• <b>Cane</b><br>Muta durante una battuta di caccia nei pressi di Aarburg; dipinto a olio di autore anonimo della prima metà del XVIII secolo (Bernisches Historisches Museum) © Foto Stefan Rebsamen.

Cane

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Il cane, che discende dal lupo (canis lupus), è il più vecchio Animale domestico dell'uomo. Animale da branco, il cane riuscì a inserirsi nella società umana più di ogni altro animale. Se si prende in considerazione l'area dell'Eurasia in cui il lupo si diffuse, si può supporre che il suo addomesticamento avvenne in diversi luoghi nell'Europa orientale e occidentale. I primi ritrovamenti di ossa che testimoniano la presenza del lupo ammansito, poi addomesticato risalgono alla fine dell'era glaciale (18'000-15'000 a.C.). Le più antiche ossa di cane rinvenute sull'attuale territorio elvetico risalgono al 13'000 a.C. ca. e provengono dalla stazione archeologica a cielo aperto di Hauterive-Champréveyres, sul lago di Neuchâtel, risalente al Magdaleniano. Sebbene in Europa a partire dall'inizio dell'età postglaciale si sia verificato un netto aumento della presenza del cane, nelle stazioni mesolitiche sviz. non è stata finora rinvenuta alcuna traccia dell'animale. Fra i resti di ossa venuti alla luce nei siti del Neolitico, quelli di cane sono per contro regolarmente presenti. La ricostruzione degli alberi genealogici delle moderne razze canine in base ai ritrovamenti di ossa preistoriche - sistema adottato in passato dalla ricerca scientifica - è altrettanto superata quanto la classificazione delle stesse ossa secondo le diverse razze. Soltanto la denominazione di cane delle torbiere (o della torba, canis familiaris palustris) viene ancora utilizzata occasionalmente per descrivere un tipo di cane piccolo o di media grandezza (altezza al garrese di 33-55 cm, baricentro a 41-47 cm), dal cranio lupoide, diffuso in maniera uniforme nei villaggi lacustri neolitici dei Paesi alpini.

Fino all'età moderna inoltrata l'allevamento e il mantenimento dei cani dipendeva soprattutto dal loro utilizzo. Già gli autori dell'antichità operavano una distinzione fra cani da caccia, da guardia e da pastore, e ne descrivevano il comportamento, la fedeltà e l'intelligenza. A seconda dell'utilizzo, particolari aspetti caratteriali, una determinata colorazione del manto o costituzione risultavano più idonei allo scopo: mentre il cane da caccia o da pastore doveva essere preferibilmente di costituzione leggera e di colore chiaro, per meglio distinguerlo dalla selvaggina, o pezzato, quello da guardia doveva essere robusto e di colore scuro per incutere più timore. Dalla tarda età del Ferro comparvero anche cani piccoli, con un'altezza al garrese inferiore ai 30 cm, che vanno considerati come cani da compagnia dei ceti privilegiati. I cani più grossi raggiungevano un'altezza al garrese superiore ai 60 cm (Augusta Raurica).

Nel ME il cane ebbe un ruolo importante nell'autorappresentazione del mondo cortese e aristocratico, acquisendo un carattere simbolico. La trasposizione sul cane - compagno fedele dell'uomo - di modelli relazionali della cavalleria e fondati sulla fedeltà contribuì a far sì che la sua presenza al fianco di membri delle classi superiori divenisse una costante - e non solo nel ME. La classificazione in base all'impiego lasciò spazio a una valorizzazione basata sul ceto di appartenenza. Mentre il cane da caccia era ritenuto un utile e devoto accompagnatore del cavaliere, quello del contadino era considerato un elemento che minacciava i diritti di caccia rivendicati dalle classi politiche dominanti. Il decreto emanato nel 1489 dal borgomastro di Zurigo Hans Waldmann, che prevedeva l'abbattimento di tutti i cani dei contadini per motivi legati alla protezione della selvaggina, provocò un sollevamento dei contadini che si concluse con l'esecuzione capitale del borgomastro (affare Waldmann).

<b>Cane</b><br>Muta durante una battuta di caccia nei pressi di Aarburg; dipinto a olio di autore anonimo della prima metà del XVIII secolo (Bernisches Historisches Museum) © Foto Stefan Rebsamen.<BR/>
Muta durante una battuta di caccia nei pressi di Aarburg; dipinto a olio di autore anonimo della prima metà del XVIII secolo (Bernisches Historisches Museum) © Foto Stefan Rebsamen.
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Tanto in città quanto in campagna, lo scorticatore, che spesso era anche il carnefice, aveva il compito di picchiare o uccidere i cani senza padrone, vecchi o randagi e di eliminarne i cadaveri - in parte fino al XIX sec. In questo contesto, l'avere a che fare con i cani acquisì connotazioni negative. Benché la sepoltura di cani attesti le forti implicazioni emozionali nei rapporti fra cane e uomo già in epoca preistorica, a partire dall'età moderna la loro inumazione venne praticata sempre più spesso e perse i suoi fini pratici: il cane divenne un amico fedele che addirittura poteva supplire alla mancanza di una persona di riferimento.

Si stima che oggi esistano in Svizzera fra i 400'000 e i 500'000 cani - la tendenza è all'aumento - di cui più di tre quarti sono considerati membri della fam. Essi trasmettono all'uomo contemporaneo un sentimento di sicurezza, lo aiutano a gestire il tempo libero e rappresentano una costante che dà un senso alla sua esistenza. Studi etologici hanno dimostrato ad esempio che la presenza di un cane può avere effetti benefici, sia fisici sia psichici, sulle persone malate o in età avanzata (cane terapeutico). Determinate caratteristiche fanno sì che alcune razze, spec. i cani da pastore, ma anche i Riesenschnauzer, i labrador, i terrier e i barboncini, si prestino più di altre a un particolare impiego in ambito privato o ufficiale (guardia, catastrofe, slavina, guida dei non-vedenti, ricerca di droghe ed esplosivi). L'idea di istituire un vero e proprio allevamento di razze canine, che ne definisse le caratteristiche, spec. fisiche, nacque in Svizzera alla fine del XIX sec. Nel 1883 venne fondata la Soc. cinologica sviz., che nel 1885 organizzò la prima esposizione ufficiale di cani a Basilea. Nel 1899 seguì nella Svizzera franc. la creazione della Soc. vodese di cinologia e nel 1934 quella della Soc. cinofila di Bellinzona nel Ticino. Tra le razze sviz. registrate nel libro genealogico dei cani, vi sono da un lato il segugio sviz. e il piccolo segugio sviz., cani da caccia, dall'altro il San Bernardo e i diversi tipi di bovari (Sennenhund appenzellese, bernese, dell'Entlebuch e il grande bovaro sviz.), che soltanto sul finire del XIX sec. cominciarono a essere allevati al di fuori del contesto contadino. I circoli vicini alla protezione degli Animali rendono attenti sugli effetti negativi causati dagli allevamenti univoci, che portano a malformazioni e disturbi fisici (displasia dell'anca), o che puntano ad aumentare l'aggressività dell'animale. Nel 2000 l'aumento di incidenti gravi che hanno visto coinvolti cani da combattimento ha spinto l'ufficio fed. di veterinaria e alcune autorità cant. a prendere misure contro i cani pericolosi e i loro padroni (ad esempio obbligo dell'autorizzazione, impianto di microchip, obbligo del guinzaglio, esame al proprietario del cane). Allo stesso modo, le crescenti esigenze rivolte alla Medicina veterinaria (chirurgia degli animali minuti) vanno lette nell'ottica di un trattamento migliore degli animali.

Il numero di cani, percentualmente in aumento rispetto a quello degli ab., causa sempre maggiori contrasti sia in città sia in campagna. Accanto alle ordinanze in vigore quali la tassa sui cani (responsabilità civile), l'obbligo del guinzaglio e le vaccinazioni, vengono proposti sempre più spesso corsi di addestramento per i cani e per i loro padroni. L'inquinamento dovuto agli escrementi dei cani viene combattuto con apposite toilette o prati a loro riservati e imponendo l'obbligo alla raccolta degli stessi (contenitori Robidog). La trasformazione del cane in un animale domestico molto amato ha favorito lo sviluppo delle industrie di cibo e accessori per cani, divenute un lucroso settore economico.

Barry, un cane di San Bernardo vissuto dal 1800 al 1812 all'ospizio del Gran San Bernardo, divenne famoso a livello nazionale; sembra infatti che abbia salvato più di 40 persone in pericolo di vita durante una scalata. Il suo corpo è stato imbalsamato ed è ancora oggi conservato al Museo di storia naturale di Berna.


Bibliografia
– C. Gessner, Thierbuch, 1563
– H. Räber, Die Schweizer Hunderassen, 1971 (19802)
100 Jahre Schweizerische Kynologische Gesellschaft, 1883-1983, [1984]
– G. Breuer, «Die Tierknochenfunde aus zwei Latrinengruben des 1. Jahrhunderts in Augst (Grabung 1991.65) unter besonderer Berücksichtigung der Hundeskelettreste», in Jahresberichte aus Augst und Kaiseraugst, 13, 1992, 184-188
– P. Dubuis, «Des chiens et des hommes dans les Alpes occidentales à la fin du Moyen Age», in La monnaie de sa pièce..., a cura di P.-L. Pelet, J.-F. Poudret, 1992, 59-69
– AA. VV., Richtstätte und Wasenplatz in Emmenbrücke (16.-19. Jahrhundert), 1992
– N. Benecke, Der Mensch und seine Haustiere, 1994
– P. Morel, W. Müller, Un campement magdalénien au bord du lac de Neuchâtel, 1997
– M. Nussbaumer, Barry vom Grossen St. Bernhard, 2000
– S. Schreyer, K. Steppan, «"Auf den Hund gekommen..."», in ArS, 23, 2000, 98-103

Autrice/Autore: Peter Lehmann, Elisabeth Marti-Grädel / ddo