• <b>Rivoluzione industriale</b><br>Frontespizio dell'opera pionieristica di William Emmanuel Rappard sulla storia della rivoluzione industriale in Svizzera, pubblicata a Berna nel 1914 (Biblioteca nazionale svizzera).

Rivoluzione industriale

L'espressione rivoluzione industriale fu per lungo tempo il concetto chiave utilizzato dalla ricerca storica per analizzare e articolare la storia delle trasformazioni economiche nelle società europee dalla fine del XVIII al XIX sec. Visto il suo successo, alcuni storici medievisti e modernisti lo estesero anche ad altri ambiti (Rivoluzione agricola); si tratta in ogni caso di un concetto all'origine di dibattiti e controversie senza fine. Alcuni (ad esempio in Svizzera William Rappard) lo utilizzano in quanto condividono l'idea della discontinuità e pertanto le interpretazioni tradizionali del concetto stesso, formulate già nel corso del XIX sec. da Adolphe Blanqui (1837) e da Arnold Toynbee (1884). Secondo questa lettura, si è prodotta una rottura radicale, un mutamento rapido e brutale, per cui sul piano socioculturale e della crescita economica si registra una frattura tra l'epoca preindustriale e quella industriale. Grazie all'ampliamento delle conoscenze, che ha permesso di formulare nuove ipotesi interpretative, la storiografia in quest'ambito si è comunque notevolmente evoluta. Storici anglosassoni come Nicholas F. R. Crafts, pionieri dell'analisi statistica retrospettiva degli indicatori macroeconomici, sottolineano piuttosto la continuità nel cambiamento. Rilevando la lentezza del ritmo di crescita delle prime fasi dell'economia industriale, essi sostengono una concezione "gradualista" del progresso, che rimette in questione la teoria del take-off (decollo) di Walt Whitman Rostow. Altri ancora, in particolare il ginevrino Paul Bairoch, si sono occupati dei nessi tra rivoluzione industriale e rivoluzione agricola. Considerata la continuità tra Protoindustrializzazione e Industrializzazione, la Svizzera nella prima metà del XIX sec. sembrò corrispondere al modello "gradualista", per poi discostarsene alla fine del medesimo sec., quando compì un vero e proprio balzo in avanti.

Per quanto oggi abbia maggiore fortuna il più recente approccio evoluzionista, l'espressione rivoluzione industriale non è stata abbandonata (Maxime Berg e Pat Hudson l'hanno riportata in auge). Essenzialmente associata alle profonde trasformazioni tecniche che hanno accompagnato il processo di industrializzazione dal XVIII al XX sec., è stata anzi recentemente rivalutata. I sostenitori della "scuola tecnologica" (ad esempio il franc. François Caron e gli economisti neoschumpeteriani) distinguono tre rivoluzioni industriali che si succedono l'un l'altra.

<b>Rivoluzione industriale</b><br>Frontespizio dell'opera pionieristica di William Emmanuel Rappard sulla storia della rivoluzione industriale in Svizzera, pubblicata a Berna nel 1914 (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/><BR/>
Frontespizio dell'opera pionieristica di William Emmanuel Rappard sulla storia della rivoluzione industriale in Svizzera, pubblicata a Berna nel 1914 (Biblioteca nazionale svizzera).
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La prima, avviata nel XVIII sec. in Inghilterra, ha visto l'affermazione e la diffusione in Europa e negli Stati Uniti di nuovi paradigmi tecnologici e organizzativi (Meccanizzazione, sistema di Fabbrica, macchina a vapore), l'emergere di settori di punta come l'industria del Cotone, la Metallurgia e siderurgia e l'Industria delle macchine, nonché l'avvio dei grandi cantieri ferroviari (Ferrovie).

Questa fase terminò con la depressione della fine del XIX sec., quando si affermarono nuove tecnologie ad alto contenuto scientifico e un nuovo sistema energetico basato sull'elettricità (Energia). Con il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione industriale il settore dei beni di consumo non durevoli (tessili) perse di rilevanza rispetto alla fabbricazione di beni durevoli (veicoli a motore e su rotaia, apparecchi domestici elettrici ecc.), di prodotti semilavorati e di beni strumentali (chimica, materiali, macchinari). Stati Uniti e Germania subentrarono all'Inghilterra quali Paesi leader. La seconda rivoluzione industriale modificò la struttura occupazionale, la geografia produttiva e i metodi di fabbricazione (boom della grande impresa ad alta intensità di capitale e di ricerca, produzione di massa, razionalizzazione del lavoro, internazionalizzazione delle strutture produttive).

Infine è divenuto di uso comune il riferimento a una terza rivoluzione industriale. Prefigurata dalle scoperte scientifiche del periodo tra le due guerre, ha dato il via a un mutamento radicale del contesto tecnico e socioeconomico. I progressi dell'elettronica resero possibili l'Informatizzazione (Informatica) e l'automazione, che nella seconda metà del XX sec. rivoluzionarono i metodi di produzione e i sistemi di comunicazione. Questa nuova "rivoluzione" si è inserita nel contesto di una società dei servizi sempre più globalizzata.


Bibliografia
– W. E. Rappard, La révolution industrielle et les origines de la protection légale du travail en Suisse, 1914
– P. Bairoch, «Agricoltura e rivoluzione industriale (1700-1914)», in Storia economica d'Europa, a cura di C. M. Cipolla, 3, 1980, 409-460
– B. M. Biucchi, «La rivoluzione industriale in Svizzera (1700-1914)», in Storia economica d'Europa, a cura di K. Borchardt, 4, 1980, 475-495
– F. Caron, Les deux révolutions industrielles du XXe siècle, 1997
– J. Komlos, «Ein Überblick über die Konzeptionen der Industriellen Revolution», in VSWG, 84, 1997, 461-511
– P. Verley, La première révolution industrielle (1750-1880), 1999

Autrice/Autore: Béatrice Veyrassat / cor