Tutti gli articoli:
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
(prime lettere della voce cercata)
 
   
NEWSLETTER
Il DSS offre una newsletter nelle tre lingue ufficiali [ per abbonarsi ].
ICONOGRAFIA DSS
Qui trova gli elenchi di tutte le voci corredate di immagini e infografiche.
ACCADDE OGGI
150 anni fa nasceva Stephan à Porta.

230 anni fa moriva Franz Viktor Josef Settier.
IN EVIDENZA

Papa Martino V pone fine il 22 aprile 1418 ai lavori del Concilio di Costanza.

Il 19 aprile 1939 un primo Stato slovacco (Slovacchia) viene riconosciuto dalla Svizzera.

La Repubblica elvetica subentra il 12 aprile 1798 alla Confederazione dei 13 cantoni.

CONTATTO
Dizionario storico della Svizzera, +41 31 313 13 30,

Attualità / Il tema attuale
02/2018

Onde radio e piccolo schermo: uno sguardo sulla storia dei mass media

I due mass media radio e televisione fanno parte da decenni della nostra quotidianità. Le prime stazioni emittenti radio risalgono agli anni 1920-1930, il servizio televisivo regolare al 1958. Il finanziamento di questi mezzi di comunicazione, così come il ruolo che si intende loro assegnare, sono stati recentemente oggetto di accesi dibattiti fra sostenitori e contrari alla soppressione del canone di ricezione radiofonica e televisiva, proposta dall’iniziativa denominata «No Billag», respinta dal popolo svizzero il 4 marzo 2018.

François Vallotton, professore ordinario all’Università di Losanna e specialista della storia dell’audiovisivo in Svizzera, mette in luce qui di seguito, per i lettori del DSS, un aspetto di questa interessante tematica. François Vallotton è anche membro della commissione responsabile della direzione strategica del DSS in seno all’Accademia svizzera di scienze umane e sociali. Il DSS lo ringrazia vivamente per la gentile collaborazione.

 

SSR e service public
La Società svizzera di radiodiffusione, fondata nel 1931, contribuisce a creare il quadro tecnico, politico e giuridico che caratterizzerà il sistema audiovisivo svizzero del cinquantennio successivo. A questa associazione nazionale di diritto privato, subentrata a diverse società radiofoniche locali, fu affidato il monopolio sulle onde radio mediante un contratto di prestazioni legato a una concessione pubblica. Tale mandato di service public si basa su alcuni concetti chiave: un finanziamento solidale delle tre emittenti (Beromünster, Sottens e Monte Ceneri) e degli studi regionali attraverso un sistema di perequazione finanziaria, una copertura su tutto il territorio della Confederazione, la neutralità politica e l’autonomia nei confronti di tutti i gruppi privati (nessuna pubblicità) e dello Stato. Tali principi sopravvivranno all’avvento della televisione, fatta eccezione per la pubblicità, introdotta in questo nuovo media nel 1965. Nello stesso periodo l’idea di servizio pubblico si estende, integrando principi deontologici (la garanzia di obiettività), la difesa delle minoranze e il perseguimento di obiettivi educativi e culturali.

La messa in discussione del monopolio
All’inizio degli anni 1970-1980, il monopolio della SSR è messo in discussione sia dalla destra (principalmente dall’UDC e dalla lobby nota come Hofer-Club, creata nel 1974) sia da alcuni ambienti di sinistra che ne criticano il carattere ufficiale. Con l’intensificarsi in Europa dei dibattiti sulla liberalizzazione del settore, anche attori privati si mobilitano per abolire la posizione di esclusività della SSR, ciò che si concretizza nel 1983. Con la nuova legge sulla radiotelevisione del 1991, viene introdotta la ripartizione del canone a favore di stazioni e operatori privati, in seguito allargata. Ma gli interessi di alcuni grandi editori si fanno più marcati. Cavalcando l’onda neoliberale che agita la sfera politico-economica degli anni 1990-2000, un collettivo guidato dal diplomatico ed economista David de Pury cerca nel 1991 di lanciare un’iniziativa popolare volta a privatizzare la SSR. Le firme non verranno raccolte e, nel dibattito sulla nuova legge del 2006, il Parlamento vigilerà affinché sia garantita la concorrenzialità del servizio pubblico di fronte all’accresciuta competitività internazionale. Nel contempo viene introdotta la distinzione tra emittenti o canali detentori di una concessione (quindi beneficiari di una parte del canone ma legati a un mandato di prestazioni) e quelli che ne sono privi.

La trasformazione della fruizione e la crisi dei media
Alle questioni politiche ed economiche che continuano ad animare il dibattito attorno al service public nel decennio successivo e fino ai giorni nostri, si aggiungeranno due nuovi elementi. L’introduzione del digitale modifica le pratiche di consumo dell’audiovisivo, sullo schermo e on demand, mentre la fruizione gratuita dei contenuti diviene la norma per le nuove generazioni. Il pagamento di un canone, generalizzato nel 2015, è considerato da taluni insostenibile sia sul piano finanziario che su quello filosofico (si vuole pagare solo ciò che si consuma). Il panorama mediatico viene inoltre radicalmente sconvolto dalla crisi generalizzata dei media tradizionali, in particolare la stampa, da una parte e dall’arrivo di nuovi attori come gli operatori di comunicazione o i grandi gruppi multimediali globalizzati dall’altra. Il dibattito tra i seguaci di una pura liberalizzazione e i fautori di una necessaria regolamentazione si inasprisce con il lancio dell’iniziativa detta No Billag, respinta dal popolo il 4 marzo 2018 e volta a sopprimere ogni finanziamento dell’audiovisivo da parte della Confederazione nonché il mandato di servizio pubblico così come è definito nella Costituzione (art. 93, cpv. 2).

François Vallotton, professore di storia contemporanea all’Università di Losanna (traduzione di Valeria Wyler)

F. Vallotton è attualmente co-responsabile di un progetto sulla storia della televisione svizzera prima dell’uso generalizzato del digitale: «Au-delà du service public: pour une histoire élargie de la télévision en Suisse, 1960 à 2000».

 

Share on Facebook Share on Twitter Share on Google Share by email

02/2018

Sette anni di presidenza

Dopo sette anni di attività a favore del DSS, Martine Brunschwig Graf ha compiuto la sua missione e si è congedata da noi. Presidente della Fondazione DSS dal 2011 al 2016, è stata la quinta e ultima persona a rivestire questa funzione, e nel 2017 la prima a presiedere la nuova commissione del DSS in seno all’Accademia svizzera di scienze umane e sociali.

Come ci ha svelato lei stessa, il primo incontro di M. Brunschwig Graf con il DSS ebbe luogo una ventina di anni fa, in occasione di una presentazione del progetto al Salone del libro di Ginevra. Benché già all’epoca avesse risvegliato la sua curiosità e il suo interesse, non avrebbe mai immaginato fino a che punto l’opera le sarebbe diventata familiare!

Con il senso di responsabilità nei confronti della cosa pubblica che la caratterizza, l’ex Consigliera nazionale si è messa al timone della fondazione in un momento delicato e cruciale per il DSS. La pubblicazione dell’edizione a stampa era in dirittura d’arrivo, ma i contorni del futuro dizionario non erano ancora ben delineati. M. Brunschwig Graf ci ha creduto e si è impegnata con costanza e determinazione, insieme ai membri del consiglio di fondazione e all'equipe del DSS, affinché il progetto di un nuovo dizionario digitale diventasse realtà. 

Le esprimiamo la nostra gratitudine per la sua fruttuosa attività, nonché per la fiducia e l’accompagnamento attento e sensibile lungo tutto il suo mandato.

 

Share on Facebook Share on Twitter Share on Google Share by email
Attualità / Attualità DSS
02/2018

Nuova commissione, nuovo presidente

La commissione responsabile del DSS in seno all’Accademia svizzera di scienze umane e sociali (ASSU) è entrata in funzione nel 2017. L’organo si occupa della direzione strategica del DSS, approva il budget e la pianificazione stabilita dal direttore del DSS e assicura la qualità scientifica dell’opera. La commissione è composta da esperti provenienti dalle università svizzere, da associazioni specialistiche o altre istituzioni (mandato della commissione: PDF in tedesco).

Il comitato dell’ASSU ha nominato il nuovo presidente della commissione durante la sua seduta del 23 febbraio 2018. Si tratta di Andreas Würgler, professore ordinario di storia svizzera medievale e moderna all’Università di Ginevra dal 2014. Dopo il dottorato all’Università di Berna, A. Würgler ha insegnato alle Università di Berna, Lucerna e Basilea. Specialista di storia politica e sociale, culturale e diplomatica della vecchia Confederazione e autore di numerose pubblicazioni, A. Würgler ha inoltre scritto una quindicina di voci per il DSS, tra cui quelle dedicate alla Confederazione, alla Dieta federale, ai conflitti sociali e alle rivolte cittadine.

Gli diamo un cordiale benvenuto e ci rallegriamo della sua collaborazione.

Composizione della commissione:

Presidente: Würgler Andreas, Département d’histoire générale de l’Université de Genève

Baeriswyl Armand, Archäologischer Dienst des Kantons Bern 
Holenstein André, Historisches Institut der Universität Bern, membro di comitato dell’ASSU
Klaassen Saskia, Archäologie und Museum Baselland
Ostinelli Paolo, Archivio di Stato, Bellinzona
Rebenich Stefan, Historisches Institut der Universität Bern
Ribi Forclaz Amalia, Institut de hautes études internationales et du développement de Genève
Sonderegger Stefan, Stadtarchiv der Ortsbürgergemeinde St. Gallen
Vallotton François, Section d’histoire de l’Université de Lausanne
Ziegler Béatrice, Pädagogische Hochschule FHNW

Rappresentanti dell’ASSU e del DSS:
Immenhauser Beat, vice-segretario generale dell’ASSU
Moosbrugger-von Kaenel Regula, segretaria del DSS
Sonderegger Christian, direttore del DSS

 

 

Share on Facebook Share on Twitter Share on Google Share by email
 

Abbonatevi alla newsletter

Il DSS offre una newsletter nelle tre lingue ufficiali [ per abbonarsi ].