• <b>Pittura</b><br><I>La pesca miracolosa</I>, facciata esterna di una delle due pale dell'altare di S. Pietro della cattedrale di Ginevra, olio su legno realizzato nel 1444 da  Konrad Witz;  fotografia di Bettina Jacot-Descombes (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1843-0011). Firmato dal pittore sulla cornice, questo quadro riveste particolare importanza essendo una delle prime rappresentazioni realistiche del paesaggio. Ambientando il racconto biblico sulle sponde ginevrine (si distinguono con precisione le cime di Les Voirons, del Môle e del Petit Salève), Witz sottolineava la veridicità del miracolo compiuto da Cristo.
  • <b>Pittura</b><br><I>La ritirata di Marignano</I>; tavola centrale di un affresco realizzato nel 1899-1900 da   Ferdinand Hodler   nella sala delle armi del Museo nazionale svizzero di Zurigo (Museo nazionale svizzero). Il progetto di Hodler per la decorazione della sala delle armi del 1897 sfociò in un'annosa controversia. La commissione del museo criticò la raffigurazione artistica del soggetto: a suo avviso l'assenza della "realtà storica" metteva in pericolo la missione pedagogica del Museo nazionale. Nel 1899, dopo numerose modifiche da parte dell'artista, il Consiglio federale, seguendo il parere di una giuria di specialisti, ordinò la realizzazione degli affreschi.

Pittura

Tra le più antiche modalità di espressione artistica dell'uomo, la pittura è soggetta a continue evoluzioni sia sul piano estetico e formale sia su quello dei contenuti e degli aspetti materiali. I suoi sviluppi sono classificabili in varie categorie, in base all'epoca, alla tecnica, allo stile e ai soggetti. Coniugata ad altre arti, la pittura assume talvolta un ruolo complementare, per esempio nell'ambito della Scultura (colorazione, ornamentazione) e dell'Architettura (decorazione di facciate, affreschi).

1 - Dall'antichità all'alto Medioevo

Le più antiche pitture figurative realizzate nel territorio sviz. risalgono all'epoca romana. Appartenenti al contesto delle decorazioni profane, rivelano l'influenza della produzione artistica del bacino mediterraneo. Ne costituiscono un esempio gli affreschi di Augst e Pully, raffiguranti un auriga, datati al I sec. Con il declino dell'Impero romano, la pittura figurativa scomparve completamente in Svizzera.

Solo con la cristianizzazione la pittura si diffuse di nuovo sul territorio sviz., in un primo tempo esclusivamente nell'ambito dell'arte sacra e dei monasteri (Preromanico). Dal punto di vista tecnico e iconografico (figure, simboli e scene rappresentate), le opere che si sono conservate rimandano all'arte romano-bizantina, come attestano gli affreschi, gravemente danneggiati, della camera funeraria vescovile situata sotto la chiesa sepolcrale di S. Stefano a Coira (VI-VII sec.).

In epoca carolingia iniziarono a diffondersi sia la Miniatura, ispirata a modelli tardoantichi e celtici, sia la pittura parietale nelle chiese. Rispetto alle miniature, riservate a una ristretta cerchia di fruitori, i dipinti parietali a carattere illustrativo si rivolgevano a un pubblico più vasto. Le rare testimonianze che si sono conservate, per lo più rinvenute in prossimità di importanti stazioni sull'asse nord-sud, rivelano influenze intern. Nelle regioni abitate, i dipinti parietali di epoca carolingia andarono quasi sempre perduti nel corso di successive trasformazioni e ristrutturazioni.

Nell'abbazia di Disentis sono stati rinvenuti reperti di una monumentale pittura murale di elevata qualità artistica, dotata di un fondo plastico, che risale alla fine dell'VIII sec. e comprende oltre 150 figure di santi di grandezza superiore al naturale. Attorno all'800 pittori itineranti provenienti dall'Italia settentrionale realizzarono nel convento di S. Giovanni a Müstair il primo grande ciclo pittorico rimasto conservato in Svizzera. Il repertorio tematico (Giudizio universale, Ascensione, vite di santi) e la ripartizione delle scene nelle absidi o in unità narrative organizzate in registri costituivano un modello canonico di istruzione dei fedeli (Biblia pauperum) che rimase vincolante per la pittura sacra fino all'Illuminismo. Gli affreschi della chiesa di S. Giorgio a Reichenau-Oberzell sul lago di Costanza, risalenti al Mille ca., rappresentano il principale esempio di pittura ottoniana. Caratterizzati anch'essi da una rigorosa struttura narrativa e da una chiara articolazione architettonica, associano scene della storia della salvezza a un impianto decorativo in stile anticheggiante. Gli abati raffigurati nel cleristorio costituiscono un precoce esempio di ritrattistica ufficiale nel territorio sviz.

In altri centri religiosi della Svizzera (Einsiedeln, San Gallo), la pittura dell'epoca ottoniana è attestata unicamente da miniature. Nella maggior parte dei casi - in particolare a Friburgo e nel Vallese - i dipinti e le pitture murali sono andati perduti in seguito alla ristrutturazione o alla sostituzione degli spazi originari con nuovi edifici nel XVII e XVIII sec. Nella Svizzera franc. (Ginevra, Losanna), come peraltro anche a Berna e Zurigo, gran parte delle pitture religiose medievali andò invece distrutta durante la Riforma.

Nella chiesa di S. Ambrogio vecchio a Prugiasco sono stati riportati alla luce importanti affreschi romanici, realizzati da una bottega lombarda tra i primi decenni dell'XI e l'inizio del XII sec. Il capolavoro della pittura romanica in Svizzera è costituito dal soffitto istoriato della chiesa di S. Martino a Zillis, risalente alla prima metà del XII sec. I 153 pannelli dipinti sono contraddistinti da uno stile Romanico che riprende consapevolmente il linguaggio formale tardoantico. Il complesso programma iconografico è stato oggetto di svariate interpretazioni, il che attesta il considerevole potenziale associativo implicito ai dipinti, che venivano recepiti in modo diverso a seconda del grado di istruzione dell'osservatore.

Autrice/Autore: Matthias Oberli / mdi

2 - Basso Medioevo

Se nell'alto ME la pittura era rimasta per lo più circoscritta al contesto religioso dei monasteri e delle chiese, nel basso ME conobbe nuovi sviluppi anche in ambito profano. Divenuta bene collettivo, venne impiegata a fini didattici e di rappresentanza da committenti sia laici sia ecclesiastici. Risalgono a questo periodo le prime testimonianze relative all'identità e ai luoghi di attività di alcuni artisti, tra cui il pittore su vetro Pierre d'Arras, attestato a Losanna, e il miniaturista Luitherus, attivo nell'abbazia di San Gallo. La pittura divenne un ramo artigianale autonomo, che coinvolgeva un numero sempre maggiore di persone.

Il movimento del Gotico intern., affermatosi verso l'inizio del XIII sec., esercitò un influsso duraturo sulla pittura in Svizzera. Questo radicale rinnovamento si manifestò tra l'altro attraverso la parziale copertura degli affreschi carolingi nella chiesa di S. Giovanni a Müstair con nuove pitture parietali (fine XII sec.). Lo stesso avvenne, verso la fine del XII sec., anche nel battistero di Riva San Vitale, dove le pitture di epoca carolingia furono sostituite da affreschi di matrice gotico-bizantina.

Nella Svizzera occidentale si manifestarono influssi franc. Le pitture murali dell'abbazia di Payerne, commissionate probabilmente con la mediazione dell'abbazia madre di Cluny, risalgono all'inizio del XIII sec. e rivelano una commistione stilistica tra il protogotico franc. e caratteri di derivazione bizantina. Lo stesso vale per il rosone della cattedrale di Losanna, realizzato nel 1230 ca. da Pierre d'Arras, originario della Piccardia.

Nel XIV sec. la gamma delle espressioni pittoriche si ampliò considerevolmente e la committenza borghese si affermò in misura sempre maggiore accanto al clero. In questo periodo sono attestate le prime opere pittoriche eseguite su commissione laica, tra cui figura il Codice di Manesse, considerato un capolavoro della pittura cortese del ME. In Svizzera si impose inoltre la nuova tecnica della Vetrata, che raggiunse la sua massima espressione nelle vetrate di Königsfelden (ca. 1325-50). Gli affreschi della chiesa di S. Arbogasto a Oberwinterthur (inizio del XIV sec.) illustrano una mirabile sintesi tra i valori formali della pittura cortese profana e la storia cristiana della salvezza, coniugati in un moderno ciclo pittorico. La rappresentazione del cavaliere raffigurato nell'atto di uccidere un drago nella chiesa di S. Giorgio a Rhäzüns (1350 ca.) trae parimenti spunto dal mondo dei tornei cavallereschi che si svolgevano presso le corti europee. Anche le pitture murali della nicchia sepolcrale dei von Efringen in S. Pietro a Basilea, realizzate nella seconda metà del XIV sec., si collocano pienamente nel solco del gotico intern. La scena della Deposizione presenta vaghe affinità con i modelli di Avignone e Praga.

Nel XIV sec. anche nella Svizzera meridionale si verificò un rinnovamento di carattere "intern." Gli affreschi trecenteschi delle chiese di S. Maria Assunta a Brione (Verzasca) e di S. Maria dei Ghirli a Campione d'Italia furono probabilmente eseguiti da pittori itineranti it. Caratterizzati da ricchezza dei dettagli, estro narrativo e da una predilezione per elementi architettonici colti in audaci prospettive, questi affreschi si inseriscono nella linea rivoluzionaria dell'arte giottesca e segnano una rottura radicale con la pittura ticinese dei sec. precedenti.

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3 - Epoca moderna

3.1 - Rinascimento

Come nel resto dell'Europa, anche in Svizzera nel XV sec. al gotico subentrò il Rinascimento, che nell'ambito della pittura si manifestò attraverso straordinarie innovazioni tanto sul piano tecnico e formale quanto su quello dei contenuti. Il nuovo principio informatore improntato alla "conquista della realtà" determinò mutamenti fondamentali nella rappresentazione prospettica, nella resa dei corpi e nell'osservazione della natura. La produzione pittorica dei Paesi confinanti (Borgogna, Lombardia, Alto Reno) ebbe anche in questo caso un influsso decisivo sugli sviluppi artistici in Svizzera, che a loro volta non mancarono di riflettersi nelle aree culturali limitrofe. Esemplare in questo senso è La pesca miracolosa (1444) di Konrad Witz: la veduta dei dintorni di Ginevra raffigurata dal pittore basilese costituisce uno dei primi paesaggi rinascimentali topograficamente esatti. La realtà quotidiana e la vita politica divennero oggetto di rappresentazione pittorica, per esempio nelle Cronache illustrate realizzate dal 1470 (tra gli altri da Diebold Schilling), e ispirarono lo sfondo dei dipinti sacri (altare dei SS. Felice e Regula, con veduta panoramica di Zurigo dipinta da Hans Leu il Vecchio, 1500 ca.). La raffigurazione di soggetti umani raggiunse un inedito grado di realismo, come attesta il ciclo pittorico della Danza macabra di Basilea, realizzato verso il 1440. I ritratti individuali, spec. le effigi dei donatori, acquisirono un'importanza sempre maggiore (ritratto dei signori von Eschenbach, fondatori del convento cistercense di Kappel am Albis, 1438). Con la diffusione di nuovi mezzi di riproduzione quali la Stampa d'arte, la complessità narrativa si arricchì di nuovi motivi sia in ambito sacro che profano, privilegiando spesso un'articolazione in cicli. Ne sono un esempio le pitture dedicate alla leggenda della S. Croce nella chiesa di Wiesendangen (1496-98) e i dipinti murali raffiguranti i Nove Prodi nella sala delle Calende del castello di Valère a Sion (1470 ca.). Nella Svizzera meridionale, verso la metà del XV sec. l'operosa bottega dei Seregnesi coniugò episodi sacri e scene quotidiane osservate con acutezza, per esempio negli affreschi delle chiese di S. Maria del Castello a Mesocco (1459-69) e di S. Nicolao a Giornico (1478).

<b>Pittura</b><br><I>La pesca miracolosa</I>, facciata esterna di una delle due pale dell'altare di S. Pietro della cattedrale di Ginevra, olio su legno realizzato nel 1444 da  Konrad Witz;  fotografia di Bettina Jacot-Descombes (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1843-0011).<BR/>Firmato dal pittore sulla cornice, questo quadro riveste particolare importanza essendo una delle prime rappresentazioni realistiche del paesaggio. Ambientando il racconto biblico sulle sponde ginevrine (si distinguono con precisione le cime di Les Voirons, del Môle e del Petit Salève), Witz sottolineava la veridicità del miracolo compiuto da Cristo.<BR/>
La pesca miracolosa, facciata esterna di una delle due pale dell'altare di S. Pietro della cattedrale di Ginevra, olio su legno realizzato nel 1444 da Konrad Witz; fotografia di Bettina Jacot-Descombes (Musée d'art et d'histoire Genève, no inv. 1843-0011).
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Gli sviluppi successivi della pittura in Svizzera furono influenzati in maniera determinante dalla Riforma. La controversia sul valore e sul culto delle immagini e la successiva distruzione di numerosi dipinti sacri (Iconoclastia) sono rivelatori del significato attribuito all'epoca alla pittura. Essa era considerata un mezzo di espressione dotato non solo di qualità didascaliche ed educative, ma anche di particolare autorevolezza: i dipinti venivano talora recepiti come personificazioni di santi e associati a eventi miracolosi (immagini miracolose). Di conseguenza, gli iconoclasti li consideravano come persone fisiche: le immagini subivano un processo e venivano condannate alla distruzione.

Gli eventi legati alla Riforma ebbero conseguenze durature sulla produzione artistica, in particolare su quella pittorica. Nelle regioni rif. della Svizzera la pittura sacra fu radicalmente bandita, mentre in quelle catt. divenne un imprescindibile strumento per l'affermazione della propria identità religiosa e della propaganda teol. Il divieto delle immagini nelle regioni rif. portò all'istituzione e alla diffusione di nuovi generi, quali la pittura di storia e di genere, la ritrattistica e la pittura di paesaggio. Nello stesso tempo, gli artisti tentarono di emanciparsi dallo statuto di artigiani, richiamandosi alle idee maturate nell'ambito del Rinascimento it. L'aspirazione ad essere riconosciuti come artisti indipendenti si manifestò tra l'altro nell'accresciuta produzione di autoritratti. La carenza di commissioni e le restrizioni imposte dal regime corporativo indussero peraltro diversi pittori sviz. a cercare sbocchi professionali all'estero. L'emigrazione temporanea divenne in seguito una pratica abituale tra gli artisti, che una volta rientrati in patria fornivano importanti impulsi alla pittura locale. Parallelamente, l'immigrazione in Svizzera di artisti stranieri favorì la diffusione sul territorio di nuove influenze. Tutte queste sfaccettature della pittura del XVI sec. sono illustrate in modo esemplare dalla vita e dall'opera di Hans Holbein il Giovane.

In altre città sviz. si affermarono artisti che padroneggiavano l'intero repertorio della pittura rinascimentale, tra cui Hans Asper, ritrattista di spicco a Zurigo, Tobias Stimmer, pittore di facciate e ritrattista a Sciaffusa, e Niklaus Manuel Deutsch, autore di raffigurazioni ispirate alla storia religiosa e alla mitologia, attivo a Berna. Nel XVI sec. la rappresentazione di soldati e mercenari divenne un tema privilegiato della pittura e grafica sviz., che trovò riscontro anche nell'iconografia delle vetrate araldiche.

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3.2 - Barocco

Nel XVII sec. la propensione degli artisti sviz. a lavorare all'estero si rafforzò ulteriormente. Joseph Heintz, importante pittore manierista, operò alla corte di Praga. Jean Petitot, originario di Ginevra, e il figlio omonimo ritrassero su medaglioni in smalto gli esponenti delle corti d'Inghilterra e di Francia. Analogamente ad altri artisti della Svizzera meridionale (Maestranze artistiche), Giovanni Serodine e Pier Francesco Mola si affermarono a Roma quali importanti rappresentanti della pittura sacra barocca (Barocco). Dopo il rientro di Serodine ad Ascona, le sue esperienze romane influirono in modo decisivo sulla tradizione pittorica locale. Nella seconda metà del XVII sec. il pittore bernese Joseph Werner approfondì le conoscenze della pittura cortese barocca a Parigi e ad Augusta; dopo il suo ritorno in patria dipinse ritratti del patriziato bernese, allegorie e scene di storia improntate a stilemi intern.

Nelle regioni catt. della Svizzera ted. e nel Ticino la Riforma catt. diede nuovo slancio alla pittura religiosa. Le chiese furono ornate con cicli di tavole (Hergiswald) e addobbi temporanei (velo quaresimale di Steinen, 1605) destinati all'istruzione dei fedeli. Lo stretto legame con l'Italia favorì l'importazione di dipinti it., che diedero impulsi decisivi a maestri locali quali Renward Forer, rinomato decoratore di chiese a Lucerna. Nella pittura ufficiale assunsero particolare rilievo i temi politici e storici, quali patti e alleanze passati e coevi (ciclo pittorico della Kapellbrücke, Lucerna). Anche i miti di fondazione della Conf., già ampiamente diffusi dal XVI sec. attraverso le stampe d'arte, divennero oggetto di rappresentazione pittorica (Giuramento del Grütli di Joseph Werner, 1677). Nel XVII sec. la pittura di paesaggio, che nel XVI sec. aveva cominciato a delinearsi come un genere autonomo, registrò una crescente professionalizzazione, tra gli altri con Felix Meyer, attivo a Winterthur, e Albrecht Kauw, immigrato da Strasburgo e autore di rappresentative vedute delle residenze signorili bernesi. Il genere della natura morta fu introdotto in Svizzera da Samuel Hofmann nel decennio 1630-40, al suo rientro dai Paesi Bassi.

Nel XVIII sec. l'istituzione delle Acc. e l'organizzazione di manifestazioni espositive (Esposizioni) portarono a una maggiore specializzazione degli artisti e dei generi pittorici. Per la prima volta in Svizzera si affermarono anche alcune pittrici, tra cui Anna Waser e Angelica Kauffmann. Risalgono inoltre a questo periodo le più antiche testimonianze pittoriche di Arte popolare (per esempio dipinti votivi). Le esigenze di rappresentanza dell'ancien régime favorirono lo sviluppo della ritrattistica, i cui principali esponenti sviz. furono sovente attivi anche all'estero. Anton Graff, di Winterthur, operò in Germania; Jean-Etienne Liotard, di Ginevra, visse a Londra, Roma, Istanbul, all'Aia e a Vienna; Johann Melchior Wyrsch, di Stans, lavorò in Svizzera e in Francia, mentre il pittore vodese Jacques Sablet fu attivo a Roma. Emanuel Handmann si fece un nome a Berna come ritrattista di personalità del mondo scientifico e politico.

Il XVIII sec. segnò un importante punto di svolta nella pittura di paesaggio. Dalla rappresentazione meramente topografica dell'ambiente naturale si passò a una visione sublimata delle Alpi e della natura, proposta da pittori quali Caspar Wolf e i cosiddetti Kleinmeister (Johann Ludwig Aberli, Heinrich Rieter, Johann Jakob Biedermann). Questi ultimi illustrarono le attrazioni paesaggistiche della Svizzera in meticolose composizioni realizzate in atelier, che al tempo stesso documentavano e alimentavano il nascente turismo. I ritratti in costume tradizionale di Joseph Reinhart testimoniano l'interesse per gli aspetti folcloristici.

Nell'ambito della pittura sacra, nel XVIII sec. conobbe ampia diffusione la decorazione pittorica dei soffitti delle chiese. Le composizioni, accuratamente studiate, dovevano catturare lo sguardo dei fedeli e suscitare impressioni di stupore e meraviglia. I principali maestri in questo campo provenivano dalla Germania meridionale, dal Ticino e dall'Italia settentrionale. I fratelli bavaresi Cosmas Damian ed Egid Quirin Asam affrescarono il soffitto della chiesa abbaziale di Einsiedeln, mentre i fratelli Giuseppe Antonio e Giovanni Antonio Torricelli, di Lugano, dipinsero diversi soffitti nella Svizzera ted. Giuseppe Antonio Petrini fu il principale decoratore di chiese attivo all'epoca in Ticino e nelle regioni confinanti, mentre i membri di altre fam. locali di artisti, quali i Carlone, i Casella, i Colomba e i Tencalla, operarono presso le corti principesche ted. e in Italia. Nelle regioni catt. della Svizzera ted. ebbe un ruolo di particolare rilievo Johann Melchior Wyrsch, autore di numerosi dipinti religiosi.

La pittura di storia annoverò tra i suoi protagonisti del XVIII sec. il ginevrino Jean-Pierre Saint-Ours, che acquisì rinomanza come esponente dell'arte della Rivoluzione franc. Unica nel suo genere è l'opera dello zurighese Johann Heinrich Füssli, emigrato da giovane in Inghilterra, dove realizzò dipinti ispirati a vari modelli letterari; l'influsso delle sue opere perdurò fino al XX sec., suscitando tra l'altro l'interesse dei surrealisti.

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4 - Il XIX secolo

I profondi mutamenti sociali avvenuti nel XIX sec. determinarono una democratizzazione della pittura. Da strumento di comunicazione con finalità didattiche e di rappresentanza, riservato a una ristretta élite, essa divenne un mezzo di comunicazione di massa, rivolto ad ampie fasce della pop. Le società di Belle arti e le Associazioni di artisti organizzarono e diedero un contributo determinante alla creazione dei Musei (mercato dell' Arte). L'accresciuta accessibilità dell'arte favorì la formazione di un pubblico di conoscitori ed estimatori. La pittura servì anche a soddisfare esigenze legate allo svago e all'educazione storico-politica, per esempio attraverso i Panorami raffiguranti il lago di Thun, la battaglia di Morat e l'esercito di Bourbaki. Dipinti e stampe divennero parte integrante degli arredi borghesi. L'alta borghesia si affermò come forza trainante del Mecenatismo e costituì collezioni private. L'accresciuta domanda determinò un forte incremento della produzione e una professionalizzazione della disciplina. Nello stesso tempo aumentò pure il numero di pittori autodidatti attivi nell'ambito di nuove categorie dell'arte popolare; tra di essi figura Bartholomäus Lämmler, padre della pittura appenzellese.

Nel XIX sec. la maggior parte dei pittori sviz. maturò nuove esperienze all'estero; l'impressionista Frank Buchser compì numerosi viaggi e fu attivo perfino negli Stati Uniti. Gli scambi intern. favorirono la rapida assimilazione delle nuove tendenze diffuse dalle grandi capitali dell'arte (Monaco, Parigi, Roma, Milano, Vienna), come la pittura en plein air, l'impressionismo e il simbolismo. Alcuni artisti sviz. fecero carriera soprattutto all'estero: il neocastellano Léopold Robert si affermò a Roma con le sue romantiche raffigurazioni del mondo contadino it., il ginevrino Jacques-Laurent Agasse in Inghilterra quale animalista e pittore di genere, il basilese Arnold Böcklin in Germania e in Italia con scene mitologiche e suggestivi paesaggi idealizzati, il ticinese Antonio Ciseri a Firenze con dipinti religiosi e di storia, il losannese Felix Vallotton a Parigi come rappresentativo esponente dei nabis e precursore della Nuova oggettività.

I vari generi pittorici ricevettero impulsi decisivi da diverse personalità di spicco, che con il loro stile inconfondibile, spesso di tono patriottico, raccolsero consensi anche all'estero. Alexandre Calame divenne, verso la metà del XIX sec., il principale esponente della pittura alpestre di ispirazione eroica. Robert Zünd suscitò viva impressione nei suoi contemporanei per la precisione dei suoi paesaggi boschivi, mentre Barthélemy Menn si distinse per la naturalezza dei suoi scorci paesaggistici (paysage intime) della Svizzera franc. Rudolf Koller, Albert Anker e Luigi Rossi acquisirono rinomanza come autori di romantiche scene ispirate al mondo rurale e alla vita dei villaggi. L'anacronistica Posta del Gottardo (1873) di Koller, così come i giovani pastori e ragazze contadine ritratti da Anker, avulsi dalla dura realtà della gioventù rurale, divennero icone di una pittura sviz. improntata a una visione idealizzante. La Pittura di storia, anch'essa caratterizzata da un'attitudine tendenzialmente acritica, ebbe i suoi principali esponenti nello stesso Anker, in Charles Gleyre, Antonio Barzaghi-Cattaneo ed Ernst Stückelberg. La sublimazione mitologica dell'umile popolo sviz., disposto al sacrificio e pronto alla difesa, attingeva i propri soggetti dalla cronaca degli eventi storici e dalle leggende, così come da motivi arcaici e preistorici (Palafitticoli, Elvezi), talvolta espressamente commissionati dal giovane Stato fed.

Con Ferdinand Hodler, il più influente pittore sviz. della fine del XIX sec., si manifestò una crescente discrepanza tra i contenuti patriottici degli incarichi pubblici e la loro interpretazione critica per mezzo di innovative soluzioni stilistiche. In un primo tempo le sue opere, che rivoluzionarono tanto la pittura sviz. di paesaggio e la ritrattistica quanto la pittura di genere e di storia, incontrarono una forte opposizione. I suoi affreschi di soggetto storico per il Museo nazionale sviz. di Zurigo provocarono il primo scandalo artistico nazionale. Il graduale riconoscimento del suo lavoro, favorito tra l'altro dai consensi raccolti sul piano intern., segnò una svolta decisiva per i successivi sviluppi artistici in Svizzera. La minuziosa rappresentazione realistica lasciò il posto alla suggestione formale e cromatica, evocata mediante nuovi elementi stilistici, ispirati al simbolismo e al Liberty, e nuove tecniche, quali il divisionismo di Giovanni Segantini, che aprirono la strada alla pittura astratta del XX sec.

<b>Pittura</b><br><I>La ritirata di Marignano</I>; tavola centrale di un affresco realizzato nel 1899-1900 da   Ferdinand Hodler   nella sala delle armi del Museo nazionale svizzero di Zurigo (Museo nazionale svizzero).<BR/>Il progetto di Hodler per la decorazione della sala delle armi del 1897 sfociò in un'annosa controversia. La commissione del museo criticò la raffigurazione artistica del soggetto: a suo avviso l'assenza della "realtà storica" metteva in pericolo la missione pedagogica del Museo nazionale. Nel 1899, dopo numerose modifiche da parte dell'artista, il Consiglio federale, seguendo il parere di una giuria di specialisti, ordinò la realizzazione degli affreschi.<BR/>
La ritirata di Marignano; tavola centrale di un affresco realizzato nel 1899-1900 da Ferdinand Hodler nella sala delle armi del Museo nazionale svizzero di Zurigo (Museo nazionale svizzero).
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5 - Dal XX secolo ai giorni nostri

Attraverso intensi scambi con l'estero, la pittura sviz. del XX sec. ha sviluppato alcune variazioni che la distinguono dalle principali linee di ricerca intern. Il colorismo mutuato dal fauvismo franc. trovò i suoi principali esponenti in Giovanni Giacometti e Cuno Amiet. La dissoluzione cubista delle forme si manifestò precocemente nelle opere di Otto Morach e Johannes Itten, membro del Bauhaus. Nel 1911 l'ass. di artisti Der Moderne Bund presentò la sua prima esposizione, con opere, tra gli altri, di Hans Arp, Pablo Picasso, Henri Matisse, Vasilij Kandinskij e Paul Klee. La rassegna segnò l'introduzione in Svizzera della pittura d'avanguardia astratta, in un primo tempo fortemente avversata dal pubblico. Durante la prima guerra mondiale si stabilirono in Svizzera diversi emigranti ted., tra cui Ernst Ludwig Kirchner e Arp, che si affermarono risp. come precursore dell'epressionismo e come iniziatore del movimento Dada. Paul Klee, che visse a Berna, fu a lungo attivo in Germania come artista e docente al Bauhaus. Rispetto al surrealismo di derivazione franc. e di matrice figurativa di Meret Oppenheim, Klee seguì un indirizzo surreale astratto, ripreso e sviluppato in seguito da Max von Moos. Il filone astratto imperniato sulla teoria dei colori e sul linguaggio della geometria raggiunse il suo apogeo nel ventennio 1930-50 con l'arte costruttivista e concreta, che ebbe i suoi principali esponenti in Camille Graeser, Max Bill, Fritz Glarner, Verena Loewensberg e Richard Paul Lohse.

La pittura figurativa registrò ampi consensi ufficiali fino alla metà del XX sec. e fu promossa soprattutto attraverso le committenze pubbliche. Tra gli esempi più noti di pittura a sfondo patriottico, che divenne espressione artistica della Difesa spirituale, figurano la Landsgemeinde, improntata a un pacato realismo, dipinta da Albert Welti e Wilhelm Balmer (1914) nella sala del Consiglio degli Stati del Palazzo fed., la veduta panoramica di ispirazione avanguardista realizzata da Hans Erni per l'Esposizione nazionale del 1939 e il Giuramento del Grütli, affrescato da Walter Clénin nella sala d'esposizione del Museo dei Patti fed. a Svitto (1947). I progetti più moderni, tra cui l'affresco di Heinrich Danioth per lo stesso museo (1935-36), suscitarono per contro accese polemiche. Nuovi impulsi giunsero dalla pittura di paesaggio di Adolf Dietrich e dalle scene di genere di Varlin, così come dalle opere tardoimpressioniste di René Auberjonois e Max Gubler.

La pittura moderna e quella astratta suscitarono una più vasta eco solo dopo il secondo conflitto mondiale. La linea di sviluppo nata dalla tradizione del costruttivismo si è evoluta fino ai nostri giorni come sistema intellettuale indipendente di segni e forme (Italo Valenti, John M. Armleder). La forza ispiratrice e la carica espressiva dell'atto pittorico, sperimentate già da Alberto Giacometti, assunsero piena autonomia nell'astrazione gestuale (tachisme, informale), che ebbe tra i suoi esponenti Hans Falk, Helen Dahm, Gérard Schneider, Rolf Iseli e, tra gli artisti più giovani, Martin Disler. Anche la pittura figurativa ha conosciuto nuovi sviluppi, per esempio con l'iperrealismo di Franz Gertsch e le creazioni surreali di Jean-Frédéric Schnyder, Alexander Sadkowsky e Claude Sandoz. In tempi recenti, la pittura è divenuta parte integrante di installazioni ed è spesso combinata con altre tecniche o con elementi extrapittorici. I primi esempi di abbinamenti materiali eterogenei risalgono alle opere di Jean Tinguely e Daniel Spoerri; tra le ricerche più attuali figurano le trasformazioni di rifiuti per mezzo del colore create da Urs Frei. All'epoca della digitalizzazione, la pittura continua a svolgere un ruolo di rilievo quale espressione artistica autentica e originaria.

Autrice/Autore: Matthias Oberli / mdi

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– J. Gantner, A. Reinle, Kunstgeschichte der Schweiz, 4 voll., 1936-1962 (19682)
From Liotard to Le Corbusier, cat. mostra Atlanta, 1988
AH, 5-6, 10, 12
Arte in Ticino, 4 voll., cat. mostra Lugano, 2001-2004
– AA. VV., Das Kunstschaffen in der Schweiz 1848-2006, 2006

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