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Attualità / Il tema attuale
04/2018

L’aria di gioventù che si respirava nel 1968

La percezione della gioventù e dei giovani si è fortemente evoluta nel corso del tempo, come, peraltro, lo sguardo sulle età dell’uomo e sulla vita in generale (Ciclo di vita, Vecchiaia). Fu solo in seguito ai grandi cambiamenti sociali della seconda metà del XX secolo che la gioventù venne riconosciuta come una categoria socioculturale e politica a sé stante. La contestazione giovanile non rappresenta però un fenomeno recente. Diffusa sin dall’Illuminismo, fino al XIX secolo rimase tuttavia generalmente circoscritta a cerchie di giovani maschi, appartenenti all’élite sociale.

Durante il XX secolo si formarono numerosi movimenti giovanili. Nati negli anni 1950-1960, i movimenti di protesta (Rivolte giovanili) crebbero e si politicizzarono a partire dal 1965. Sostenuti principalmente da gruppi studenteschi, si ribellavano contro l’ordine costituito e chiedevano una trasformazione radicale della società. Questo fenomeno di portata internazionale, noto come Sessantotto, raggiunse il suo culmine in diversi Paesi occidentali 50 anni fa. Dagli avvenimenti in Francia, che assursero a simbolo della rivolta, ha preso anche il nome di maggio francese o maggio ’68.

Anche la Svizzera fu toccata dall’ondata di protesta. Con motivazioni diverse, in varie città e nelle Università, specialmente della Svizzera francese, furono organizzate numerose manifestazioni e azioni. A Zurigo ebbero un grande impatto gli scontri violenti tra giovani e polizia in occasione del concerto di Jimi Hendrix (31 maggio) e attorno all’edificio provvisorio dei grandi magazzini Globus (29-30 giugno). I movimenti di contestazione del 1968 generarono una certa apertura del sistema politico e l’adozione di alcune riforme. Dopo il 1968 crebbe inoltre il numero di cittadine e cittadini che decisero di aderire a movimenti sociali. La nascita del Movimento di liberazione della donna, che si inserisce in questo contesto, è una conseguenza diretta dei moti studenteschi del 1968.

La protesta a sud delle Alpi
In Ticino furono le studentesse e gli studenti della Scuola magistrale di Locarno a occupare la scena principale. Lo storico ticinese Mauro Stanga ci fa scoprire o riscoprire questo episodio precoce del Sessantotto, che precedette di alcune settimane gli avvenimenti cruciali del maggio parigino. Il DSS lo ringrazia sentitamente per la sua collaborazione.

 

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04/2018

1968: la primavera inizia a marzo, partendo da Locarno

Tra le prime espressioni dei movimenti del 1968 in Svizzera (Rivolte giovanili) va senz’altro annoverata la contestazione studentesca alla Scuola magistrale di Locarno. L’istituto preposto alla formazione dei docenti ticinesi si ritrova in quei frangenti ad essere un interessante punto di incontro e di scontro tra i fermenti giovanili riscontrabili su scala internazionale e situazioni invece più ancorate alla realtà locale.

La prima generazione nata e (soprattutto) cresciuta nel benessere, si differenzia fortemente da quelle che l’hanno preceduta. Gli orizzonti si allargano, dal soddisfacimento dei bisogni vitali, alla solidarietà; si passa dai ritratti del generale Guisan a quelli del Che Guevara: gli equilibri creatisi nel corso degli ultimi anni vengono apertamente rimessi in discussione. I giovani leggono testi innovativi, si riuniscono, discutono, prendono la parola e l’iniziativa, con metodi del tutto inusuali per l’epoca.

La Scuola magistrale di Locarno (e per molti versi la società ticinese tutta) è allora imperniata su schemi che non reggono il passo con i tempi. Sotto accusa sono in primo luogo i programmi scolastici, che non tengono conto delle nuove teorie e il regime militaresco dei convitti in cui soggiornano circa 600 allievi. Il malcontento si focalizza in particolare sull’allora direttore dell’istituto, Carlo Spezialli, all’epoca anche sindaco di Locarno, già al centro di aspre contese politiche, mosse in particolare dal partito conservatore (PPD) e dalla frangia più critica dei socialisti, che presto confluirà nel partito socialista autonomo, fondato nel 1969.

Gli studenti prendono la parola, a modo loro
Date queste premesse, già nel corso dell’anno scolastico 1966-1967, un gruppo di studenti e studentesse particolarmente determinati inizia a manifestare il proprio malcontento attraverso una nuova rivista studentesca, scritta e distribuita autonomamente. Nei primi mesi del 1968 i loro scritti si fanno sempre più critici e un incontro tra questo gruppo da un lato e la direzione e il comitato dei docenti dall’altro non fa che esacerbare gli animi. Le difficoltà di dialogo tra queste due componenti portano ad un’azione che susciterà scalpore nella società ticinese di allora: dal 9 al 12 marzo 1968, oltre 200 studenti si rifiutano di seguire le lezioni e occupano un’aula dell’istituto. Sarà un’esperienza liberatoria ma al tempo stesso contraddistinta da un’attenta organizzazione: i partecipanti curano i rapporti con la stampa e le autorità e redigono articolati documenti con le loro rivendicazioni. Terminata l’occupazione, le contestazioni proseguono, attraverso l’assemblea studentesca (una conquista di quegli anni) e svariate pubblicazioni.

Che cosa resta, del 1968
Le prime conseguenze di questi eventi si hanno già nell’anno scolastico successivo: preso atto di una situazione effettivamente problematica, il Dipartimento della pubblica educazione concede al nuovo direttore della Magistrale di introdurre dei cambiamenti. Le nuove teorie pedagogiche troveranno posto nei programmi scolastici, determinando delle situazioni di tensione nelle sedi scolastiche dei comuni in cui i giovani docenti così formati si ritroveranno ad insegnare, osteggiati da una parte della popolazione. Nel corso degli anni 1970-1980, la situazione si normalizza, la scuola ticinese e altri settori della società accolgono gradualmente i cambiamenti.

Una curiosità: in prima linea nelle contestazioni si sono profilate fin da subito le giovani studentesse, in un periodo in cui il diritto di voto alle donne (Suffragio femminile) non era ancora stato ottenuto, né a livello cantonale ticinese (ci si arriverà nel 1969) né a quello federale (1971).

Mauro Stanga, Bellinzona

 

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