• <b>Saghe e leggende</b><br>Frontespizio e pagina del titolo del secondo volume dell'opera di  Johann Rudolf Wyss  pubblicata a Berna nel 1822 (Biblioteca nazionale svizzera). La vignetta sulla pagina del titolo venne realizzata da Gabriel Lory, specialista bernese dell'idillio rurale, mentre l'incisione pittoresca del frontespizio è opera del Kleinmeister bernese Franz Niklaus König, noto per le sue scene rustiche di genere.

Saghe e leggende

Le saghe o leggende, secondo il significato originale di questi termini, raccontano la vita e i miracoli di un santo o la storia di un luogo santo. Per estensione questi concetti sono poi stati applicati alla narrazione di avvenimenti straordinari in cui intervengono forze sovrannaturali, situandoli in un contesto temporale e spaziale e ricorrendo spesso a strategie di autentificazione (quale la citazione di testimoni). Contrariamente all'it. e al franc., il ted. distingue tra Legende (di argomento sacro) e Sage (a carattere profano). Se nella prima la manifestazione del miracoloso e dell'eccezionale è sempre opera del Dio cristiano, risp. di un suo rappresentante (angelo, santi), nella seconda è legata alle forze più diverse (diavoli, demoni, nani, streghe, ecc.). La leggenda assume una funzione didattica all'interno della tradizione religiosa (Devozione popolare, Culto dei santi), la saga è spesso associata alla superstizione, anche se può essere elaborata in un'ottica cristiana. L'apparizione di diavoli, streghe e spiriti della natura, il ritorno dei morti o il risveglio di morti apparenti sono espressioni delle credenze popolari. Le saghe a carattere profano forniscono spesso una spiegazione a determinati fenomeni geografici (Blüemlisalp, Pilatus) e costruzioni (ponte del Diavolo) o trattano di avvenimenti (Miti di fondazione) e personaggi storici (Guglielmo Tell, Arnold Winkelried).

È opinione diffusa che le leggende a carattere sacro abbiano un'origine letteraria e che risalgano in maggioranza alla raccolta medievale della Leggenda aurea. Per le saghe di argomento profano invece si suppone un'origine orale, anche se spesso pure in questo caso le radici sono di tipo letterario. In Svizzera i primi produttori risp. mediatori di saghe e leggende locali furono cronisti quali Johannes Stumpf, Renward Cysat, Christian Wurstisen, Aegidius Tschudi e Petermann Etterlin (Cronache) e collezionisti di storie miracolose come Conrad Lycosthenes, Theodor Zwinger (1533-1588) e Simon Goulart; più tardi a questi si aggiunsero autori di racconti di viaggio come Philippe-Sirice Bridel, Johann Gottfried Ebel e Gottlieb Sigmund Gruner. Il Romanticismo ted. nutrì un vivo interesse per saghe e leggende. Considerava le saghe di carattere profano come manifestazioni di poesia popolare e un elemento della tradizione nazionale, che rivelava una verità profonda della Storia, mentre la leggenda di argomento sacro costituiva una testimonianza di credenze popolari primitive. Nel 1804 Gotthard Ludwig Kosegarten pubblicò una raccolta di leggende, che servì a Gottfried Keller nel 1872 quale fonte per le sue Sette leggende. Nel 1815 uscì l'opera Idyllen, Volkssagen, Legenden und Erzählungen aus der Schweiz di Johann Rudolf Wyss (1781-1830). Le Saghe ted. (1816-18) dei fratelli Grimm servirono da modello per raccolte successive di saghe. Nel XIX sec. iniziò la raccolta di saghe secondo regioni: per i Grigioni a opera di Nina Camenisch e Caspar Decurtins, per Friburgo di Franz Kuenlin, per il Vaud di Alfred Cérésole e per la Svizzera centrale di Alois Lütolf. Johann Jakob Reithart ed Ernst Ludwig Rochholz collezionarono saghe provenienti dall'Argovia, Auguste Quiquerez dal Giura, Moritz Tscheinen e Peter Josef Ruppen dal Vallese e Walter Keller dal Ticino. Con lo sviluppo dello studio del Folclore verso la fine del XIX sec., prese avvio la ricerca scientifica moderna nel campo delle saghe e leggende.

<b>Saghe e leggende</b><br>Frontespizio e pagina del titolo del secondo volume dell'opera di  Johann Rudolf Wyss  pubblicata a Berna nel 1822 (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>La vignetta sulla pagina del titolo venne realizzata da Gabriel Lory, specialista bernese dell'idillio rurale, mentre l'incisione pittoresca del frontespizio è opera del Kleinmeister bernese Franz Niklaus König, noto per le sue scene rustiche di genere.<BR/>
Frontespizio e pagina del titolo del secondo volume dell'opera di Johann Rudolf Wyss pubblicata a Berna nel 1822 (Biblioteca nazionale svizzera).
(...)


Fonti
– Solandieu, Légendes valaisannes, 1919 (19982)
– W. Keller, Am Kaminfeuer der Tessiner: Sagen und Volksmärchen, 1940 (20003)
– A. Senti (a cura di), Sagen aus dem Sarganserland, 1974-1998
– R. Waldmann (a cura di), Die Schweiz in ihren Märchen und Sennengeschichten, 1983
– J. Surdez, Animaux et contes fantastiques du Jura, 1984
– P. Todorovic-Strähl, O. Lurati (a cura di), Märchen aus dem Tessin, 1984 (19902)
– P. Keckeis (a cura di), Sagen der Schweiz, 1985-1988 (19952-)
– E. Montelle (a cura di), Contes de Suisse romande, 1986
– D. Bonini et al. (a cura di), Il meraviglioso: leggende, fiabe e favole ticinesi, 1990-1993
– W. Ebener (a cura di), Illustrierte Walliser Sagen, 1995
Récits, contes et légendes du Chablais, 2000
Bibliografia
SAVk, 1897-
– R. Schenda et al. (a cura di), Sagenerzähler und Sagensammler in der Schweiz, 1988
– L. Petzoldt, Dämonenfurcht und Gottvertrauen, 1989
– H.-P. Ecker, Die Legende, 1993
– J. Piercarlo, L'immaginario popolare nelle leggende alpine, 1994

Autrice/Autore: Rosmarie Zeller / cmu