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Wildkirchli

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Complesso di tre ampie grotte collegate fra di loro (Altarhöhle o Kirchlihöhle, Untere Höhle, Obere Höhle), situate tra i 1488 e i 1500 m di altitudine sulla parete rocciosa alta fino a 120 m all'estremità orientale dell'Ebenalp, a sud ovest di Weissbad (com. Schwende, AI). La cosiddetta Altarhöhle, con volta a botte piatta, la cui entrata si allarga ad atrio, fu trasformata in cappella nel 1657 dal prete Paulus Ulmann. Nel 1785 fu aggiunta una pala d'altare, nel 1860 un nuovo campaniletto. Un muro isola la cappella dalla parte posteriore della grotta (Kellerhöhle), situata sotto una fenditura trasversale umida. Dal 1658 al 1853 la grotta adiacente fu abitata da eremiti durante il periodo estivo. In seguito venne adibita a ristorante (Gasthaushöhle) dalla locanda di montagna Aescher. Nel 1972 il piccolo eremo fu restaurato e trasformato in museo. Questa grotta si restringe verso il fondo in un corridoio che conduce in un'alta e larga caverna all'interno della montagna (Obere Höhle). All'entrata di quest'ultima, situata 12 m più in alto, si accede oltrepassando un imponente accumulo di materiale detritico. Antichi ritrovamenti di ossa e denti di orso delle caverne sul sentiero lungo la parete rocciosa, davanti alle grotte inferiori, sono conservati al Museo di storia naturale di San Gallo. La collezione venne ampliata grazie agli scavi effettuati da Emil Bächler nelle tre grotte (1903-08). Nel 1904 identificò dei frammenti di selce provenienti da uno strato superiore della Altarhöhle come utensili preistorici. La loro similitudine con reperti del Musteriano (Paleolitico) dimostrò per la prima volta la presenza in montagna dell'uomo di Neandertal. Si parlò allora di "cultura di W.". Ulteriori scoperte, in altre grotte di montagna, portarono alla coniazione del termine "Paleolitico alpino". Le due teorie, prive di fondamento scientifico, sono state abbandonate.

Attorno al 1900, lo stato della ricerca non permise di comprendere precisamente la relazione tra le ossa di orso delle caverne e i reperti di civilizzazione risalenti all'ultima glaciazione. Solo dopo il 1950, speciali analisi sedimentologiche permisero di collocare gli strati delle grotte nella cronologia, nel frattempo affinata, della glaciazione di Würm e di datarli tra 60'000 e 10'000 anni fa. La gran parte della Altarhöhle era rimasta intatta per ulteriori ricerche. I detriti dei primi scavi vennero rapidamente sgomberati e fu possibile mettere in evidenza un profilo completo che permise di osservare i singoli strati sedimentari e prelevarne dei campioni. Il compito fu affidato al laboratorio di preistoria dell'Univ. di Basilea (1958-59).

Il nuovo fossato lungo il profilo longitudinale scavato in precedenza da Bächler portò alla luce, sotto uno strato di materiale di scavo di 1,5 m, degli strati intatti, da cui vennero accuratamente recuperate tutte le ossa e le pietre fino al suolo vergine, in uno scavo profondo 5 m e largo 1,3 m. Nel profilo, lungo 7 m e alto 5 m, vennero identificati tre complessi stratigrafici, differenziati grazie alle analisi sedimentologiche, alle ossa di animali e agli utensili in selce. Gli strati inferiori, spesso composti da grossi sassi e argilla, si formarono durante la lunga fase del Würm antico (ca. 90'000-45'000 anni fa). Le caverne servirono da riparo invernale e da luoghi di parto e morte per gli orsi delle caverne. Il clima temperato della seconda metà dell'interpleniglaciale (ca. 45'000-30'000 anni fa) è attestato da un'argilla molto disgregata. Nella sua parte superiore, come anche all'inizio del complesso stratigrafico che segue, irregolare e formato da piccole pietre, sono stati rinvenuti utensili in selce che, accanto a molte ossa di camoscio, stambecco e lupo, testimoniano di spedizioni di caccia estiva in montagna da parte dell'uomo di Neandertal. La disgregazione dell'intera parete rocciosa sul ghiacciaio del Säntis durante il massimo würmiano (30'000-20'000 anni fa) causò la distruzione dei focolari situati all'entrata primitiva della grotta. In quel periodo scomparve pure l'orso delle caverne. All'entrata attuale della grotta, i blocchi di roccia caduti dallo strapiombo sovrastante attestano la fine dell'epoca glaciale. L'ultimo inventario archeologico ha permesso di datare gli utensili in selce scoperti da Bächler e quelli rinvenuti più recentemente al Musteriano finale (ca. 40'000 a.C.).


Bibliografia
– E. Bächler, Das alpine Paläolithikum der Schweiz im Wildkirchli, Drachenloch und Wildenmannlisloch, 1940
– E. Schmid, «Zum Besuch der Wildkirchli-Höhlen», in Bollettino della Società svizzera di preistoria e d'archeologia, 8, 1977, 2-12
SPM, 1, 145-150
– J.-M. Le Tensorer, Le Paléolithique en Suisse, 1998, 122-124

Autrice/Autore: Elisabeth Schmid / sat