi e colorati. Dal 1850 essa interessò lentamente anche il settore serico: se ancora attorno al 1900 a Zurigo quasi due terzi dei telai funzionavano manualmente, la produzione era però aumentata di tre volte e mezzo proprio grazie alle tessiture meccanizzate. La produzione nelle fabbriche crebbe grazie all'elettrificazione, che nel 1901 rappresentava già il 15% delle tessiture seriche zurighesi; le aziende che ne rimanevano escluse facevano ricorso alla forza idrica (34,5%), al vapore (33,6%) o ad altri tipi di energia (16,8%). Il lavoro manuale rimase importante per la realizzazione di tessuti raffinati e complessi, soprattutto nel campo dei nastri di seta e delle tele da buratti.

L'industrializzazione modificò le gerarchie produttive del settore tessile: già negli anni 1880-90 la filatura perse il primato (in termini di aziende e operai) a favore del ricamo e della tessitura. Quest'ultima (inclusa la maglieria) ha mantenuto il primo posto fino al XX sec. inoltrato, seguita dal ricamo e dalle attività di finissaggio.

Autrice/Autore: Anne-Marie Dubler / mku

4 - Lavoratori e imprenditori

Il successo del settore tessile in Svizzera tra il XV e la fine del XIX sec. fu in parte dovuto alla grande disponibilità di manodopera a basso costo poco qualificata (analogamente a quanto avviene oggi nei Paesi asiatici emergenti). In campagna, i contadini senza terra (Tauner) dovevano poter contare su un'attività retribuita; normalmente impiegati quali lavoratori a giornata nell'agricoltura e nell'artigianato, trovavano così nella filatura, nella tessitura e nell'intrecciatura un guadagno accessorio stagionale (spec. invernale). Come nel caso degli artigiani, tutti i membri della fam. (bambini inclusi) dovevano contribuire con le loro attività alla sopravvivenza del nucleo fam. Sia prima sia dopo l'industrializzazione, il settore tessile fu caratterizzato da una prevalenza di manodopera femminile: 66% della forza lavoro nel 1870, 65,3% nel 1929, 62% nel 1937, 58,2% nel 1955, 48,9% nel 1972; nel ramo dei cappelli di paglia: 70% nel 1923, 60,1% nel 1937; nel ricamo: 68,7% nel 1972. I Salari femminili, tradizionalmente inferiori a quelli maschili, nella filatura del cotone risultavano inferiori di un terzo a quelli di un semplice manovale.

Dipendente dalle tendenze della moda e quindi particolarmente sensibile ai mutamenti congiunturali, l'industria tessile - soprattutto la stampa di tessuti, il ricamo, la fabbricazione di nastri di seta e di cappelli di paglia - conobbe fasi di forte crescita (incremento della manodopera e dei macchinari) alternate a momenti di crisi profonda (disoccupazione). Nel periodo d'oro dell'industria del ricamo (1865-76) nella Svizzera orientale le macchine possedute dai ricamatori a domicilio passarono da 770 a più di 10'000; poi, cambiata la moda, nel 1920-21 decine di migliaia di lavoratori si ritrovarono disoccupati e migliaia di macchine vennero rottamate. La diminuzione dei lavoratori a domicilio in diversi rami del settore tessile entro il 1900 fece da contraltare all'aumento nel settore del ricamo dopo il 1876 (più di 35'000 unità nel 1905). Positivo fu anche l'andamento nella tessitura di nastri di seta a Basilea e in quella di stoffe di seta a Zurigo, che attorno al 1905 occupavano complessivamente più di 20'000 lavoratori a domicilio. Con il passare del tempo però la loro importanza diminuì, con un calo sul totale degli addetti nel settore tessile dal 75% (1850 ca.) al 54% (1880 ca.) e al 43% (1900 ca.); attorno al 1950 il lavoro a domicilio era ormai pressoché scomparso.

Occupati nell'industria tessile a domicilio dal 1880 al 1910
Settori1880/82a1900/03a19051910
Cotone16 00011 0005 4485 246
Seta42 00031 75022 45415 778
Ricamo19 00025 89335 08741 347
Altri24 00021 9366 8115 990
di cui industria della paglia 20 0006 0955 125
di cui lana 336106334
di cui lino 1 600610531
Totale101 00090 57969 80068 361

a Stime.

Fonti:HistStat

A domicilio o in fabbrica, il tessile fu a lungo il principale datore di lavoro del settore secondario in Svizzera; la sua quota, pari al 63% della forza lavoro attorno al 1880, scese però rapidamente nel corso del XX sec. (22% nel 1930 ca., più del 3% nel 1965, poco meno dello 0,5% nel 2001).

Le retribuzioni variavano a seconda dei rami. Prima della conclusione del Contratto collettivo di lavoro nel 1946, erano particolarmente basse nella lavorazione della paglia, settore nel quale gli stipendi degli operai stagionali (in fabbrica come a domicilio) erano uguali a quelli dei lavoratori a giornata dell'agricoltura. Nella Svizzera orientale, i ricamatori di tessuti a navetta, che si consideravano l'élite della manodopera tessile, si organizzarono sul piano sindacale già dal 1894, promuovendo lotte salariali e scioperi per ottenere aumenti retributivi e riduzioni dell'orario di lavoro. Il principio del salario minimo fu in vigore nel ricamo dal 1917 al 1922 e si impose nell'ambito del lavoro a domicilio grazie alla legge fed. del 1940 e alle sue ordinanze di applicazione; nel 1980 il lavoro a domicilio venne equiparato sul piano salariale a quello nelle fabbriche.

Gli sviluppi furono differenziati anche sul fronte imprenditoriale (Imprese). Nell'artigianato di esportazione del basso ME, gli "imprenditori" erano i maestri tessitori cittadini, affiliati alle corporazioni. A San Gallo però questi ultimi controllavano unicamente la produzione, mentre l'esportazione era gestita da commercianti che conoscevano i mercati e la finanza. Il ramo della seta, manifatturiero o a domicilio, era interamente controllato dai mercanti di Ginevra, Zurigo e Basilea. Le attività seriche a Zurigo (trame e tessuti di seta) e a Basilea (nastri di seta) nacquero al di fuori delle corporazioni, ma rientravano nel monopolio degli imprenditori cittadini, che amministravano la produzione e la commercializzazione. Quando questa doppia attività venne osteggiata dalle politiche corporative (XVII sec.), i mercanti zurighesi trasferirono la filatura (lana, filaticcio) nelle campagne, mantenendo in città solo la sede delle loro soc. e le attività di tessitura e finissaggio. Gli imprenditori basilesi trasferirono anch'essi la produzione nelle zone rurali, occupando i lavoratori a domicilio con la filatura della seta e la fabbricazione di passamanerie; i produttori di nastri di seta mantennero la propria sede sociale in città, ma dal tardo XVII sec. commissionarono lavori di tessitura anche nelle campagne.

I contatti tra i mercanti-imprenditori cittadini e i lavoratori a domicilio delle campagne erano assicurati da una rete di intermediari più o meno indipendenti (portatori, spedizionieri, commessi), anch'essi inseriti nel contesto rurale. Dopo aver fornito le materie prime (cotone, seta, lino) o i semilavorati (filati, tessuti) ai lavoratori a domicilio, che eseguivano l'ordinazione secondo le direttive ricevute, queste persone controllavano e pagavano la merce prodotta e la consegnavano all'impresa committente. Quest'ultima si occupava poi del finissaggio e dell'esportazione. Dopo il 1800, con la diffusione della libertà d'impresa, nelle campagne controllate dalle città di Basilea, Zurigo e San Gallo, ex intermediari di imprese del ramo serico e cotoniero si resero indipendenti. Soprattutto nelle zone collinari prealpine (Gaster, Glarona, Toggenburgo, Appenzello), mercanti-imprenditori di origine rurale riuscirono a porre sotto il proprio controllo la produzione e l'esportazione.

Nella Svizzera occidentale e centrale, i mercanti-imprenditori rurali erano già apparsi nel XVII sec. Nel cant. Berna l'esportazione delle tele di lino era riservata alle soc. commerciali con sede a Langnau im Emmental, Burgdorf e Langenthal. Nella Svizzera centrale, imprese attive in alcuni centri tessili rurali come ad esempio Gersau assunsero un ruolo centrale nella produzione del cascame di seta, in precedenza effettuata per soc. zurighesi. A Wohlen (AG) piccoli imprenditori locali appartenenti al ceto dei Tauner svilupparono l'intreccio della paglia in base al Verlagssystem. Tuttavia, nonostante la mole spesso enorme di lavoro (supervisione del lavoro a domicilio, finissaggio, vendita sui mercati, esportazione in tutta Europa), prima del 1800 nessuno degli imprenditori attivi nelle regioni di campagna riuscì a fare fortuna, contrariamente ai mercanti-imprenditori di Basilea, Zurigo e San Gallo. Qualcuno ci riuscì nel XIX sec. grazie alle fabbriche e alle esportazioni oltreoceano, ma molto più numerosi furono coloro che non ebbero successo o che, nel peggiore dei casi, dovettero dichiarare fallimento.

Le frequenti crisi dell'industria tessile favorirono la nascita di ass. padronali, inizialmente distinte per i singoli rami. La prima fu l'Ass. sviz. dei filatori di cotone, creata nel 1874; seguirono poi tra l'altro le org. degli imprenditori attivi nel finissaggio, dei fabbricanti di stoffe di seta e degli industriali del lino e della lana. Dal 1991 le diverse org. sono riunite nella Federazione tessile svizzera, l'ass. mantello dell'industria tessile e dell'abbigliamento sviz. I membri dell'Ass. padronale dell'industria tessile, costituita nel 1906, erano per lo più attivi nell'industria cotoniera.

Solo nel 1903 i lavoratori del settore fondarono la Federazione sviz. degli operai tessili (in seguito Federazione sviz. degli operai tessili e di fabbrica). Dopo diverse fusioni essa confluì nel 1963 nella Federazione del personale dei tessili, della chimica e della carta, che a sua volta nel 1993 ha costituito, insieme al Sindacato edilizia e legno, il Sindacato edilizia e industria, dal 2004 parte del sindacato Unia. Furono create anche altre ass. sindacali, tra cui la Federazione sviz. dei lavoratori cristiani dell'industria tessile e dell'abbigliamento.

Riferimenti bibliografici

Fonti
HistStat, 631 sg.
ANS, 2002
Bibliografia
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– W. Bodmer, Die Entwicklung der schweizerischen Textilwirtschaft im Rahmen der übrigen Industrien und Wirtschaftszweige, 1960
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– U. Pfister, Die Zürcher Fabriques, 1992
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– AA. VV., Historischer Strukturatlas der Schweiz, 2001
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– K. Badertscher, Leinenweber am Aabach, 2004

Autrice/Autore: Anne-Marie Dubler / mku