• <b>Max Frisch</b><br>Con Herbert Marcuse a Salecina nel 1976  © KEYSTONE/Photopress. Max Frisch (al centro) mentre conversa con il filosofo Herbert Marcuse (a sinistra) durante un seminario nei Grigioni organizzato dal libraio zurighese Theo Pinkus (sullo sfondo).

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Frisch, Max

nascita 15.5.1911 Zurigo, morte 4.4.1991 Zurigo, rif., di Zurigo. Figlio di Bruno Franz, architetto, e di Karolina Betty Wildermuth. ∞ 1) (1942) Constance von Meyenburg, figlia di Walther, professore ordinario alla facoltà di medicina dell'Univ. di Zurigo (divorzio nel 1959); 2) (1968) Marianne Oellers (divorzio nel 1979). Dopo la scuola reale superiore a Zurigo (1924-30), si iscrisse alla facoltà di germanistica dell'Univ. di Zurigo, ma interruppe gli studi nel 1934. Dopo un viaggio di otto mesi a Praga e nei Balcani, scrisse Jürg Reinhart (1934), il suo primo romanzo. Il confronto con il nazionalsocialismo lo portò a mettere in discussione la sua visione apolitica del mondo (1935). Le difficoltà economiche e l'insuccesso del romanzo Antwort aus der Stille (1937), lo indussero ad abbandonare le ambizioni letterarie per dedicarsi agli studi di architettura al Politecnico fed. di Zurigo (1936-40). Dopo aver vinto il concorso per la costruzione dei bagni pubblici al Letzigraben di Zurigo (1942), aprì uno studio di architettura.

<b>Max Frisch</b><br>Con Herbert Marcuse a Salecina nel 1976  © KEYSTONE/Photopress.<BR/>Max Frisch (al centro) mentre conversa con il filosofo Herbert Marcuse (a sinistra) durante un seminario nei Grigioni organizzato dal libraio zurighese Theo Pinkus (sullo sfondo).<BR/>
Con Herbert Marcuse a Salecina nel 1976 © KEYSTONE/Photopress.
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Durante il servizio attivo (1939-45) F. riprese l'attività letteraria, che proseguì anche in seguito accanto a quella di architetto (fino al 1955). Nel 1940 fu autore dei Fogli dal tascapane, in cui raccontò le proprie esperienze nel servizio attivo. I suoi primi lavori teatrali furono rappresentati allo Schauspielhaus di Zurigo: E cantano ancora (1945), Santa Cruz (1946), La muraglia cinese (1946), Als der Krieg zu Ende war (1949). I viaggi di F. nell'Europa devastata trovarono espressione nel Diario d'antepace 1946-49 (1950), che anticipa molti temi e riflessioni delle opere successive, in cui l'autore rivolgerà lo sguardo sull'individuo e sulla ricerca della vita "autentica". In Öderland (1951), Stiller (1954), Don Giovanni o l'amore per la geometria (1953) e Andorra (1961), gli eroi soccombono di fronte alle proiezioni altrui. Nell'Homo faber (1957) il protagonista, l'ingegnere Walter Faber, nonostante tutte le sue sagge massime esistenziali, non riesce a evitare il proprio destino tragico. In questo modo F. affrontava in maniera autentica le questioni filosofico-esistenziali del suo tempo, trattate anche da Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Albert Camus, e al tempo stesso si confrontava anche con l'"autodistruzione dell'illuminismo" attraverso la strumentalizzazione della ragione, denunciata dalla Scuola di Francoforte. Evidente è l'influsso di Bertolt Brecht dai primi drammi fino a Il signor Omobono e gli incendiari (1958), oltre che sul romanzo più moderno di F. (Il mio nome sia: Gantenbein, 1964), dove per mezzo di un continuo cambiamento di prospettiva viene distrutta l'illusione che una storia narrata sia realmente accaduta. Dopo aver vissuto a Roma (dal 1960), per qualche tempo con Ingeborg Bachmann, si stabilì a Berzona (1965), nella valle Onsernone. Il Diario della coscienza: 1966-1971 (1972) fu scritto nel Ticino, a Berlino e a New York: tra documentazione e riflessione, F. collega gli avvenimenti mondiali con l'esplorazione della vecchiaia e della morte, temi che in Montauk (1975), Trittico (1978) e L'uomo nell'Olocene (1979) raggiungeranno traguardi di assoluto valore nel teatro e nella narrativa.

Come intellettuale e voce critica si impegnò in vario modo nell'attualità politica. Già nel 1948, partecipando al congresso mondiale degli intellettuali per la pace, tenutosi in Polonia, si espose alle critiche di cerchie borghesi che lo accusarono di simpatizzare per le idee comuniste. Con l'opuscolo Achtung: die Schweiz (1955, in collaborazione con Lucius Burckhardt e Markus Kutter) diede vita a un dibattito pubblico sull'urbanistica. In Guglielmo Tell per la scuola (1971), Libretto di servizio (1974) e da ultimo Svizzera senza esercito? (1989) si confrontò con la mitizzazione del passato e del presente della Svizzera. Con Friedrich Dürrenmatt, F. è il più importante e il più tradotto scrittore sviz. del XX sec. Agli atti raccolti sul suo conto lungo 40 anni dai servizi per la protezione dello Stato, si contrapposero numerosi riconoscimenti, fra cui il premio Georg Büchner (1958), il premio letterario della città di Zurigo (1958), il gran premio Schiller (1973) e il premio per la pace degli editori e librai ted. (1976).


Opere
Gesammelte Werke in zeitlicher Folge, 1986
Der Briefwechsel M. Frisch - Uwe Johnson 1964-1983, a cura di E. Fahlke, 1999
Corrispondenza, M. Frisch, Friedrich Dürrenmatt, a cura di P. Rüedi, 2001
Archivi
– Fondo presso Archivio M. Frisch, ETH-BIB
Bibliografia
– V. Hage, M. Frisch, 1993
– U. Bircher, M. Frisch, 2 voll., 1997-2000
– L. Waleczek, M. Frisch, 2001

Autrice/Autore: Walter Obschlager / did