• <b>Mercato dell'Arte</b><br>Vendita all'asta della galleria Koller a Zurigo nel novembre del 1964, manifesto di  Walter Grieder (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).

Arte, mercato dell'

Animato da artisti e collezionisti, il mercato dell'arte fece la sua comparsa in Svizzera nel XVIII sec. Nel 1767 l'incisore Christian von Mechel (1737-1817) aprì una galleria a Basilea sul modello di quelle che aveva frequentato a Parigi e Roma. In breve tempo essa divenne un passaggio obbligato per gli amanti dell'arte europei, ma con la fine dell'ancien régime iniziò a perdere d'importanza e chiuse i battenti fra il 1806 e il 1808. L'incisore di medaglie Johann-Friedrich Huber (1767-1823) nel 1792 inaugurò a Basilea la galleria Falkeisen-Huber. Nel 1815 si associò al paesaggista Peter Birmann (1758-1844), attivo sin dalla Rivoluzione franc. come mercante d'arte; i due collaborarono fino al 1830, anno in cui la soc. cessò l'attività. Il ritrattista ginevrino Jean-Etienne Liotard (1702-1789) non possedeva una galleria commerciale, tuttavia vendeva sul mercato europeo le proprie opere, oltre ai dipinti olandesi e fiamminghi che collezionava. Liotard espose una parte dei suoi pastelli insieme a tele appartenenti alla sua collezione a Parigi nel 1771 e poi a Londra nel 1773; nel 1774 incaricò la casa d'aste londinese Christie's di vendere la sua collezione. Il banchiere ginevrino François Tronchin (1704-1798) fu tra i primi a esercitare contemporaneamente l'attività di collezionista e quella di mercante d'arte. Nel 1770 vendette alcuni dipinti di scuola olandese e fiamminga alla zarina Caterina II; nel 1801 organizzò a Parigi la vendita all'asta della sua collezione di antichi maestri. Il suo esempio fu seguito, su scala più modesta, dal bernese Franz Sigmund Wagner (1759-1835).

La storia del mercato dell'arte del XIX sec. è ancora poco indagata. La vendita all'asta, nel 1836 a Liestal, di gran parte del tesoro della cattedrale di Basilea e la liquidazione dei beni dei conventi secolarizzati tra il 1841 e il 1848 determinarono l'afflusso sul mercato dell'arte di oggetti d'arte religiosa. I collezionisti europei acquistavano inoltre, attraverso canali confidenziali, vetrate, manoscritti miniati, mobili, oggetti d'oreficeria, stoffe antiche, sculture e dipinti appartenenti a fam., municipi o conventi sviz. Alla fine del XIX sec., tra gli antiquari sviz. di una certa importanza vi erano Bosshard, Leemann-Bollag e Troxler a Lucerna, Geering e Lang a Basilea, Gubler a Zurigo e Picard e Dreyfuss a Ginevra. Gli artisti vendevano le loro opere direttamente agli amanti dell'arte, oppure ricorrevano a un mercato specializzato. Da un lato le ass. di artisti allestivano nelle principali città esposizioni che si rivolgevano a una clientela locale e che potevano ospitare lotterie, sul modello di quelle organizzate sin dal 1789 a Ginevra. A livello nazionale la mostra di maggiore respiro era l'esposizione annuale e itinerante detta Turnus. In alcune città le ass. di artisti crearono punti di vendita aperti tutto l'anno, come ad esempio la Permanente a Ginevra, aperta alla metà del XIX sec. Le Kunsthallen di Basilea (1872) e Berna (1918) avevano in origine la medesima funzione. D'altro lato i venditori di articoli per artisti si trasformarono progressivamente in mercanti d'arte. La ditta Appenzeller di Zurigo cambiò indirizzo nell'ultimo terzo del XIX sec., imitata da altre ditte già specializzate nella vendita di articoli per artisti o di cornici, ma anche da tipografie e librerie. Fra le gallerie che si dedicavano quasi esclusivamente alla vendita di opere "moderne" sviz. o straniere, si ricordano a Ginevra Dunki (1898), Eggimann (1898), Muriset (1900), Moos (1906, grande galleria inaugurata nel 1918), Ponti (1916), Wyatt (1916) e Kundig (attorno al 1918), a Zurigo Wolfsberg (1911), Bollag (1912), Tanner (1913) e Neupert (1913), a Berna Wyss (1913) e infine, a Losanna, Vallotton (1913), succursale di Bernheim Jeune a Parigi.

Durante la prima guerra mondiale vari mercanti d'arte stranieri, come Daniel-Henry Kahnweiler, trovarono rifugio in Svizzera, dove però poterono esercitare la loro attività solo in modo parziale. Favorita dalla relativa stabilità monetaria e politica della Svizzera, la compravendita di oggetti d'arte conobbe una nuova fase di crescita nel periodo tra le due guerre. Nel 1919 i mercanti Gutekunst & Klipstein trasferirono la loro galleria da Stoccarda a Berna. Fecero la loro apparizione le gallerie d'arte specializzate in arte moderna, come Coray (Basilea, 1917) o Aktuaryus (Zurigo, 1924). La creazione, nel 1923, dell'Ass. per il commercio dell'arte della Svizzera, sorta con il compito di lottare contro le pratiche commerciali dubbie, testimonia lo sviluppo della professione. Alla fine degli anni '30 la Svizzera divenne luogo di transito dell'"arte degenerata" rifiutata dai musei ted. e venduta dai nazisti, e delle opere d'arte rubate agli ebrei, alle quali, dopo il 1940, vennero ad aggiungersi anche quelle confiscate nei Paesi occupati.

Nel secondo dopoguerra i mercanti d'arte e i collezionisti stranieri, alcuni dei quali già residenti in Svizzera, contribuirono a consolidare il mercato. Furono inaugurate nuove gallerie d'arte, tra cui Raeber e Beyeler a Basilea, Meissner, Nathan e Feilchenfeld a Zurigo, Rosengart a Lucerna, Engelberts, Krugier e Cramer a Ginevra, seguite negli anni '60 dalle succursali delle più note case europee e americane. La Fiera sviz. degli antiquari, inaugurata nel 1959 a Berna e poi trasferita a Basilea, e il Salone intern. dell'arte del XX sec., inaugurato nel 1970 a Basilea, cui si aggiungono altre fiere a carattere più regionale, espongono regolarmente le collezioni dei principali mercanti d'arte.

<b>Mercato dell'Arte</b><br>Vendita all'asta della galleria Koller a Zurigo nel novembre del 1964, manifesto di  Walter Grieder (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).<BR/>
Vendita all'asta della galleria Koller a Zurigo nel novembre del 1964, manifesto di Walter Grieder (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
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Dal 1970 il mercato dell'arte si è evoluto in due direzioni. Da un lato vi è il commercio delle opere d'arte più prestigiose, che ha una dimensione intern. e può assumere un carattere molto confidenziale; esso tende a specializzarsi sempre più nei settori dell'arte contemporanea, dell'archeologia e della gioielleria, concentrandosi a Zurigo, Basilea e Ginevra. Dall'altro attorno al mondo dell'arte gravita un numero crescente di piccole gallerie interessate quasi esclusivamente alla produzione contemporanea, di negozi di antiquariato, che non seguono un indirizzo preciso, e di semplici rigattieri; presenti nelle città ma anche al di fuori dei centri urbani, queste attività hanno spesso una vita effimera. Questo commercio coinvolge solo in modo marginale gli artisti sviz. Sono inoltre rarissime le grandi gallerie attive a livello intern. che offrono loro un contratto. Gli artisti sviz. hanno più fortuna con le piccole e medie gallerie. Per alcuni galleristi offrire loro un sostegno efficace costituisce comunque un punto d'onore.

Le vendite all'asta hanno pure contribuito a modificare profondamente il mercato dell'arte. Durante il XIX sec. la Svizzera non rimase estranea al fenomeno delle vendite pubbliche (come quelle del lascito Mechel a Basilea nel 1810 e del tesoro della cattedrale di Basilea a Liestal nel 1836). Tuttavia per molto tempo le grandi collezioni sviz. furono disperse in aste organizzate all'estero, nei centri in cui si concentravano i mercanti più noti e gli acquirenti erano più numerosi: la collezione Henneberg (Zurigo) venne messa all'asta a Monaco nel 1903, la collezione La Roche-Ringwald (Basilea) a Berlino nel 1910 e quella Günzburger (Ginevra) a Monaco nel 1913. A partire dal 1914 alcuni mercanti d'arte sviz. organizzarono regolarmente vendite all'asta, in genere una o due volte all'anno. Al pari dei loro colleghi ted. e contrariamente a quanto avveniva in Inghilterra e in Francia, essi erano proprietari delle collezioni messe in vendita. In un primo tempo le aste ebbero luogo a Zurigo (Messikommer, 1914; Kündig, 1920; Bollag, 1925; Laube-Kündig, 1937), poi anche a Ginevra (Moos, 1920; Kündig, 1921), Lucerna (Fischer, 1922) e Berna (Gutekunst & Klipstein, 1924). Dopo la seconda guerra mondiale il baricentro del commercio dell'arte si spostò dalle gallerie alle case d'aste. Ai galleristi che godevano di una solida reputazione già prima della guerra, come Fischer a Lucerna, Kornfeld-Klipstein a Berna (leader mondiale nel settore delle stampe) o Laube a Zurigo, vennero ad aggiungersi nuovi mercanti d'arte, come Stucker a Berna (1948), Motte a Ginevra (1954) e Koller a Zurigo (1960). Le case d'aste Christie's e Sotheby's, attirate dalle condizioni fiscali favorevoli, dalla libertà di domicilio e dall'assenza di limitazioni per l'esportazione, aprirono filiali a Ginevra e a Zurigo. Grazie a questi fattori, alla fine del XX sec. la Svizzera occupava il quarto posto in seno al mercato dell'arte, collocandosi dopo gli Stati Uniti, l'Inghilterra e la Francia. In ogni caso, a trarre vantaggio da queste condizioni favorevoli non è unicamente il commercio legale. La Svizzera è infatti ritenuta anche un centro di traffici fraudolenti. Sebbene non abbia ancora ratificato la convenzione Unidroit (1995) sulla restituzione dei beni culturali rubati ed esportati illegalmente, nel 2005 è entrata in vigore una legge fed. sul trasferimento intern. dei beni culturali che applica la convenzione dell'Unesco del 1970.


Bibliografia
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– G. Reitlinger, The economics of taste, 3 voll., 1961-1970
– R. Loche, «Catalogue des collections de François Tronchin», in Genava, 22, 1974, 1-217
– D. Bollin, Le marché des arts plastiques, 1976
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– L. Gloor, Von Böcklin zu Cézanne, 1986
– G. Kreis, "Entartete" Kunst für Basel, 1990
– T. Buomberger, Raubkunst - Kunstraub, 1998
– A. F. G. Raschèr, Kulturgütertransfer und Globalisierung, 2000
Pubbl. CIE, 1
Traverse, 2002, n. 1
– P.-A. Jaccard «Der Kunst- und Kulturgütermarkt in der Schweiz», in Das Kunstschaffen in der Schweiz 1848-2006, 2006, 164-179

Autrice/Autore: Claude Lapaire / far