• <b>Ovini</b><br>Una scorreria nell'Oberhasli nel 1419; episodio illustrato nella <I>Spiezer Chronik</I> (1485) di  Diebold Schilling (Burgerbibliothek Bern, Mss.h.h.I.16, p. 721). Secondo la cronaca, alcuni Vallesani rubarono 600 pecore e 20 cavalli agli abitanti dell'Oberhasli. L'illustratore li raffigura con il prezioso bottino sul passo del Grimsel, sulla via del ritorno.

Ovini

Gli ovini sono, assieme alle Capre, i più antichi Animali domestici sfruttati a fini economici dall'uomo. Il loro impiego è molteplice e poiché si adattano facilmente a tutte le condizioni ambientali, si prestano particolarmente per lo sfruttamento agricolo delle zone con scarsa vegetazione o delle superfici marginali. La forma originaria della pecora domestica (Ovis aries) è il muflone dell'Asia del sud ovest (Ovis orientalis). La sua domesticazione iniziò nelle regioni montane dell'Asia Minore (Turchia, Iraq, Siria) nel IX millennio a.C.

In Svizzera la pecora domestica compare intorno al 5000 a.C. nei siti neolitici (ad esempio nei pressi di Sion) e nei primi insediamenti lacustri dell'Altopiano (fino al 4100 a.C.), dove, con la capra, era l'animale predominante tra quelli domestici. Le pecore del Neolitico erano di statura gracile (altezza media al garrese di 63 cm) e avevano il cranio piuttosto allungato.

Un'innovazione importante fu la selezione degli animali dotati di un vello primitivo nell'area dell'Asia Minore, dove dal IV millennio a.C. incominciò a essere utilizzata non solo la carne, ma anche la Lana della pecora. Verso la fine di quel millennio la pecora da lana, leggermente più grande, venne diffusa in Europa; in Svizzera giunse probabilmente attorno al 2800 a.C., all'epoca della cultura della ceramica a cordicella. La massiccia presenza della pecora negli insediamenti del Bronzo finale della Svizzera franc. intorno al 1000 a.C. va probabilmente collegata all'accresciuta importanza della produzione della lana. Stando a ricerche geobotaniche, nello stesso tempo sembra infatti essere diminuita la coltivazione di lino, destinata alla produzione di tele.

Secondo lo scrittore romano Columella (I sec. d.C.), autore di testi sull'agricoltura, l'allevamento ovino in Italia aveva raggiunto un livello elevato; ciò che doveva valere anche per le province. Nei resti di ossa animali rinvenuti nella città romana di Augusta Raurica la quota di capre e pecore ammontava a ca. il 20% nel I sec. d.C. La sua riduzione a ca. il 10% nel II-III sec. d.C. potrebbe essere legata alla crescente urbanizzazione del territorio cittadino. In epoca romana le pecore avevano un'altezza al garrese di 55-72 cm; nel basso ME quest'ultima scese a 52-63 cm (chiesa degli Scalzi a Basilea). L'odierna pecora bianca delle Alpi raggiunge un'altezza di 67-78 cm.

<b>Ovini</b><br>Una scorreria nell'Oberhasli nel 1419; episodio illustrato nella <I>Spiezer Chronik</I> (1485) di  Diebold Schilling (Burgerbibliothek Bern, Mss.h.h.I.16, p. 721).<BR/>Secondo la cronaca, alcuni Vallesani rubarono 600 pecore e 20 cavalli agli abitanti dell'Oberhasli. L'illustratore li raffigura con il prezioso bottino sul passo del Grimsel, sulla via del ritorno.<BR/><BR/>
Una scorreria nell'Oberhasli nel 1419; episodio illustrato nella Spiezer Chronik (1485) di Diebold Schilling (Burgerbibliothek Bern, Mss.h.h.I.16, p. 721).
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Nell'alto e basso ME l'allevamento ovino ebbe un ruolo importante. Pecore, pelli ovine, formaggio e panni di lana sono spesso menz. come tributi dovuti al signore fondiario (ad esempio al convento di San Gallo). Lo sfruttamento alpestre con le pecore è archeologicamente documentato (Ämpächli sopra Elm, Spilblätz sulla Charretalp nel Bisisthal svittese). Nel basso ME l'agricoltura basata sulla combinazione tra allevamento ovino e campicoltura fu progressivamente soppiantata dall'Allevamento di bestiame grosso soprattutto nelle Alpi centrali; alle pecore rimasero le zone di pascolo più povere. La produzione laniera medievale e dell'età moderna era prevalentemente destinata all'autoconsumo e aveva un'importanza solo regionale. Nel tardo ME l'industria laniera della città di Friburgo, orientata verso l'esportazione, dovette acquistare all'estero quantitativi supplementari di lana di qualità più fine a causa dell'ispessimento del pelo delle pecore provocato dalle locali condizioni climatiche. Si stima che nel XVII sec. il patrimonio ovino in Svizzera comprendesse ca. 600'000 capi.

Proprietari di pecore e patrimonio ovino dal 1866 al 2008 (cifre arrotondate)
AnnoProprietari di pecorePecoreCapi per proprietario
186692 000444 7004,8
187676 900367 5004,8
188667 700341 8005,1
189650 100271 9005,4
190637 100210 0005,7
191631 100172 9005,6
192145 800245 3005,4
193126 700184 8006,9
194129 600198 2006,7
195125 100191 7007,6
196123 800227 3009,6
196622 300266 40012,0
197321 800336 00015,4
197823 600383 20016,2
198321 500355 30016,5
198820 700366 80017,7
199320 200424 00021,0
199813 200422 30032,0
200311 800444 80037,7
200810 600447 00042,2

Fonti:HistStat; ANS

La soppressione del maggese e dei pascoli comuni e il passaggio, sotto la spinta delle riforme agrarie del XIX sec., all'allevamento bovino e all'economia lattiera, più redditizi, soppiantarono lo sfruttamento estensivo del suolo e determinarono una diminuzione dell'allevamento ovino. Negli anni 1860-70 la lana d'oltreoceano a buon mercato iniziò a fare concorrenza alla produzione indigena, nonostante pecore merino fossero già state importate prima del XIX sec. Dal 1866 al 1911 l'effettivo di pecore in Svizzera diminuì da 444'672 a 161'414 capi. Dal periodo 1960-70 il numero di animali registrò un aumento notevole: nel 2005 si contavano 446'350 pecore, un numero più o meno pari a quello di 140 anni prima. L'allevamento ovino, che richiede poco lavoro, si presta bene come attività accessoria (il 60% degli allevamenti nel 1993). Nel 1917 fu fondata la Federazione sviz. d'allevamento di bestiame ovino. Dal 1937 si compiono controlli dell'attitudine zootecnica delle pecore. La Fondazione Pro Specie Rara si occupa della protezione delle razze minacciate, come la pecora degli specchi e la pecora Roux du Valais. Si tenta di prevenire le perdite provocate al gregge ovino da predatori come la lince, il lupo e l'orso, ricomparsi alla fine del XX sec., grazie all'intervento di cani da protezione delle greggi.


Bibliografia
– P. Chaix, «Les moutons préhistoriques de la haute vallée du Rhône (Valais, Suisse)», in Les débuts de l'élevage du mouton, 1977, 71-78
– H. C. Peyer, «Wollproduktion und Wolleinfuhr in der Schweiz vom 12. bis zum 17. Jahrhundert», in Könige, Stadt und Kapital, a cura di L. Schmugge et al., 1982, 156-162
– W. Meyer, «Die Wüstung "Spilblätz" auf der Charretalp SZ», in Gfr., 136, 1983, 159-197
– N. Benecke, Der Mensch und seine Haustiere, 1994
– J. Mathieu «Ovini, bovini, caprini», in L'alpeggio e il mercato, a cura di P. P. Viazzo, S. Woolf, 2001, 17-25
Hirtenreise ins dritte Jahrtausend, [film] regia di E. Langjahr, 2002

Autrice/Autore: Peter Lehmann, Barbara Stopp / ato