• <b>Votazioni</b><br>Voto per alzata di mano durante la Landsgemeinde di Appenzello Esterno a Trogen nel 1941 (Museo nazionale svizzero, Actualités suisses Lausanne, Foto Presse-Diffusion).

Votazioni

Le votazioni sono decisioni prese all'interno di una collettività dagli aventi il diritto di voto (Diritto di voto e eleggibilità). Diversamente dalle Elezioni, riguardano questioni specifiche quali ordinanze (regolamenti) e azioni (spec. prestazioni) dell'intera comunità, di suoi organi o sue parti. In questa sede saranno trattate solo le votazioni nell'ambito di enti territoriali di diritto pubblico.

Le votazioni su temi concreti sono uno dei tratti principali della Democrazia semidiretta, tipica della Svizzera (Diritti politici). Le loro radici storiche affondano da un lato nei processi decisionali di cogestione, autogestione risp. autodeterminazione riscontrabili sul piano com. o regionale dal ME, dall'altro nelle consultazioni della pop. soggetta maschile indette dai governi di alcuni cant. conf. (spec. Berna e Zurigo) tra il XV e il XVII sec. (Consultazioni popolari). Generalmente tali votazioni avevano luogo durante assemblee pubbliche (Assemblea comunale, Landsgemeinde).

1 - Evoluzione delle votazioni nel XIX e XX secolo

La prima votazione popolare sul piano nazionale si tenne ai tempi dell'Elvetica. La Costituzione della Repubblica elvetica del 1798 conferiva ai cittadini il diritto di decidere in materia costituzionale, ma entrò in vigore dopo mere consultazioni fittizie. Nel 1802 fu presentata agli elettori una nuova legge fondamentale, su cui avrebbero potuto esprimersi attraverso l'iscrizione del proprio nome in un registro pubblico. Le astensioni furono considerate voti favorevoli e il testo fu approvato solo grazie a questo sistema di conteggio.

Le votazioni in forma moderna si svilupparono dapprima a livello cant. La maggior parte delle Costituzioni cant. della Restaurazione entrò ancora in vigore senza l'assenso diretto dei cittadini. Dal 1830 la votazione popolare in materia costituzionale si impose nei cant. rigenerati (tranne Friburgo). Tra il 1831 e il 1841 i cittadini di San Gallo, Basilea Campagna, Vallese e Lucerna ottennero inoltre la possibilità, grazie al Veto (una procedura complessa e raramente coronata da successo), di impedire l'entrata in vigore di leggi e altre delibere parlamentari (inclusi determinati trattati intern.). Votazioni popolari generali su testi normativi di rango inferiore a quello costituzionale furono introdotte nei cant. Vallese (Referendum popolare obbligatorio, 1844-48) e Vaud (ampio diritto di iniziativa, 1845; Iniziativa popolare).

La Costituzione fed. del 1848 stabilì che le revisioni costituzionali dovessero ottenere, oltre al consenso della maggioranza dei cant., anche quello della maggioranza del popolo e prescrisse regole analoghe per le Costituzioni cant. Essa stessa non fu tuttavia sottoposta a votazione popolare generale. La maggioranza dei cant. provvide però spontaneamente a organizzare uno scrutinio, come alcuni avevano già fatto nel 1833 in occasione della revisione fallita del Patto fed. A livello fed. e nella maggior parte dei cant. le votazioni furono piuttosto rare fin verso il 1870, ma divennero molto più frequenti con il Movimento democratico, che diffuse le istituzioni della democrazia semidiretta. Dopo sporadiche riforme a livello cant. (1849-58; ad esempio referendum legislativo obbligatorio nei Grigioni e facoltativo a Soletta, referendum solo finanziario nel Vallese e a Neuchâtel), tra il 1863 e il 1873 furono adottati il referendum legislativo obbligatorio a Basilea Campagna, Zurigo, Turgovia, Berna, Soletta e Argovia e quello facoltativo a Sciaffusa, Lucerna e Zugo, perlopiù in correlazione con l'iniziativa legislativa. Con la revisione totale del 1874, anche la Costituzione fed. sottopose leggi e decreti di obbligatorietà generale (dal 1921 anche trattati intern.) a referendum facoltativo. La maggioranza degli altri cant. seguì l'esempio entro il 1883; Vallese (1907) e Friburgo (1921) solo nel XX sec.

Sul piano com., ancora all'inizio del XXI sec. l'assemblea di tutti i cittadini era l'organo deliberativo soprattutto nei piccoli com. Dalla seconda metà del XIX sec. - spec. nelle città più grandi - le assemblee com. furono gradualmente sostituite da organismi rappresentativi e la democrazia semidiretta si fece di conseguenza strada anche a livello com. con il referendum e spesso anche l'iniziativa, ad esempio nelle città di Berna (1887) e Zurigo (1891), in tutti i com. dei cant. Neuchâtel (1888) e Ginevra (1895) e nei maggiori com. ticinesi (1897).

Nel contesto della questione del Giura, tra il 1974 e il 1989 nella parte giurassiana del cant. Berna si tennero votazioni regionali e com. per decidere la futura appartenenza cant. In Svizzera simili votazioni sul passaggio di porzioni di territorio da un cant. all'altro non sono tuttavia ancora fissate nel diritto pubblico generale e, per distinguerle dalle consuete votazioni popolari, sono chiamate plebisciti.

I requisiti giur. fondamentali per le votazioni (universalità, uguaglianza, libertà e segretezza) riconosciuti all'inizio del XXI sec. - con l'eccezione delle Landsgemeinden e di assemblee com. organizzate in modo analogo - si affermarono solo gradualmente nel corso del XIX sec. Durante la Rigenerazione singoli cant. (Lucerna ancora nel 1848) conteggiavano addirittura le astensioni come voti favorevoli. Le autorità fed. non riuscirono a imporre procedure unitarie ai cant., nemmeno per elezioni e votazioni fed. Nella maggior parte dei cant. il voto segreto alle urne divenne la regola solo dopo il 1870; gli ultimi ad adottarlo furono San Gallo, Lucerna, Friburgo e Basilea Campagna negli anni 1890-1900. Anche la cerchia degli aventi diritto di voto si estese solo per gradi. In diversi cant. i nuovi arrivati, gli indigenti, i non contribuenti e i falliti ottennero l'uguaglianza politica solo alla fine del XIX o all'inizio del XX sec. Le donne rimasero escluse fino alla seconda metà del XX sec. (Suffragio femminile), i diciottenni e i diciannovenni fino agli anni 1970-80.

La frequenza delle votazioni varia fortemente da un cant. all'altro: nettamente in testa figurava Zurigo (con una media annuale di 14,1 oggetti tra il 1979 e il 1997), seguito da Soletta (9,6) e Basilea Campagna (8,9); ultimi in graduatoria erano Friburgo (2,2), Ticino (1,5) e Giura (1,0). Le differenze dipendono in parte dalla natura dei diritti popolari (campi di applicazione, carattere facoltativo o obbligatorio, numero di firme necessarie) e in parte dalla cultura politica regionale e dal clima politico del momento, di cui tali diritti e il fatto di ricorrervi sono a loro volta espressione. In generale, i cittadini sono chiamati a esprimersi più spesso nella Svizzera ted. che nel resto del Paese. Da un confronto cronologico risulta inoltre che le votazioni fed. furono relativamente numerose nei decenni 1920-30 e 1950-60 e dopo il 1970.

Votazioni federali importanti
AnnoOggettoTipoa Popolo CantoniTasso di partecipazioneb
   NoNo 
1874Revisione totale della Costituzione federaleO340 199198 01313,58,5(85,0%)
1877Legge sulle fabbricheF181 204170 857  (55,0%)
1882Centralizzazione dell'istruzione primariacF172 010318 139  (78,0%)
1891Diritto di iniziativa popolare in materia costituzionaleO183 029120 59918449,9%
1898Nazionalizzazione delle ferrovieF386 634182 718  78,1%
1912Assicurazione contro la malattia e gli infortuniF287 565241 416  64,3%
1918Elezione proporzionale del Consiglio nazionaleI299 550149 03519,52,549,5%
1920Ingresso nella SdNO416 870323 71911,510,577,5%
1922Imposta straordinaria sui patrimoniI109 702736 95202286,3%
1935Iniziativa di crisiI425 242567 42551784,4%
1935Revisione totale della Costituzione federaleI196 135511 578  60,9%
1947Articoli sull'economiaO556 803494 414121079,7%
1947Legge sull'AVSF862 036215 496  79,7%
1949Ritorno alla democrazia direttaI280 755272 59912,59,542,5%
1970InforestierimentoI557 517654 84471574,7%
1971Suffragio femminileO621 109323 88215,56,557,7%
1972Accordo di libero scambio con la CEEO1 344 994509 46522052,9%
1973Articoli sui gesuiti e i conventiO791 076648 92416,55,540,3%
1978Creazione del canton GiuraO1 309 841281 87322042,0%
1981Uguaglianza dei diritti tra uomo e donnaCP797 702525 88515,57,533,9%
1986Adesione all'ONUO511 7131 591 15002350,7%
1989Svizzera senza esercitoI1 052 4421 904 47622169,2%
1992Ingresso nello SEEO1 762 8721 786 70871678,7%
1994Iniziativa delle AlpiI954 491884 36216740,9%
1999Revisione totale della Costituzione federaleO969 310669 158131035,9%
2000Accordi bilaterali tra Svizzera e UEF1 497 093730 980  48,3%
2000Limitazione della popolazione straniera (18%)I754 6261 330 22402345,3%

a O: referendum obbligatorio, F: referendum facoltativo, I: iniziativa popolare, CP: controprogetto dell'Assemblea federale

b I dati tra parentesi costituiscono stime

c Segretario federale per l'insegnamento

Fonti:Autore

Autrice/Autore: Peter Gilg / vfe

2 - Il significato politico delle votazioni

Le votazioni sono l'espressione più evidente del principio della sovranità popolare nella moderna democrazia di massa. Decidendo su questioni specifiche, i cittadini esercitano un'influenza più diretta sull'agire delle autorità rispetto alle elezioni; il ricorso alle urne permette ai votanti di esprimere un parere più indipendente che in un'assemblea pubblica e più vincolante che in un sondaggio rappresentativo. Tutto ciò conferisce alle delibere prese attraverso votazioni una legittimità democratica maggiore. A simili riflessioni sulla sovranità popolare fu opposto, già durante la Rigenerazione, l'argomento secondo cui solo un'élite colta era in grado di assicurare la qualità del diritto. Già nel XIX sec. il socialismo contestò però la superiorità qualitativa del giudizio politico di un'élite sostenendo che la borghesia, con le istituzioni che aveva creato, imponeva i propri interessi di classe. Il movimento democratico si attendeva dalla democrazia semidiretta una politica più consona all'interesse generale della pop.

Fin verso la metà del XX sec. il voto dei cittadini era ancora fortemente influenzato dalle concezioni collettive di grandi gruppi sociali (liberali, conservatori, operai, borghesia, contadini), che diffondevano le proprie idee e i propri interessi soprattutto attraverso i propri organi di stampa e gli interventi pubblici dei loro portavoce. In seguito al regresso delle ideologie e all'individualizzazione della società, questi punti di riferimento hanno perso importanza. Da ricerche politologiche è emerso che anche all'inizio del XXI sec. per gran parte degli aventi diritto di voto il contenuto complesso di molte proposte rappresentava, in misura maggiore o minore, un ostacolo. Questo ha favorito da un lato l'Astensionismo, dall'altro l'influenzabilità delle decisioni popolari. Negli anni 1950-70 si registrò così un netto calo della partecipazione, quando oltre metà dei votanti mostrò un comportamento selettivo, a seconda dell'interesse per gli oggetti in votazione. Dal 1980 i picchi di affluenza alle urne si ebbero in occasione delle votazioni sull'ingresso nello SEE nel 1992 (78,7%), sull'iniziativa per una Svizzera senza esercito nel 1989 (69,2%) e sull'adesione all'ONU nel 2002 (58,4%). All'inizio del XXI sec. il voto era principalmente influenzato da interventi e dichiarazioni di personalità politiche sui mass media e da campagne pubblicitarie professionali (inserzioni, manifesti, invii postali ecc.), ponendo il problema della disparità dei mezzi finanziari impiegati. La pubblicità politica ha successo spec. nelle votazioni su temi complessi mentre risulta meno incisiva quando le loro conseguenze sono più facilmente comprensibili. Alla vigilia di votazioni su progetti controversi si scatenano così vivaci confronti pubblici (campagne per le votazioni) che conferiscono alla vita politica dello Stato fed. accenti forti, messi in risalto dai media.

<b>Votazioni</b><br>Voto per alzata di mano durante la Landsgemeinde di Appenzello Esterno a Trogen nel 1941 (Museo nazionale svizzero, Actualités suisses Lausanne, Foto Presse-Diffusion).<BR/>
Voto per alzata di mano durante la Landsgemeinde di Appenzello Esterno a Trogen nel 1941 (Museo nazionale svizzero, Actualités suisses Lausanne, Foto Presse-Diffusion).
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Autrice/Autore: Peter Gilg / vfe

Riferimenti bibliografici

Archivi
– Banca dati sui diritti popolari, Cancelleria federale
– Banca dati sulla democrazia diretta, Centro studi e documentazione sulla democrazia diretta (C2D), Aarau
Fonti
Vox: analisi delle votazioni federali, 1977-
Bibliografia
– E. His, Geschichte des neuern Schweizerischen Staatsrechts, 3 voll., 1920-1938
– L. Neidhart, Plebiszit und pluralitäre Demokratie, 1970
– AA. VV. Die Wahlen in den schweizerischen Nationalrat 1848-1919, 4 voll., 1978
– R. Schaffhauser, Die direkte Demokratie in den komplexen Formen der Gemeindeorganisation, 1978
– U. Klöti (a cura di) Handbuch Politisches System der Schweiz, 2, 1984, 247-277
– AA. VV., Citoyenneté et démocratie directe, 1993 (con bibl.)
– W. Seitz, Die politische Kultur und ihre Beziehung zum Abstimmungsverhalten, 1997 (con bibl.)
– W. Linder, Schweizerische Demokratie, 1999 (20052)

Autrice/Autore: Peter Gilg / vfe