29/08/2005 | segnalazione | PDF | stampare | 

Concorrenza

Nelle scienze economiche, il concetto di concorrenza designa la rivalità fra le unità economiche presenti sul mercato. Nell'Economia di mercato, la concorrenza sta alla base del progresso economico e costituisce il nucleo del dibattito politico-economico in cui lo Stato occupa un ruolo centrale (Politica economica).

Per garantire la concorrenza, tutti gli Stati hanno gradatamente creato istanze d'intervento a favore degli attori economici deboli. Sancendo la Libertà di commercio e di industria, la Costituzione del 1874 presupponeva, almeno implicitamente, la libera concorrenza. In un primo tempo, la realtà costituzionale favorì la libertà delle Imprese, mantenendo il diritto di eliminare la concorrenza con accordi comuni (Cartelli); in questo contesto un ruolo determinante fu rivestito dalle Federazioni. Dopo accese discussioni e nonostante l'opposizione dell'industria, nel 1887 fu introdotta nella Costituzione fed. la protezione delle Invenzioni. Con le cosiddette leggi sui brevetti si protegge dalla concorrenza l'invenzione di nuovi prodotti e procedimenti, che comporta un notevole investimento finanziario e di tempo. Per scongiurare il pericolo di prezzi eccessivi dovuti ai Monopoli, nel 1927 fu creata la commissione per la formazione dei prezzi, che però non deteneva alcun potere sanzionatorio e dipendeva dalla collaborazione volontaria di coloro che doveva controllare.

Nel periodo interbellico, spec. sotto l'effetto della Crisi economica mondiale, l'opinione dominante era che la concorrenza dovesse venir limitata a favore di strutture pianificatorie (Corporativismo). Dopo la seconda guerra mondiale, per influsso del monetarismo, l'atteggiamento cooperativo fu gradualmente represso per incoraggiare la concorrenza; la Svizzera ottenne il primato di campione mondiale dei cartelli per la particolare lentezza con cui operò tale cambiamento. Gli Articoli sull'economia del 1947 non statuivano un divieto dei cartelli, ma solo misure contro i loro "effetti nocivi di ordine economico o sociale" (art. 31bis della Costituzione fed.). Le leggi sui cartelli del 1962 e del 1985 erano più favorevoli alla concorrenza, ma a differenza della regolamentazione di altri Stati non escludevano la possibilità di accordi. Nel 1982 popolo e cant. hanno accettato, contro la volontà del Consiglio fed. e del parlamento, l'iniziativa popolare "contro i prezzi abusivi" lanciata dagli ambienti di protezione dei consumatori. Dall'iniziativa è derivata una legge sulla Sorveglianza dei prezzi (1985) che intendeva inasprire la politica di concorrenza, ma non veniva applicata al mercato del lavoro e del credito. Il sorvegliante dei prezzi è attivo dal 1986.

La legge sui cartelli del 1995, nata dopo il rifiuto di adesione allo Spazio economico europeo (1992), ha comportato un cambiamento di paradigma: in sostanza essa proibiva qualsiasi accordo sulla ripartizione dei prezzi, delle quantità e dei mercati (con riserva in presenza di causa di giustificazione), e prevedeva un controllo sulle fusioni. In tal modo il legislatore si appropriava di un'interpretazione, fino a quel momento contestata, della libertà di commercio e industria, che includeva pure la protezione della concorrenza. L'applicazione della legge sui cartelli compete alla commissione della concorrenza, che con raccomandazioni e prese di posizione interviene già durante il processo di definizione delle norme legislative. La Costituzione fed. del 1999 è orientata nella stessa direzione: secondo l'art. 94 deroghe al principio della libertà economica, in particolare i provvedimenti diretti contro la concorrenza, sono ammissibili soltanto se previste dalla Costituzione o fondate su regalie cant. Esempi in questo senso sono rappresentati all'inizio del XXI sec. dalla Politica agraria, da certi ambiti della politica congiunturale e dalla politica economica esterna. L'art. 96 riguarda la politica di concorrenza; alla Conf. pertengono la protezione della concorrenza e l'adozione di misure volte, fra l'altro, a combattere la concorrenza sleale. Quest'ultima in origine figurava nel Codice delle obbligazioni e nel Codice penale. Nel 1943, dopo il fallimento di un progetto all'inizio degli anni 1930-40, è stata varata una legge relativamente progressista contro la concorrenza sleale (LCSI). La LCSI del 1986, completamente revisionata, intende garantire "la concorrenza leale e inalterata nell'interesse di tutte le parti interessate"; essa amplia il catalogo delle fattispecie, estende le possibilità di azione civile, ad esempio da parte delle org. di consumatori, e include facilitazioni procedurali.

Paese piccolo, orientato verso l'esportazione, la Svizzera sostiene da sempre una politica di mercato aperto fondata sulla concorrenza (Libero scambio). Negli anni 1990-2000 alcune barriere economiche del Mercato interno, tradizionalmente più cartellizzato, sono state abolite su pressione esterna (org. mondiale del commercio, accordi bilaterali con l'Unione europea, ad esempio), fra l'altro con l'entrata in vigore nel 1996 della legge fed. sul mercato interno. Da molti anni la Svizzera figura fra i dieci Paesi più competitivi nel World Competitiveness Yearbook dell'International Institute for Management Development di Losanna.


Bibliografia
– S. Schmidheiny, Die Schweiz im Wettbewerb der Nationen, 1989
– AA. VV., Schweiz AG, 1990
– B. Schmidhauser, «Wettbewerbspolitik in der Schweiz?», in Dokumentation zur Wirtschaftskunde, 9, 1990
– AA. VV., Internationale Wettbewerbsvorteile, 1991
– L. P. Feld, Steuerwettbewerb und seine Auswirkungen auf Allokation und Distribution, 1999

Autrice/Autore: Harm G. Schröter / rtu