• <b>Fotografia</b><br>Autoritratto realizzato attorno al 1851 da  Adrien Constant;  dagherrotipo stereoscopico colorato (Musée historique de Lausanne). L'immagine veniva catturata da una lastra metallica argentata sottoposta a vapori di iodio, e in seguito sviluppata grazie a vapori di mercurio. I primi esperimenti nel campo della stereoscopia, finalizzata a dare rilievo alle immagini, risalgono al 1850.
  • <b>Fotografia</b><br>André Schmid nel suo atelier di Losanna nel 1861; lastra al collodio (Musée historique de Lausanne). Come la maggior parte dei suoi contemporanei, il fotografo impiega la tecnica del negativo al collodio umido su lastra di vetro, di cui in generale fa una copia positiva su carta all'albumina.
  • <b>Fotografia</b><br>Copertina della rivista <I>Camera</I>, agosto 1929 (Biblioteca nazionale svizzera). Dal 1922 al 1981 questa rivista, pubblicata a Lucerna, fu diffusa in tutta Europa e si occupò di ogni campo del lavoro fotografico, dal reportage alla fotografia artistica, dalla fotografia tradizionale a quella avanguardistica.
  • <b>Fotografia</b><br>Frontespizio della <I>Zürcher Illustrierte</I>, 20.7.1925 (Biblioteca nazionale svizzera). Una veduta d'insieme della festa federale di ginnastica di Ginevra, fotografata da Anton Krenn, illustra il frontespizio del settimanale.

Fotografia

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Fino all'introduzione della tecnica digitale, per fotografia si intendeva un procedimento che attraverso sistemi ottici consentiva di registrare su un supporto sensibile alla luce immagini poi rese durevoli mediante processi chimici (sviluppo, fissaggio). I francesi Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833) e Louis Jacques Mandé Daguerre (1787-1851) riuscirono a fissare le immagini prodotte con la cosiddetta camera oscura su un materiale sensibile alla luce (dagherrotipia). Nel 1839 lo Stato franc. acquistò l'invenzione del nuovo procedimento su sollecitazione del fisico François Jean Dominique Arago. Nel 1840 in Inghilterra, William Henry Fox Talbot (1800-1877) riuscì a impressionare su carta, mediante esposizione alla luce, un'immagine in negativo, che veniva poi tradotta in positivo rifotografando il negativo (calotipia). Questo nuovo procedimento rendeva possibile la produzione di copie e a partire del decennio 1840-50 sostituì rapidamente anche in Svizzera la dagherrotipia, che permetteva di realizzare solo un unico esemplare.

1 - Gli inizi della fotografia in Svizzera

Andreas-Friedrich Gerber, professore di medicina e veterinaria a Berna, già nel 1836 aveva fissato delle immagini nella camera oscura. In Svizzera il primo apparecchio fotografico fu ordinato a Daguerre da Johann Baptist Isenring di San Gallo per realizzare ritratti e vedute di città. Nel 1840 Isenring presentò nel suo atelier la prima esposizione fotografica, che comprendeva 38 ritratti; inventò inoltre una tecnica di colorazione che fece brevettare in America. Il bernese Carl Durheim, litografo di formazione e titolare di un atelier di litografia negli anni 1835-37, dal 1846 fu il primo fotografo con sede stabile a Berna. Compì viaggi fotografici nelle Alpi sviz. ed eseguì foto segnaletiche per la polizia. Il più conosciuto documentarista e fotografo ritrattista basilese dell'epoca fu Jakob Höflinger, che dal 1857 ebbe un proprio studio. Due anni più tardi il litografo ed editore Johannes Ganz aprì il primo atelier a Zurigo. Nelle fiere si diffuse la figura del fotografo itinerante.

<b>Fotografia</b><br>Autoritratto realizzato attorno al 1851 da  Adrien Constant;  dagherrotipo stereoscopico colorato (Musée historique de Lausanne).<BR/>L'immagine veniva catturata da una lastra metallica argentata sottoposta a vapori di iodio, e in seguito sviluppata grazie a vapori di mercurio. I primi esperimenti nel campo della stereoscopia, finalizzata a dare rilievo alle immagini, risalgono al 1850.<BR/>
Autoritratto realizzato attorno al 1851 da Adrien Constant; dagherrotipo stereoscopico colorato (Musée historique de Lausanne).
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Dal 1840 Jean-Gabriel Eynard, banchiere e diplomatico ginevrino, si dedicò a livello amatoriale alla dagherrotipia. A tutt'oggi sono note ca. 150 tra immagini di gruppo della sua fam. e vedute delle sue residenze, di eccellente taglio compositivo. Notevoli sono anche le vedute di campagne e città del ginevrino Auguste Garcin. Nel Vaud Adrien Constant sviluppò dagli anni 1840-50 diversi procedimenti tecnici. Marc Secretan pubblicò nel 1842 il Traité de Photographie, divenuto opera di riferimento.

I più importanti fotografi della Svizzera it. furono Antonio Rossi, che nel 1841 aprì a Locarno un cosiddetto gabinetto fotografico per dagherrotipi, e Angelo Monotti, autore nel Ticino delle prime vedute panoramiche. A Lugano Grato Brunel, insieme al fratello gemello Ludovico, fu il primo ad aprire, nel 1862, un "salone" di fotografia.

Autrice/Autore: Walter Binder / sma

2 - Lo sviluppo della professione

Nel 1886 a Berna venne fondata la prima ass. professionale del settore, l'Unione sviz. fotografi (oggi Fotografi professionisti sviz.), che si poneva come obiettivo la regolamentazione della formazione degli apprendisti, la protezione dei diritti di riproduzione e di proprietà dell'immagine fotografica e l'emanazione di direttive tariffarie. Negli anni 1897-1903 a Zurigo ebbe sede una scuola di avviamento professionale. L'adesione allo Schweizerischer Werkbund (SWB) è aperta a fotografi che si distinguono per la qualità dei loro lavori.

<b>Fotografia</b><br>André Schmid nel suo atelier di Losanna nel 1861; lastra al collodio (Musée historique de Lausanne).<BR/>Come la maggior parte dei suoi contemporanei, il fotografo impiega la tecnica del negativo al collodio umido su lastra di vetro, di cui in generale fa una copia positiva su carta all'albumina.<BR/>
André Schmid nel suo atelier di Losanna nel 1861; lastra al collodio (Musée historique de Lausanne).
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Autrice/Autore: Walter Binder / sma

3 - Il XIX secolo: ritratto e messa in scena

Paesaggi e ritratti furono i principali generi frequentati dai fotografi. Il ritratto in dagherrotipia, speculare e non riproducibile, sostituì il ritratto miniato dipinto. Montate in custodie in pelle decorate, le immagini rappresentavano preziose testimonianze della memoria. Le successive calotipie su carta consentirono di ottenere molte copie, che in parte venivano colorate. Nel 1854 il francese André Disdéri inventò i ritratti di formato ridotto noti come cartes-de-visite: su un'unica lastra venivano impresse fino a otto pose (57x90 mm), uguali o differenti. Il procedimento, che consentiva una notevole riduzione dei costi, prese velocemente piede, diffondendosi a livello mondiale e divenendo accessibile a tutti. Nel giro di pochi anni, nei principali centri sviz. si aprirono studi fotografici che soppiantarono i fotografi itineranti. Nel 1889 erano attivi già oltre 200 atelier che occupavano complessivamente ca. 600 impiegati. Nel 1888 l'industriale della fotografia statunitense George Eastman lanciò sul mercato una macchina fotografica da lui sviluppata e dotata di pellicola in rotolo, la Kodak-Box, che segnò una svolta decisiva nello sviluppo della fotografia amatoriale, trasformandola in un medium di massa. Gli artisti iniziarono a dipingere sulla base di modelli fotografici mentre i fotografi, dal canto loro, cercavano di imitare la pittura. Manipolazioni con filtri diffusori e raffinati procedimenti di stampa (come ad esempio l'oleobromia) permettevano di ottenere la "sfocatura artistica" che richiamava lo stile pittorico impressionista. Accanto al ritratto di impianto classico si sviluppò anche la fotografia di genere, caratterizzata da un effetto illusionistico e da un taglio compositivo raffinato, ottenuti introducendo elementi di scena e la posa davanti a uno sfondo dipinto.

Autrice/Autore: Walter Binder / sma

4 - Il XX secolo: reportage, saggio, nuova fotografia

Nella prima metà del XX sec. si affermò l'idea che l'uomo dovesse essere ripreso nel suo ambiente reale di vita e si cercò di ottenere un effetto di autenticità introducendo riferimenti al contesto personale. Rappresentanti di questa corrente furono Hermann Stauder (Berner Bauer, 1913) e Paul Senn (Bauer und Arbeiter, 1943). Nel decennio 1940-50 Ernst Brunner documentò la vita quotidiana delle campagne. Negli anni 1920-30 la fotografia documentaristica impegnata sostituì progressivamente quella di impronta pittorica di fine sec. Si impose un nuovo tipo di cronaca, in forma di serie di singole immagini, che consentiva di ampliare il raggio di informazione sugli avvenimenti di attualità. Le fotografie costituivano un solido complemento agli articoli politici o di critica sociale e trovarono un loro spazio fisso nel giornale illustrato, il più importante nuovo mezzo di comunicazione. Inizialmente le fotografie venivano fornite alla stampa dalle agenzie, ma poi i giornali cominciarono sempre più spesso ad assumere propri fotografi sotto contratto. I primi reporter sviz. furono sovente amatori o figure appartate interessate agli aspetti folclorici e a documentare una determinata regione (ad esempio Hans Staub, Paul Senn, Theo Frey, Roberto Donetta, Albert Nyfeler). Le cronache di viaggio, geografiche o etnografiche, nelle quali immagine e testo trovavano una felice integrazione, ebbero rapida diffusione nei volumi illustrati. In questo senso sono di particolare rilievo i lavori di Walter Bosshard, Martin Hürlimann, Ella Maillart e Annemarie Schwarzenbach. Dal 1945 si fecero un nome in questo campo anche Emil Schulthess, René Gardi, Henriette Grindat e Fred Mayer.

Il saggio fotografico nasceva da un ampio confronto con un tema quasi sempre scelto liberamente dall'autore, il cui principale intento era spesso quello di fornire un'interpretazione personale. Il saggio trovò la sua forma di espressione in volumi illustrati come ad esempio quelli di Albert Steiner (Engadiner Landschaften, 1927), Gino Pedroli (Presento il mio Ticino, 1939) e Gotthard Schuh (Inseln der Götter, 1941). All'epoca della Difesa spirituale furono date alle stampe numerose pubblicazioni di questo genere. Nel cuore dell'Europa distrutta i soggetti più importanti erano costituiti dalla patria, dal paesaggio e dalle tradizioni, come illustrano le opere di Walter Läubli (Urschweiz, 1941), Ernst A. Heiniger (Tessin, 1941), Hans Peter Klauser (Appenzellerland, 1945) e Leonhard von Matt (Uri, 1946). Straordinaria risulta l'opera senza compromessi di Jakob Tuggener, che per tutta la vita si definì "poeta fotografico" e lasciò 75 volumi illustrati, non pubblicati, e 24 cortometraggi. Dopo il 1945 alcuni fotografi lasciarono la tranquilla Svizzera del dopoguerra per lavorare all'estero. La produzione di Werner Bischof, che avviò la sua carriera con la serie di fotografie Europa nach dem Krieg, si rivelò straordinaria e influì sui successivi sviluppi della fotografia. Nel 1949 René Gröbli pubblicò la serie Magie der Schiene, di forte impatto. Robert Frank, suo contemporaneo, divenne il più famoso fotografo sviz. attivo all'estero; con Les Américains (1958) aprì la via a una nuova concezione della fotografia. René Burri (Die Deutschen, 1962), Jean Mohr (A fortunate Man, 1967) e Luc Chessex con le sue immagini dell'America latina e di Cuba (1962-77) rappresentano la cosiddetta fotografia d'autore, la cui presenza si è fatta sempre più marcata.

Un altro movimento fotografico del XX sec. si basava su un libro apparso in Germania nel 1929 con il titolo programmatico foto-auge, che proclamava la "verità oggettiva" del medium nel campo della fotografia oggettiva o documentaria. Al Bauhaus (Weimar, Dessau, Berlino) la Nuova fotografia, fondata soprattutto sulle concezioni del costruttivismo, veniva insegnata in modo esemplare. Nel solco della Nuova oggettività, fotografi, tipografi e grafici cominciarono a conferire maggiore valore alla fedeltà all'oggetto, alla nitidezza e alla registrazione dei dettagli (naturalismo fotografico). Nel 1932 Hans Finsler fu chiamato alla scuola di arti applicate di Zurigo; trasferitosi da Halle an der Saale, fu incaricato di organizzare i primi corsi specifici; al centro del suo insegnamento si poneva la fotografia dell'oggetto fondata sulla Nuova oggettività. Contemporaneamente si diffuse, soprattutto a partire da Zurigo, una grafica fotografica moderna. L'obiettività e la chiarezza dell'informazione erano considerati elementi essenziali di una composizione formale progressista. Importanti esponenti di questa grafica pubblicitaria e fotografica di taglio rigoroso e oggettivamente informativo furono Max Bill, Herbert Matter, Hermann Eidenbenz, Hugo P. Herdeg, Michael Wolgensinger, Ernst A. Heiniger e Josef Müller-Brockmann.

<b>Fotografia</b><br>Copertina della rivista <I>Camera</I>, agosto 1929 (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>Dal 1922 al 1981 questa rivista, pubblicata a Lucerna, fu diffusa in tutta Europa e si occupò di ogni campo del lavoro fotografico, dal reportage alla fotografia artistica, dalla fotografia tradizionale a quella avanguardistica.<BR/>
Copertina della rivista Camera, agosto 1929 (Biblioteca nazionale svizzera).
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Autrice/Autore: Walter Binder / sma

5 - La fotografia di moda e artistica

La fotografia di moda si diffuse soprattutto a partire dai grandi centri della moda (Parigi, Londra, New York). Un'eccezione è costituita da Edmond-Edouard Boissonnas, attivo a Ginevra durante la Belle Epoque, che con sottile sensibilità documentò lo stile della moda dell'epoca. Peter Knapp si affermò a Parigi nel decennio 1960-70 come art director e fotografo di moda.

Fin dall'inizio la fotografia rappresentò una grande sfida per le arti figurative, verso le quali si poneva in modo ambivalente, muovendosi in un campo di tensione oscillante tra attrazione e rifiuto. Mentre i cosiddetti fotografi artistici del periodo a cavallo fra i due sec. si servivano delle raffinate tecniche di stampa che producevano effetti pittorici (Fred Boissonnas, Gaston de Jongh, Camille Ruf e i fratelli Linck), nell'ambito della fotografia sperimentale si svilupparono forme tendenti all'astrazione come il fotogramma (eseguito senza macchina fotografica), il fotomontaggio e il fotocollage. Programma dichiarato del movimento era quello di realizzare fotografie concrete e non copie del reale. Nel decennio 1960-70 si cercarono di visualizzare determinati contenuti attraverso serie e sequenze di immagini. L'aspirazione artistica a tradurre in forma concreta con la macchina fotografica idee visive e concetti divenne nel tempo, e risulta ancora oggi, sempre più importante (Manon, Rudolph Lichtsteiner, Christian Vogt, Balthasar Burkhard). Attorno al 1965 nacque il realismo fotografico, una corrente pittorica tesa a riprodurre in modo preciso un modello fotografico (Franz Gertsch).

<b>Fotografia</b><br>Frontespizio della <I>Zürcher Illustrierte</I>, 20.7.1925 (Biblioteca nazionale svizzera).<BR/>Una veduta d'insieme della festa federale di ginnastica di Ginevra, fotografata da Anton Krenn, illustra il frontespizio del settimanale.<BR/>
Frontespizio della Zürcher Illustrierte, 20.7.1925 (Biblioteca nazionale svizzera).
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Autrice/Autore: Walter Binder / sma

6 - Fotografia e stampa

La fotografia si aprì al grande pubblico attraverso i mezzi a stampa. Nel 1904 venne accluso per la prima volta al Tages-Anzeiger il supplemento illustrato Zeitbilder. Dal dicembre 1911 Ringier pubblicò il settimanale Schweizer Illustrierte, i cui servizi di attualità erano corredati di immagini di agenzia. Il primo settimanale della Svizzera franc. fu L'Illustré, stampato dal settembre 1921. Dal 1922 apparve il mensile Camera , la prima rivista europea dedicata alla fotografia artistica, destinato a un pubblico di fotografi professionisti e amatoriali. Nel 1929 Arnold Kübler fu nominato caporedattore della rivista Zürcher Illustrierte, fondata nel 1924. Sotto la sua guida, le commissioni vennero affidate direttamente ai fotografi della rivista, che dopo breve tempo si trasformò in un settimanale di qualità esemplare e acquisì un pubblico al di là dei confini regionali. Alle anonime immagini di agenzia Kübler contrappose un giornalismo fotografico di alto profilo, divenendo fonte di ispirazione e mentore di numerosi giovani fotografi. Nel 1941 la Zürcher Illustrierte fu trasformata nel mensile culturale Du . Nel 1929 Martin Hürlimann fondò a Berlino la rivista Atlantis, i cui articoli erano incentrati su Paesi, popoli e viaggi. Altre riviste e giornali che dedicano regolarmente spazio alla fotografia sono L' Illustrazione ticinese, che ha avuto come caporedattore Aldo Patocchi, la Neue Zürcher Zeitung, la Basler Zeitung, la Berner Zeitung e il Tages-Anzeiger, che dal 1970 pubblica settimanalmente il Magazin (a colori).

La fotografia sviz. fu rappresentata a diverse esposizioni nazionali: Fred Boissonnas, ad esempio, espose le sue fotografie nel 1896 a Ginevra in un proprio padiglione. Altri fotografi parteciparono attivamente anche a esposizioni universali, ad esempio a quelle di Parigi nel 1889 e 1900, di Milano nel 1906 e di Dresda nel 1908. All'Esposizione nazionale del 1939 l'Unione dei fotografi era presente con un proprio padiglione. Nel 1971 fu costituita a Zurigo la Fondazione sviz. per la fotografia, con sede al Kunsthaus, allo scopo di raccogliere, esporre e pubblicare fotografie, oltre che di conservare fondi fotografici. Anche il Musée de l'Elysée, fondato nel 1986 a Losanna, è interamente dedicato alla produzione fotografica. Nel 2003 a Winterthur è stato creato un centro per la fotografia, costituito dal Fotomuseum Winterthur (creato nel 1993) e dalla Fondazione sviz. per la fotografia, che nel 2003 si è trasferita nella località acquisendo la denominazione di Fotostiftung Schweiz.

Autrice/Autore: Walter Binder / sma

7 - Storia delle tecniche

Negli anni 1840-60 i fotografi dovevano preparare personalmente carte e lastre. Inizialmente importarono la loro attrezzatura e gran parte degli articoli fotografici, poi cominciarono gradualmente a trovare le sostanze e i prodotti sul mercato locale. Sull'onda dello sviluppo occorso all'epoca nella fotografia in Svizzera, apparvero i primi fabbricanti di apparecchi. Ebanisti esperti, come quelli attivi ad esempio per la casa Frey et Cie di Aarau fondata nel 1860, dotavano i loro apparecchi di strumenti ottici importati, in seguito divennero in parte distributori di articoli e materiale fotografico. Alcuni ottici producevano obiettivi. La casa fondata nel 1878 a Basilea da Emil Suter fu la prima ad acquisire una dimensione industriale: produceva buona parte degli strumenti ottici destinati agli apparecchi realizzati dagli ebanisti sviz. e distribuiva apparecchi pure all'estero, ad esempio ai Mackenstein di Parigi o ai Murer e Duroni in Italia.

Nel decennio 1870-80 un notevole progresso fu segnato dall'invenzione della lastra trattata con la gelatina al bromuro o lastra secca, che poteva essere prodotta industrialmente. A Twann nel 1878 si lanciò in questa produzione il fabbricante di apparecchi fotografici Alfred Engel-Feitknecht; nel 1889 lo seguì l'inglese John Henry Smith, che impiantò a Zurigo una manifattura dotata di una macchina per emulsionare oggetto di grande interesse. L'avvento dell'istantanea comportò un radicale mutamento dell'apparecchio fotografico che divenne meccanico e fu prodotto su scala industriale. Gli ebanisti sparirono progressivamente e rimasero in attività solo quelli che diventarono importatori, come la ditta Engel-Feitknecht, che nel 1902 si trasferì a Bienne e nel 1915 divenne Perrot & Cie specializzandosi nel commercio all'ingrosso.

Negli Stati Uniti George Eastman nel 1888 rivoluzionò la fotografia rendendola accessibile a tutti grazie alla Kodak, il primo apparecchio di impiego veramente semplice, che utilizzava un film su supporto morbido (bobina). L'apparecchio era frutto di una strategia industriale tesa a creare un legame di dipendenza con il più alto numero possibile di fruitori. Da allora i fotografi garantiscono lo sviluppo e la stampa delle fotografie amatoriali e vendono film e apparecchi.

La micromeccanica ha acquisito un'importanza sempre maggiore nella produzione di apparecchi. Molte piccole manifatture sono rimaste in attività soltanto per periodi brevi. Gottlieb Zulauf nel 1895 rilevò a Zurigo un atelier per la produzione di strumenti meccanici e ottici e nel 1909 creò un apparecchio di qualità, il Polyscop, che attirò l'attenzione del gigante ted. Zeiss. Zulauf accettò la proposta della Zeiss di una fusione con la fabbrica ICA a Dresda, dove trasferì la produzione nel 1911. Nel 1922 la Simons & Co di Berna produsse un apparecchio per film da 35 mm, tre anni prima della commercializzazione della Leica di Fritz Leitz a Wetzlar (Assia), che avrebbe rivoluzionato la fotografia di reportage.

Durante la crisi del decennio 1930-40 alcune imprese intenzionate a diversificare cominciarono a interessarsi alla produzione di apparecchi fotografici. La Kern di Aarau fabbricava apparecchi e obiettivi. LeCoultre nella valle di Joux produsse verso il 1937 un apparecchio di dimensioni ridotte, il Compass, ideato dall'inglese Noel Pemberton-Billing. Durante questo periodo e nel corso della seconda guerra mondiale la Svizzera si poté avvalere dell'esperienza di inventori stranieri: Jacques Boolsky, creatore dell'apparecchio Bolex, progettò anche l'apparecchio Alpa-Reflex fabbricato dalla Pignons SA a Ballaigues. Ridisegnato dall'ingegnere André Cornut, l'Alpa fu uno degli apparecchi reflex 35 mm più competitivi del decennio 1960-70, prima di essere soppiantato dalla concorrenza giapponese. Il noto ottico ted. Ludwig Bertele entrò nella ditta Wild a Heerbrugg e si occupò di obiettivi fotografici. L'ingegnere russo Dimitri Rebikoff diede avvio all'industria sviz. del flash elettronico, una delle più importanti al mondo nel campo della fotografia professionale di studio con i marchi Broncolor a Allschwil ed Elinchrom a Renens. I tedeschi Rudolf Steineck e Paul Nagel svilupparono nel 1956 il Tessina, un micro apparecchio apprezzato dai servizi segreti, prodotto a Grenchen.

Nel decennio 1920-30 la Ciba fabbricò a Basilea lastre sensibili alla luce e prodotti chimici per la fotografia, per poi interessarsi ai procedimenti dello sviluppo a colori. Nel 1960 l'azienda rilevò l'impresa Tellko (Friburgo, 1935), attiva dal 1950 nella produzione di film, carte e prodotti chimici Telcolor. Il procedimento negativo-positivo che impiegava fu messo a punto grazie alla collaborazione di uno degli ideatori dell'Agfacolor, Wilhelm Schneider, che si era stabilito in Svizzera dopo il 1945. La fusione della Ciba con la Tellko, alle quali si unirono anche la Ilford e la Lumière, portò in seguito alla creazione del procedimento Cibachrome (oggi Ilfochrome).

Nel decennio 1960-70 la Kodak rivoluzionò nuovamente il campo della fotografia amatoriale introducendo l'apparecchio Instamatic, dotato di un caricatore per pellicole che eliminava i rischi legati a una manipolazione errata e garantiva al fruitore l'ottenimento di tutte le copie delle immagini, per quanto di qualità scadente. La diffusione dell'apparecchio portò a una vendita di massa dei film a colori e contribuì a far sparire i fotografi di quartiere a vantaggio dello sviluppo dei laboratori industriali che smerciavano grandi quantità di carta fotografica a colori. Questo fiorente mercato risvegliò l'attenzione delle catene di supermercati, che avviarono una guerra dei prezzi alla quale sopravvissero soltanto i negozi specializzati più competenti.

Nel 1948 le riflessioni del fotografo sciaffusano Carl Koch diedero origine a un concetto innovativo di apparecchio di grande formato (negativi da 9x12 cm fino a 20x25 cm) destinato ai professionisti, la camera modulare a banco ottico Sinar. L'impresa Sinar è a tutt'oggi, all'inizio del XXI sec., il principale importatore mondiale di questo tipo di attrezzatura fotografica. Molto attiva nel settore dell'immagine numerica, è stata la prima a utilizzare il sensore digitale da 20 milioni di pixel fabbricato dalla Kodak.

All'alba del terzo millennio, in Svizzera non si registrano solo ampi consumi nel settore della fotografia, ma anche la presenza di un'industria fotografica dinamica, costituita da piccole e medie imprese altamente specializzate, attive in mercati molto specifici dove i loro prodotti sono particolarmente apprezzati. Lo sviluppo tecnico della fotografia è presentato dal Museo sviz. dell'apparecchio fotografico, fondato a Vevey nel 1971.

Autrice/Autore: Pascale Bonnard Yersin, Jean-Marc Yersin / agu

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
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– U. Tillmanns (a cura di), Photographische Enzyklopädie, 1982
– U. Tillmanns, «Retrouvé dans le noir», in Fomak-Reflexe, 1986-1999 (rubrica annuale della rivista)
Il Ticino e i suoi fotografi, cat. mostra Lugano e Zurigo, 1987
– M. Auer, 150 ans d'appareils photographiques, 1989
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Im Licht der Dunkelkammer, 1994
Visual: die Zeitschrift für das Sehen und das Sichtbarmachen, 1994-1995
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– I. Zannier, Storia e tecnica della fotografia, 20017
– C. Eggenberger, L. Müller (a cura di) Photosuisse, 2004 (con 2 DVD)