• <b>Riti funerari</b><br>Cerimonia funebre davanti alla casa di un borghese agiato a Zurigo; acquaforte e bulino di  David Herrliberger,   riprodotta nella sua opera <I>Heilige Ceremonien</I> (tavola IV, n. 2), pubblicata a Zurigo nel 1750 (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv). Le donne entrano nella casa del defunto, il cui accesso è ornato da un drappo nero, mentre gli uomini sono allineati ai bordi della strada.
  • <b>Riti funerari</b><br>Funerale della guida alpina Robert Zurbriggen a Saas-Fee; fotografia realizzata nel 1952 da  Jean-Pierre Grisel (Ringier Bildarchiv, RBA1-1-2201) © Staatsarchiv Aargau / Ringier Bildarchiv. Robert Zurbriggen, noto campione di sci, morì in montagna. Prima della sepoltura nel cimitero, la sua salma venne esposta un'ultima volta davanti alla chiesa. La famiglia e gli amici, genuflessi davanti alla bara, piangono il defunto e pregano.

Riti funerari

La sepoltura dei defunti seguiva rituali e regole che dipendevano dalle varie aree culturali e soprattutto dalle rispettive Religioni. Sempre maggiore importanza assunsero, oltre agli aspetti religioso-culturali, considerazioni di natura igienica (Igiene). Nel territorio sviz., l'inumazione e l'incinerazione (Cremazione) furono in ogni epoca le principali forme di sepoltura.

1 - Preistoria e antichità fino all'epoca romana

L'unica sepoltura accertata di epoca preneolitica è una tomba a incinerazione del Mesolitico proveniente da un riparo presso Vionnaz. Sin dal Neolitico le tombe costituiscono una delle fonti più importanti per la ricerca sulla Preistoria e la Protostoria (Necropoli, Cimiteri). Possono fornire informazioni sulla società a cui appartennero i defunti e, in misura limitata, anche sulle loro credenze. Nella Svizzera occidentale prevalgono, durante il Neolitico antico e medio, le tombe a cista del tipo Chamblandes (quattro lastre verticali e una di copertura), con sepolture a scheletro rannicchiato, dapprima singole e poi multiple. Con i dolmen, spesso utilizzati per i riti funerari, ad esempio a Sion (Petit-Chasseur) o a Laufen, nel Neolitico finale comparve un'architettura sepolcrale a cielo aperto. Nella cultura della ceramica a cordicella del Neolitico finale furono introdotte le sepolture a incinerazione sotto tumuli. Tombe del Bronzo antico sono note soprattutto nel Vallese, nella fascia prealpina tra Berna e Friburgo e nei Grigioni; con le loro sepolture in posizione supina, si distinguono da quelle a scheletro rannicchiato in uso nell'Europa centrale. Alcune necropoli a tumuli del Bronzo medio, come quelle di Weiningen (ZH, con sepolture a inumazione e incinerazione), e alcuni campi di urne del Bronzo finale, come quelli di Möhlin, mostrano che il territorio dell'attuale Svizzera era inserito nella tradizione delle usanze funerarie tipiche dell'epoca nell'Europa centrale. Nella prima età del Ferro (cultura di Hallstatt) predominavano tumuli relativamente alti, dapprima con sepolture a incinerazione e in seguito sempre più anche a inumazione. Nelle tombe dei defunti di rango elevato il corredo funebre comprendeva un carro a quattro ruote e talvolta oggetti importati dalle regioni del Mediterraneo (Grächwil). Nel La Tène antico e medio i defunti venivano di regola sepolti in posizione supina in tombe piatte (come a Münsingen-Rain). Con l'occupazione romana ebbe inizio la romanizzazione delle usanze funerarie (fra l'altro cremazione, corredi di monete ed essenze profumate). Dal III sec. l'inumazione, che si stava diffondendo in tutto l'Impero romano, cominciò ad affermarsi di nuovo anche in Svizzera.

Autrice/Autore: Ludwig R. Berger / did

2 - Dal Medioevo al XX secolo

Le tombe cristiane del V sec. disponevano di un corredo modesto o ne erano del tutto prive. Le sepolture franche e alemanne del VI e VII sec. in parte erano invece dotate di ricchi corredi (fra l'altro armi e gioielli). Le tombe altomedievali erano generalmente orientate con la testa verso ovest e solo di rado erano alterate da sepolture secondarie. Sotto l'influsso del cristianesimo, nell'VIII sec. l'uso del corredo funebre perse importanza, ma non scomparì mai completamente; nelle regioni rurali catt. durante il XVII sec. visse un nuovo periodo di fioritura (scavi archeologici a Svitto).

Le prime importanti fonti scritte sui riti funerari sono costituite dal rituale del convento di Rheinau (XII sec.), dal Liber Ordinarius (1260) e dal libro degli statuti del Grossmünster di Zurigo (1346, riguardante anche i laici). Secondo queste fonti, alla Morte era legata una serie di atti rituali, tra cui la Commendatio animae (preghiera perché l'anima venisse accolta nel regno dei cieli) in punto di morte, l'annuncio del decesso con rintocchi di campana, la vestizione del defunto, la veglia funebre, per i laici l'ultima benedizione nella casa in cui era avvenuto il decesso, il corteo funebre fino alla chiesa accompagnato da salmi, l'esposizione del feretro nella navata della chiesa, la celebrazione di diverse messe per i defunti con offerte, il corteo funebre fino alla tomba, l'inumazione e la sepoltura, la preghiera al cimitero o in chiesa e la commemorazione dei defunti. Quest'ultima comprendeva una messa di suffragio e una processione fino alla tomba il terzo, il settimo e il trentesimo giorno dopo il funerale, oltre che nel giorno dell'anniversario del decesso (Obituario). Per le persone degli strati sociali medi e bassi i riti funerari si svolgevano nell'ambito della cerchia fam., del vicinato, della corporazione o della confraternita. Corporazioni e confraternite disponevano in particolare di casse per le spese funerarie, si occupavano del corteo e della commemorazione collettiva dei defunti nei giorni degli anniversari, di Ognissanti e dei morti. Il significato della maggior parte dei riti funerari tardomedievali era di proteggere le anime dei defunti dal demonio e di abbreviare la loro permanenza nel purgatorio. Le salme venivano sepolte con le mani giunte in preghiera o con le braccia conserte, come se stessero dormendo fino al momento della resurrezione nel giorno del giudizio (stato intermedio detto refrigerium interim). Anche la vestizione del defunto era una sorta di preparazione al Giudizio universale. Come atti di modestia o di sottomissione vanno intesi la sepoltura nel lenzuolo funebre senza bara, l'uso della veste da penitente o il desiderio dei laici di essere sepolti con il saio. Si riscontrano tuttavia anche comportamenti opposti: membri del clero e della nobiltà si facevano inumare con i paramenti sacerdotali o in abiti cavallereschi, a volte persino in atteggiamenti cortesi come le gambe incrociate, per poter conservare la propria condizione sociale anche nell'aldilà. Nelle città i riti funerari vennero istituzionalizzati in vario modo già nel tardo ME: le autorità ecclesiastiche o laiche concedevano a singole persone o a gruppi - come gli ab. del quartiere Kohlenberg a Basilea - il diritto di seppellire i morti dietro pagamento. Altrove era il Consiglio a nominare e retribuire i becchini. Infine vanno ricordate le prebende per i becchini, istituite, analogamente a quelle sacerdotali, allo scopo di salvare l'anima dei donatori, poiché seppellire i morti costituiva una delle sette opere di carità. Nel tardo ME e in età moderna le tombe venivano nuovamente occupate dopo pochi anni, a differenza di quanto avveniva nell'alto ME; i crani e le ossa lunghe delle precedenti sepolture venivano poste nell'ossario. Apposite ordinanze prescrivevano una profondità minima di un braccio (ca. 60 cm) per il coperchio della bara e di sette piedi (ca. 1,4 m) per il fondo della fossa.

<b>Riti funerari</b><br>Cerimonia funebre davanti alla casa di un borghese agiato a Zurigo; acquaforte e bulino di  David Herrliberger,   riprodotta nella sua opera <I>Heilige Ceremonien</I> (tavola IV, n. 2), pubblicata a Zurigo nel 1750 (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).<BR/>Le donne entrano nella casa del defunto, il cui accesso è ornato da un drappo nero, mentre gli uomini sono allineati ai bordi della strada.<BR/><BR/>
Cerimonia funebre davanti alla casa di un borghese agiato a Zurigo; acquaforte e bulino di David Herrliberger, riprodotta nella sua opera Heilige Ceremonien (tavola IV, n. 2), pubblicata a Zurigo nel 1750 (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).
(...)

L'escatologia rif., che negava in particolare l'esistenza del purgatorio e vietava l'intercessione per i defunti, limitò la pratica di numerosi riti funerari tradizionali. Autorità laiche, come i maestri delle corporazioni, pronunciavano le orazioni funebri. Gli unici atti ecclesiastici erano la preghiera dopo la sepoltura e l'annuncio dei defunti dopo la predica domenicale. Le pratiche funerarie laiche, come il corteo, i banchetti e le veglie funebri, si conservarono anche dopo la Riforma, fatta eccezione per Ginevra, città rigidamente calvinista. All'inizio del XVII sec. si verificò una parziale restaurazione; il funerale e l'orazione funebre del pastore, fra l'altro, divennero la regola. I membri del patriziato furono nuovamente autorizzati a far incidere iscrizioni sulle lapidi o sulle mura di chiese e cimiteri. Dalla fine del XVIII sec. i riti funerari subirono profondi cambiamenti, ad esempio con l'introduzione del termine di attesa di tre giorni fra la morte e la sepoltura (per timore di una morte apparente) e delle prime misure di polizia sanitaria riguardanti le sepolture all'inizio del XIX sec. A seguito della perdita di importanza di corporazioni e confraternite si creò un vuoto, parzialmente colmato da soc. di sepoltura e, dalla fine del XIX sec., da imprese funebri private.

Con la revisione della Costituzione fed. (1874), la competenza in materia di esequie passò dalle autorità ecclesiastiche a quelle civili, come conseguenza del Kulturkampf e della secolarizzazione della società. Una nuova disposizione legale (art. 53 della Costituzione fed.) vietava la sepoltura separata, e discriminante, degli appartenenti a minoranze confessionali o degli emarginati (in particolare i suicidi e le persone cadute in povertà). In generale, nel XIX e XX sec. si osserva una diminuzione e una individualizzazione dei riti funerari, dapprima nelle città e, dopo gli anni 1960-70, anche nelle zone rurali. Tra le cause si possono individuare la rimozione della morte dalla vita quotidiana, la mobilità e la tendenza al livellamento dell'amministrazione. A ciò si aggiunge una sorta di privatizzazione dei sentimenti: un processo a lungo termine che prese avvio nel tardo ME con il divieto del rituale lamento funebre e proseguì fin nel XIX sec. In sostituzione del pubblico annuncio di morte da parte di una persona incaricata di questa incombenza (in ted. Leichenbitterin), si affermarono forme più discrete come la comunicazione inviata per posta. Alcuni aspetti della modernizzazione dei riti funerari sono stati studiati in maniera esemplare per il cant. Basilea Campagna e - con un approccio antropologico-culturale - per le regioni alpine del Vallese e del Vaud.

<b>Riti funerari</b><br>Funerale della guida alpina Robert Zurbriggen a Saas-Fee; fotografia realizzata nel 1952 da  Jean-Pierre Grisel (Ringier Bildarchiv, RBA1-1-2201) © Staatsarchiv Aargau / Ringier Bildarchiv.<BR/>Robert Zurbriggen, noto campione di sci, morì in montagna. Prima della sepoltura nel cimitero, la sua salma venne esposta un'ultima volta davanti alla chiesa. La famiglia e gli amici, genuflessi davanti alla bara, piangono il defunto e pregano.<BR/>
Funerale della guida alpina Robert Zurbriggen a Saas-Fee; fotografia realizzata nel 1952 da Jean-Pierre Grisel (Ringier Bildarchiv, RBA1-1-2201) © Staatsarchiv Aargau / Ringier Bildarchiv.
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Autrice/Autore: Martin Illi / did

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
  • Preistoria e antichità fino all'epoca romana

    UFAS, 1-6
    SPM, 1-5
  • Dal Medioevo al XX secolo

    – Y. Preiswerk, Le repas de la mort, 1983
    – P. Hugger, «Il morire e la morte», in La Svizzera. Vita e cultura popolare, a cura di P. Hugger, 1, 1992, 185-222
    – M. Illi, Wohin die Toten gingen, 1992
    Himmel, Hölle, Fegefeuer, cat. mostra Zurigo, 1994
    – A. Hauser, Von den letzten Dingen, 1994
    – AA. VV., Sterben in Schwyz, 1995
    – B. Hunger, Diesseits und Jenseits, 1995
    – AA. VV., Petit manuel des rites mortuaires, 1999
    – J.-G. Gauthier, Des cadavres et des hommes ou l'art d'accommoder les restes, 2000
    – P. Hugger, Meister Tod, 2002
    – B. Dubosson, Pratiques funéraires de l'Antiquité tardive et du Haut Moyen Age en Valais, 2006