Culto dei santi

Il culto dei santi nel territorio della Svizzera attuale ripropone le tendenze che hanno caratterizzato la Chiesa catt. occidentale e riflette le condizioni culturali, politiche e sociali, oltre che la mentalità e gli ideali spirituali, proprie delle diverse epoche.

1 - Il Medioevo

Il culto dei santi ha le sue radici nel culto dei martiri del cristianesimo primitivo (ad esempio S. Maurizio e i suoi compagni), all'epoca i soli a essere considerati degni di venerazione. A partire dall'alto ME vennero considerati martiri anche gli ecclesiastici e i laici altolocati vittime di un delitto, come il re dei burgundi Sigismondo e l'eremita Meinrad di Einsiedeln. Terminata l'epoca delle persecuzioni dei cristiani, vergini e confessori si affiancarono ai martiri quali maestri e modelli di cristianità. Tra le forme di adorazione cultuali e quelle popolari non vi erano differenze fondamentali. I caratteri storici del santo, anche per i ca. 100 santi della Svizzera, avevano un ruolo secondario; molto importanti erano invece i motivi cui si legava la sua santità. Ciò appare chiaro ad esempio nell'attribuzione di numerosi santi alla Legione tebana o nel caso dell'eremita Beato, che fu elevato a primo apostolo della fede cristiana in Svizzera nonostante le difficoltà di datazione e pur avendo probabilmente un'importanza solo locale. Di solito il culto nasceva spontaneamente, per iniziativa dei fedeli o di un determinato gruppo, come i monaci o le monache del convento cui il santo apparteneva. Alla fine del X sec. si diffuse la pratica delle canonizzazioni formali a opera del papa, attraverso le quali l'autorità ecclesiastica poteva controllare meglio i culti. Uldarico d'Augusta, venerato anche nella Svizzera ted., fu il primo santo a essere sottoposto a un formale processo di canonizzazione (993).

Un culto che durasse nel tempo richiedeva un sostenitore appassionato, che si preoccupasse della continuità e della propaganda, che controllasse ed eventualmente organizzasse la tradizione popolare. In genere, queste funzioni erano ricoperte in primo luogo dai conventi, dai monasteri ed eccezionalmente dalle parrocchie, nel basso ME anche dalle città, dalle Confraternite e dalle corporazioni. La tomba o le reliquie del santo costituivano i principali oggetti del culto, mentre il giorno della morte veniva ricordato dal calendario civile e da quello ecclesiastico (Anno liturgico). A dipendenza dell'intensità del culto a livello locale o regionale, si manifestavano diversi gradi e forme di adorazione liturgica o popolare: per esempio formule liturgiche specifiche per la festa del santo, la lettura della Vita o della leggenda durante il mattutino o la semplice menz. del santo del giorno, oltre a benedizioni, processioni, predicazioni e sacre rappresentazioni. Se il santo era oggetto di un Pellegrinaggio, verso una meta vicina o lontana, ciò poteva rappresentare anche un importante fattore economico, come dimostra la fiera di Zurzach sorta intorno alla tomba di S. Verena. Già nella tarda antichità furono eretti monumenti commemorativi per i santi - ad esempio per S. Orso e S. Vittore a Soletta - e a partire dall'alto ME si costruirono cripte, come quelle di Saint-Maurice, di Coira (S. Lucio) e di Disentis. Ai santi patroni venivano dedicate cappelle, chiese ed altari (Patrocinio). Raffigurazioni dei santi, in singoli ritratti o interi cicli di leggende, ornavano i luoghi sacri. Ad alcuni santi si attribuivano specifiche caratteristiche, sulla base della loro biografia o dell'etimologia popolare del nome. Se si osserva un santo nel corso dei sec., si può riconoscere una sua trasformazione tipologica a seconda del contesto storico. S. Maurizio, ad esempio, nella tarda antichità era venerato come martire, in epoca merovingia come santo guerriero, sotto gli Ottoni come protettore dell'Impero germ. e nel basso ME come patrono dei cavalieri. Invece, il santo come soggetto giur. - ad esempio S. Gallo come proprietario fittizio dei beni dell'abbazia - giustifica solo indirettamente il culto che gli viene attribuito.

In ragione della straordinaria importanza acquisita dai conventi, nell'alto ME accanto a re come Sigismondo e ai primi vescovi come Teodulo di Octodurus vennero privilegiati numerosi abati, monaci, eremiti e monache di clausura: i primi abati di Saint-Maurice, Otmar di San Gallo, Germano di Moutier-Grandval, Meinrad di Einsiedeln e Wiborada di San Gallo. Nel basso ME sia i vescovi sia i santi dei monasteri furono invece oggetto unicamente di un culto locale, al massimo regionale; alcuni esempi sono Amedeo di Losanna o Adelhelm e Frowin di Engelberg. Lo stesso vale per i pochi preti semplici (Gaudenzio di Casaccia, Burchard di Beinwil) e per i laici (Konrad von Sellenbüren e Eberhard von Nellenburg, benefattori risp. delle abbazie di Engelberg e di Sciaffusa). Nel tardo ME singole città svilupparono il culto di santi cittadini come espressione della propria coscienza com.: a Zurigo Felice e Regula, a Basilea l'imperatore Enrico II e Cunegonda, a Berna il patrono della cattedrale Vincenzo di Saragozza. Nella Svizzera interna, il culto di Nicolao della Flüe ebbe inizio subito dopo la sua morte (1487). Come in tutta la cristianità, dal XIII sec. l'adorazione della Madonna soppiantò gli altri numerosissimi culti dei santi. Ad Einsiedeln ad esempio prese il posto dell'originario culto di Meinrado, mentre a San Gallo la Madonna del Cancello divenne meta di pellegrinaggio, mettendo in secondo piano persino i celebri patroni dell'abbazia, Gallo e Otmar.

Autrice/Autore: Carl Pfaff / did

2 - Epoca moderna

Se fino all'inizio del XVI sec. è possibile riscontrare in Svizzera un'omogeneità formale nel culto dei santi, con la Riforma si giunse a una frattura. L'abolizione del culto dei santi nei com. rif. comportò una radicale trasformazione della pratica cultuale, della quotidianità, fino ad allora scandita dal calendario liturgico, e del sentimento religioso. Il cambiamento di confessione mise in luce la grande distanza che separava l'autorità e la pop. Ancora verso la fine del XVII sec., le autorità rif. si opposero al culto delle reliquie e ai pellegrinaggi. Nei cant. catt. le pratiche di origine tardomedievale subirono in un primo tempo pochi cambiamenti, mentre vennero rivalutati culti già esistenti, soprattutto quelli mariani, e ne furono introdotti di nuovi, anche con intenti controriformistici; come ringraziamento per la vittoria dei cant. rimasti legati alla vecchia fede nella battaglia di Kappel (1531), per esempio, furono eretti santuari mariani a Lucerna (Wesemlin) e sul Gubel. Sottratte agli iconoclasti le reliquie e le immagini (della Madonna), il loro culto venne trasferito dalle regioni rif. a quelle catt.: Felice e Regula passarono da Zurigo ad Andermatt e Beato da Berna a Zugo; un'immagine della Madonna da Berna finì a Lachen, nel cant. Svitto.

Il Concilio di Trento (1545-63) segnò una svolta, accompagnata in tutta Europa da una contraddizione di fondo. Se da un lato veniva rivalutato il culto dei santi, modello di identificazione antiprot. per la pop. catt., dall'altro se ne reprimevano le manifestazioni (processioni, benedizioni e altri riti) in quanto forme di superstizione, il che spesso provocò le resistenze delle comunità interessate. Il rinnovamento di culti o forme di culto tradizionali (per esempio le confraternite) sotto il controllo della Chiesa e l'introduzione di nuovi culti resero possibile il parziale superamento di tale contraddizione. L'insediamento a nord delle Alpi dei gesuiti (a Lucerna dal 1574) e dei cappuccini (ad Altdorf dal 1581) contribuì a questo processo. Entrambi questi ordini promossero il culto di Maria, già radicato in Svizzera (per esempio a Einsiedeln e a Glis), ma diffusero anche la venerazione di altri santi, compresi quelli appartenenti al proprio ordine. I gesuiti resero popolare Francesco Saverio (morte 1552), che nel 1654 divenne patrono della città di Lucerna, e contribuirono in misura importante anche al rafforzamento e alla diffusione del culto di Nicolao della Flüe, la cui venerazione fu autorizzata da Roma nel 1669. I cappuccini si impegnarono soprattutto in favore del culto di S. Antonio da Padova e dal 1622 ebbero un proprio martire della fede, Fidelis von Sigmaringen (beatificato nel 1729 e canonizzato nel 1746). Anche il culto di S. Carlo Borromeo aveva carattere controriformistico: i numerosi patronati e il vero e proprio profluvio di immagini, ad esempio nel Ticino, attestano la crescita della sua venerazione subito dopo la santificazione (1610). Il rinnovamento del culto dei santi fu dovuto anche all'introduzione in Svizzera (XVII-XVIII sec.) di molti dei cosiddetti santi delle catacombe, cioè cristiani sepolti nelle catacombe romane. Dopo la scoperta delle loro tombe (1578), essi furono considerati martiri della tarda antichità; la curia romana ne diffuse i resti in tutta Europa. In Svizzera le traslazioni a Morcote (1623) e a Lucerna (1624) furono le prime di una lunga serie. Sul territorio sviz. della diocesi di Costanza si contarono fino al 1795 oltre 160 trasferimenti (con una punta massima negli anni tra il 1640 e il 1680). Nelle altre regioni catt., come nel Ticino, a Friburgo e nel Giura, i nuovi culti non erano meno intensi: essi sostituivano vecchi culti guardati con sospetto dalla gerarchia ecclesiastica, rispondevano agli interessi locali di molti com. che per la prima volta ottenevano un proprio santo, e rafforzavano il legame con Roma assecondando le tendenze centralistiche del Concilio di Trento. Alle fastose traslazioni si legavano anche le feste annuali dei santi, il cui rapido successo si può dedurre anche dai nomi impartiti ai battezzandi.

Nel XVIII sec. il culto dei santi non poté sottrarsi all'influsso dell'Illuminismo catt. Da un lato, la gerarchia ecclesiastica continuò la sua azione contro le tradizioni popolari, cercando di ridurre il consistente numero delle festività nei territori catt. in favore delle feste di Gesù e della Madonna e di sopprimere le forme di culto locali. Dall'altro, determinati ambienti catt. presero le distanze da un culto dei santi puramente dimostrativo, per raggiungere un accordo interconfessionale di carattere patriottico. A tal fine, per esempio, negli anni intorno al 1770 a Soletta si rinunciò a decorare la chiesa di S. Orso con un ciclo di santi. Le violente reazioni negative nei confronti delle riforme da parte del basso clero e della pop., e la dispendiosa riorganizzazione delle feste locali dei santi, come la processione di S. Fridolino a Säckingen, dimostrano tuttavia come gli ideali illuministi rimanessero circoscritti a una minoranza.

L'infiammarsi della polemica confessionale nel XIX sec. portò con sé una rivalutazione del culto dei santi e spec. del culto mariano, a vantaggio dei tradizionali luoghi di pellegrinaggio come Einsiedeln. I disordini sociali del XIX e XX sec., tuttavia, comportarono l'indebolimento o la scomparsa soprattutto dei luoghi di culto più piccoli. Nel XX sec., d'altro canto, con l'arrivo di immigrati dai Paesi dell'Europa meridionale e in seguito alla maggiore mobilità della pop., sorsero nuovi luoghi di culto nelle regioni tradizionalmente rif., ad esempio la chiesa meta di pellegrinaggi dedicata alla Madonna di Lourdes e consacrata a Zurigo (Seebach) nel 1935. Il culto di altri importanti santi del XIX sec., come Teresa di Lisieux, si diffuse anche in Svizzera, e di pari passo si intensificò la venerazione di Nicolao della Flüe (canonizzato nel 1947). Processi di beatificazione furono avviati per diversi personaggi illustri, come Meinrad Eugster (dal 1939) e il vescovo Aurelio Bacciarini (dal 1972). Marguerite Bays, Maria Theresia Scherer e Maria Bernarda Bütler sono state beatificate nel 1995.

Autrice/Autore: Michele Camillo Ferrari / did

Riferimenti bibliografici

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