• <b>Muri (convento)</b><br>Veduta da sud est del convento e della chiesa parrocchiale di S. Goar; incisione su rame del 1615 realizzata da   Johann Caspar Winterlin (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv). I santi patroni (Martino e Benedetto) sono ritratti in basso a sinistra con i blasoni del convento, dell'abate e della comunità. Winterlin, monaco a Muri dal 1596, raffigurò gli edifici conventuali come si presentavano dal tardo Medioevo, prima delle trasformazioni di epoca barocca. Il terreno su cui sorge il convento (immobili utilitari, giardini, prati) è circondato da un muro di cinta. A sinistra è raffigurata la chiesa parrocchiale di S. Goar in stile tardogotico.

Muri (convento)

Antico convento benedettino a Muri (AG), appartenente alla diocesi di Costanza fino al 1814 e a quella di Basilea dal 1828. Fondato nel 1027, fu soppresso nel 1841 e in seguito trasferito a Sarnen (1841) e poi nell'ex capitolo di canonici agostiniani di Gries (Bolzano, dal 1845). Secondo gli Acta Murensia (1160 ca.), nel 1027 Ita di Lorena, moglie del conte Radbot d'Asburgo, fondò l'abbazia benedettina per espiare le colpe del suocero, seguendo il consiglio del fratello Wernher, vescovo di Strasburgo. Su richiesta di Radbot l'abate di Einsiedeln inviò a M. il monaco Reginbold quale primo abate, incaricato di acquisire terre e avviare la costruzione del convento. La chiesa, dedicata a S. Martino, fu consacrata l'11.10.1064 sotto il prevosto Burkhard, nominato abate l'anno successivo. Nel 1082-85 i monaci di Sankt Blasien (Foresta Nera) vi introdussero la riforma cluniacense. Da allora fino al 1415 M. fu un'avogadria ecclesiastica dei conti d'Asburgo. Dal 1083 fino al trasferimento della comunità femminile a Hermetschwil verso la fine del XII sec. M. era un doppio convento. Nel XII e XIII sec. l'abbazia acquisì nuovi fondi e diritti di collazione, tra l'altro a Wohlen (AG) e Boswil. Nel 1242 il convento incorporò la parrocchia di M. Incendi e saccheggi danneggiarono i tesori della chiesa come pure libri e documenti, tra l'altro nel 1300 e di nuovo nel 1443-45. Dopo la guerra di Sempach i duchi d'Austria donarono al convento altri diritti di collazione (ad esempio a Sursee). M. beneficiò più volte di lettere di protezione imperiali e papali e nel 1507 gli furono concesse le insegne pontificali. In seguito al passaggio della regione di M. sotto il controllo dei Conf. (1415) il convento fu posto sotto il protettorato dei cant. Zurigo, Lucerna, Svitto, Untervaldo, Zugo e Glarona, cui si aggiunsero più tardi Uri (1549) e Berna (1712).

Nonostante l'amicizia che lo legava a Heinrich Bullinger, nel 1531 l'abate Laurentius von Heidegg (1508-49), e con lui il convento, rimase fedele al cattolicesimo, beneficiando della tutela dei cant. protettori, fra cui in primo luogo Lucerna. Durante la seconda guerra di Kappel le truppe bernesi saccheggiarono il monastero. Sollecitata dal Concilio di Trento, nel XVI e XVII sec. anche l'abbazia di M. attuò delle riforme, abolendo il sistema delle prebende e introducendo la clausura. I conventuali dovevano inoltre formarsi nella scuola abbaziale e nelle Univ., valorizzando in particolare lo studio della storia e della miniatura. Nel XVII sec. l'opera di riforma riguardò anche le confraternite, la liturgia e le pratiche devozionali barocche, fra cui il culto di S. Leonzio (dal 1647), e si estese pure alle parrocchie su cui M. esercitava il diritto di collazione. Particolare rilievo ha ancora oggi la collaborazione con la Congregazione benedettina sviz., cui l'abbazia aderì nel 1603. Fino al 1622 risp. al 1649 il convento lottò per ottenere l'esenzione dalla giurisdizione del vescovo di Costanza, il diritto di eleggere il proprio abate e di ricevere visite pastorali da abati benedettini. Per l'amministrazione del convento iniziarono a essere redatti urbari e funzionari laici furono incaricati di gestire le quattro curtes conventuali. Gli abati si scontrarono sempre più spesso con i cant. protettori, inclini a violare l'immunità del convento imponendo tasse di protezione e altre rivendicazioni fiscali. L'abbazia acquisì la signoria di Klingenberg nel 1651 e diverse terre nella Germania meridionale nel XVIII sec., come Glatt nella valle della Neckar, che rimase in suo possesso fino al 1803. L'abbazia raggiunse la massima influenza nel 1701 quando l'imperatore Leopoldo I conferì il titolo di principe all'abate Plazidus Zurlauben (1684-1723). Fino al 1803 il principato abbaziale di M. fu il centro religioso e spirituale del Freiamt, di cui fu inoltre il più importante signore fondiario e il solo titolare dei diritti di bassa giustizia.

Gli edifici conventuali tardomedievali, danneggiati da incendi, furono restaurati in stile tardogotico, ma non furono ampliati fino al XVII sec. Nel 1509 il priore Laurentius von Heidegg fece erigere la cappella dell'abate. Il chiostro fu ristrutturato nel 1534 e dal 1554 decorato con vetrate. Sotto l'abate Johann Jodok Singisen fu costruita l'ala che prese il suo nome (oggi ospizio benedettino), annessa al lato occidentale del chiostro; nel 1650-57 Simon Bachmann realizzò gli stalli del coro. Con la collaborazione di frate Caspar Moosbrugger, nel 1695 l'abate Plazidus Zurlauben avviò la costruzione della nuova chiesa progettata probabilmente da Giovanni Battista Bettini. L'edificio, dotato di una cupola ottagonale alta 25 m, fu consacrato nel 1697. Poco meno di 100 anni più tardi Valentin Lehmann elaborò, su richiesta dell'abate Gerold Meyer von Schauensee (1776-1810), un progetto per la ricostruzione del convento. Ne fu realizzata solo l'ala orientale (1789-98), lunga 218 m, distrutta da un incendio nel 1889 e dal 1909 sede, dopo essere stata riedificata, dell'ospedale cant. argoviese.

Durante l'Elvetica il convento, il cui abate, quasi settantenne, si rifugiò nel 1798 in Germania e Moravia, subì spoliazioni analoghe a quelle degli altri monasteri. Nel 1803 fu acquisito dal cant. Argovia, che decretò il ripristino dei conventi e la restituzione dei loro averi. Anche la scuola abbaziale riprese la propria attività, ma l'idea di aprire un seminario non poté essere realizzata. Il governo liberale radicale, costituitosi in seguito ai moti nel Freiamt del 1830, interferì sempre più marcatamente nella vita dell'abbazia, vietando l'ammissione di novizi, abolendo la scuola conventuale e ponendo il monastero sotto la completa amministrazione dello Stato. Ritenendo l'abate Adalbert Regli (1838-81) e il convento responsabili della rivolta nel Freiamt all'inizio del 1841, il 13.1.1841 il Gran Consiglio argoviese soppresse M. e gli altri conventi del cant. (affare dei conventi di Argovia); 14 giorni dopo i monaci dovettero abbandonare il convento. Il 12.11.1841, raccogliendo l'offerta avanzata nel febbraio precedente dal governo di Obvaldo, l'abate con sette monaci rilevò la scuola lat. di Sarnen, occupandosi dell'insegnamento e aprendo nel 1867 un convitto, chiuso nel 2000 così come l'internato. L'edificio scolastico ospita dal 1964 la scuola cant. di Obvaldo. Nel 1964-66 i monaci fecero costruire una chiesa per l'internato (S. Martino).

La casa imperiale austriaca condannò la soppressione dei conventi argoviesi e offrì asilo in Austria ai monaci di M. Dal settembre del 1843 il principe Klemens Wenzel di Metternich condusse delle trattative per l'acquisto dell'ex capitolo dei canonici agostiniani di Gries. Dopo aver ottenuto l'autorizzazione della Santa Sede a costituire un nuovo priorato (1844 e 1852), l'abate Regli, giunto a Gries con alcuni monaci nel 1845, fondò il 10.12.1846 il nuovo monastero di M.-Gries. Gli edifici conventuali richiesero importanti interventi di restauro e, in seguito all'aumento del numero di monaci, opere di ampliamento. Fino a dopo il 1900 solo un terzo dei novizi era sviz. Nella scuola conventuale si studiava filosofia e teol. Nel 1902 venne aperto un internato per i candidati all'insegnamento. Molti monaci si dedicavano all'attività pastorale. L'abate e i monaci godevano della stima del governo e della pop. e furono più volte insigniti di onorificenze. Dopo che l'Alto Adige fu annesso all'Italia nel 1919, il governo fascista chiuse nel 1923 l'internato, che non fu più riaperto. Il convento non fu particolarmente colpito dalla prima guerra mondiale, ma la comunità conventuale fu esposta a numerosi soprusi da parte di fascisti e nazisti. In questo periodo il noviziato fu trasferito a Sarnen. Durante la seconda guerra mondiale gli edifici conventuali non subirono attacchi aerei.

Il monastero di M. rimase legato alla Svizzera attraverso la continua adesione alla Congregazione benedettina sviz., l'attività nel collegio di Sarnen (che implicava la divisione del convento in due parti), la cura delle anime in diverse parrocchie nel Freiamt e l'apertura dell'ospizio benedettino a M. nel 1957. Nel 1941 il cant. Argovia cedette la chiesa conventuale con i fondi destinati alle opere edili alla parrocchia di M., che con il sostegno dello Stato avviò il restauro della chiesa e del chiostro. Dal 1966 è in corso un'ampia ristrutturazione degli edifici conventuali e nel 1997 sono stati ultimati i lavori esterni. Nel 1971 nel chiostro della cappella di Loreto fu eretta la cripta degli Asburgo, in cui sono tra l'altro conservati i cuori dell'ultima coppia imperiale austriaca.

<b>Muri (convento)</b><br>Veduta da sud est del convento e della chiesa parrocchiale di S. Goar; incisione su rame del 1615 realizzata da   Johann Caspar Winterlin (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).<BR/>I santi patroni (Martino e Benedetto) sono ritratti in basso a sinistra con i blasoni del convento, dell'abate e della comunità. Winterlin, monaco a Muri dal 1596, raffigurò gli edifici conventuali come si presentavano dal tardo Medioevo, prima delle trasformazioni di epoca barocca. Il terreno su cui sorge il convento (immobili utilitari, giardini, prati) è circondato da un muro di cinta. A sinistra è raffigurata la chiesa parrocchiale di S. Goar in stile tardogotico.<BR/>
Veduta da sud est del convento e della chiesa parrocchiale di S. Goar; incisione su rame del 1615 realizzata da Johann Caspar Winterlin (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).
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Bibliografia
MAS AG, 5, 1967, 188-452
HS, III/1, 896-952
Memorial Muri, 1841, 1991
Germania Benedictina, 3, parte 2, 2001

Autrice/Autore: Anton Kottmann / sma