• <b>Tedesco</b><br>Fonte: <I>W. Besch et al. (a cura di), Sprachgeschichte</I> 1985, 1876 (carta di Stefan Sonderegger, disegnata da E. Zimmerli)  © 1999 DSS e cartografia Kohli, Berna.

Tedesco

Il ted. è, accanto all' Italiano, al Francese e al Romancio, una delle quattro lingue nazionali (art. 4 della Costituzione fed.) e ufficiali (art. 70 cpv. 1) della Svizzera. In Svizzera si distinguono: il ted. standard (Hochdeutsch), prevalentemente scritto; il ted. standard sviz. (Schweizerhochdeutsch), varietà del ted. standard con numerosi elvetismi derivati dal dialetto, utilizzata sia nel parlato (nei discorsi ufficiali) sia in letteratura; i Dialetti svizzeroted. (Schweizerdeutsch), quasi esclusivamente parlati o usati nella letteratura dialettale. Questa particolare situazione in area germanofona viene definita diglossia mediale, ossia passaggio da una variante all'altra secondo la situazione e il canale di comunicazione (radio, televisione, mezzi a stampa o uso ufficiale), che diventa triglossia se si aggiunge la forma intermedia del ted. standard sviz. Nel 2000 l'85,1% dei germanofoni in Svizzera parlava il dialetto nella vita quotidiana e il 56,6% dichiarava di non usare il ted. standard nella comunicazione orale. Mancano ancora dati affidabili sul Plurilinguismo, inteso come buona padronanza di due o più lingue, anche se dalla statistica della lingua del 2000 risulta che il 33,6% della pop. svizzeroted. utilizza una seconda lingua. Un vero bilinguismo si riscontra spec. negli agglomerati nelle zone di frontiera linguistica, in fam. di immigrati e in generale presso i rom.

Autrice/Autore: Stefan Sonderegger / did

1 - Diffusione

Nel 2000 i germanofoni rappresentavano il 63,7% della pop. totale, il 72,5% della pop. residente con cittadinanza sviz. e il 29,4% (19,6% nel 1990) degli stranieri. I cant. Zurigo, Lucerna, Uri, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo, Glarona, Zugo, Soletta, Basilea Città e Campagna, Sciaffusa, Appenzello Esterno e Interno, San Gallo, Argovia e Turgovia sono di lingua ted., tutti con una percentuale di germanofoni vicina al 90% (83,4-93,5%, a Basilea Città solo il 79,3%). I cant. bilingui sono Berna (ted. 84,0% e franc. 7,6%, spec. nel Giura meridionale), Friburgo (franc. 63,2%, ted. 29,2%) e il Vallese (franc. 62,8%, ted. 28,4%). Il cant. Grigioni è trilingue (ted. 68,3%, rom. 14,5%, it. 10,2%). Nei quattro cant. in prevalenza francofoni la quota di germanofoni è piuttosto bassa (Vaud 4,7%, Neuchâtel 4,1%, Ginevra 3,9%, Giura 4,4%), mentre è più elevata in Ticino (8,3%), cant. italofono, un fatto riconducibile non tanto alla piccola comunità Walser di lingua ted. di Bosco/Gurin, quanto alla massiccia immigrazione dall'area linguistica ted. dagli ultimi decenni del XX sec. Ufficialmente bilingui sono le città di Bienne (ted. 26'957, franc. 13'695) e Friburgo (franc. 22'603, ted. 7520), entrambe sulla frontiera linguistica ted.-franc.

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2 - Storia

L'evoluzione della lingua ted. in Svizzera è stata caratterizzata da tre fattori: l'origine sud-germ. e alemannica, l'influsso e la parziale sovrapposizione, dal XVI sec., del ted. standard scritto nonché la vicinanza geografica e culturale e le conseguenti interferenze delle vicine lingue romanze, in cui sopravvivono substrati linguistici celtici e retici legati alla romanizzazione. Ciò portò all'adozione di numerosi prestiti romanzi nei dialetti svizzeroted. e, attraverso questi ultimi e il ted. standard sviz. più antico, nel ted. standard moderno, ad esempio Gletscher da glaciârium (ghiacciaio), Lawine da labîna (valanga o frana) e Föhn da fa(v)ônius (vento caldo).

2.1 - L'antico alto tedesco

La progressiva colonizzazione della valle superiore del Reno, del Giura, dell'Altopiano e delle Prealpi da parte degli Alemanni provenienti dal Reno superiore, dall'Hegau e dalla zona del lago di Costanza - dal V sec. a nord del Reno (Basilea, Sciaffusa), dal VI sec. anche a sud - determinò la diffusione dell'antico alto ted. in Svizzera, base del ted. attuale. Nell'alto ME spec. nella Svizzera nordoccidentale e fino alla Rezia si avvertirono inoltre gli influssi, anche sul piano linguistico, della colonizzazione dei Merovingi e dei Carolingi (regno franco orientale). La più antica testimonianza linguistica è costituita dalla fibula di Bülach della prima metà del VII sec., finora l'unica iscrizione runica della Svizzera. Grazie all'attività degli scriptoria dei principali conventi, in particolare San Gallo, tra l'VIII e l'XI sec. sul territorio dell'attuale Svizzera venne prodotta una serie di importanti fonti storico-linguistiche del primo periodo alemanno in antico alto ted., spec. traduzioni di testi scolastici di Notker il Teutonico. Poiché la colonizzazione alemanna coincide con l'epoca della seconda rotazione consonantica, detta anche altoted. (passaggio da t a tz risp. s[s] dentale nel V/VI sec., da p a pf risp. f[f] nel VI/VII sec., da k a ch risp. ck nel VII/VIII sec., da d a t nell'VIII sec.), dalla forma dei toponimi di origine pregerm. è possibile dedurre la data della loro germanizzazione: ad esempio il lat. Turicum ha subito una mutazione completa in Zúriche (Zurigo); in Centumprata la rotazione è parziale con Kempraten e la forma dialettale Chämproote (presso Rapperswil SG), mentre nel lat. Monticulus (1155 Montigels), divenuto Montlingen, è assente. Per le località più importanti, come Coira (da Curia a Chur, rom. Cuoira), la rotazione consonantica avvenne dall'esterno e senza una colonizzazione antico alto ted.

La frontiera linguistica alemanno-romanza si formò lentamente, prima nelle valli densamente popolate (zona antistante Basilea, bacino occidentale dell'Aar, Svizzera interna, Gaster-lago di Walenstadt, valle del Reno sangallese) e nelle aree d'accesso alla regione alpina, procedendo poi per gradi e in maniera discontinua nelle vaste regioni intermedie, costituite da montagne e boschi quasi completamente deserti.

<b>Tedesco</b><br>Fonte: <I>W. Besch et al. (a cura di), Sprachgeschichte</I> 1985, 1876 (carta di Stefan Sonderegger, disegnata da E. Zimmerli)  © 1999 DSS e cartografia Kohli, Berna.<BR/>
Frontiere linguistiche del tedesco e delle lingue romanze nell'alto Medioevo

Autrice/Autore: Stefan Sonderegger / did

2.2 - Il medio alto tedesco

Dopo una prima configurazione dell'area germanofona sviz. all'epoca dell'antico alto ted., tra la fine dell'XI e la fine del XV sec. il ted. si affermò come lingua ufficiale nell'ambito della Conf. dei 13 cant. (1513). Nello stesso periodo ebbe luogo anche la migrazione dei Walser dal Vallese verso numerose località di montagna o alte valli, spec. in Piemonte, nei cant. Ticino (Bosco/Gurin), Grigioni (fra l'altro, Obersaxen, Rheinwald, Avers, Davos, Arosa) e San Gallo (ad esempio Weisstannental), oltre che nel Vorarlberg e nel Liechtenstein. Ciò mutò in particolare la struttura linguistica del cant. Grigioni: due ondate di colonizzazione, una da nord (Bündnerdeutsch) e una da sud ovest (Walserdeutsch), frammentarono l'unità della regione linguistica rom.

Tra le fonti linguistiche principalmente alto alemanne (a Basilea basso alemanne) della Letteratura tedesca figurano la poesia lirica cortese, sacre rappresentazioni e Festspiele, traduzioni della Bibbia, testi mistici e cronache. Di particolare importanza per la storia linguistica è la lingua usata per gli atti ufficiali e nelle cancellerie, straordinariamente ricca ed entrata molto precocemente in uso nella Svizzera ted., dove in casi isolati già prima della metà del XIII sec. e in misura crescente nel XIV e XV sec. i documenti venivano redatti in ted. e non più in lat. Nonostante le diverse tendenze - una lingua ufficiale più arcaica, una più moderna e una dialettale -, la lingua scritta dell'attuale Svizzera ted. può essere suddivisa in due aree fondamentali: una orientale (lago di Costanza, San Gallo, Sciaffusa, Zurigo) e una occidentale (Basilea, Argovia, Berna, parte della Svizzera interna). Le fonti in medio alto ted. dimostrano che le principali caratteristiche dialettali delle singole regioni svizzeroted. si sono formate in quest'epoca.

Autrice/Autore: Stefan Sonderegger / did

2.3 - L'alto tedesco protomoderno e moderno

Il periodo dell'alto ted. protomoderno, cioè la prima fase di formazione e di provvisoria standardizzazione dell'alto ted. moderno scritto, viene solitamente collocato tra il 1350 e il 1650 ca. Nella Svizzera ted. tale fase va posticipata (dal tardo XV al XVII sec.) a causa della lunga sopravvivenza del medio alto ted. nella tradizione linguistica letteraria e cancelleresca alemanna e della tardiva diffusione - fatta eccezione per Basilea - della stampa tipografica in ted. Fu proprio nel XVI sec., caratterizzato dall'Umanesimo, dalla Riforma e dalla Controriforma, che si manifestò il contrasto fra l'antica tradizione scritta alemanna, avvertita come sviz., e l'alto ted. protomoderno scritto, usato da Martin Lutero e sempre più spesso dagli stampatori, ma in un primo momento percepito come straniero. Le principali differenze linguistiche dipendevano dal fatto che la lingua letteraria e cancelleresca sviz. era legata sin dal periodo dell'antico e del medio alto ted. alle particolarità alemanne (ad esempio rotazione consonantica da k a ch, apocope della -e finale, sillabe finali in -i, gân o gôn per gehen = andare) oppure creava peculiari innovazioni, come la scomparsa, tipica della Germania meridionale, del preterito, sostituito dal XVI sec. dal perfetto come usuale forma verbale del passato. La maggioranza delle trasformazioni determinanti dell'alto ted. protomoderno scritto invece rimase, fino ad oggi, estranea allo svizzeroted. (in particolare la dittongazione della i lunga in ei/ai, della u lunga in au, di ü in eu/äu; la monottongazione di ie in i lunga, scritta ie, di uo in u lunga e di üe in ü).

Considerati i contatti in ambito letterario, politico e religioso (Riforma) con il resto dell'Impero, gli scrittori e le cancellerie conf. non poterono sottrarsi a lungo all'influsso dell'alto ted. moderno scritto. Dal XVI alla fine del XVIII sec. si verificò un processo di adozione, differenziato secondo singole personalità e cancellerie, oltre che per criteri linguistici; ebbe inizio con la traduzione zurighese della Bibbia - tra il 1524 e il 1526 ancora quasi in puro alemanno, dal 1527 gradualmente in alto ted. moderno -, dal 1590 proseguì in alcune cancellerie (San Gallo, Basilea, Sciaffusa) e si concluse a Berna nella seconda metà del XVIII sec. La tradizione linguistica cancelleresca, in particolare dei cronachisti come Aegidius Tschudi, dotato di grande eloquenza, si esaurì presto dopo il XVI sec.

Dal XVI sec. si manifestò per la prima volta una coscienza linguistica sviz. Nel XVIII sec. fu rafforzata con lo zurighese Johann Jakob Bodmer (1698-1783), nonostante il chiaro allineamento sull'alto ted. scritto, contribuendo a porre le basi della nascente Letteratura dialettale intorno al 1800. Nel XVII e XVIII sec. gli scrittori sviz. si attennero sempre più alle norme grammaticali dell'alto ted. moderno, ma nelle loro opere affiora la pratica quotidiana del dialetto, in particolare in quelle di Ulrich Bräker della seconda metà del XVIII sec.

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2.4 - Evoluzione della lingua nel XIX e XX secolo

Nel XIX sec. si verificò un intenso recupero dei dialetti, il cui valore nazionale fu sottolineato da Johann Kaspar Mörikofer nello scritto Die Schweizerische Mundart im Verhältnis zur hochdeutschen Schriftsprache (1838, seconda edizione nel 1864) e che dopo Franz Joseph Stalder divennero oggetto della neonata Dialettologia. I grandi scrittori della Svizzera ted., tuttavia, nel XIX sec. si servivano di una lingua letteraria molto raffinata che si aprì maggiormente alle peculiarità sviz. solo nel XX sec. Dalla seconda metà del XIX sec. fino alla prima guerra mondiale, di fronte a un'intensa immigrazione dalla Germania, si diffuse un certo pessimismo sul destino dei dialetti. In questo contesto ebbe inizio nel 1881 la pubblicazione dello Schweizerisches Idiotikon, opera lessicografica fondamentale per la dialettologia svizzeroted., che da allora ha continuato a svilupparsi.

Nella prima metà del XX sec., grazie anche alla fondazione (1904) dell'Ass. sviz. per la lingua ted. e sulla scorta del lavoro di Otto von Greyerz, esperto di pedagogia linguistica, si giunse a promuovere una netta separazione fra lingua scritta e dialetto, allo scopo di salvaguardare entrambi. Questa tendenza ha in linea di massima prevalso, nonostante i tentativi di creare una lingua alemanna scritta (Alemannisch di Emil Baer, 1936) o di impegnarsi attivamente nella tutela dei dialetti (dal 1938 Bund Schwyzertütsch, dal 1990 Verein Schweizerdeutsch). A una "ondata dialettale" dagli anni 1960-70, in realtà sopravvalutata, si contrapposero dal 1980 un'ass. per la tutela del ted. standard (sciolta nel 1996) e diversi regolamenti scolastici. Nel 1984 la Conferenza dei direttori della pubblica educazione dei cant. germanofoni, dei cant. bilingui e del Ticino emanò delle raccomandazioni sul rapporto fra ted. standard e dialetto nelle scuole, sottolineando il vecchio principio secondo cui il ted. standard è la lingua di insegnamento nelle scuole primarie e secondarie per tutte le materie, con alcune eccezioni (primi anni di scuola elementare, determinati metodi pedagogici) e garantendo la tutela dei dialetti nell'insegnamento delle lingue. La germanistica sviz. d'altronde sin dagli esordi (XIX sec.) è orientata sullo studio e sull'approfondimento di entrambi gli ambiti (lingua standard e dialetto) in filologia, linguistica e letteratura.

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3 - Strutture dei dialetti

Sono definiti svizzeroted. i dialetti alemanni presenti sul territorio sviz., essenzialmente appartenenti all'alemanno meridionale. Essi si distinguono dal basso alemanno del Reno superiore, parlato a nord, e dallo svevo, diffuso a nord est, grazie alla cosiddetta frontiera Sundgau-lago di Costanza con ch- iniziale al posto di k- (Chind, Kind = bambino), eccezion fatta per Basilea (basso alemanno con k- iniziale) e Samnaun (tirolese, germanizzata solo nel XIX sec.). In presenza di confini fluttuanti e indipendentemente dalle suddivisioni cant., l'alemanno del sud si suddivide in alto alemanno settentrionale, fino alle Prealpi, e altissimo alemanno meridionale dell'area alpina (che comprende il ted. Walser), con varianti locali sempre diverse.

I dialetti svizzeroted., con le loro caratteristiche fonetiche e morfologiche che in parte risalgono ancora al medio alto ted. e nel Vallese (insieme al ted. Walser) persino all'antico alto ted., fanno parte dei più antichi dialetti ted. (ad esempio relativa intensità sonora delle vocali nelle sillabe finali, varietà delle forme e possibilità di formare le parole). Queste tracce linguistiche aumentano proseguendo da nord a sud o sud ovest. Alla linea nord-sud si affianca il contrasto est-ovest lungo il confine Aar-Limmat/Reuss-Brünig-Furka (ad esempio una o due forme plurali per i verbi, tre nel Vallese, molte opposizioni lessicali come Wiese/Matte = prato, Böl(l)e/Zibele = cipolla), cosicché nel complesso si può individuare un'area quadripartita che continua a costituire la struttura fondamentale della geografia linguistica svizzeroted. Lo svizzeroted. ha inoltre subito durevoli influssi romanzi di triplice provenienza (franc. o francoprovenzale, it. o alpino lombardo e rom.).

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Riferimenti bibliografici

Fonti
Censimento federale della popolazione, 1860-
Sprachatlas der deutschen Schweiz, 8 voll., 1962-1997
Idiotikon
Bibliografia
– S. Sonderegger, «Die althochdeutsche Schweiz», in Sprachleben der Schweiz, cura di P. Zinsli et al., 1963, 23-55
– R. Hotzenköcherle, Die Sprachlandschaften der deutschen Schweiz, a cura di N. Bigler, R. Schläpfer, 1984
– S. Sonderegger, «Die Entwicklung des Verhältnisses von Standardsprache und Mundarten in der deutschen Schweiz», in Sprachgeschichte, 2, a cura di W. Besch et al., 1985 (20022), 1873-1939 (con bibl.)
– S. Sonderegger, «Frühneuhochdeutsch in der Schweiz», in Vielfalt des Deutschen, a cura di K. J. Mattheier et al., 1993, 11-36
– W. Haas, «Die deutschsprachige Schweiz», in Die viersprachige Schweiz, a cura di H. Bickel, R. Schläpfer, 20002, 57-138

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