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Consigli

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Nei sistemi politici della vecchia Conf. il termine "Consigli" (in ted. Räte, che significa anche "membri del Consiglio") aveva essenzialmente due significati. Il primo si riferiva ai comitati più o meno ristretti di entità collettive urbane o rurali a statuto com., organizzati come autorità collegiale con funzioni direttive e amministrative (Piccolo Consiglio, Consiglio segreto, Gran Consiglio, Landrat); in nome del com. o del cant. questi Consigli assumevano diverse competenze legislative, esecutive e giudiziarie ed esercitavano un potere prescrittivo e punitivo sulla comunità, cant. o locale, corrispondente. Il secondo significato si riferiva invece ai collegi governativi insediati da sovrani territoriali quali il conte di Neuchâtel, il principe vescovo di Basilea o il principe abate di San Gallo.

1 - I Consigli come istituzioni del sistema comunale

Nella Conf. i Consigli costituivano, sia nelle città sia nei Cantoni rurali, un elemento centrale del sistema politico su base collettivo-com., assicurando a lungo termine la capacità di azione politica dei com. La differente importanza dei Consigli nei cant. rurali e in quelli urbani non va tuttavia misconosciuta: se nei cant. rurali il potere politico ruotava attorno ai due poli dei Magistrati supremi e della Landsgemeinde, piuttosto che attorno al Landrat, consolidatosi relativamente tardi, nei cant. urbani il potere si concentrò presto nei Consigli, in particolare nel Piccolo Consiglio, mentre l'influsso politico diretto dell'assemblea dei cittadini (Assemblea comunale) rimase ridotto; solo nelle Città a regime corporativo la Borghesia prendeva parte, attraverso le Corporazioni, all'elezione dei Consiglieri.

Nell'evoluzione istituzionale e nella composizione dei Consigli sono rilevabili analogie fra i sistemi urbani e quelli rurali. Nel XII e XIII sec. dominarono organismi direttivi ristretti guidati da fam. nobili; nei due sec. successivi, con il processo politico di comunalizzazione, con il riscatto del potere signorile territoriale e con il suo trasferimento a Consigli e com., questi organismi vennero affiancati da istituzioni su base collettiva più ampia (assemblea com. o Landsgemeinde, corporazioni artigiane, quartieri, com. come corpi elettorali o base di reclutamento per i Consiglieri). Nel XIV sec. si ebbe un cambiamento nelle élite e un ampliamento sociale della partecipazione politica; fino alla metà del XVI sec., a causa di crisi demografiche, della forte mobilità e di rivolgimenti politici, i Consigli furono caratterizzati da un rapido avvicendamento dei membri e da opportunità di partecipazione relativamente ampie per la pop. urbana o rurale. Il sistema consiliare rimase fino al crollo della vecchia Conf. in gran parte caratterizzato dalle forme organizzative e istituzionali che si erano formate fino al XV sec.; tuttavia dal XVI sec. la possibilità partecipativa diminuì per la maggior parte dei membri del com., rendendo più ristretta la base sociale dei Consigli.

Autrice/Autore: André Holenstein / vfe

2 - I Consigli nelle città

Il vecchio Consiglio unico del XII e XIII sec. - un organismo dall'organico ridotto, nominato dal signore cittadino o completato per Cooptazione, nato "dalle cerchie più ricche, più raffinate e più potenti" (Eberhard Isenmann) - si trasformò in seguito all'evoluzione politica del XIV sec. in un Piccolo Consiglio di ca. 20-50 membri, di cui facevano parte anche i magistrati supremi (Borgomastro, Scoltetto,Maestro della corporazione, Alfiere, Tesoriere). Al Piccolo Consiglio si affiancò, al più tardi dalla seconda metà del XIV sec., il Gran Consiglio, composto da 60-200 membri in rappresentanza dei cittadini. Quasi ovunque i due Consigli cooptavano con complesse procedure almeno la maggioranza dei Consiglieri, la cui carica onoraria era gratuita e spesso vitalizia: la disponibilità era un requisito essenziale per accedere al Piccolo Consiglio. Sovente riunito con quest'ultimo in seduta congiunta, il Gran Consiglio prendeva parte all'elezione di magistrati supremi, del Piccolo Consiglio e di balivi, funzionari o inservienti com., si pronunciava su questioni importanti di politica interna ed estera (tributi, guerra e pace, ampliamenti territoriali, comborghesia e cittadinanza, leghe e alleanze, legislazione) ed era la massima istanza giudiziaria. In generale i suoi dibattiti erano dominati dal Piccolo Consiglio, che discuteva in via preliminare tutti i temi, spesso decidendo da solo, aveva riunioni molto più frequenti e formulava le proposte. In situazioni di crisi interne o esterne alla città, tuttavia, spesso il Gran Consiglio rivendicò il suo ruolo di potere supremo e si fece portavoce di movimenti di opposizione sorti tra i cittadini contro il Piccolo Consiglio, al cui "governo" (Regiment) conferivano tratti di autorità ufficiale la sfera dei compiti, la conoscenza preliminare degli argomenti e la distanza sociale dei suoi membri da ampie fasce di cittadini: uno status dovuto al fatto che il Piccolo Consiglio si riuniva più volte la settimana, sia per gestire gli affari correnti di politica interna, di politica estera e dell'amministrazione sia per giudicare le infrazioni agli statuti cittadini. Nel XVII e XVIII sec. questa concentrazione di poteri nelle mani del Piccolo Consiglio portò, in alcuni centri urbani, a frizioni politiche con il Gran Consiglio o la cittadinanza (Berna, 1681-87; Sciaffusa, 1689; Basilea, 1691; Zurigo, 1713; Soletta, 1723; Ginevra, XVIII sec.), che in alcuni casi si conclusero con l'elaborazione di nuove norme statutarie a favore del Gran Consiglio (Rivolte cittadine).

Autrice/Autore: André Holenstein / vfe

3 - I Consigli nei cantoni rurali

Mentre nelle città più importanti, e spec. nei capoluoghi dei cant. urbani, l'assemblea com. (là dove esisteva ancora) si riuniva ormai unicamente in occasione di giuramenti civici, insediamenti solenni di titolari di carica o conferme formali di elezioni consiliari, nei cant. rurali i Consigli rimasero in misura maggiore soggetti al controllo politico dell'assemblea generale (Landsgemeinde), potere supremo che conservava competenze centrali in ambito governativo, legislativo, amministrativo e giudiziario. Nel periodo che intercorreva fra due riunioni assembleari il Landamano e i massimi magistrati (Vicelandamani, alfieri, tesorieri ecc., meglio documentati a partire dal XV sec.) si occupavano degli affari correnti; in questi compiti erano assistiti da un Consiglio dei Sessanta (Sechziger, Landrat) in rappresentanza dell'intera pop. o delle varie circoscrizioni territoriali (dette Rhoden, Viertel, Tagwen, Genossame, Ürten), che in occasioni particolarmente importanti poteva raddoppiare o triplicare la sua composizione attraverso la cooptazione di uno o due altri Consiglieri da parte di ogni membro. Questo Consiglio decideva su quei temi legislativi, amministrativi, politici e di polizia che non si dovevano o potevano sottoporre alla Landsgemeinde; ampliato a Doppio o Triplo Consiglio, serviva anche da tribunale per le cause criminali.

La Dieta vallesana (Diète o Landrat), che diversamente dal Landrat dei cant. rurali risaliva alla tradizione assembleare delle diete territoriali tardomedievali, nel XV e XVI sec. si trasformò gradualmente in un organo deliberativo e governativo paragonabile alla Dieta fed., in cui le decisioni politiche erano prese dagli inviati delle decanie.

Autrice/Autore: André Holenstein / vfe

4 - Tendenze aristocratiche nel XVI-XVIII secolo

Dal XVI sec. sempre più rilevabile in villaggi, città, ambienti artigiani e corporazioni, il "timore di perdere il proprio spazio vitale di manovra, il posto di lavoro e un'alimentazione sufficiente" (Hans Conrad Peyer) si rifletté in un'ampia serie di misure volte a chiudere il com. agli immigrati. Sia in città sia in cant. rurali ne fu colpito anche l'accesso ai Consigli: la mobilità al loro interno diminuì, le fam. che vi erano rappresentate cercarono sia di rendere ereditaria la propria posizione, nonostante fosse mantenuto il principio elettorale, attraverso l'introduzione di ingegnose procedure di elezione e di sorteggio, sia di potenziarla ulteriormente escludendo altri casati, ad esempio restringendo la cerchia delle fam. "ammesse ai Consigli" (regimentsfähig) e governanti. La lotta per i seggi consiliari vacanti, basata su accordi, donazioni e veri e propri acquisti (Venalità degli uffici), ebbe due motivazioni: da un lato nei Consigli si assegnavano le cariche redditizie dell'amministrazione statale (baliaggi) e i posti di ufficiale nel servizio mercenario, dall'altro i Consigli stessi, in seguito alla Riforma e all'intensificazione della sfera statale, formarono una "coscienza di governanti rafforzata in senso religioso" (Peyer). La tendenza alla Aristocratizzazione del sistema politico fu generale ma più spiccata nei Cantoni aristocratici che nelle città a regime corporativo, dove parte dei Consigli continuò a essere eletta dalle corporazioni o cooptata fra le loro file. Un ruolo meno decisivo che nelle città ebbero i Consigli per il processo di aristocratizzazione riscontrabile anche nei cant. rurali, perché qui i magistrati supremi e i titolari di cariche statali erano eletti dalla Landsgemeinde.

Autrice/Autore: André Holenstein / vfe

5 - I Consigli principeschi

I Consigli principeschi derivarono dalla curia medievale, a sua volta nata dall'obbligo dei vassalli di assistere i loro sovrani in materia di giustizia, di politica e di amministrazione. Una "corte" di questo tipo è menz. a Neuchâtel nel 1213, mentre il Consiglio è cit. dal 1396 (ma divenne regolare nel 1530); le diverse denominazioni assunte furono Consiglio privato, Consiglio stretto, Consiglio di Stato dalla fine del XVI sec., e si riferirono tutte al modello franc. L'ultima denominazione venne ripresa dalla Repubblica nel 1848 e designò da allora l'esecutivo cant. Il Consiglio di Stato era presieduto dal governatore, che rappresentava il sovrano; servitori del principe, i Consiglieri erano in origine nominati da questi. I membri del clero (due canonici della collegiata) ne furono esclusi all'epoca della Riforma; vi rimasero i nobili e coloro che detenevano cariche pubbliche (questi ultimi in maggioranza). Fino al 1707 i Consiglieri erano al massimo una dozzina; il loro numero fu elevato a 21 tra il 1709 e il 1831 e successivamente ridotto a otto. Consiglio del principe, il Consiglio di Stato aveva ciononostante tratti comuni ai Consigli dei cant. Il suo sostrato sociale era simile, ed era costituito da qualche decina di fam. (cittadini di Neuchâtel nobilitati) che si distribuivano i posti disponibili; la cooptazione, seguita dall'approvazione del principe, era pratica corrente durante l'ancien régime. La lontananza dal sovrano favorì una certa autonomia e permise al Consiglio, fino ai disordini rivoluzionari, di condurre in alcuni casi una politica estera indipendente. L'istituzione venne mantenuta sotto il regime Berthier; dal 1815 al 1848 il Consiglio di Stato rimase il Consiglio del principe.

Il Consiglio del principe vescovo di Basilea, detto anche Consiglio intimo e Consiglio di Stato, comprendeva nel XVIII sec. quattro-cinque membri, in genere nobili; la loro nomina veniva ratificata dal capitolo. La sua funzione era quella di un organismo di governo; scomparve, assieme al principato, attorno al 1800.

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– J. J. Blumer Staats- und Rechtsgeschichte der schweizerischen Demokratien oder der Kantone Uri, Schwyz, Unterwalden, Glarus, Zug und Appenzell, 1, 1848-1850, 265-289; 2/I, 1858, 95-195
– Peyer, Verfassung, 48-55, 107-116
– B. Truffer, «Les Recès de la Diète valaisanne, source primordiale de l'histoire de notre pays du 16e au 18e siècle», in Ann. val., 57, 1982, 145-155
– Braun Ancien Régime, 211-276
– AA. VV., Histoire du Conseil d'Etat neuchâtelois, 1987, 7-178
– P. Blickle, «Friede und Verfassung», in Innerschweiz und frühe Eidgenossenschaft, 1, 1990, 13-202, spec. 93-134
– E. Isenmann, «Die städtische Gemeinde im oberdeutsch-schweizerischen Raum (1300-1800)», in Landgemeinde und Stadtgemeinde in Mitteleuropa, a cura di P. Blickle, 1991, 191-261
– S. Schüpbach-Guggenbühl Schlüssel zur Macht, 2002

Autrice/Autore: André Holenstein / vfe